Il momento migliore
per piantare un albero
è vent’anni fa.
Il secondo momento
migliore è adesso.

Cosa ci insegna la vita… testamento spirituale di un libero pensatore
Il momento migliore
per piantare un albero
è vent’anni fa.
Il secondo momento
migliore è adesso.
Ho appena finito di guardare in TV la replica di una delle innumerevoli puntate della serie del Commissario Montalbano. L’avevo già vista, come tante altre; ma le rivedo volentieri perché mi piace ascoltare il dialetto Siciliano: trovo che, nelle sue coloriture, esprime, come pochi altri, il carattere della gente che lo parla.
Ma quello che mi interessa anche, è constatare la bravura del protagonista, Luca Zingaretti, fratello dell’attuale leader politico del Partito Democratico.
È certamente un validissimo attore ma, a parte le sue doti artistiche, quello che mi intriga, ogni volta che lo guardo, è la somiglianza della sua figura con quella di Benito Mussolini. Basterebbe aggiungervi l’espressione tronfia, l’atteggiamento borioso e la loquela drammatica e trionfalistica del “Duce” e sarebbe perfetto. Un regista, teatrale o cinematografico, lo arruolerebbe ad occhi chiusi: non esisterebbe, al mondo, un attore che, meglio di lui, potrebbe vestire i panni e dare il volto al Cavalier Benito.
E mi sono chiesto: se io fossi Zingaretti e mi fosse fatta la proposta di interpretare un tale personaggio, cosa farei? Accetterei o no?
Francamente non saprei risolvere il dilemma.
È talmente stridente la dicotomia fra la “persona” e il “personaggio” che io sarei in difficoltà a decidere. Non so lui.
Sappiamo tutti che un attore dovrebbe essere in grado di interpretare qualunque ruolo gli venga proposto, almeno dal punto di vista tecnico: stiamo parlando di “fiction”. Ma è vero anche che un personaggio bisogna “sentirlo”, in qualche modo, come simile a sé, per darne una valida interpretazione. La sola somiglianza fisica potrebbe essere necessaria ma non sufficiente.
Io non conosco le idee politiche di Luca Zingaretti, magari sono in linea con quelle del fratello; comunque, i tratti storici ed umani del “Duce” sarebbero anche in contrasto con il profilo del popolare Commissario, famoso in tutto il mondo. Penso che, proprio per opportunità e coerenza, potrebbe rifiutare.
E se, per pura ipotesi accademica, accettasse? Ci sarebbe una sollevazione popolare? O una interpellanza parlamentare?
Questo diventerebbe un caso, seppur in linea ipotetica, di vero e proprio OSSIMORO artistico.
Tutto sommato, alla fine di questa riflessione, per quanto fittizia e di “finzione”, io “mi sono fatto persuaso” che, se fossi in lui, rifiuterei.
Rendere qualcuno felice
è la più grande felicità.
Theodore Fontaine.
L’organo sessuale più importante
non sta in mezzo alle gambe,
ma in mezzo alle orecchie.
REFUSO DELLA STORIA
Dall’errore si dovrebbe imparare,
dall’orrore, no.
OSSIMORO
L’ossimoro (dal greco ὀξύμωρον, composto da ὀξύς, «acuto» e μωρός, «ottuso») è una figura retorica che consiste nell’accostamento di due termini di senso contrario o comunque in forte antitesi tra loro.
Esempi: disgustoso piacere, illustre sconosciuta, silenzio assordante, lucida follia, ghiaccio bollente.
Dato l’etimo del termine, anche la stessa parola ossimoro è a sua volta un ossimoro.
DEMOCRAZIA CRISTIANA : è stato un palese, furbesco, subdolo OSSIMORO STORICO nelle vicende politiche di casa nostra, nel dopoguerra e per oltre cinquant’anni.
“DEMOCRAZIA” significa “Potere del Popolo”.
L’insieme ideale delle forze politiche che si oppongono alle forme di governo dittatoriali.
“CRISTIANA” significa “Relativa al Cristianesimo”.
DEFINIZIONE
Il cristianesimo è una religione a carattere universalistico, originata dal giudaismo nel I secolo, fondata sulla rivelazione ovvero sulla venuta e predicazione, contenuta nei Vangeli, di Gesù di Nazareth, inteso come figlio del Dio d’Israele e quindi Dio egli stesso, incarnato, morto e risorto per la salvezza dell’umanità, ovvero il Messia promesso, il Cristo.
Dare una definizione unitaria del cristianesimo è difficile, poiché esso – più che una singola religione in senso stretto – si può considerare una serie di correnti religiose, devozionali e/o metafisiche e/o teologico-speculative, modi di comportarsi, abitudini quotidiane spesso eterogenee, aventi sì un comune nucleo di valori e credenze religiose, ma differenti tra loro a seconda del modo in cui interpretano la tradizione e la sua letteratura religiosa, e a seconda di quale aspetto diviene oggetto di focalizzazione per le singole correnti.
Nella realtà sociale, civile, religiosa e politica dell’Italia, “CRISTIANA” è ciò che si riferisce alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana, istituzione a struttura verticistica (cioè monarchica) con a capo indiscusso e assoluto il Papa.
Tutto il contrario che “DEMOCRAZIA”.
“GUERRA SANTA” : è un altro stridente OSSIMORO STORICO.
Così, storicamente, sono state considerate, ad esempio, le CROCIATE.
Così, anche oggi, viene intesa la “JIHAD” :
Denominazione di gruppi terroristici che si ispirano all’integralismo islamico.
C’è qualcuno che mi spiega, in piena onestà intellettuale, come fa una “GUERRA” ad essere “SANTA”?
Dello stesso attributo di “SANTA” si è ammantata, per secoli la perla del magistero religioso Cristiano Cattolico e anche Protestante : l’INQUISIZIONE.
Di quante persecuzioni, imprigionamenti, torture, roghi, decollazioni, impiccagioni, a vario titolo e contro un vasto ventaglio di vittime, si sia macchiata la “SANTA” INQUISIZIONE, nell’arco di svariati secoli, sono pieni gli archivi e i libri di storia, con precise documentazioni.
Ma non se ne parla poi tanto…..
Ogni giorno ci muoviamo
in un mondo fatto di codici.
I codici elettronici sono
attorno a noi.
I codici genetici sono
dentro di noi:
determinano chi siamo,
come viviamo,
e, a volte, persino,
come moriremo.
E se ci fosse un codice
dietro ad ogni cosa,
un misterioso codice
superiore, che controlla
tutto ciò che è stato
e tutto ciò che sarà?
Lo chiameremmo Dio?
IL PREMIO NOBEL
Alfred Bernhard Nobel (Stoccolma, 1833 – San Remo, 1896) fu un tecnologo e un industriale svedese. Inventore della dinamite e della balistite, egli è stato anche l’ideatore del famoso ed ambito Premio Nobel, che venne conferito per la prima volta nel 1901 a Stoccolma. Dai suoi brevetti nel campo degli esplosivi e dallo sfruttamento di campi petroliferi da lui acquistati a Baku, egli ricavò un’immensa fortuna, che con un lascito testamentario, destinò quasi interamente ad una fondazione avente lo scopo di distribuire annualmente 5 premi, rispettivamente, a coloro che avessero reso «i maggiori servizi all’umanità» nei campi della fisica, chimica, medicina o fisiologia, letteratura, o che si fossero particolarmente distinti per favorire le relazioni amichevoli fra i popoli:
Tali premi sono stati regolarmente assegnati a partire dal 1901.
Nel 1968 la Banca centrale di Svezia, nel suo terzo centenario di attività, ha istituito inoltre a sue spese un premio in memoria di Alfred Nobel per le scienze economiche, di entità pari a quella degli altri premi Nobel.
Gli enti incaricati del conferimento, per conto della Fondazione Nobel, dei premi (la cui consegna solenne viene effettuata il 10 dicembre di ogni anno, anniversario della morte dell’Industriale) sono:
– la Reale Accademia Svedese delle scienze relativamente ai premi per la fisica, per la chimica e per le scienze economiche;
– il Karolinska Institutet per il premio per la fisiologia o la medicina;
– l’Accademia svedese per il premio per la letteratura;
– è invece affidata a un apposito comitato norvegese, istituito nel 1905 allorché fu dichiarata sciolta l’unione tra Svezia e Norvegia, l’assegnazione del premio per la pace, che per tale motivo viene consegnato, alla stessa data, a Oslo.
Fin qui la biografia del personaggio e la storia del premio, ma cosa c’entra un necrologio con il premio Nobel?
Olov Amelin, curatore del Nobel Museum di Stoccolma, ha rivelato alla giornalista Molly Oldfield (autrice di The Secret Museum) la ragione che spinse Nobel – considerato tutt’altro che un filantropo ai suoi tempi, per via del commercio che fece delle sue scoperte – a istituire il premio dei premi negli ultimi anni della sua vita. Nel 1888, a seguito della morte del fratello Ludwig, un giornale francese scambiò le identità dei due Nobel e ne pubblicò la notizia in modo poco lusinghiero:
« Le marchand de la mort est mort! Le Dr Alfred Nobel, qui fit fortune en trouvant le moyen de tuer le plus de personnes plus rapidement que jamais auparavant, est mort hier »
(Il mercante di morte è morto! Il dottor Alfred Nobel, che fece fortuna trovando il modo di uccidere più persone possibili, più rapidamente di quanto non si facesse prima, è morto ieri)
Alfred, che in quel momento si trovava a Parigi, ebbe la rara occasione di leggere ante mortem il suo necrologio e ne fu profondamente turbato.
Il 27 novembre 1895, si recò al Swedish Norwegian Club di Parigi, dove redasse un lungo testamento, nel quale oltre ad elencare i beni che avrebbe lasciato alla sua famiglia (non aveva figli), incaricò un suo fedele collaboratore di dare seguito alla sua ultima volontà: investire il resto del suo patrimonio e donare gli interessi sotto forma di premi a «coloro che, durante l’anno precedente, più abbiano contribuito al benessere dell’umanità».
Si racconta che il testamento fu scritto così di getto che l’imprenditore chiese a quattro signori del Club mai visti prima di firmarlo in qualità di testimoni.
Il testamento è oggi conservato in un caveau della Fondazione Nobel a Stoccolma e non è mai stato esposto
PREMI NOBEL ED EBREI
Qualche dato statistico
Una indagine demografica del 2010 ha stabilito che gli ebrei nel mondo sono circa 13 milioni, il 2 per mille (0,19%) della popolazione mondiale. Il 40% circa di essi vive nello Stato d’Israele, quasi altrettanti negli USA; in nessun altro Paese più di mezzo milione. In Italia sono circa 28.000.
Nell’ultimo secolo è diventato molto evidente, perché in qualche modo “misurabile”, un fenomeno che forse prima veniva vagamente intuito: la straordinaria capacità di questo Popolo di ottenere risultati brillanti nel campo scientifico e culturale.
In proporzione alla loro consistenza numerica, infatti, è evidente che il numero di premi che gli ebrei hanno ottenuto è almeno cento volte maggiore di quello delle altre popolazioni.
Per fare un rapporto, è come se gli italiani avessero preso 1.300 premi Nobel per la scienza, invece dei 13 effettivamente ricevuti (ed è necessario sottolineare, inoltre, come la metà di essi siano stati assegnati ad ebrei italiani).
Si evince che, benché siano soltanto lo 0,2% (2‰) della popolazione mondiale, gli ebrei hanno ricevuto oltre il 26% (263‰) dei premi.
Questo significa che, in proporzione, sono stati premiati 131 volte più degli altri.
Nell’analisi dei dati dei paesi che hanno avuto più Premi Nobel, si deve però tener conto di due fattori importanti, che abbassano notevolmente la media mondiale:
⦁ l’URSS/Russia e la Cina, nonostante il loro sviluppo scientifico, probabimente per motivi politici, hanno ricevuto un numero esiguo di premi Nobel: complessivamente 28 su quasi un miliardo e mezzo di abitanti cioè, in proporzione, 38 volte meno degli USA.
⦁ le condizioni di sottosviluppo di quasi tutta l’Africa, di diversi Paesi orientali, dell’America centrale e di buona parte del Sud-America.
Nella popolazione e nel numero di premi, tuttavia, sono compresi anche gli ebrei. Per rilevare l’incidenza della componente ebraica sull’assegnazione dei premi Nobel è, quindi, necessario scorporare il numero degli ebrei dai Paesi che, in proporzione alla loro popolazione, hanno ricevuto il maggior numero di premi. I risultati sono sorprendenti: qui l’indice di riferimento è il numero di premi Nobel assegnati per ogni 10 milioni di abitanti: si evince immediatamente che quello relativo agli ebrei è pari a 213.
Rapportando gli indici, si nota che il rapporto è di 213/5 sui Paesi più premiati (ossia gli ebrei sono stati premiati 42 volte più della media dei Paesi più premiati), 213 volte più della media mondiale (tutto il mondo) e addirittura 1.130 volte più della media URSS/Russia/Cina.
Ciò che colpisce maggiormente è il fatto che un piccolo popolo, che rappresenta solo il 2‰ della popolazione mondiale, abbia ricevuto il 263‰ dei premi Nobel per le materie scientifiche, il 380‰ delle Medal of Science, il 330‰ del Wolf Prize ed il 240‰ del Kyoto Prize.
LA MASSONERIA
La massoneriaè un’associazione su base iniziatica e di fratellanza morale che si affermò in Europa e nel mondo propugnando un’ideologia umanitaria. Se ne dà una sua costituzione più formale ed ufficiale, in epoca moderna, a Londra, in Inghilterra, nel 1717, come unione di associazioni ed organizzazioni gerarchiche di base, dette “Logge”.
Il nome deriva dal francese maçon, ovvero “muratore“, legato alla storia delle Corporazioni di liberi muratori (free-masons) medievali, e dalle quali ricavò gli stessi suoi simboli del mestiere, come la livella, il regolo, la squadra, il filo a piombo o il compasso. Il simbolo stesso della massoneria fu poi formalmente definito nei soli strumenti di squadra e compasso. Spesso, nel simbolo è presente anche una grande lettera “G”, con varie interpretazioni, tra le quali il significato di Great Architect (Grande Architetto) oppure di God (Dio).
Gli ideali più antichi della massoneria verrebbero fatti risalire all’antica costruzione del tempio di Salomone (988 a.C.), attraverso un personaggio leggendario, l’architetto Hiram Abif,
Nella Bibbia, Cronache II, 2:13, si racconta di una richiesta formale fatta da Re Salomone di Gerusalemme al Re Hiram I di Tiro, per maestranze e materiali per costruire un nuovo tempio; il Re Hiram risponde: “Io ti sto inviando Huram-Abi, un uomo di grande abilità, discendente di parte materna dalla tribù di Dan e con padre nativo di Tiro. È molto capace nel lavorare con oro e argento, bronzo e ferro, pietra e legno e nell’utilizzo di lino fine tinto di porpora, blu e rosso cremisi. È un esperto in vari tipi di bassorilievo ed incisione e può eseguire qualsiasi disegno gli venga proposto. Lavorerà con i tuoi mastri e con quelli del mio signore, David tuo padre”. Nel Primo Libro dei Re, 7:13-14, Hiram viene descritto come il figlio di una vedova di Tiro, assunto da Salomone per eseguire gli ornamenti bronzei del nuovo tempio. Rifacendosi a questo passo biblico, i massoni spesso si riferiscono a Hiram Abif come al “figlio della vedova”. Hiram viveva o comunque lavorò almeno temporaneamente sul terreno argilloso (1 Re 7:46-47) lungo il fiume Jabbok, sulla riva est del fiume Giordano, vicino alla confluenza fra i due fiumi.
C’é una certa allusione al dio egizio Horus anch’esso figlio di una vedova ossia Iside a cui era morto il marito Osiride ucciso da Set. Anche questo mito comprende una resurrezione.
Secondo la versione della storia utilizzata nel tradizionale rituale massonico, l’architetto Hiram Abif venne ucciso da tre operai, che lavoravano alla costruzione del tempio, nel tentativo di estorcere informazioni segrete al Grande Capo Mastro. Quali che fossero queste informazioni o segreti, Hiram non rivelò nulla.
Nella versione che ci è stata tramandata Hiram Abif aveva diviso i suoi operai in tre livelli e assegnato ad ogni livello una parola segreta (per farsi identificare nel momento della riscossione della paga). Secondo la tradizione massonica gli apprendisti erano identificati con la parola “Boaz”, gli operai con “Jachin” e i maestri con Jehovah. Ancora secondo la tradizione massonica più conosciuta Hiram venne ucciso da tre lavoratori che volevano sapere la parola segreta per passare ad un grado successivo. Venne colpito tre volte alla testa, ogni volta da uno dei tre operai ognuno con uno strumento, uscendo da una porta del Tempio da est, da sud e da ovest percorrendo il corso del Sole nel cielo. Le sue spoglie furono sepolte, per essere recuperate in seguito da Re Salomone, sotto un albero di Acacia e rinvenuto lo scheletro che fu scosso smuovendo la polvere che volò per aria, a cui assicurò un’appropriata e degna sepoltura. Questa parola segreta è detta in massoneria Parola perduta e nella Cabbala il Nome ineffabile; anche nei misteri antichi essa veniva rivelata con conseguente uccisione simbolica del maestro.
Hiram Abif avrebbe raggiunto una sorta di “illuminazione” spirituale attraverso i sacri ideali della costruzione. Tali ideali furono poi ripresi sia da quell’insieme di manoscritti storicamente definiti come Antichi doveri, sia dalle Corporazioni muratorie o gilde, degli scalpellini e dei carpentieri britannici del periodo basso-medievale; tuttavia, nessuno storico dà valore alla tesi per cui l’associazione sarebbe riconducibile ai tempi di Salomone, essendo assenti documenti storicamente accertati che dimostrino la continuità tra le corporazioni medioevali e le stesse logge massoniche, di cui è attestata l’esistenza solo a partire dalla seconda metà del XVII secolo.
Il termine francese maçon, mason o masson (muratore) compare ufficialmente sul finire del XVI secolo, soprattutto in Inghilterra e Scozia, ad indicare gli Statuti di corporazioni muratorie del 1598, fatta di luoghi e di uomini che posseggano e che tutelino le più fini conoscenze e competenze nella costruzione edile o dell'”edificazione” intesa anche in termini più ampi, ovvero spirituale e intellettuale, e specialmente legata all’arte rinascimentale, fino a toccare gli ambienti più segreti di conoscenza esoterica. A motivo della mancanza di documenti relativi propriamente alla massoneria di questo periodo, sono sorte molte interpretazioni storiche, come quella di una discendenza diretta dagli stessi cavalieri templari, oppure da un ramo delle antiche scuole del segreto, o anche dei Collegia Fabrorum romani, oppure una conseguenza istituzionale delle corporazioni medievali per il tramite di maestranze bizantine o italiche, tra queste, i cosiddetti Magistri comacini operanti nell’Alto Medioevo.
Il 24 giugno 1717 fu ufficialmente fondata a Londra la Great Lodge of England, con lo scopo di federare le logge che operavano nel distretto senza collegamenti tra loro. Purtroppo non si sono conservati gli atti di quella fondazione, ma rimangono numerosissime attestazioni di questo evento storico, che segnò formalmente la nascita di quella che poi fu chiamata la “massoneria moderna”, per distinguerla dalla muratoria delle antiche corporazioni. La riunione di fondazione si svolse nella birreria “The Goose & Gridiron” (L’Oca e Griglia), con la partecipazione di tre logge londinesi e una del Westminster,
La massoneria ufficiale dichiara di non avere barriere etniche, religiose, ideologiche e politiche, per effetto delle antiche regole stabilite nelle Costituzioni dei liberi muratori del 1723 e alle quali tutte le istituzioni massoniche del mondo fanno riferimento, anche se con alcune differenze dovute a tradizioni locali e storiche. Sono inoltre solitamente discriminate le donne, in quanto nella maggior parte dei casi esiste per loro un divieto di iniziazione. Sin dal suo sorgere, la massoneria è costituita da logge, cioè gruppi organizzati di persone che operano insieme con gli stessi scopi e ideali, seguiti da ogni massone del mondo. In questo senso è considerata dai suoi aderenti universale, pur nelle sue complesse diversità interne. Il patto alla base sarebbe da intendersi non come un’operatività socio-politica, ma come tensione collettiva, di tutti gli affiliati all’associazione, alla via di perfezionamento delle più elevate condizioni dell’umanità.
I principi massonici discendono dalle Costituzioni di Anderson, redatte da James Anderson nel 1723, e le cui regole fondano la tradizione universale della massoneria. Essi sono dunque principi, o norme ideali, che non possono essere messi in discussione o essere cambiati, pena l’uscita dalla tradizione stessa e dalla idealità massonica. Tra i vari principi e norme c’è quello che precetta la massoneria e tutti i suoi affiliati all’estraneità rispetto alle questioni politiche o religiose. Non per questo la massoneria è antipolitica e antireligiosa, solo è separata da questi ambiti e per tale motivo nelle Logge è vietato discutere di religione, di politica, di affari economici della società civile. Tale principio è affermato con precisione fin dal suo sorgere e ricalca la stessa disposizione vigente nella Royal Society fino dal XVII secolo. Infatti, alcuni membri della Royal Society furono tra i fondatori nel 1717 della prima gran loggia, quella in seguito colloquialmente definita Premier Grand Lodge.
Nel mondo massonico la massoneria di cultura anglosassone prescrive con particolare severità che il massone non debba trattare pubblicamente di questioni inerenti alla politica e alla religione nella veste di massone, conservando la libertà di farlo nella veste di cittadino. Questa prescrizione non è affermata con uguale rigidità nelle Istituzioni massoniche di cultura non anglosassone, che hanno interpretato le Costituzioni massoniche in maniera diversa per motivi storici e culturali. È difficile trattare della massoneria in senso generale, come un tutt’uno, considerando che essa si esprime con diverse modalità organizzative e dottrinarie; tuttavia in essa si riscontrano alcune caratteristiche comuni a tutte le istituzioni massoniche mondiali, che possono essere sintetizzate nelle seguenti:
La massoneria promuove tra i suoi aderenti la ricerca incessante della verità per realizzare la fratellanza universale del genere umano. Attraverso i suoi riti di affiliazione finalizza la sua azione sul piano etico sviluppando i valori universali (lealtà, amicizia, fedeltà, sincerità, bontà, altruismo) della società umana e consolidando i propri ideali con l’astensione da ogni proposizione dogmatica o di fanatismo nello spirito di una tolleranza universale e quella materiale su progetti d’azione benefica nei confronti degli affiliati e, nella società civile, dei bisognosi.
Il valore principale perseguito in massoneria è quello della Libertà e infatti tale parola (freedom) è presente nelle Costituzioni del 1723. Tant’è che requisito indispensabile per essere ammessi in massoneria tra la fine del XVII secolo e l’inizio del XVIII è stato quello di essere uomini liberi (free-born), non servi della gleba, non imprigionati o deportati a forza (bondman). La stessa denominazione «Liberi Muratori» (Freemasons) definisce chi lavorava in un cantiere di costruzione percependo una paga e non perché costretto. Nei tempi moderni il concetto di “libero” è sostanzialmente riferito alla libertà d’azione, nel senso di non subire la prigionia o condanne limitanti la libertà d’azione personale e/o nella società.
L’altro valore è quello dell’uguaglianza, e infatti nelle logge settecentesche era bandita ogni differenza, apportatrice di disuguaglianze per motivi di censo, ceto e classe sociale, di etnia e di religione, anticipando nella pratica interna della loggia le prime forme di democrazia, poi teorizzate in modo più articolato dall’Illuminismo. Nella loggia ogni affiliato è “uguale” agli altri e l’unica differenza è data dal grado massonico (A.A. – C.d.M. – M. M.), indicante il percorso di perfezionamento svolto.
La tolleranza, anche se sempre attivamente praticata tra i massoni, non appare come valore fondante della massoneria nei primi decenni della sua affermazione; non casualmente questa parola non appare nel testo delle Costituzioni (1717). Solo quando i principi e i valori illuministici nei paesi di cultura occidentale condizionarono il pensiero massonico, la tolleranza assunse una maggiore importanza.
MASSONERIA E RISORGIMENTO ITALIANO
MASSONERIA E CHIESA CATTOLICA ROMANA
Ciro Menotti, Giuseppe Mazzini, Cesare Balbo, Massimo d’Azeglio, Vincenzo Gioberti, Giuseppe Garibaldi, Nino Bixio, Aurelio Saffi, Camillo Benso Conte di Cavour erano tutti massoni.
Non è vero che l’Unità d’Italia è stata ottenuta per volontà popolare, come ha sempre voluto farci credere la retorica nazionalistica. Al contrario è stata una cospirazione nobile – medio borghese di patrioti liberali anticlericali “illuminati”, la cui cultura è ascrivibile all’Illuminismo Razionalista e Libertario. Un parto elitario e settario.
Questa tesi è stata da me sostenuta nel tema d’Italiano all’esame di Maturità Classica presso il Liceo Stellini di Udine nel luglio del 1960. Era una esegesi storica chiaramente controcorrente, rispetto ai comuni insegnamenti dei testi di storia. Ho dovuto sostenere, per questo, un duro contraddittorio con tutta la Commissione, all’esame orale, come un interrogatorio di terzo grado, come in un Tribunale dell’Inquisizione: ero considerato un “sovversivo” dell’ordine costituito, sul piano intellettuale, ben s’intende. Se mi hanno dato il 9, come voto, probabilmente è perché hanno riconosciuto che i miei argomenti erano storicamente e filologicamente corretti e condivisibili, ancorché e quantunque frutto di una interpretazione del tutto personale.
L’opera della massoneria nel Risorgimento italiano è iniziata con Napoleone e terminata con la distruzione dello Stato pontificio. Sempre condannata dal magistero della Chiesa.
Tanto per esemplificare. Il Risorgimento è iniziato dal massone Napoleone che invade l’Italia e la saccheggia impunemente in nome della “libertà”. Prima dì entrare a Milano, il futuro imperatore ha l’ardire di rivolgere alla popolazione il seguente bando: ” Noi siamo amici di tutti i popoli, ed in particolare dei discendenti dei Bruti e degli Scipioni. Ristabilire il Campidoglio, collocandovi onorevolmente le statue degli eroi che lo resero celebre: e risvegliare il Popolo Romano assopito da molti secoli di schiavitù, tale sarà il frutto delle nostre vittorie, che formeranno epoca nella posterità”.
Questo è anzi il compito che i massoni ritengono loro proprio ed esclusivo: non a caso il 10 febbraio 1996 una pagina intera di pubblicità sul Corriere della Sera ricorda che i massoni “hanno la responsabilità morale e materiale di essere guida di altri uomini”.
Il secondo presupposto è che la natura dell’uomo (della specie umana, non del singolo) è costantemente perfettibile: si tratta del mito del Progresso che induce a ritenere possibile il raggiungimento su questa terra della felicità (il diritto alla felicità tanto solennemente iscritto nella Costituzione americana) conseguito attraverso il pieno sviluppo di tutte le potenzialità umane.
La massoneria ritiene dunque possibile raggiungere la tangenza uomo-dio con le sole forze della ragione, e cioè per natura: gli aspetti di satanismo che colorano tante posizioni massoniche derivano da questa convinzione. Nel libro della Genesi quando Satana si rivolge ad Eva lo fa proprio per insinuarle il desiderio di diventare Dio come se ciò fosse possibile in forza di un semplice atto di volontà: “Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio” (Gn 3, 5).
Tanto per restare in Italia, è in questo contesto teorico che Giosuè Carducci (Premio Nobel per la Letteratura nel 1906) compone l’inno a Satana (“Salute, o Satana,/ O ribellione,/ O forza vindice/ De la ragione!”).
Tenendo presenti questi assunti diventa chiaro in che senso Napoleone (ed i liberali al di lui seguito) spaccino se stessi per i liberatori del popolo italiano: si propongono di “liberare” gli italiani dal cattolicesimo che, a loro modo di vedere, ha trasformato gli ‘eredi degli Scipioni” in un popolo di schiavi.
Più in generale la massoneria ritiene che gravi sulle sue spalle il compito ciclopico di liberare l’uomo dalla superstizione, da ogni superstizione. Ecco cosa scrive nel 1853 il luminare della massoneria francese J.M. Ragon: l’ordine apre i suoi templi agli uomini “per liberarli dai pregiudizi dei loro paesi o dagli errori delle religioni dei loro padri”. Ancora: la massoneria “non riceve la legge ma la stabilisce dal momento che la sua morale, una ed immutabile, è più estesa e più universale di quelle delle religioni native, sempre esclusive”.
La massoneria italiana è perfettamente allineata su questa posizione. La Costituente che si riunisce nel maggio del 1863 dopo aver stabilito che l’ordine “Non prescrive nessuna professione particolare di fede religiosa, e non esclude se non le credenze che imponessero l’intolleranza delle credenze altrui”, precisa (art.3) che i principi massonici debbono gradualmente divenire “legge effettiva e suprema di tutti gli atti della vita individuale, domestica e civile” e specifica (art.8) che il fine ultimo dell’istituzione è “raccogliere tutti gli uomini liberi in una gran famiglia, la quale possa e debba a poco a poco succedere a tutte le chiese, fondate sulla fede cieca e l’autorità teocratica, a tutti i culti superstiziosi, intolleranti e nemici tra loro, per costruire la vera e sola chiesa dell’Umanità”.
“Legge suprema di tutti gli atti della vita individuale, domestica e civile”, prescrive la Costituente. Detto fatto. Tutti gli ordini religiosi cattolici all’indomani dell’unità d’Italia vengono aboliti ed i loro beni svenduti all’1% della popolazione di fede liberale. Tutte le opere pie costruite nel corso dei secoli soppresse. Le processioni cattoliche vietate, permesse quelle massoniche. Le scuole cattoliche chiuse, imposte quelle di Stato a guida “illuminata”. E via continuando.
Stando così le cose, è ovvio che fra Chiesa cattolica e massoneria ci sia incompatibilità radicale. Fra Cristo e Belial – ricordano Pio IX e Leone XII – non ci può essere compromesso.
Eppure è stato reiteratamente sostenuto il contrario. Per convincere le masse cattoliche della bontà della proprie intenzioni, l’élite massonica ha avuto buon gioco . I fratelli hanno spesso gridato ai quattro venti di essere cattolici più cattolici del Papa. Così hanno fatto i fautori del nostro Risorgimento.
A questa propaganda, i papi hanno risposto come potevano, ripetendo all’infinito la serie delle scomuniche contro la massoneria: ogni volta c’era qualcuno che sosteneva che le censure ecclesiastiche, per lui e per i suoi, non valevano. E ogni volta i papi dovevano ricominciare. Durante il Risorgimento la guerra contro la Chiesa cattolica condotta dalla massoneria nazionale ed internazionale è stata particolarmente cruenta e distruttiva.
Essendo la popolazione italiana, in maggioranza, cattolica, per far trionfare il proprio punto di vista assolutamente minoritario i liberal-massoni hanno fatto ricorso ad una strategia che si potrebbe definire coperta: hanno provato in ogni modo ad infiltrarsi all’interno della Chiesa per condizionarla dal di dentro, hanno colto ogni possibile occasione per definirsi cattolici perfettamente ortodossi, hanno fatto scattare sul piano interno ed internazionale una campagna di denigrazione e falsificazione sistematica.
Contro lo Stato della Chiesa era già in corso una pluricentenaria campagna d’odio e di calunnia orchestrata dalle potenze protestanti. La massoneria organizza un’intensificazione di questa propaganda e lo Stato pontificio viene descritto come il più sanguinario, retrogrado e mal amministrato di tutta la terra. L’ Ordine cerca di convincere i cattolici che la semplice esistenza di uno Stato pontificio sia contraria all’insegnamento di Cristo, vissuto povero e morto in croce, e assicura che rinunciando alla sua visibilità (dal momento che non siamo puri spiriti ciò equivale alla rinuncia all’esistenza) la Chiesa avrebbe guadagnato in spiritualità e purezza.
Pio IX ha combattuto come un leone in difesa della “sua”verità. In decine di encicliche ha descritto a cosa corrispondevano nei fatti le belle e suadenti parole della propaganda liberale. Per evitare che il suo gregge rimanesse abbagliato dalla menzogna trionfante, a cominciare dal 1849 (costretto all’esilio, all’epoca della Repubblica Romana, ha preso carta e penna per raccontare ai cattolici cosa succedeva durante il supposto “risorgimento” della nazione. I massoni, ricorda il Papa, proclamano ai quattro venti di agire nell’interesse della Chiesa e della sua libertà. Si professano cristiani e pretendono dì rifarsi alla più pura volontà di Cristo. Le cose non stanno così: “noi desidereremmo prestar loro fede, se i dolorosissimi fatti, che sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti, non provassero il contrario”.
È in corso una vera e propria guerra, ammonisce il Papa: “da una parte ci sono alcuni che difendono i principi di quella che chiamano moderna civiltà, dall’altra ci sono altri che sostengono i diritti della giustizia e della nostra santissima religione”. L’obiettivo che i massoni perseguono è “non solo la sottrazione a questa Santa Sede ed al Romano Pontefice del “suo legittimo” potere temporale”, ma anche “se mai fosse possibile, la completa eliminazione del potere di salvezza della religione cattolica”.
Dalla dura guerra di religione scatenata durante il Risorgimento ad oggi le cose sono cambiate? Sotto tanti aspetti sì. Però c’è un inquietante particolare che indurrebbe a non esserne così sicuri: l’attitudine dei mezzi di comunicazione di massa a sostenere che l’atteggiamento della Chiesa nei confronti della massoneria è radicalmente mutato.
Così nel 1995 la più diffusa enciclopedia su dischetto – la Grolier Multimedia Enciclopedia scrive: “Il divieto ai cattolici di far parte di logge massoniche è stato cancellato nel 1983”. Così, ed è caso molto serio, il Corriere della Sera nel luglio dello scorso anno, in un’inchiesta pubblicata su Sette dal titolo “Il risveglio della Massoneria” Lindner, firmatario dell’articolo, sostiene: “L’istituzione ha dovuto fare sempre i conti con gli ostacoli frapposti dal Vaticano che solo nel 1983 ha tolto la scomunica”.
È vero l’esatto contrario: nel 1983 la Chiesa non ha cancellato nessuna delle centinaia di scomuniche comminate nel tempo contro la massoneria. La Chiesa ha fatto di più: nella Dichiarazione sulla Massoneria dei 26 novembre 1983 ha ribadito ad opera del card. Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che nulla è cambiato dall’epoca della prima censura contenuta nella bolla “In eminenti” redatta il 28 aprile 1738 da Clemente XII. Nulla di nuovo sotto il sole.
N.d.R. : oggi, ottobre 2019, si legge su articoli di stampa di qualunque ispirazione e su libri di giornalisti e saggisti specializzati ( Gianluigi Nuzzi, Emiliano Fittipaldi ecc.), che la massoneria sarebbe profondamente infiltrata nella Chiesa Cattolica Romana e che Papa Francesco si sentirebbe “assediato”. Secondo molti, questo “assedio” sarebbe anche alla base dei motivi che hanno spinto alle dimissioni l’ex Papa Ratzinger.
Guardando con attenzione una banconota americana da un dollaro, il cosiddetto The one dollar, è possibile notare alcuni simboli che celano in sé significati legati alla Massoneria. È noto che quest’ultima, definita anche come “arte reale”, è un’associazione iniziatica che si propone come patto etico-morale tra liberi individui, come perfezionamento delle più nobili condizioni umane.
Al suo interno, l’uso dei simboli, rappresenta l’essenza stessa della Massoneria, il mezzo tramite il quale dialogare a distanza con tutti i fratelli massoni. Infatti, stando alle stesse parole di Pierre Mariel, massone e martinista, “il simbolo dunque, non è destinato a nascondere la verità. Il suo scopo è invece quello di selezionare coloro che, integrandosi a esso, si mostrano degni di accedere alla Realtà ultima”.

Esaminando il dollaro, l’attenzione si focalizza subito sull’effige del primo Presidente degli Stati Uniti d’America, George Washington. Eletto alla presidenza nel 1789, supervisore dei lavori di costruzione della Casa Bianca (sede ufficiale del Presidente in carica), Washington, in occasione della cerimonia ufficiale di insediamento, fece il suo solenne giuramento sulla sacra Bibbia di proprietà della loggia massonica St. John N°1 di New York.
Il primo Presidente degli Stati Uniti era già stato “iniziato” ai segreti esoterici in giovane età, come membro della Massoneria e dell’Ordine degli Illuminati Bavaresi, ben prima della sua candidatura al potere. È opportuno sottolineare che molti altri presidenti americani furono iscritti alla Libera Muratoria, come ad esempio Franklin Delano Roosevelt, 33° Grado del Rito Scozzese della Libera Muratoria (a lui si deve la decisione di stampare nel 1933 sul dollaro il “Delta Luminoso”); Harry Truman, raggiunto il 33° Grado si fece aggiungere il secondo nome di Solomon, in onore del re Salomone, eroe della Massoneria; William Jefferson Clinton, 33° Grado e George H. W. Bush, anch’egli 33° Grado.

Accanto a George Washington compare sulla sinistra il logo della Riserva Federale (Federal Riserve Bank, nella banconota presa in esame di New York, ma questa lettera cambia in base alla banca federale di emissione); mentre sulla destra vi sono il simbolo del Dipartimento del Tesoro (Department of the Treasury) e la sua data di fondazione, il 1789. Quest’ultima coincide, oltre che con la fondazione della Riserva Federale, anche con l’anno di inizio della Rivoluzione francese (Presa della Bastiglia), ovvero con un periodo di radicale sconvolgimento sociale e politico, il cui fervore fu alimentato dalle idee proprie dell’Illuminismo e della Massoneria, che prometteva di cambiare il mondo, di creare una società libera dalle ingiustizie, di realizzare una vera eguaglianza tra gli uomini, portandoli tutti ad un elevato grado di conoscenza.
Osservando attentamente il logo, è possibile rintracciare diversi simboli massonici: lo scudo, la bilancia, la chiave (tutti e tre facilmente identificabili) e la squadra (meno visibile, è la linea spessa con il vertice sotto la bilancia che divide in due lo scudo)

Curiosità: la scritta “In God We Trust” ( Noi crediamo in Dio) è presente su tutte le monete: il Congresso degli Stati Uniti lo stabilì il 22 aprile 1864 con il Coinage Act.
Girando la banconota da un dollaro, sulla sinistra è possibile notare, all’interno di un cerchio, una piramide tronca sormontata al vertice da un Delta, al centro del quale vi è un occhio (“Delta Luminoso” o “L’occhio che tutto vede”). La piramide, uno dei simboli più famosi della Massoneria, è formata da tredici gradini e settantadue mattoni (7+2=9, numero della perfezione massonica). Alla base vi è incisa la data “MDCCLXXVI”, ovvero 1776, anno sia della dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America (13 anni prima della emissione del dollaro) sia della nascita dell’Ordine degli Illuminati. Sotto la piramide la scritta Novus Ordo Seclorum (e non Seculorum come ci si aspetterebbe) è formata da diciassette lettere, numero che indica la mancanza della perfezione divina, rappresentata invece dal numero diciotto.
Come accennato il numero tredici ricorre numerose volte sulla banconota da un dollaro: tredici, infatti, sono gli stati che formarono la prima confederazione americana; tredici i “passi” da compiere durante il percorso di iniziazione degli Illuminati; tredici le lettere che compongono la scritta che sovrasta la piramide, Annuit Coeptis (“Approva le cose iniziate”).
(N.d.R. : ricordo, di passaggio, che solo in Italia il numero “sfortunato” è il 17, mentre per le altre culture e tradizioni occidentali è il 13, in particolare il ” Venerdì 13″. Viene fatto risalire al numero dei componenti dell’Ultima Cena, ma anche, e soprattutto, alla data infausta dei Venerdì 13 ottobre del 1307 : in quella notte, i componenti della confraternita dei Cavalieri Templari, furono oggetto di una rappresaglia ferocissima per mano delle truppe del re di Francia Filippo “il Bello” che, con il benestare del papa Clemente V (che era Francese e risiedeva ad Avignone ed aveva emesso una bolla che bandiva la “Setta” per eresia), diede l’ordine di sterminare tutti i Cavalieri Templari .
Con l’Ordine dei Templari, che disponevano di ingentissime ricchezze accumulate fin dai tempi delle Crociate ed erano la potenza economica più rilevante in Europa, il re Filippo aveva contratto molti debiti, per prestiti usurari. Pensava di cancellare i debiti, eliminando i creditori. Molte migliaia furono i morti, ma molti, si dice per qualche soffiata, riuscirono a fuggire e a disperdersi ( in particolare in Portogallo ed in Scozia), portando con se tesori e cimeli storici di grande valore ed importanza : qualcuno è convinto che anche il “Santo Gral” e l’Arca dell’Alleanza fossero fra questi).
Che si tratti di realtà o di pure coincidenze, che si creda o meno all’esistenza della Massoneria, al suo insito simbolismo, il misterioso fascino della banconota da un dollaro statunitense resta del tutto intatto.
ULTERIORE APPROFONDIMENTO
Nelle iscrizioni “Annuit Coeptis” e “Novus Ordo Seclorum”, se si traccia una linea dalla M di Seclorum alla A di Annuit alla O di Ordo alla S di Coeptis e alla N di Novus, comparirà l’anagramma di “mason” (massone) e il pentagramma demoniaco detto “Testa di capra”, lo stesso inserito nella pianta stradale di Washington D. C. Questa stella, con una punta in basso e due in alto è il simbolo del male (Satana), e nei riti satanici è utilizzato per evocare le potenze malefiche.
Il lavoro del corpo guarisce
i turbamenti dell’anima.
Questo è ciò che
rende felici i poveri.
Sei guarito dal’amore…..
quando ti ammali di nuovo.
Noi non viviamo
per avere un futuro,
noi viviamo perché
ci resti un passato.
Friederick Nietzsche.