Numero1789 (Questa è una pura coincidenza, parola d’onore N.d.R.)

Il simbolismo massonico nel dollaro americano

Guardando con attenzione una banconota americana da un dollaro, il cosiddetto The one dollar, è possibile notare alcuni simboli che celano in sé significati legati alla Massoneria. È noto che quest’ultima, definita anche come “arte reale”, è un’associazione iniziatica che si propone come patto etico-morale tra liberi individui, come perfezionamento delle più nobili condizioni umane.

Al suo interno, l’uso dei simboli, rappresenta l’essenza stessa della Massoneria, il mezzo tramite il quale dialogare a distanza con tutti i fratelli massoni. Infatti, stando alle stesse parole di Pierre Mariel, massone e martinista, “il simbolo dunque, non è destinato a nascondere la verità. Il suo scopo è invece quello di selezionare coloro che, integrandosi a esso, si mostrano degni di accedere alla Realtà ultima”.

Dollaro americano
Dollaro americano

Simbolismo massonico: realtà o coincidenza?

Esaminando il dollaro, l’attenzione si focalizza subito sull’effige del primo Presidente degli Stati Uniti d’AmericaGeorge Washington. Eletto alla presidenza nel 1789, supervisore dei lavori di costruzione della Casa Bianca (sede ufficiale del Presidente in carica), Washington, in occasione della cerimonia ufficiale di insediamento, fece il suo solenne giuramento sulla sacra Bibbia di proprietà della loggia massonica St. John N°1 di New York.

Il primo Presidente degli Stati Uniti era già stato “iniziato” ai segreti esoterici in giovane età, come membro della Massoneria e dell’Ordine degli Illuminati Bavaresi, ben prima della sua candidatura al potere. È opportuno sottolineare che molti altri presidenti americani furono iscritti alla Libera Muratoria, come ad esempio Franklin Delano Roosevelt, 33° Grado del Rito Scozzese della Libera Muratoria (a lui si deve la decisione di stampare nel 1933 sul dollaro il “Delta Luminoso”); Harry Truman, raggiunto il 33° Grado si fece aggiungere il secondo nome di Solomon, in onore del re Salomone, eroe della Massoneria; William Jefferson Clinton, 33° Grado e George H. W. Bush, anch’egli 33° Grado.

Dipartimento del Tesoro - particolare
Dipartimento del Tesoro – particolare

Accanto a George Washington compare sulla sinistra il logo della Riserva Federale (Federal Riserve Bank, nella banconota presa in esame di New York, ma questa lettera cambia in base alla banca federale di emissione); mentre sulla destra vi sono il simbolo del Dipartimento del Tesoro (Department of the Treasury) e la sua data di fondazione, il 1789. Quest’ultima coincide, oltre che con la fondazione della Riserva Federale, anche con l’anno di inizio della Rivoluzione francese (Presa della Bastiglia), ovvero con un periodo di radicale sconvolgimento sociale e politico, il cui fervore fu alimentato dalle idee proprie dell’Illuminismo e della Massoneria, che prometteva di cambiare il mondo, di creare una società libera dalle ingiustizie, di realizzare una vera eguaglianza tra gli uomini, portandoli tutti ad un elevato grado di conoscenza.

Osservando attentamente il logo, è possibile rintracciare diversi simboli massonici: lo scudo, la bilancia, la chiave (tutti e tre facilmente identificabili) e la squadra (meno visibile, è la linea spessa con il vertice sotto la bilancia che divide in due lo scudo)

 

Quest’ultima, sulla quale sono disegnati tredici punti (Il numero tredici ricorre più volte nella banconota), è certamente uno dei simboli massonici più noti perché rappresenta lo strumento principe del lavoro massonico. Racchiudendo in sé il rigore morale e la perfezione, con il suo angolo sempre fisso, simboleggia infatti il mondo del concreto, o ancora la misura della realtà oggettiva. La chiave rappresenta il sapere esoterico tramandato nel tempo dai confratelli massoni, mentre la bilancia simboleggia chiaramente il delicato equilibrio tra le forze opposte.

 

Simbolismo massonico: Dollaro americano - particolare
Dollaro americano – particolare

Curiosità: la scritta “In God We Trust” ( Noi crediamo in Dio) è presente su tutte le monete: il Congresso degli Stati Uniti lo stabilì il 22 aprile 1864 con il Coinage Act.

Girando la banconota da un dollaro, sulla sinistra è possibile notare, all’interno di un cerchio, una piramide tronca sormontata al vertice da un Delta, al centro del quale vi è un occhio (“Delta Luminoso” o “L’occhio che tutto vede”). La piramide, uno dei simboli più famosi della Massoneria, è formata da tredici gradini e settantadue mattoni (7+2=9, numero della perfezione massonica). Alla base vi è incisa la data “MDCCLXXVI”, ovvero 1776, anno sia della dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America (13 anni prima della emissione del dollaro) sia della nascita dell’Ordine degli Illuminati. Sotto la piramide la scritta Novus Ordo Seclorum (e non Seculorum come ci si aspetterebbe) è formata da diciassette lettere, numero che indica la mancanza della perfezione divina, rappresentata invece dal numero diciotto.

Come accennato il numero tredici ricorre numerose volte sulla banconota da un dollaro: tredici, infatti, sono gli stati che formarono la prima confederazione americana; tredici i “passi” da compiere durante il percorso di iniziazione degli Illuminati; tredici le lettere che compongono la scritta che sovrasta la piramide, Annuit Coeptis (“Approva le cose iniziate”).

(N.d.R. : ricordo, di passaggio, che solo in Italia il numero “sfortunato” è il 17, mentre per le altre culture e tradizioni occidentali  è il 13, in particolare il ” Venerdì 13″. Viene fatto risalire al numero dei componenti dell’Ultima Cena, ma anche, e soprattutto, alla data infausta dei Venerdì 13 ottobre del 1307 : in quella notte, i componenti della confraternita dei Cavalieri Templari, furono oggetto di una rappresaglia ferocissima per mano delle truppe del re di Francia Filippo “il Bello” che, con il benestare del papa Clemente V (che era Francese e risiedeva ad Avignone ed aveva emesso una bolla che bandiva la “Setta” per eresia),  diede l’ordine di sterminare tutti i Cavalieri Templari .
Con l’Ordine dei Templari, che disponevano di ingentissime ricchezze accumulate fin dai tempi delle Crociate ed erano la potenza economica più rilevante in Europa, il re Filippo aveva contratto molti debiti, per prestiti usurari. Pensava di cancellare i debiti, eliminando i creditori. Molte migliaia furono i morti, ma molti, si dice per qualche soffiata, riuscirono a fuggire e a disperdersi ( in particolare in Portogallo ed in Scozia), portando con se tesori e cimeli storici di grande valore ed importanza : qualcuno è convinto che anche il “Santo Gral” e l’Arca dell’Alleanza fossero fra questi).

A destra della banconota, è presente un altro simbolo massonico, l’Aquila.  Anche qui il numero tredici ritorna costantemente. Tredici sono le stelle nell’aureola sopra l’Aquila così come lo sono le strisce presenti sullo scudo; tredici i rami con altrettante olive che compongono il ramo d’ulivo sorretto dall’Aquila nell’artiglio destro, mentre nel sinistro vi sono tredici frecce; tredici infine le lettere che compongono le parole E Pluribus Unum (“Da molti uno”), presenti nel cartiglio che l’Aquila regge con il becco. Quest’ultime rivelano che l’insegnamento degli Illuminati si diffonderà per dare inizio ad un nuovo governo universale.

Che si tratti di realtà o di pure coincidenze, che si creda o meno all’esistenza della Massoneria, al suo insito simbolismo, il misterioso fascino della banconota da un dollaro statunitense resta del tutto intatto.

ULTERIORE  APPROFONDIMENTO

Il simbolismo esoterico del dollaro U.S.A.

Avete mai fatto caso agli strani simboli che sono disegnati sui biglietti americani da un dollaro? Si tratta di simboli esoterici! Se siete curiosi seguite questo post.
Iniziamo il nostro viaggio dalla piramide incompiuta con un occhio posto sulla sua sommità, sul retro della banconota: si chiama “L’occhio che tutto vede”, un antico simbolo  che non è patrimonio esclusivo della massoneria, ma già nell’arte rinascimentale si ricorreva al simbolo per indicare una “Divinità Onnipresente” e onnisciente.
Questo “Occhio di Horus” (figlio di Iside e Osiride) era il simbolo dell’antica religione egizia, poi fatto proprio da molti altri gruppi.
Il triangolo è un triangolo isoscele formato dall’unione di due triangoli rettangoli con i lati di cinque, dodici e tredici unità che dimostra il 47° problema di Euclide (noto anche come teorema di Pitagora). In termini cabalistici, il simbolo possiede un valore di 70 + 3 + 200, pari a 273, numero che rappresenta il valore della frase EHBEN MOSU HABONIM (la pietra che gli operai rifiutarono), nota a tutti i massoni dell’Arco Reale. Questo valore è sinonimo anche di Hiram Abiff, l’architetto che morì prima di completare il Tempio di re Salomone (di qui la piramide incompiuta).
La piramide è costituita da 72 mattoni posti su 13 livelli (numero dei gradi della società segreta dell’Ordine degli Illuminati in origine, ma anche il numero che simboleggia la morte). Riducendo cabalisticamente il numero 72, si ottiene 7+2=9, cioè il numero della generazione del Serpente, cioè del Diavolo. Anche i modi di nominare Dio, presso gli Ebrei, erano 72, ed essi, ridotti cabalisticamente, formano il Tetragrammaton (dal greco, “quattro lettere”), YHVH, considerato il Nome più grande di Dio, dal quale derivano tutti gli altri.
L’occhio che la sovrasta si trova all’interno di un triangolo che emana luce, associabile a Dio, che dall’alto e in grado di vedere tutto e tutti. Questo, inoltre, è riconducibile al “Delta degli Illuminati”, che rappresenta la materia, i sensi e la mente, elementi riconducibili all’essenza dell’essere umano; l’occhio di Dio, perciò, è in grado di percepire ogni aspetto dell’uomo. Tuttavia l’occhio nel triangolo è anche connesso all’antico culto sumero degli Yezidi che, nella Mesopotamia meridionale, adoravano il Diavolo. Allora si tratta di un simbolo satanico?
La scritta “Annuit Coeptis“, sopra la piramide, significa che “La divinità ha acconsentito”, cioè d’accordo sui disegni dell’Ordine degli Illuminati. Questa scritta è costituita da 13 lettere. Vedremo che il numero 13 è molto frequente nel dollaro. I tredici gradi dell’Ordine degli Illuminati erano suddivisi in due categorie: l’Edificio Inferiore e l’Edificio Superiore. L’Edifico Inferiore comprendeva i gradi di Novizio, Minervale, Illuminato Minore, Illuminato Maggiore. L’Edificio Superiore comprendeva: “i gradi di Apprendista, Compagno, Maestro, Scudiero Scozzese, Epopte, Principe, Filosofo-Mago, ed infine il grado supremo di Uomo-Re”.
Sotto la piramide, l’iscrizione “Novus ordo seclorum” significa “Nuovo ordine mondiale”: se avesse avuto il dittongo «æ» (di «sæclorum»), avrebbe avuto 18 lettere (18 è il numero della perfezione celeste nella simbologia dell’Apocalisse); tolto il dittongo e così ridotto a 17 lettere, il motto è la privazione della perfezione celeste: il Regno cesaro-papista dei Rosacroce.
La data MDCCLXXVI (1776), inscritta alla base della piramide, è l’anno in cui il principe Jean Adam Weishaupt fondò l’Ordine degli Illuminati (1 maggio 1776). Ai piedi della piramide vi è un simbolo curioso, una “farfalla”, che potrebbe riferirsi all’anima; per i greci, la parola psiche significa “anima”, ma anche “farfalla”, quindi potrebbe significare che la piramide sovrasta e sottomette l’anima-psiche.
La scritta “The Great Seal” (Il Grande Suggello) non è comprensibile, in quanto il simbolo dell’America è l’Aquila (sul fregio di destra), ma diventa subito chiaro se si considera che la piramide è anche un simbolo degli Illuminati.

Nelle iscrizioni “Annuit Coeptis” e “Novus Ordo Seclorum”, se si traccia una linea dalla M di Seclorum alla A di Annuit alla O di Ordo alla S di Coeptis e alla N di Novus, comparirà l’anagramma di “mason” (massone) e il pentagramma demoniaco detto “Testa di capra”, lo stesso inserito nella pianta stradale di Washington D. C. Questa stella, con una punta in basso e due in alto è il simbolo del male (Satana), e nei riti satanici è utilizzato per evocare le potenze malefiche.

 
Un altro simbolo satanico che compare è l’esagramma massonico, la stella a sei punte, frutto della combinazione fra il “Triangolo di Terra” e il “Triangolo d’Acqua”. Nella massoneria va sotto il nome di Sigillo di Salomone e secondo i massoni rappresenta l’armonia (un concetto che ricorda lo yin e lo yang). Da non confondere con la Stella di David, perchè nel simbolo massonico i triangoli si intersecano. Nell’esagramma vi sono connotazioni sessuali: il Triangolo d’Acqua è un simbolo femminile, mentre il Triangolo di Terra, con la punta all’insù, rappresenta il maschile. L’intreccio fra i due triangoli rappresenta l’unione delle forze attive e passive presenti in natura (maschile e femminile). L’aspetto più importante, però, è che l’esagramma viene largamente associato all’occulto ed è considerato il più potente fra i simboli satanici, quello che racchiude il “666”. Gli occultisti lo chiamano anche “trud” e se ne servono durante le cerimonie di negromanzia per evocare gli spiriti del male.
Sul fregio di destra, poi, c’è  “L’Aquila”. Quest’aquila, presenta sull’ala destra 32 piume, il numero corrispondente ai gradi ordinari della massoneria di Rito Scozzese. L’ala sinistra ha 33 piume e quella in più corrisponde al 33° grado del medesimo Rito, conferito per il compimento di attività di rilievo nella massoneria. La coda presenta nove piume, il numero dei gradi nel Capitolo, Consiglio e Comando del Rito di York. Le piume sono in totale 65, che in gematria (lo studio numerologico delle parole scritte in lingua ebraica, uno dei metodi di analisi utilizzati nella Qabbalah) corrisponde al valore della frase ebraica YAM YAWCHOD (insieme in unità), frase tratta dal Salmo 133, utilizzata nel rituale relativo al primo grado.
L’Aquila è un altro simbolo di Horus, rappresentato dai geroglifici egiziani con la testa di falco, famiglia dei rapaci e di conseguenza appartenente alla famiglia dell’aquila. La scritta “E PLURIBUS UNUM” (Da molti, uno), impressa sul nastro che l’aquilla stringe col becco, significa che il verbo degli Illuminati sarà diffuso a tutte le nazioni per costituire un governo mondiale; anche questa scritta ha 13 lettere. Nel bagliore a forma di cerchio, sopra l’aquila, vi sono 13 stelle a 5 punte (i Pentalfa massonici) che insieme formano la stella a sei punte.
Intorno alle 13 stelle sono disposti in cerchio (simbolo di Eternità) delle nuvole, con una corona di luce (la Gloria), a simboleggiare, in un primo tempo, la presenza di Dio, ma nessun raggio di luce fende le nuvole e così il Signore viene fatto prigioniero del cerchio che è simbolo anche del Serpente. Sotto la cresta è disegnata l’Aquila, e lo scudo posto su di essa ha (torna il solito numero) 13 bande verticali e, ancora, nell’artiglio destro è stretto un ramo d’olivo con 13 foglie e 13 olive, e con l’artiglio sinistro tiene 13 frecce.
Il numero 13, nel fregio di destra, è riipetuto per ben 6 volte, cioè per tante volte quanto è il numero dell’empietà: 13×6=78. Riducendo cabalisticamente, 7+8=15, e ancora 1+5=6, cioè ancora il numero del nome della Bestia, dell’empietà; empio è Satana che si presentò come Serpente; il ramo d’olivo retto dall’Aquila, ricalca, nella forma, il Caduceo, emblema di Anubi (fratello di Osiride).
Passiamo al recto della banconota, lato che riporta l’effige di George Washington, primo presidente degli Stati Uniti d’America. Sulla figura dii George Washington si potrebbe scrivere un libro, ma limitiamoci a dire che fu iniziato alla massoneria nel 1752 (quando aveva meno di ventuno anni) presso la Fredericksburg Lodge n. 4, in Virginia. Nel 1784 ricevette il grembiule in satin bianco dell’Holy Royal Arch da Gilbert Lafayette, l’aristocratico che ebbe una forte influenza sulla Rivoluzione francese. Nel 1788 fu nominato Gran Maestro dell’Alexandria Lodge n. 22, in Virginia. Come si può capire era un personaggio molto influente nella massoneria.
Alla sinistra di Washington, sulla banconota, compare un cerchio di colore verde rappresentante il simbolo del Dipartimento del Tesoro (Department of the Tresury) e una data, il 1789. La data indica la nascita del Dipartimento del Tesoro statunitense, ma coincide anche con quella della Rivoluzione Francese, che guarda caso, la massoneria ha contribuito a preparare intellettualmente e ha svolto un ruolo determinante nelle agitazioni.
(N.d.R. : Robespierre e Danton erano massoni e il motto LIBERTÈ, EGALITÈ, FRATERNITÈ, che è il compendio e il blasone di tutta la Rivoluzione Francese, rappresenta il contenuto del movimento intellettuale massonico).
Il logo risulta pregno di simboli massonici: scudo, bilancia, squadra, chiave e tredici punti. La squadra è lo strumento principe del lavoro massonico, che racchiude il rigore morale e la perfezione. La chiave rappresenta la conoscenza esoterica che i fratelli massoni si tramandano e la bilancia indica l’equilibrio tra le forze opposte.
Un altro simbolo occulto che non si nota è la “Civetta Pagana”, nell’angolo superiore destro, nella parte superiore sinistra della cornice che circonda il numero “1”. E’ una minuscola civetta (da vedere con la lente di ingrandimento) ed è il simbolo del dio pagano Moloch, associata a pratiche occulte e alla ricerca di un sapere esoterico. Questo simbolo è anche utilizzato da un’influente società segreta americana di tipo massonico denominata “Bohemian Grove”.
Concludiamo qui questo fantastico viaggio nel simbolismo esoterico del dollaro statunitense. Ho cercato di essere sintetico e dettagliato allo stesso tempo, attingendo da varie fonti (Internet e libri), ma questi argomenti vanno ancora approfonditi, anche perchè gli studi dell’esoterismo e della massoneria sono molto complessi. Non crediate, però, che la banconota del dollaro statunitense sia l’unica a contenere messaggi esoterici; osservate anche le altre banconote del mondo e in particolare l’Euro!

 

 

Numero1786

Il lavoro del corpo guarisce

i turbamenti dell’anima.

Questo è ciò che

rende felici i poveri.

Numero1785

Sei guarito dal’amore…..

quando ti ammali di nuovo.

Numero1782

IL  PARADOSSO  DEL  MENTITORE

In logica il paradosso del mentitore (più propriamente antinomia del mentitore) è descritto come: data una proposizione autonegante come “Questa frase è falsa“, nessuno riuscirà mai a dimostrare se tale affermazione sia vera o falsa;

  • se infatti fosse vera, allora la frase non sarebbe veramente falsa (la verità della proposizione non invalida la falsità espressa nel contenuto della proposizione).
  • se invece la proposizione fosse falsa, allora il contenuto si capovolgerebbe (è come se dicesse “Questa frase è vera“) quando abbiamo appena affermato il contrario.

Numero1780

La mente ci mette

più tempo a guarire,

che il corpo.

Numero1779

Le cellule del nostro corpo reagiscono

a tutto ciò che dice la mente.

La negatività abbatte

il nostro sistema immunitario.

Numero1778

La coscienza di essere malati

è il primo sintomo di guarigione.

Numero1771

DESIDERATA

Passa, tranquillamente, tra il rumore e la fretta, e ricorda quanta pace può esserci nel silenzio.

Finché è possibile, senza doverti abbassare, sii in buoni rapporti con tutte le persone.

Dì la verità con calma e con chiarezza, e ascolta gli altri, anche i noiosi e gli ignoranti, anche loro hanno una storia da raccontare.

Evita le persone volgari ed aggressive; esse opprimono lo spirito. Se ti paragoni agli altri, corri il rischio di far crescere in te orgoglio e acredine, perché sempre ci saranno persone più in basso o più in alto di te.

Gioisci dei tuoi risultati, così come dei tuoi progetti.

Conserva l’interesse per il tuo lavoro, per quanto umile; è ciò che realmente possiedi per cambiare le sorti del tempo.

Sii prudente nei tuoi affari, perché il mondo è pieno di tranelli. Ma ciò non acciechi la tua capacità di distinguere la virtù; molte persone lottano per grandi ideali, e dovunque la vita è piena di eroismo.

Sii te stesso. Soprattutto, non fingere negli affetti e neppure sii cinico riguardo all’amore, poiché, a dispetto di tutte le aridità e disillusioni, esso è perenne come l’erba.

Accetta benevolmente gli ammaestramenti che derivano dall’età, lasciando, con un sorriso sereno, le cose della giovinezza.

Coltiva la forza dello spirito per difenderti contro l’improvvisa sfortuna. Ma non tormentarti con l’immaginazione. Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine.

Al di là di una disciplina morale, sii tranquillo con te stesso. Tu sei figlio dell’Universo, non meno degli alberi e delle stelle; tu hai diritto ad essere qui. E, che ti sia chiaro o no, non vi è dubbio che l’Universo ti si stia schiudendo, come dovrebbe.

Perciò, sii in pace con Dio, comunque tu lo concepisca, e qualunque siano le tue lotte e le tue aspirazioni, conserva la pace con la tua anima, pur nella rumorosa confusione della vita.

Con tutti i suoi inganni, i lavori ingrati e i sogni infranti, è ancora, e pur sempre, un mondo stupendo.

Fai attenzione.

Cerca di essere felice.

A  MIO  FIGLIO.

Numero1769

L’ ETERNA  DOMANDA : COSA  C’ È  DOPO?

Nel ventre di una donna incinta, si trovano due bebè. Uno di loro chiede all’altro:
“Tu credi alla vita dopo il parto?”.
“Certo. Qualcosa deve esserci dopo il parto. Forse siamo qui per prepararci per quello che saremo più tardi”.
“Sciocchezze! Non c’è una vita dopo il parto. Come sarebbe quella vita?”
“Non lo so, ma sicuramente…. ci sarà più luce che qua. Magari, cammineremo con le nostre gambe e ci ciberemo con la bocca”.
“Ma è assurdo! Camminare è impossibile. E mangiare con la bocca? Ridicolo! Il cordone ombellicale è la via d’alimentazione…. Ti dico una cosa : la vita dopo il parto è da escludere. Il cordone ombellicale è troppo corto”.
“Invece, io credo che debba esserci qualcosa. E forse sarà diverso da quello cui siamo abituati ad avere qui”.
“Però, nessuno è tornato dall’aldilà, dopo il parto. Il parto è la fine della vita. E, in fin dei conti, la vita non è altro che un’angosciante esistenza nel buio che ci porta al nulla”.
“Beh, io non so esattamente come sarà dopo il parto, ma sicuramente vedremo la mamma e lei si prenderà cura di noi”.
“Mamma? Tu credi nella mamma? E dove credi che sia lei ora?”.
“Dove? Tutta intorno a noi! È in lei e grazie a lei che viviamo. Senza di lei, tutto questo mondo non esisterebbe”.
“Eppure io non ci credo! Non ho mai visto la mamma, per cui, è logico che non esista”.
“Ok, ma, a volte, quando siamo in silenzio, si riesce a sentirla o percepire come accarezza il nostro mondo. Sai?…. io penso che ci sia una vita reale che ci aspetta e che, ora, stiamo soltanto preparandoci ad essa”.

Numero1767

L’ INFERNO  E  IL  PARADISO

Dopo una lunga ed eroica vita, un valoroso Samurai giunse nell’aldilà e fu destinato al Paradiso. Era un tipo pieno di curiosità e chiese di poter dare prima un’occhiata anche all’inferno. Un angelo lo accontentò e lo condusse all’inferno. Si trovò in un vastissimo salone che aveva al centro una tavola imbandita con piatti colmi di pietanze succulente e di golosità inimmaginabili.
Ma i commensali, che sedevano tutt’intorno, erano smunti, pallidi e scheletriti da far pietà.
“Com’è possibile?” chiese il Samurai alla sua guida, “Con tutto quel ben di Dio davanti!”.
“Vedi : quando arrivano qui, ricevono tutti due bastoncini, quelli che si usano come posate per mangiare, solo che sono lunghi più di un metro e devono essere, rigorosamente, impugnati alle estremità. Solo così possono portarsi il cibo alla bocca”.
Il Samurai rabbrividì. Era terribile la punizione di quei poveretti che, per quanti sforzi facessero, non riuscivano a mettersi neppur una briciola sotto i denti.
Non volle vedere altro e chiese di andare subito in Paradiso.
Qui lo attendeva una sorpresa. Il Paradiso era un salone assolutamente identico a quello dell’inferno! Dentro l’immenso salone, c’era l’infinita tavolata di gente e un’identica sfilata di piatti deliziosi. Non solo: tutti i commensali erano muniti degli stessi bastoncini lunghi più di un metro, da impugnare alle estremità per portarsi il cibo alla bocca.
C’era una sola differenza : qui la gente, intorno al tavolo, era allegra, ben pasciuta, sprizzante di gioia.
“Ma com’è possibile ?” chiese il Samurai.
L’angelo sorrise.
“All’inferno, ognuno si affanna ad afferrare il cibo e portarlo alla propria bocca, perché si sono sempre comportati così, nella vita. Qui, al contrario, ciascuno prende il cibo con i bastoncini e poi si preoccupa di imboccare il proprio vicino”.

Antica Storia Giapponese.

Numero1766

La giostra della vita gira sempre,

ma c’è chi vi sale e chi,

purtroppo, deve scendere.

Ho controllato anche oggi ed io,

fra quelli che sono scesi,

grazie a Dio, non ci sono.

Numero1758

CONOSCI  TE  STESSO       NOSCE  TE  IPSUM       γνῶθι σεαυτόν

Al pari di Nulla di troppo (μηδὲν ἄγαν).

«Conosci te stesso» (in greco antico γνῶθι σαυτόνgnōthi sautón, o anche γνῶθι σεαυτόνgnōthi seautón) è una massima religiosa greco antica iscritta nell’ingresso del tempio di Apollo a Delfi :

Ti avverto, chiunque tu sia :
Oh tu, che desideri sondare gli arcani della Natura,
se non riuscirai a trovare dentro te stesso ciò che cerchi,
non potrai trovarlo nemmeno fuori.
Se ignori le meraviglie della tua casa,
come pretendi di trovare altre meraviglie?
In te si trova occulto il tesoro degli Dei.
Oh Uomo, conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei.

La locuzione latina corrispondente è nosce te ipsum.] È anche utilizzata in latino la versione temet nosce.

Un concetto simile si trova anche nel monito di Sant’Agostino“Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas” («Non andare fuori, rientra in te stesso: è nel profondo dell’uomo che risiede la verità»).

Molteplici classificazioni tipologiche

Nella nostra vita ci capita spesso di distinguere e classificare noi stessi e gli altri sulla base di caratteristiche le più diverse: alto /basso, bello /brutto, interessante / non interessante, colto / non colto, ricco /povero, credente non credente…. Alcune di queste tipologie si riferiscono in particolare a caratteristiche psicologiche; ad esempio: attivo / passivo, introverso /estroverso, stabile / instabile, ottimista /pessimista, battagliero /arrendevole, materialista / spirituale, disciplinato / ribelle, progressista / conservatore, rigido / adattabile, affidabile / inaffidabile.

Distinzioni tipologiche sono anche:

i 12 segni zodiacali : a loro volta suddivisi in, maschili e femminili, – cardinali, fissi e mobili – acqua, fuoco, terra e aria.

l’enneagramma (vedi la tabella  degli “enneatipi” in fondo al Numero),

i gruppi sanguigni ( esistono quattro gruppi sanguigni diversi: il gruppo A, il gruppo B, il gruppo AB, il gruppo 0 (zero),

i quattro temperamenti secondo Steiner , (sanguinico, collerico, flemmatico e melanconico),

le quattro costituzioni omeopatiche (Carbonica, Sulfurica, Fosforica, Fluorica),

 le categorie di personalità distinte in base alla subpersonalità primaria prevalente (ossessivo, depresso, ansioso, istrionico, narcisista paranoico, etc.).


Non per niente, non esiste sulla terra un uomo uguale ad un altro.

            Classificare vuol dire suddividere un insieme di oggetti in gruppi omogenei, in classi, in  categorie. L’uomo tende a classificare tutto ciò con cui viene in contatto: le sostanze chimiche, le creature viventi, le stelle, i libri, gli abiti, le automobili e così via. Non c’è oggetto che non sia classificabile e che in qualche modo non sia stato classificato. Viene spontaneo chiedersi: perché tanto impeto classificativo? Una delle possibili risposte richiama il fatto che classificare è uno dei processi insiti al nostro meccanismo di conoscenza: da un lato conoscere ci porta a classificare, dall’altro classificando conosciamo e approfondiamo la nostra conoscenza. Una seconda risposta possibile ci riporta alla nostra natura di manipolatori e trasformatori della realtà con cui veniamo in contatto; classificare ci aiuta a definire la materia prima su cui poter intervenire con la trasformazione e ci facilita l’utilizzo degli oggetti.

Ciascuno di noi usa di continuo giudizi, valutazioni e classificazioni su se stesso e sugli altri. È importante prendere coscienza che i giudizi possono causare molta sofferenza o viceversa piacere, possono nutrire l’autoapprezzamento e essere stimolo alla crescita; vanno pertanto usati in modo consapevole e saggio.

 

Le classificazioni tipologiche di Assagioli: Psicologia Differenziale in Psicosintesi

Roberto Assagioli, psichiatra fondatore della Psicosintesi, espone il suo pensiero sulle classificazioni  tipologiche basate sulle caratteristiche psichiche nell’Appendice quinta al testo “L’atto di volontà” e in alcuni scritti raccolti nel libretto intitolato “I tipi umani”.

Nell’Appendice quinta Assagioli introduce i termini “Psicologia differenziale”: “Secondo il Dictionary of Psychological and Psychoanalytical Terms, la psicologia differenziale è la branca della psicologia che studia i tipi, le quantità, le cause e gli effetti delle differenze individuali e di gruppo nelle caratteristiche psicologiche.”

Una parte dell’interesse di Assagioli per le tipologie deriva probabilmente da un simile interesse di uno dei suoi maestri: K. G Jung.  Jung ha identificato quattro tipologie di persone sulla base del prevalere di una delle quattro funzioni psichiche che egli riconosce nell’uomo: sensazione, sentimento, pensiero ed intuizione. La classificazione di Jung diviene poi ottuplice considerando che il prevalere di una funzione si può associare ad un modo di essere principalmente estroversi o introversi.

E’ interessante notare che il fondatore della Psicosintesi mette in guardia i lettori sul rischio di attribuire una eccessiva importanza alle classificazioni tipologiche nessuna delle quali è al momento pienamente soddisfacente peccando di incompletezza o di parzialità ed unilateralità nella scelta dei criteri di suddivisione dei temperamenti.

Su questa base, le classificazioni tipologiche non devono essere però rifiutate bensì opportunamente scelte ed utilizzate. Scrive Assagioli: “una classificazione basata su divisioni artificiose, arbitrarie, o superficiali, sarà di scarso valore pratico, e può diventare un ostacolo e distorcere la nostra percezione della realtà.

Con queste riserve le descrizioni tipologiche basate sulle differenze fondamentali, e quindi in grado di tenere pienamente conto della complessità e della fluidità della vita psicologica degli individui, possono, se usate saggiamente, fornire un sostanziale aiuto per una comprensione più profonda e più precisa.

Ma richiedono di essere perfezionate ulteriormente e di tenere giustamente conto delle molte dimensioni psicologiche. Soprattutto, devono essere sottili e flessibili, aperte alle sfumature e le coloriture individuali, alle sovrapposizioni e alle interpenetrazioni. Non devono essere semplicistiche né pretendere di essere definitive, ma tenere conto del mutamento continuo e dell’illimitato potenziale di crescita di ogni individuo.”

Le classificazioni tipologiche possono condizionare sia in senso positivo che negativo. A questo proposito è interessante ricordare una ricerca di diversi anni fa: alcuni studenti furono divisi alla cieca in due gruppi. Alcuni furono trattati come fossero bravi, gli altri come meno bravi. A fine anno quelli considerati bravi avevano effettivamente ottenuto risultati migliori. Inoltre le classificazioni applicate agli esseri umani e ai gruppi sociali possono portare a sottovalutare ciò che accomuna rispetto a ciò che fa differire con conseguente stimolo alla conflittualità sociale, razziale, religiosa.

Assagioli ha distinto sette principali tipologie di persone. Ciò che caratterizza maggiormente l’appartenere ad una delle diverse tipologie sono gli aspetti vitali che maggiormente realizzano una persona:

  • Tipo Amore: realizza se stesso attraverso rapporti positivi e affettivi con gli altri. Compito evolutivo è integrare in particolare le caratteristiche della tipologia “volontà”. Principalmente è importante che sviluppi la capacità di riconoscere ed esercitare la propria libertà.
  • Tipo Volontà: realizza se stesso attraverso l’espressione libera della propria volontà. Compito evolutivo è integrare in particolare le caratteristiche della tipologia “amore”. Principalmente è importante che sviluppi la capacità di assumersi responsabilità (integrazione libertà-responsabilità), che diventi responsabile per gli altri.
  • Tipo devozionale-idealistico: realizza se stesso spendendosi per un ideale o un valore, dedicandosi con generosità a un progetto, iniziativa, organizzazione.
  • Tipo attivo-pratico: realizza se stesso traducendo le leggi della vita, le idee, le intuizioni in azioni, dando concretezza e tangibilità a ciò che sa e in cui crede.
  • Tipo creativo artistico: si realizza creando delle sintesi. Ricerca l’armonia essendo particolarmente sensibile e insofferente alle dicotomie (es. vita/morte, bello/brutto; es. dell’artista che si cimenta in una ricerca di sintesi tra l’intuizione che ha in testa e la materia con cui realizzarlo)
  • Tipo scientifico:si realizza comprendendo le leggi che sottostanno ai fenomeni, indagando i principi dell’esistenza.
  • Tipo organizzativo:si realizza mettendosi al servizio di un gruppo, promuovendo la crescita di un gruppo o di una istituzione più che la propria

Ciascun individuo ha in realtà tutte e sette queste tipologie ma spesso una o alcune prevalgono su altre come modo abituale di esprimersi.

Dagli scritti di Assagioli è possibile trarre per ognuna delle sue sette tipologie un elenco di caratteristiche psichiche che le descrivono ed identificano:

    Tipo amore:    attaccamento – avidità – golosità – amore per gli agi, pigrizia – indecisione – procrastinazione – paura dell’abbandono – paura di stare soli – tristezza per relazioni insoddisfacenti – necessità di sentirsi amati – necessità interiore di sentirsi innamorati – interesse per le piccole cose, i dettagli –  piacere di insegnare, educare – desiderio di proteggere, nutrire, rinforzare gli altri – sensibilità – costruttività – spirito di cooperazione –  prudenza – giustizia – lealtà – accettazione – tolleranza, rispetto – umiltà – socievolezza – mitezza –  generosità – compassione – empatia – gentilezza – tatto – amore oblativo .

Tipo volontà: separatività – distruttività – aggressività – impazienza – scarsa considerazione dei sentimenti altrui e propri – egoismo, egocentrismo – isolamento – competitività – irritabilità – amore per la discussione e la critica (combattività mentale) – ostinazione – ambizione – desiderio di dominio  – attivismo – fiducia in sé – decisione – fermezza – coraggio – capacità di assumersi responsabilità –  concentrazione – chiara visione .

Tipo devozionale-idealistico: fanatismo – intolleranza – pregiudizio – unilateralità – rinuncia ai compromessi – criticismo – invadenza – ostinazione – venerazione, devozione – idealismo – combattività –  fervore – capacità  di sacrificio di sé – sopportazione –costanza –  ascetismo – misticismo – sincerità – lealtà – fedeltà – assenza di paura .

    Tipo attivo-pratico: attivismo sfrenato – impazienza – fretta ansimante, agitazione – tendenza ad una visione materialista – attaccamento al denaro – arrivismo  –  abilità manuale – capacità di manipolare – abilità nell’osservazione – capacità di analisi – intraprendenza – efficienza – inventiva .

Tipo creativo-artistico: scarsa praticità – perfezionismo – creatività – intuizione – amore per la natura –   amore del bello e dell’armonia – senso estetico – percezione dei contrasti – umorismo – comprensione umana – sensibilità –  imparzialità – equilibrio .

    Tipo scientifico: indifferenza e freddezza – orgoglio ed arroganza – criticismo – disordine materiale – mancanza di concretezza e praticità – distacco –  perseveranza –  concentrazione – accuratezza – intelligenza – visione ampia – onestà intellettuale – elasticità e apertura mentale – chiarezza mentale – diplomazia – capacità di analisi e sintesi – comprensione .

Tipo organizzativo: formalismo – rigidità – pedanteria – eccessiva identificazione nelle regole piuttosto che nello scopo –  orgoglio – pazienza –  perseveranza  sicurezza di sé – cortesia – abilità pratica – cura dei dettagli – accuratezza – attività costruttiva – cooperazione -capacità organizzativa –  mente chiara – disciplina .

Leggendo le caratteristiche possiamo riconoscerci in alcune di queste e ciò può aiutarci a comprendere a quali tipi noi apparteniamo.

E’ importante notare che ne “I tipi umani” troviamo una trattazione a scopo esplicativo di sette tipologie “pure” e delle relative caratteristiche. Nella realtà questi tipi puri  non esistono o sono molto rari. Solitamente una persona appartiene a più di un tipo e questo può creare varie combinazioni e conflitti.

Sempre nell’Appendice quinta al testo “L’atto di volontà” Assagioli presenta la classificazione binaria in estrovertiti (estroversi) ed introvertiti (introversi) a seconda che la tendenza o direzione dell’interesse vitale sia rivolta al mondo esteriore o ai contenuti interiori.
Sia gli estroversi che gli introversi si dividono poi in attivi e passivi a seconda dell’atteggiamento assunto nei confronti del mondo esteriore o dei contenuti psichici. Se l’interesse vitale è “rivolto verso il basso” ovvero all’inconscio nei suoi aspetti inferiori si parla di subversione; se è rivolto verso l’alto ovvero verso gli aspetti superiori della psiche, il supercosciente ed il Sé si parla di sopraversione.

Assagioli distingue poi, in base alle direzioni nel tempo dell’interesse vitale, fra persone anteroverse, orientate verso il futuro, innovatrici e persone retroverse orientate verso il passato, conservatrici.
Conclude Assagioli: “il fine psicosintetico è quello di acquistare la capacità di dirigere le energie a volontà  – vale a dire, per mezzo della funzione direttiva della volontà – in ogni direzione e maniera, secondo gli scopi, le intenzioni, le necessità e le richieste specifiche. Questa può essere chiamata poliversione.”

Assagioli sostiene che le classificazioni tipologiche per essere adeguate devono essere aperte alle “sovrapposizioni e interpenetrazioni”. Ognuna delle diverse classificazioni ci dà una differente visuale di noi e ci aiuta ad aggiungere elementi nuovi di auto-conoscenza. Di contro, una classificazione che desse una visione univoca di noi escludendo altri percorsi bloccherebbe il nostro processo di auto-conoscenza.

Appare chiaro che la distinzione dei sette tipi umani bene si integra con le classificazioni dicotomiche che Assagioli espone nell’Appendice quinta al testo “L’atto di volontà”. Ad esempio le persone che si riconoscono nel tipo amore sono solitamente estroversi. Spesso in alcuni prevale, consciamente o inconsciamente, una atteggiamento più passivo che si esprime in un desiderio di essere amati dagli altri (mariti, mogli ,figli, amici, colleghi etc.) mentre in altri può prevalere un atteggiamento più attivo di amore per ciò che gli altri sono realmente, di amore che si fa dono.

In Psicosintesi si distinguono quattro livelli di espressione della persona: il livello fisico, l’emotivo e mentale, il relazionale e lo spirituale. Attraverso questi livelli la personalità si esprime nelle sue caratteristiche distintive e le nostre tipologie si manifestano.

Che una persona possa presentare a livelli diversi caratteristiche tipologiche differenti è un corollario del fatto che raramente esistono tipi puri e che in realtà la maggior parte di noi è un tipo misto con alcune note tipologiche prevalenti che possono trovare nei diversi livelli vie preferenziali di espressione.

Per approfondire la conoscenza di noi stessi possiamo quindi osservare ed analizzare come le nostre caratteristiche psichiche tipologiche si esprimono ai diversi livelli.

Scoprire in noi stessi e negli altri le note tipologiche prevalenti sarebbe relativamente semplice se non ci fossero i desideri.
I desideri complicano terribilmente le cose condizionando pesantemente la percezione di ciò che noi siamo e di ciò che gli altri sono. In alcuni casi l’idea di ciò che siamo e di ciò che vogliamo diventare è condizionata dall’idea di noi che hanno altri (altrui desideri). A volte ci piace, spesso inconsciamente, dare agli altri una immagine diversa di noi e, nelle nostre intenzioni, migliore rispetto a ciò che siamo veramente (desiderio di apparire diversi).
A questo proposito è importante osservare che non è opportuno considerare una tipologia superiore all’altra ma ciascuna va considerata come l’inizio di una via personale di evoluzione.

Del desiderio di apparire diversi da ciò che si è parla Assagioli ne “I tipi umani” presentando i concetti di “meccanismo di compensazione” e di “iper-compensazione” : “Lo stesso principio [di compensazione] è attivo nella nostra vita psicologica, nella quale tende a correggere gli eccessi e le deviazioni, risvegliando gli elementi che sono opposti o complementari a quelli dominanti. Per varie ragioni, però, questo potere di auto-regolazione di compensazione non sempre funziona alla perfezione, sia nella nostra vita fisica che in quella psicologica.
Talvolta esso è insufficiente; in altri casi opera all’eccesso, producendo reazioni esagerate, o ciò che potrebbe essere chiamato iper-compensazione. Infatti abbiamo spesso la tendenza a sopravvalutare proprio le qualità che ci mancano.”

Spesso quindi nella vita possiamo esprimere caratteristiche tipologiche che non sono autentiche ma condizionate dai desideri; ci è quindi richiesto un particolare sforzo per una profonda comprensione. Quanto detto per la conoscenza di noi stessi vale anche per la conoscenza degli altri. Non di rado nell’attribuire ad altri una tipologia di appartenenza siamo condizionati e tratti in inganno dalla parzialità della nostra conoscenza  e dal nostro desiderio di come vorremmo che gli atri fossero.

 

Riconoscere le proprie e altrui tipologie di appartenenza

Scrive Angela Maria La Sala nel suo trattato “I sette temperamenti umani”: “La maggior parte dell’infelicità umana deriva dal fatto che l’uomo non conosce se stesso, non sa distinguere, in mezzo alle molteplici fluttuazioni della sua psiche, la sua vera e intima essenza, la sua nota permanente”.

Comprendere ciò che siamo, la nostra intima natura, le nostre caratteristiche psichiche è spesso opera assai lunga e ardua. Un pungolo molto efficace nello spingerci verso la ricerca di questa comprensione è rappresentato dall’infelicità. Essere infelici, insoddisfatti della nostra vita, ci induce ad essere diversi, a trasformarci.

Per poter diventare diversi, cambiare, migliorare e crescere è innanzitutto necessario conoscere ciò che siamo. Ogni viaggio ha un punto di partenza; e la scoperta di ciò che siamo è al tempo stesso punto di partenza e possibile meta del viaggio. Si parte dalla scoperta di ciò che siamo in questo momento per arrivare a scoprire ciò che siamo veramente e per riuscire ad esprimerlo.

Nel viaggio alla scoperta di noi stessi, così come in ogni altro viaggio, sono di grande aiuto le mappe di riferimento. Le mappe sono disegnate da altri viaggiatori che prima di noi hanno intrapreso la stessa avventura e che descrivono quanto hanno imparato mettendolo a nostra disposizione per renderci il viaggio più agevole.

Le tipologie umane possono essere viste come una  mappa della nostra psiche  e rappresentano pertanto uno strumento utile per imparare a conoscerci.

Riconoscere negli altri le tipologie di appartenenza è per Assagioli “un esercizio interessante e utile per affinare la nostra percezione psicologica”. Inoltre comprendere le caratteristiche psichiche e le tipologie di appartenenza delle persone con cui abbiamo un rapporto ci aiuta a stabilire con loro una relazione più consapevole, più efficace e matura.

Nell’Introduzione a “I tipi umani” Assagioli  illustra le difficoltà che possiamo  incontrare nel collocare alcuni individui all’interno delle tipologie. Questo può essere dovuto ad uno scarso sviluppo e ad apatia per cui le caratteristiche tipologiche non hanno avuto modo di manifestarsi oppure può essere dovuto alla situazione opposta: un individuo evoluto, poliedrico e versatile che ha sviluppato numerose qualità delle diverse tipologie.

Vi sono poi situazioni della vita nelle quali particolari esperienze possono nascondere il tipo fondamentale. E’ il caso di una persona mentale-scientifica che si innamora; o di una persona organizzativa che per un forte dolore o lutto subisce uno svuotamento energetico. A rendere più complicata la identificazione dei tipi prevalenti in un individuo si aggiungono poi i su accennati meccanismi di compensazione e iper-compensazione.

Lavorare in gruppo sul riconoscimento delle proprie e altrui tipologie è un esercizio molto utile. Gli altri con le loro osservazioni e giudizi, con le loro risonanze, con le loro testimonianze possono aiutarci a riconoscere e comprendere aspetti di noi che da soli non riusciamo a cogliere. Un punto di vista esterno è una risorsa preziosa.

Altro aspetto interessante è l’osservazione di quali aspetti tipologici mettiamo in gioco nelle relazioni con gli altri e come quindi veniamo percepiti dagli altri in base a questi aspetti.
Vi sono ad esempio delle persone timide che vengono scambiate per fredde, distaccate ed altere; questo può essere dovuto al fatto che pur presentando molte caratteristiche del tipo amore quando sono in relazione con gli altri tendono a mettere in gioco difese di tipo intellettuale che li possono far erroneamente interpretare come tipi scientifici freddi e distanti dal mondo emotivo.

 

Utilizzare le tipologie come strumento di crescita

Dopo aver utilizzato la classificazione in tipologie come occasione di conoscenza e comprensione di noi stessi, di ciò che siamo e di ciò che desidereremmo essere, possiamo impiegare questo stesso strumento per la nostra trasformazione ed evoluzione.

Assagioli ne “I tipi umani” suggerisce tre modalità di lavoro complementari con le tipologie:

1) Espressione : accettare interiormente il tipo cui apparteniamo, le sue caratteristiche e potenzialità, esprimendolo e sviluppandolo “nel modo più puro e più evoluto possibile”.

2) Controllo :   scrive Assagioli: “Tutti noi abbiamo la tendenza a seguire la linea di minor resistenza, a continuare cioè ad esprimere e sviluppare le facoltà che sono già attive in noi. […] E’ quindi necessario che le facoltà prevalenti siano saggiamente controllate e tenute entro certi limiti.”

3) Armonizzazione : “consiste nel coltivare le facoltà finora non sviluppate in noi e che non fanno parte del nostro bagaglio psicologico attuale.”

Assagioli indica chiaramente anche la meta del processo di trasformazione e di crescita della personalità: “lo scopo ultimo della nostra evoluzione, è quello di produrre  individui     completi , con tutte le loro facoltà sviluppate a tutti i livelli. ”  ( “I tipi umani” pag. 10)

            Come nella ghianda c’è già la quercia, così in ciascuno di noi ci sono delle vibrazioni tipologiche principali costitutive, spesso presenti fin dalla nascita. Compito che ci attende è riconoscere queste note tipologiche e utilizzarle per la crescita ed il benessere.

I nove Enneatipi in sintesi

Tipo Carattere Ruolo Ego Idea fondamentale Paura fondamentale Desiderio fondamentale Tentazione Vizio/Passione Virtù (cardinali) Stress Sicurezza
1 Istintivo Riformatore, Perfezionista Risentimento Perfezione Corruzione, parzialità, essere malvagio Bontà, integrità, equilibrio Ipocrisia, ipercriticismo Ira Serenità (Fortezza) 4 7
2 Emotivo Altruista,Aiutante Adulazione Libertà, volontà Non essere amato Essere amato Negare i propri bisogni, manipolazione Superbia Umiltà (Prudenza) 8 4
3 Emotivo Vincente, Esecutore Vanità Speranza, legge Mancanza di valore Essere valutato bene Essere reputato il migliore Inganno Autenticità (Prudenza) 9 6
4 Emotivo Individualista, Artista Malinconia Idea di sè Non avere identità/essere insignificante Essere se stessi Abusare di immaginazione in cerca di sè Invidia Equanimità (Giustizia) 2 1
5 Razionale Investigatore, pensatore Conservazione Onniscienza, Trasparenza Incompetenza, incapacità Maestria, comprensione Sostituire le esperienze reali con concetti Avarizia Non attaccamento (Temperanza) 7 8
6 Razionale Leale, Difensore Preoccupazione Fiducia Non avere supporto o guida Avere supporto o guida Indecisione, dubbi, cercare rassicurazione Paura / Codardia Coraggio (Fortezza) 3 9
7 Razionale Entusiasta, Avventuriero Pianificazione, Anticipazione Saggezza Provare dolore e deprivazione Essere felici e soddisfatti Credere che la felicità vada cercata altrove Gola Sobrietà (Temperanza) 1 5
8 Istintivo Competitivo, Leader Rivalsa Verità Essere debole, controllato, manipolato Protezione di sè Crede di essere forte e autosufficiente Lussuria Innocenza (Temperanza) 5 2
9 Istintivo Pacificatore, Mediatore Indolenza Amore Conflitto Integrità, pace mentale Evitare conflitti Accidia Azione (Fortezza) 6

Numero1757

OGNI  LETTORE  SI  TROVI  IL  PROPRIO  PROFILO

Gli 8 tipi umani fondamentali

La suddivisione dell’umanità in 8 tipi fondamentali, descritti in questo sito a partire dall’articolo del 25/06/2009, non è una teoria astratta dovuta a qualche psicologo, ma è il risultato di una ricerca empirica (proprio secondo il metodo galileiano).

Questa ricerca è stata iniziata dall’olandese Heymans e completata dal francese Le Senne come segue:

  • Hanno dapprima analizzato un gran numero di biografie e la vita di persone che conoscevano, individuando così tre fattori di base per classificare i caratteri: l’Emotività, l’Attività e la Primarietà/Secondarietà (che danno origine ad 8 combinazioni).
  • Hanno preparato un questionario: le prime 26 domande sono relative ai fattori di base citati sopra, le altre 64 sono relative a tutt’altro: gli interessi politici, religiosi, culturali ecc..
  • Hanno verificato, dalle risposte alle prime domande, che i tre fattori fossero stati scelti bene: ad esempio, sarebbe potuto risultare che non esistono emotivi attivi.
  • Hanno verificato che le caratteristiche risultanti dalle rimanenti domande si distribuissero in maniera coerente sugli 8 tipi.
  • Hanno verificato che i caratteri complessivi venuti fuori dalle risposte corrispondessero effettivamente all’umanità reale.

La mia opinione è che si tratta di una classificazione valida. Chiaramente la realtà è complessa:

  • occorre tenere in conto il peso relativo dei tre fattori: ad esempio, un Collerico che possiede un’ Attività più forte della sua Emotività/Primarietà è diverso da un Collerico che presenta la situazione opposta. Le Senne ha descritto anche queste sfumature.
  • alcune persone si trovano al confine tra due caratteri: è un caso particolare di quanto detto sopra
  • il carattere può essere migliorato/peggiorato (ma non cambiato) dalle esperienze della vita concreta

Ecco una tabella di sintesi (che si aggiunge alle descrizioni già pubblicate) per permettere al lettore di giudicare:

Tipo

Valore

Difetto

Caratteristiche Aspetti positivi Aspetti negativi
Nervoso

Emotivo

non Attivo

Primario

I Diversivi Esagerazione Ricco di sentimenti, vive nell’attimo presente.

Molto sensibile, è influenzabile e suggestionabile.

Ama attirare l’attenzione altrui.

Amabile, dolce e servizievole.

Sa essere diplomatico.

Gusto artistico.

Vanitoso e superficiale.

Indisciplinato e disordinato.

Di umore variabile, si agita per piccolezze.

Sentimentale

Emotivo

non Attivo

Secondario

 

l’Intimità Gelosia Profondità e stabilità dei sentimenti.

Solitario e pessimista, tende a disprezzarsi.

E’ ricco di fantasia, ma anche di dubbi e paure.

Fedele, umile e semplice.

Riflessivo e caritatevole.

Triste, indeciso, poco coraggioso.

Pieno di preoccupazioni e di scrupoli.

Orgoglioso.

Collerico

Emotivo

Attivo

Primario

l’Azione Collera Azione, lotta, energia, spirito di iniziativa.

Istinto di dominazione e di potenza.

Ricco di sentimenti e di passioni.

Ama la vita e dice quel che pensa.

Alti ideali, capacità di portare a termine imprese difficili.

Seduttore, simpatico, cordiale e amabile.

Volontà di ferro.

Buon oratore.

Reazioni violente, dure e improvvise.

Temerario, manca di prudenza.

Orgoglioso e vanitoso, non riconosce i suoi difetti mentre critica gli altri.

Passionale

Emotivo

Attivo

Secondario

gli Ideali Orgoglio Costante e riflessivo.

Attento alle esperienze del passato.

Non dimentica e non perdona facilmente.

Organizzato, ordinato e testardo.

Semplice, onesto e fedele.

Gran lavoratore, serio e prudente.

Uomo di fiducia, riconoscente.

Ama i grandi ideali e vuole primeggiare.

Impaziente e vendicativo.

Grande amor proprio.

Individualista, vuole essere sempre il migliore.

Sanguigno

non Emotivo

Attivo

Primario

Il Successo Egoismo Tollerante, liberale, espansivo, gaio.

Incostante, vive nel presente.

Si lascia guidare dalle apparenze.

Amabile, socievole e servizievole.

Attivo e deciso.

Perdona facilmente.

Egoista e vanitoso.

Può arrivare a servirsi degli altri.

Non ascolta la voce della coscienza.

Flemmatico

non Emotivo

Attivo

Secondario

la Legge Inflessibilità Attivo, riflessivo, metodico e tenace.

Realista e pacifico.

Non esprime i suoi sentimenti.

Poco socievole.

Molto equilibrato.

Sobrio, paziente e moderato

Ideali forti e seri.

Semplice e sincero.

Autosufficiente e poco sensibile.

Molto abitudinario.

Non ama lavorare in gruppo.

Lento nel decidere.

Amorfo

non Emotivo

non Attivo

Primario

Il Piacere Sensualità Pigro e poco metodico.

Amabile e ottimista.

Si lascia trascinare dall’ambiente.

Fa solo ciò che è obbligatorio.

Molto socievole, ma si lascia guidare dagli altri.

Coraggioso di fronte ai pericoli.

Egoista e privo di ideali, vive nel presente.

Ricerca il piacere e l’ozio.

Apatico

non Emotivo

non Attivo

Secondario

la Tranquillità Mancanza di Attività Solitario, non ha amici.

Vive nelle abitudini e nella pigrizia.

Tranquillo e disciplinato.

Tenace nelle sue convinzioni.

 

Passivo, egoista, melanconico e pessimista.

Formalista, rigido e lento nell’azione.

Numero1756

«Ebrei più intelligenti, lo dice il Dna» Lo studio che divide l’America
Rivolta della comunità scientifica: «Tesi pericolosa e razzista»
NEW YORK— «Oppenheimer, Einstein, Freud, Marx, Kafka, Bellow, Levi-Strauss, Allen, Dylan: la storia degli ultimi duecento anni è costellata da una miriade di scienziati, pensatori e intellettuali ebrei», recita il controverso studio intitolato The Natural History of Ashkenazi Intelligence. «Nonostante gli ebrei costituiscano un mero 0,25% della popolazione mondiale e solo il 3% di quella Usa—prosegue— essi rappresentano il 27% di tutti i premi Nobel e il 50% dei campioni mondiali di scacchi».
Il motivo? «Gli ebrei hanno un quoziente di intelligenza più elevato, a causa delle continue persecuzioni che li hanno costretti ad affinare l’intelletto per sopravvivere», replicano gli autori del saggio, Henry Harpending e Gregory Cochran. I due studiosi dell’ Università dello Utah che l’estate scorsa hanno sollevato un vespaio, spedendo a varie riviste scientifiche Usa la loro ricerca dove sostengono che la presunta superiorità intellettuale degli ebrei ha una base genetica.
Ma quella che all’inizio sembrava solo l’ennesima querelle medico-scientifica destinata al dimenticatoio, ha finito per scatenare un furioso dibattito negli Stati Uniti dopo la decisione della prestigiosa casa editrice Cambridge University Press di pubblicare lo studio sia online, sia nel suo bimestrale Journal of Biosocial Science entro l’anno prossimo. L’annuncio ha conferito autorevolezza istantanea ad uno studio screditato da dozzine di storici, evoluzionisti ed esperti di Dna, ma al quale la stampa ufficiale—dal New York Times all’Economist — ha accordato uno spazio inaspettatamente ampio. Forse imbaldanziti dai riflettori, Harpending e Cochran hanno deciso di tornare all’attacco, premendo l’acceleratore sugli aspetti più controversi del loro studio.
«Nel Dna degli ebrei ashkenaziti c’è la prova della loro intelligenza superiore—dichiarano i due studiosi al New York Magazine, che dedica loro la copertina del suo ultimo numero —. Le malattie genetiche tipiche degli ebrei ashkenaziti, quali il Tay-Sachs e il Niemann-Pick, sono collegate e anzi responsabili dell’intelletto superiore di tali soggetti». Per suffragare la loro tesi, i due citano uno studio di Steven Walkley, neuroscienziato all’Albert Einstein College of Medicine, che mostra un aumento notevole di dendriti — i trasmettitori dei neuroni — nel tessuto cerebrale di individui a f f e t t i da Tay-Sachs e Niemann- Pick. «Nel percorso genetico- evolutivo, l’intelligenza degli ebrei si è sviluppata in tandem con certe malattie genetiche — teorizzano — come risultato della discriminazione subita nei ghetti dell’Europa medievale ».
Senza quella auto-difesa cromosomica, ipotizzano i due ricercatori, gli ebrei ashkenaziti non sarebbero mai riusciti a sopravvivere. «Soprattutto se si considera che gli unici mestieri che erano autorizzati a svolgere nell’Europa medievale, dove l’usura era vietata ai cristiani — mercante, esattore delle tasse, banchiere —, richiedevano doti matematiche e un quoziente d’intelligenza superiore alla media». Ma la tesi è confutata dall’establishment scientifico americano come «pericolosa» e «razzista». «E’ scienza da strapazzo—punta il dito Harry Ostrer, capo del programma di genetica umana della New York University — non in quanto provocatoria, ma piuttosto perché si tratta di pessima genetica e ancor peggiore epidemiologia».
Molti temono l’uso strumentale dello studio da parte degli ideologi dell’estrema destra, che cercano una giustificazione scientifica alle loro tesi razziste sin dai tempi lontani di Louis Agassiz. Quando il noto biologo elaborò le famigerate «tipologie razziali» alla base della schiavitù, nel 1850. «Il risvolto della medaglia è chiaro—punta il dito lo storico Sander Gilman —: l’intelligenza degli ebrei è alla base della paranoia anti-semita sin dal sedicesimo secolo, quando Lutero affermava che i dottori ebrei erano così intelligenti, da aver ideato un veleno che poteva uccidere un cristiano in meno di un giorno».
E se i bambini ebrei spesso finiscono per essere i primi della classe, concordano storici, antropologi e genetisti, il motivo è un altro. «Se dovessi scegliere tra geni ebrei e madri ebree, sceglierei queste ultime — afferma David Goldstein, direttore del Center for Population Genomics and Pharmacogenetics alla Duke University —. Sono loro che hanno dato vita alle tante barzellette sull’intelligenza degli ebrei». Come quella, famosissima, usata anche da Woody Allen in un film: «Sai quando un feto ebreo diventa umano? Quando si laurea in medicina ».

Numero1755

Se mungi le mucche 

sei uno zoofilo

molestatore sessuale.

È questa la nuova lotta

delle attiviste femministe.