Se pensi che
l’avventura
sia pericolosa,
prova la “routine” :
è letale!
Paulo Coelho.

Cosa ci insegna la vita… testamento spirituale di un libero pensatore
Se pensi che
l’avventura
sia pericolosa,
prova la “routine” :
è letale!
Paulo Coelho.
Si guarisce da una malattia,
ma non si guarisce mai
da una cattiva abitudine
o da un pregiudizio.
La gente si aggrappa
alle abitudini ed
al pregiudizio,
come ad uno scoglio;
quando, invece, dovrebbe
staccarsi e buttarsi
in mare. E vivere.
Charles Bukovski.
L’ignorante parla a vanvera,
l’intelligente parla poco,
‘o fesso parla sempre.
Totò.
….che poi, mi piacerebbe
conoscere questa Vanvera
a cui tutti parlano….
Ma cos’è la

risalto (durante la trattazione degli “Odori dell’Umanità”), ai vari oggetti, sistemi e tentativi inventati dall’uomo per mitigare e camuffare gli effetti dei Meteorismi, alias Flatus Ventris, alias Ventosità Anali, alias Scorregge.
o di legno dotato di due fori comunicanti. Tale uovo durante i lunghi banchetti dei Faraoni, degli Imperatori Romani, insomma dei Potenti del mondo, veniva infilato nel pertugio anale al fine di attenuare l’effetto dei miasmi delle flatulenze. Al suo interno vi si infilavano delle erbe odorose, inoltre il gas, nel suo attraversamento, provocava una curiosa nota musicale tipo trombetta o fischietto.
nella sua portantina, appoggiava l’ imboccature all’ ano in modo che con l’emissione di flati il piffero suonasse in faccia alla gente che lo osannava dicendo ”Lunga vita al Principe“ o “Salute al Principe”.
era fatta a Coppa (1) e quindi doveva essere per lo più costruita su misura. Questa comunicava attraverso un Collo (2) ad una Vescica (3) atta a contenere i gas intestinali, per terminare con un pertugio munito di chiusura con spaghetto, per consentirne lo sfiato (4). L’ utente nelle occasioni di sofferenza per Meteorismi, ma nella necessità di uscire di casa per doveri di Società, la indossava sotto il mantello, se uomo, e sotto la gonna, se donna. Poteva così tranquillamente recarsi al Caffè Florian o al Teatro La Fenice senza preoccupazione alcuna. Ogni rumore veniva attenuato ed ogni odore veniva evitato nel modo più assoluto. Una volta distante dai luoghi frequentati poteva aprire lo spago!
stato saldato un lungo tubo, sempre in pelle, che doveva arrivare fino ad una finestra aperta durante l’Estate.
IL MERDASSER
Il Merdasser è un personaggio veramente esistito, che ha esercitato la sua professione in ogni grande città europea, fino agli inizi del ‘900..
Deve essere considerato un benemerito per l‘ umanità, perché è stato il Paladino, il Martire, l’Eroe delle “cagate urgenti”.
Ci sono stampe e testimonianze che provano come da Edimburgo a Costantinopoli, in ogni grande città, in occasione di assembramenti di popolo, per festeggiamenti, ricorrenze o altro, si aggirasse per strade e piazze un individuo che ora potrebbe essere definito una “toilette ambulante”. Proprio da una di queste stampe se ne ricava l’aspetto. Con grande cappello, dotato di sera di un lumino rosso, ed un ampio mantello si portava appresso due secchi di legno. Faceva accomodare il bisognoso sopra uno di quei recipienti, coprendolo completamente col suo mantello.
Maurizio Bastianetto ha voluto far rivivere questo personaggio in chiave carnevalesca negli anni ottanta, prima nel Teatro Da Strada, e poi dal 2000, nei Teatri veri, inserendolo nel Monologo che racconta la Storia della Medicina col titolo di “Naturalia non sunt turpia”: ovvero la Storia della Medicina narrata da un Merdasser. Per far questo ha scavato nella memoria di alcuni vecchi veneziani. Ha ricostruito così come si svolgevano i fatti, e ne ha ricavato una serie di gustose gags. L’oggetto principe, scatenante la curiosità ed ilarità del pubblico, dopo il mantello ed i secchi, è la pezzuola, in veneziano “pessetta”, che il Merdasser offriva al bisognoso, al fine di terminare la sua operazione cacatoria con una adeguata pulizia. Il Merdasser offre al bisognoso la pessetta al momento dell’approccio, chiedendo contemporaneamente il pagamento anticipato per la prestazione, dicendogli testualmente: ”çinque schèi par la pessetta, tre schei senza pessetta..,ma.. diese schei se ti la vol neta”, il chè vuol dire che l’utente per avere un pezzuola non già usata doveva pagare il doppio (dieci anziché cinque soldi). Il Merdasser nello spettacolo spiega come prima dell’ invenzione e della diffusione della carta igienica la pessetta si trovasse appesa in ogni cesso decente, e venisse denominata “Leopardo”. La descrizione del corretto uso della pessetta, e gli anatemi sulla diffusione della carta igienica, (una delle cause della deforestazione del mondo e del buco dell’ozono) sono uno dei temi che più impressionano il pubblico che assiste al monologo.
ACCIDENTI AGLI ACCENTI
Istanbul : grande città della Turchia, ha un nome il cui suono viene da una locuzione Greca e che significa “Città delle città”. Così i Greci chiamavano Costantinopoli, divenuta poi Bisanzio e, ora, Istanbul. Come si pronuncia?
Contrariamente a quello che pensano e dicono quasi tutti gli Italiani, che pronunciano Ìstanbul, con l’accento sulla I, si deve dire, invece, Istànbul, con l’accento sulla a. Rarissimo da sentire!
Un’altra curiosità, che io non ho mai capito e che pochi hanno notato è la parola Italiana Milan.
Milano, città Italiana, capitale morale e industriale del nostro paese, si pronuncia, chiaramente, con l’accento sulla a : Milàno. Gli stranieri, a parte i Tedeschi che la chiamano Mailand, si adeguano: gli Inglesi, i Francesi e gli Spagnoli la chiamano Milàn, ad esempio. Perfino i suoi abitanti, i Milanesi, la pronunciano con l’accento sulla a : Milàn l’è un gran Milàn.
Mi sapete spiegare perché la squadra di calcio di questa città si chiama Mìlan, con l’accento sulla i ?
Restando in ambito geografico, osserviamo come le vicende della storia possano determinare una curiosa danza di accenti in Florìda e Canadà, diventati, rispettivamente, Flòrida e Cànada.
Flòrida non è, come qualcuno potrebbe pensare, il femminile dell’aggettivo flòrido, ma è il nome spagnolo dato alla penisola americana dal suo scopritore, Juan Ponce de Leòn, che vi approdò il giorno della domenica delle Palme del 1513, giorno che gli Spagnoli chiamano “Pascua Florìda”, cioè Pasqua fiorita, così detto per la benedizione dei rami fioriti, invece dei tradizionali rami d’ulivo o di palma. Rimasto Spagnolo per tre secoli, quel territorio, dopo varie vicende, fu annesso agli Stati Uniti nel 1819, e i nuovi abitanti si guardarono bene dal cambiargli il nome: solo lo pronunciarono secondo le loro leggi fonetiche. Dunque, da Florìda a Flòrida.
Quanto a Canadà, la pronuncia tronca ripete quella Francese, perché tutto Francese era, in origine, quel territorio e, anche oggi, gli abitanti di lingua Francese sono numerosissimi. Anche qui, cambiata la dominazione e subentrati gli Inglesi, essi si limitarono a ritrarre l’accento: Cànada.
Il nome deriva ca “canada” o “canata”, nome dato alle loro “capanne” dalle popolazioni indigene. Come pronunciassero questo nome quei lontanissimi nativi non è dato saperlo. Atteniamoci alla pronuncia Inglese.
Chi non ha seguito in Tv la serie degli sceneggiati del commissario Montalbano? In diversi episodi, vengono nominati i Cuffaro e i Sinagra, nomi di due famiglie mafiose rivali della fantomatica cittadina di Vigata. Ebbene, in uno di questi episodi, in particolare, viene portata in ballo, coinvolta nella vicenda, la famiglia Cuffaro. E qui viene il bello! Come si pronuncia questo cognome? In diverse scene del filmato, compaiono il commissario Salvo Montalbano (Luca Zingaretti) e Fazio (Peppino Mazzotta), suo fedele collaboratore, che parlano tra loro nominando più e più volte il cognome incriminato.
Volete crederci? Montalbano pronunciava Cùffaro, con l’accento sulla u, mentre invece Fazio ribatteva, pronunciando la stessa parola Cuffàro, con l’accento sula a. Nello stesso dialogo e nella stessa inquadratura di sceneggiatura. Ma parlavano della stessa persona (Antonino Cuffaro) o famiglia, oppure no? Certo che si capivano lo stesso! E questo in diversi ripetuti colloqui della puntata. Ma, non si potevano mettere d’accordo prima?
Per precisare, esiste nel dialetto Siciliano una parola ben nota, la “cuffa” che significa “cesta” e colui che fa, costruisce, confeziona la cuffa è “o cuffàro”, cioè il cestaro, o cestaio (toscanismo), con la desinenza “aro” o “aio”, come dicono i Toscani, che vuol dire “colui che fa, produce, lavora quell’oggetto o in quel sito di fabbricazione. Ad esempio: il “fornaro”, o “fornaio”, il “macellaro”, o “macellaio”, il “vasaro””, o “vasaio”, il “calzolaro”, o “calzolaio”, il “bottaro”, o “bottaio”. E via dicendo.
La pronuncia corretta sarebbe, anzi è: Cuffàro, con l’accento sulla a.
E rimandiamo a Settembre il commissario Dottor Salvo Montalbano!
Mi rivolgo, infine, ai miei corregionali, i Friulani, affinché prestino attenzione a come i nostri connazionali, tutti gli Italiani, pronunciano il nome della nostra regione “Friuli Venezia Giulia”. La parola “Friuli” viene, spesso, pronunciata con l’accento sulla i : “Frìuli”, anziché com’è corretto, “Friùli”, con l’accento sulla u.
Senza andare tanto lontano, in Veneto, particolarmente nel Trevigiano, l’accentazione sbagliata è comunissima.
Noi , però, non ci sogneremmo mai di dire: Venèto o Lombàrdia.
Il vero viaggio di scoperta
non è vedere nuovi mondi,
ma cambiare occhi.
Marcel Proust.
……impigriti dagli
effetti soporiferi
del benessere…..
Confusione è la parola inventata,
per indicare un ordine,
che non si capisce.
Henry Miller.
Sono sempre le abitudini oziose
quelle che si rimpiangono.
William Faulkner.
Modus vivendi. Modo (misura) di vivere. Sta ad indicare la sobrietà del vivere.
I piccoli risparmi formano le grandi ricchezze:
questo è valido sia per i denari ,che per le abitudini.
G:B.Shaw.
Prendete buone abitudini.
Il tempo le renderà piacevoli.
Pitagora.
Noi siamo
ciò che facciamo,
ripetutamente.
L’eccellenza, quindi,
non è un’azione,
ma un’abitudine.
Aristotele.
Proba merx facile emptorem reperit.
Plauto.
La buona merce trova facilmente un compratore.