Numero1464 (dal Numero1465 al Numero1455: la serie completa)

I   RAGAZZI  DI  VIA  PANISPERNA

Il gruppo nacque grazie all’interessamento di Orso Mario Corbino, fisico, già ministro, senatore e direttore dell’Istituto di Fisica dell’Università di Roma, in Via Panisperna, il quale riconobbe le qualità di Enrico Fermi e si adoperò perché fosse istituita per lui, nel 1926, la prima cattedra italiana di Fisica Teorica. Per il settore sperimentale, Fermi potè contare su un gruppo di giovani  fisici, a partire dal 1929: Edoardo Amaldi, Franco Rasetti, Emilio Segrè, ai quali, nel 1934 si aggiunsero Bruno Pontecorvo, il chimico Oscar D’Agostino e, nel campo teorico., spiccava la figura di quello che ,oggi, viene considerato il più grande scienziato dell’era moderna, nel campo della Fisica teorica: Ettore Majorana.

Una curiosità: quasi tutti avevano dei nomignoli, mediati in gran parte dalla gerarchia ecclesiastica.
Enrico Fermi era “Il Papa”.
Franco Rasetti, che spesso sostituiva Fermi, era “Il Cardinale Vicario”.
Orso Mario Corbino, il fondatore dell’Istituto, era “il Padreterno”.
Emilio Segrè, per il suo carattere mordace, era “Il Basilisco”.
Edoardo Amaldi, dalle delicate fattezze femminee, era chiamato “Gote rosse” o “Adone”.
A Ettore Majorana, per il carattere critico e scontroso, ma, allo stesso tempo, autocritico e modesto, fu affibbiato il nomignolo di “Il grande Inquisitore”.

Numero1463 (dal Numero1465 al Numero1455: la serie completa)

Cosa è capace di fare la “Macchina” di Majorana- Pelizza:

Molto schematicamente, la macchina progettata teoricamente da Ettore Majorana e realizzata, praticamente da solo, da Rolando Pelizza è in grado di concretizzare 4 fasi:

FASE 1

Annichilazione selettiva della materia, mediante emissione di un fascio di positroni. Si lavora sull’antimateria. Energia richiesta per attivare la macchina: una batteria da automobile utilitaria (circa 40 watt). Scorie prodotte: zero. Emissioni radioattive (raggi gamma, ad esempio): zero.

FASE 2

Riscaldamento della materia ad una temperatura controllabile, attraverso la taratura dello “spin” delle particelle, per gli utilizzi tecnologici più svariati (pensiamo, ad esempio, alle centrali termoelettriche).

FASE 3

Trasmutazione della materia, di qualunque tipo (tutti i 96 elementi chimici della tabella di Mendeleev). Nei filmati, prodotti come prove, si realizza la trasformazione di cubi di polistirolo espanso, la comune gommapiuma, (peso specifico circa 15 g/dm cubo), di 15 cm di lato e, quindi di peso di circa 50 grammi, in cubi di oro delle stesse dimensioni, del peso di 65 Kg ciascuno (il peso specifico dell’oro è 19,25 Kg/dm cubo).

FASE 4

Traslazione di qualunque corpo fisico materiale in una, o più, altre dimensioni. Noi ne conosciamo 4: 3 sono quelle “spaziali”, 1 è quella “temporale”. Ebbene, è possibile spostare, ad esempio anche cronologicamente, un corpo, anche umano, avanti e indietro nel tempo.
La “Nuova Fisica” di Majorana contempla l’esistenza di ben 11 dimensioni. 

Vi chiederete: questa è scienza , fantascienza o fantascemenza?

Datevi una risposta da soli, dopo, però, esservi documentati meglio, sulle vicende di questo stupefacente “giallo” storico/scientifico che è ancora in atto.

Numero1462 (dal Numero1465 al Numero1455. la serie completa)

 

LA MACCHINA

La “Macchina”: le origini nella sintesi dell’unica realtà storica.

Nell’anno 1972, dopo tanto lavoro personale e notevolissimo impegno finanziario (ben 228 prototipi di macchine andarono distrutte nelle numerose prove), Rolando Pelizza ebbe finalmente la conferma del funzionamento della sua “macchina”, che aveva realizzato applicando concretamente quei principi di fisica elaborati da Ettore Majorana, il quale ne aveva costantemente supervisionato gli sviluppi.

Il primo esperimento pratico al di fuori del suo laboratorio venne eseguito da Rolando in gran segreto ed in piena solitudine, in montagna, dove nel raggio di molti chilometri non era presente alcun essere umano, ed il fascio che uscì dalla macchina, nel punto dove era stato diretto, provocò una fiammata di notevole intensità ed un grande foro nella roccia: dopo qualche secondo, tutto era gradatamente tornato alla normalità, ma l’impressione e lo sgomento furono fortissimi, tanto che Egli si rese conto che la macchina necessitava ancora di laboriosi interventi di regolazione e messa a punto.

Successivamente, in occasione di una singolare ed assurda vicenda anche giudiziaria nella quale era stato incolpevolmente coinvolto, dalla quale uscì comunque indenne, Rolando ebbe la percezione che qualcuno avesse scoperto il risultato del suo primo esperimento segreto, e quindi di essere stato controllato e poi “incastrato”.

Nel 1976, il funzionamento della macchina per la prima fase era ormai a punto, Rolando decide di riunire le persone che riteneva a Lui più vicine: Pietro Panetta, Antonio Taini, Mario Calvi e Massimo Pugliese, con l’intento di renderli partecipi alla sua scoperta e segnalare le sue sensazioni in merito a quanto a lui accaduto.

Comunica loro l’esistenza della sua macchina e cosa in quel momento era in grado di fare, precisando tuttavia che non era disposto ad alcun accordo per il suo sfruttamento, fino al momento in cui fosse riuscito ad evolvere i poteri della macchina da distruttivi alla sola generazione di energia. In altre parole, essa non doveva essere utilizzata come arma. Imponeva quindi ai partecipanti di impegnarsi a questo fine, ed a non prendere nessuna iniziativa, senza aver preventivamente concordato una strategia operativa.

La riunione fu sciolta con stupore innanzitutto, unito ad una entusiastica soddisfazione, ma comunque con l’impegno di tutti alla massima riservatezza.

Tutti rispettarono l’impegno assunto, ad eccezione di Massimo Pugliese, il quale, si venne a sapere poi solo molto tempo dopo, era segretamente assegnato ai Servizi Segreti Italiani, all’epoca comandati dal gen. Santovito ed asserviti a quelli americani. Tale divieto per lui equivalse a dire: “parti come un missile e vai all’Ambasciata Americana”. La conferma dell’operato di Pugliese viene dimostrata dai documenti segreti che provano il coinvolgimento degli USA in questa vicenda, ormai diffusi dal  sito WikiLeaks di Julian Assange, laddove si rinvengono tre documenti con oggetto “Possibile generatore ad alta energia” (Vedi allegati).

Subito dopo Rolando Pelizza, ignaro della duplice veste di spia dell’amico Pugliese, si faceva convincere a fornire la prova delle capacità della macchina, tanto che venivano concordati ed eseguiti i seguenti esperimenti:

  1. Il 16 giugno 1976 viene tele tramesso sul canale CH, dal monte Baremone, un esperimento su di una lastra di ferro di oltre un centimetro di spessore, di circa 90 Kg, il cui effetto è stato quello di produrre un foro delle dimensioni di più di 10 cm. La trasmissione fu vista a distanza a Brescia da due postazioni: in una erano presenti Antonio Taini, Mario Calvi e l’allora Sindaco di Brescia Guido Boni; nell’altra Piero Panetta, Massimo Pugliese e il collega d’arma Guido Giuliani. Non sono state eseguite registrazioni audio e neppure video.
  2. Il 18 agosto 1976 viene eseguito un secondo esperimento – vedi allegato (Film_01_01h264.mp4), che finisce nelle mani di John Louis Manniello, consulente per gli affari scientifici e tecnologici dell’ambasciata Usa a Roma. I dettagli sono documentati sul sito WikiLeaks (Vedi i documenti).
  3. Il 26 novembre 1976 si eseguono le prove indicate dal Prof. Ezio Clementel, allora Presidente del CNEN vedi allegato (Film_02_01h264.mp4). Quanto al loro esito vedi (Esito-Clementel).

Infatti, tra agosto e novembre, Pugliese cerca in tutti i modi di rientrare in scena dopo gli insuccessi con gli americani. Si fa accreditare dall’On. Flaminio Piccoli che lo indirizza al Presidente del CNEN (Comitato Nazionale per l’Energia) Ezio Clementel. A dare manforte viene interessato anche l’Onorevole Loris Fortuna. Inizia così l’interessamento del Governo Italiano, Tramite il Ministro Plenipotenziario Antonio Mancini incaricato di seguire gli sviluppi.

Contestualmente, propone ad un imprenditore sardo, Giuseppe Piras, di investire in questa ricerca prospettandogli che con qualche centinaio di milioni (di vecchie lire) avrebbe acquisito una partecipazione che gli avrebbe fruttato svariati miliardi (sempre di vecchie lire): Piras, per poter finanziare l’operazione, ricorre a suoi conoscenti in Belgio.

Questa è un’estrema e quindi frammentaria sintesi dei fatti fino al 1976, ormai inutili ai nostri attuali fini, ma utile per comprendere il susseguirsi della vicenda fino ai giorni nostri. Per coloro che volessero approfondire possono consultare il libro “Il Dito di Dio” di Alfredo Ravelli.

Il successivo e quarto esperimento, documentato e filmato alla presenza di un Notaio, si tenne il 29/30 aprile 1977, nel laboratorio di Rolando in Chiari, e consisteva nel riscaldare una lastrina di rame e portare ad ebollizione l’acqua contenuta in un vaso. Il 29 aprile, in tarda serata, il notaio Leroy, Pelizza e Panetta, mostravano la macchina alimentata da una batteria ed i materiali che si sarebbero utilizzati (vedi Film_03_01h264.mp4 a un minuto e 35). Il giorno successivo, la prova vera e propria avvenne in presenza di Roger Goeders, delegato in sostituzione del notaio Leroy, Giuseppe Piras, Pierluigi Bossoni, Pietro Panetta, Antonio Taini e Rolando Pelizza che operava sulla macchina. La prima prova andò bene, nel senso che la macchina portò ad immediato riscaldamento la lastrina di rame, mentre la seconda prova sull’acqua, per un errore di Piras che dette l’impulso in ritardo, fu inevitabile l’implosione. (Si consiglia di vedere i filmati ripresi da due prospettive diverse: la prima andata a buon fine (Film_03_01h264.mp4 a minuti 2:40), e la seconda che ha causato l’implosione della macchina (Film_04_01h264.mp4). La nota importante di questo episodio consiste nella conferma del funzionamento della fase “DUE”, ossia il riscaldamento della materia senza usura e/o radiazioni.

Contemporaneamente erano state avviate le trattative con emissari del Governo belga.  Il 9 giugno 1977, sul monte Baremone, in un vecchio e abbandonato forte alpino ebbe luogo un esperimento che consisteva nell’indirizzare il fascio distruttivo su un grosso pezzo di cemento armato a considerevole distanza. La prova ebbe esito positivo alla presenza di Piras, Taini, Bossoni, Panetta e l’emissario belga, tecnico di raggi laser, Colonnello Jack Leclerc, che con cura posizionava le bombolette di vernice spray a meno di un metro ai lati del masso di cemento. Finita la prova le bombolette sono rimaste al loro posto senza subire nessun spostamento d’aria. A quel punto Leclerc commentò: “dirò a Bastogne di buttar via i carri armati”. Il filmato ripreso e realizzato da Leclerc fu consegnato alle Autorità belghe.

Si arriva all’accordo col Governo del Belgio del 5 agosto 1977, che fu sottoscritto dall’allora presidente Tindemans, da Rolando Pelizza, dall’Avvocato dello Stato Belga Jean Ronse, e da Pierluigi Bossone, per conto della “Exclusive”, società fiduciaria di Rolando costituita per l’occasione.

Il contratto prevedeva la costituzione di una nuova società mista tra Belgio ed Exclusive, dove, in sintesi, il Belgio avrebbe conferito la somma di cinque miliardi di franchi belgi, oltre all’impegno di finanziare la necessaria ricerca per il perfezionamento della macchina, acquisendo così il 50% di partecipazione: il tutto condizionato all’esito positivo di una serie di esperimenti da eseguirsi in Belgio entro maggio 1978.

Fin dai primi accordi veniva chiaramente precisato che la macchina non avrebbe potuto essere in alcun modo utilizzata ai fini bellici, e ulteriore impegno, da parte dello stato, a non applicare la clausola di confisca per pubblica utilità.

Veniva quindi dato corso al deposito dei documenti descrittivi della costruzione della macchina presso una cassetta di sicurezza nella Banque General del Belgio, con due chiavi per accedere ed una password di 4 cifre, di cui due a conoscenza di Pelizza.

Riesaminando attentamente il contratto, stilato in lingua francese, ci si rendeva tuttavia conto che con una clausola piuttosto “ambigua”, lo Stato Belga non rinunciava alla facoltà di confisca per pubblica utilità, ma veniva pattuito come “impegno tra gentiluomini” con i Ministri firmatari. Lasciando così aperta la possibilità di una potenziale utilizzazione per quei fini che Rolando voleva fermamente escludere.

Ne nasce un contenzioso “informale”, in conseguenza del quale, dopo vari incontri tra Piero Panetta che deteneva il 95% delle quote della Exclusive, ed il prof. Avv. Jean Ronse, si giungeva alla conclusione che non essendo possibile per motivi “politici” ritrattare e modificare il contratto firmato, si sarebbe dato egualmente corso alla sua esecuzione, ma laddove l’esperimento non avesse avuto esito positivo questo sarebbe stato “annullato”.

Il giorno della prova erano presenti: Pelizza, il ministro Mancini, Adonnino, Bossoni e Panetta da una parte, e Piras, Loroy, Leclerc dall’altra, unitamente ad altri osservatori da parte belga ed italiana, compreso il Prof. Ezio Clementel. Dopo alcune prove, che dettero esito positivo, nell’eseguire il programmato protocollo la macchina implose, generando un gran fumo bianco nel bunker dove era stata posta. Subito dopo arrivava il Prof. Avv. Jean Ronse, con la lettera in mano “già pronta” che annullava il contratto e qualsiasi trattativa. Nella consueta stretta di mano di commiato, Egli, rivolgendosi in disparte a Pelizza e Panetta, aggiungeva “per voi la porta è sempre aperta”.

Si chiuse così questa vicenda, con la grande delusione di chi già pregustava lauti incassi, e certamente con un certo rammarico anche da parte di Rolando per essere stato oggetto di un tentato “raggiro”, ma con la soddisfazione di aver evitato il peggio!

Alcuni anni dopo, il 21 marzo 1981, con Mancini, Adonnino e Panetta, Rolando sperimentava positivamente la seconda fase di riscaldamento nel laboratorio di Chiari, portando in ebollizione l’acqua in circolo in tubi di PVC. Il Ministro Mancini, entusiasta, scriveva sulla macchina: “Inizio nuova era” controfirmato da tutti i presenti. Egli, fervido sostenitore del progetto, comunicava ai suoi “capi” l’esito positivo di quanto era stato testimone oculare con Adonnino. Tuttavia, dall’alto, gli consigliavano di riportare le funzioni della macchina allo stato distruttivo per impieghi più “immediati”. Seppur contrariato, riportava il messaggio a Rolando e questi costruisce la macchina visibile nell’allegato filmato (Film_05_01h264.mp4), la quale, portata in montagna per l’ennesima prova, viene puntata sul monte opposto con l’effetto di provocare un visibile bagliore e un foro di circa due metri di lato. Tutto ciò alla presenza di Mancini che verificava gli effetti con un binocolo e di Panetta. Tornati poi in sede, il mattino seguente Rolando consegnava a Mancini la mannaia da egli fornita ed il mattone usato per la prova di laboratorio: entrambi erano stati “bucati” (vedi Mattone e Mannaia). Questa era la risposta e l’avvertimento di Rolando al messaggio pervenuto dai “capi” di Mancini, ovvero la conferma che la macchina poteva tornare in ogni momento ad essere distruttiva come richiesto, ma sarebbe stata a sua volta distrutta dopo le prove.

Sempre nel 1981 seguirono altre prove in montagna alla presenza del Dott. Carlo Rocchi (CIA) e del suo collaboratore Daniele Brunella, ma i filmati e le fotografie sono rimaste in loro possesso.


P.S.: Il Film_dvd_stanley_productions, citato nella perizia per esigenze di server è stato posto su YouTube. Ripropone i filmati già trattati sopra, ma più completi. Precisiamo che tutti i filmati sono stati adattati alla migliore visione sul WEB.

Numero1461 (dal Numero1465 al Numero 1455: la serie completa)

 

Chi è Rolando Pelizza.

PELIZZA: LE ATTIVITÀ

Le “altre” molteplici attività imprenditoriali di Rolando Pelizza.

Si può dire senza tema di smentite che egli si dedicò ed ebbe come unico scopo della sua vita e della sua attività (pur nel turbinio delle vicende e delle difficoltà) la costruzione della macchina ideata da Ettore Majorana. Tutto il suo tempo e la sua genialità erano rivolti a questo scopo.

Per il raggiungimento di questo grande obiettivo impiegò ogni mezzo economico a sua disposizione. Ogni attività fu concepita esclusivamente per avere i mezzi economici necessari a realizzare il suo primario obiettivo.

All’inizio nel 1964 iniziò ad utilizzare le cospicue risorse finanziarie familiari, ben 875 milioni di lire, una cifra ingentissima per quei tempi. Ben presto, esaurite queste riserve, ricorse alla sua imprenditorialità per generare altri introiti.

Così, già intorno negli anni ’63/64 del secolo scorso, Rolando ebbe la genialità di produrre, per primo, tomaie per scarpe in materiale plastico, con vari colori, che applicò a sandali e calzature da mare. Fu il primo a dare a questi prodotti colori vivaci e diversificati, impiegando una sua particolare tecnica, divenuta in seguito di dominio pubblico.

Brevettò e applicò la stessa tecnica di colore ai palloni di plastica prima, e poi anche a quelli in cuoio, usati nel calcio professionale.

Sempre nel campo delle calzature, preparò una particolare suola di “gomma a scatola” per scarpe normali. Si deve a lui se, ancor oggi, in questo settore si può risparmiare sui costi di produzione.

Nell’ambito delle calzature sportive brevettò invece le prime suole di gomma per calciatori.

Brevettò inoltre un particolare filo di acciaio ricoperto in PVC sintetico, utilizzabile per coperture mimetiche.

Brevettò una particolare resina che poteva inglobare edifici, principalmente storici, al fine di proteggerli da possibili crolli durante la fase di manutenzione.

Mise a punto una nuova mescola che poteva essere utilizzata anche per pavimenti, rendendo il tutto quasi indistruttibile al consumo.

In Spagna, come compenso per la cessione di un suo brevetto nell’ambito delle materie plastiche, acquisì la collezione d’Arte Cobo di Siviglia, composta da 193 quadri antichi, opere interessantissime e di notevole valore, che gli venne tuttavia in gran parte sottratta durante le traversie di quegli anni.

La sua imprenditorialità non venne mai meno anche nei momenti più difficili.

Fino al 1979 aveva gestito lo sviluppo e la valorizzazione delle sue tecnologie mediante la società Test-Uno spa; intestò poi alle società produttive dell’organigramma le varie opportunità tecnologiche di cui disponeva e di cui si sentiva sicuro per i brevetti che aveva già trattato.

Una di queste società instaurò una collaborazione con la Montedison, da cui derivò la produzione, per la consociata Rol Oil, di un contenitore monoblocco in plastica dalla capacità inusuale, per quei tempi, di mille litri. Questo manufatto sopportava altri due contenitori sovrapposti, naturalmente carichi, senza cedimenti.

A Brescia, in via Reverberi 36, Rolando aprì, con un’altra società, uno stabilimento che risultava essere all’avanguardia nel settore in cui andava ad operare. Riusciva a produrre PVC di qualità attingendo a materia di scarto, che non solo non costava nulla, anzi i grandi produttori come la Montedison pagavano le Imprese il suo smaltimento.

Strinse un accordo con la Montedison, tramite la consociata Marco Polo, per il trattamento e il recupero dei fanghi in PVC, altamente inquinanti, rilasciati nelle vasche di decantazione a Porto Marghera e poi recuperati come riutilizzabili anche per attività in cui necessitavano materie di prima qualità.

Rolando, tramite il Prof. Luigi Brolio, fece un accordo con la Lys Fusion spa di Hone (Aosta), la quale partecipava alla realizzazione di parti di autoveicoli nel progetto denominato VSS, riguardante parti in plastica per le autovetture. In tale ambito fu fornito dalla società aostana un cofano anteriore dell’autovettura Ritmo, in lamiera, e dopo soli otto giorni fu restituito un cofano identico in materiale plastico, frutto dell’ingegno di Rolando, che il centro controllo FIAT sottoponeva alle prove di torsione e resistenza, il cui esito superava di cento chilogrammi la prova di trazione comparata rispetto al cofano di lamiera.

Altro grande ed attualissimo ritrovato tecnologico di Rolando Pelizza è la “spugna”, risalente al 1972, che è in grado di assorbire gli idrocarburi che si siano riversati in acqua. Le sue caratteristiche sono spiegate nei filmato allegato, ed in merito a questo innovativo prodotto già nel 2007 Rolando era stato intervistato dal giornalista RAI Dott. Giulio Colavolpe.

Più di recente, congiuntamente all’amico Dott. Giuseppe Peroni, esperto e già consulente di importanti aziende nel settore della plastica. E da Peroni che Rolando ha appreso, fin dagli anni ’60, le importanti conoscenze sui materiali plastici. Oggi Peroni e Rolando hanno brevettato questo straordinario ritrovato sotto il nome della Test 1 s.r.l. Basti pensare che questa “spugna” ha una grande capacità di assorbimento: un chilo di spugna può assorbire 30 chilogrammi di idrocarburi versati nelle acque, i quali possono poi essere interamente recuperati mediante un processo di semplice “strizzatura” della spugna medesima!

Ebbene, nonostante questo prodotto sia in grado di risolvere anche i grandi disastri ambientali causati dalla perdita dei pozzi di petrolio e delle gigantesche petroliere, e nonostante le attestazioni altamente positive di laboratori qualificati e indipendenti al massimo livello, nonché di Enti come ad esempio l’ENI, ogni tentativo di commercializzazione su larga scala, dopo i preliminari ed entusiastici accordi con i grandi gruppi interessati si “dissolve” inspiegabilmente nel nulla di fatto.  Il motivo?

Sta nei fatti precedentemente esposti e soprattutto in quelli che seguono.

Numero1460 (dal Numero1465 al numero1455: la serie completa)

 

Qui, di seguito, una straordinaria comunicazione di Rolando Pelizza. Sul contenuto del “messaggio” pretendo da tutti i lettori il massimo rispetto
umano e la più completa, incondizionata, onestà intellettuale.

Oltre la scienza
Nei miei incontri con Ettore Majorana, ho ricevuto da lui insegnamenti riguardo
la sua “nuova” matematica e sulla base di questa ho potuto costruire la
“macchina” da lui progettata, ma anche raggiungere sperimentalmente la terza fase della sua teoria: la trasmutazione della materia.
Ora mi preme evidenziare che l’insegnamento che ho ricevuto non è stato completato e questo non tanto per le vicissitudini della mia vita (chi ha letto la parte della mia biografia finora pubblicata se ne renderà ben conto), ma soprattutto per un preciso “vincolo” che era stato dato al Maestro. Dunque, le nozioni matematiche che mi ha trasmesso si sono limitate al 66% della sua conoscenza; che ci fosse questo vincolo ne ho piena certezza, non solo per quanto mi disse Ettore, ma anche per un altro avvenimento che accadde
nell’anno 2006. Anche per un solo breve accenno di questo episodio devo dare alcune spiegazioni.
Non è stato semplice costruire la “macchina”, si trattava pur sempre di agire
sull’antimateria! Basti pensare che ne ho distrutte ben 228 nel periodo attorno agli anni ’70 prima di ottenere per la prima volta l’annichilazione degli elementi.
Le difficoltà tecniche erano enormi, risolto un problema ne sorgeva un altro e ogniqualvolta mi capitava di addormentarmi con la preoccupazione di non riuscire a risolverlo, immancabilmente il mattino la soluzione era lì chiara, nella mia testa. All’inizio pensai che di notte la mia mente, pur nel riposo notturno, lavorasse alla risoluzione del problema. Poi ebbi, e non dormivo, delle fugaci visioni. Non riuscivo neppure a interloquire con queste presenze che subito svanivano, ma già nella mia mente c’era la soluzione del problema tecnico riguardante la “macchina”. Al mattino tutto veniva risolto, i suggerimenti erano
esatti. Raccontai questi eventi al mio confessore spirituale, Don Galli, che a Chiari aveva fama di santità per via della vita che conduceva. Per niente stupito, lui mi esortò ad avere fede. In seguito durante queste apparizioni incominciai a dialogare con quella che decisi di chiamare “Entità” sempre su argomenti attinenti la “macchina” e il progetto umanitario collegato ad essa.
Nel 1998 la mia “Entità” mi annunciò che si sarebbe mostrata non più come visione, ma come persona fisica in carne e ossa. Conobbi così questo mio singolare aiuto nel giovane Alfonso Salvi. Tralasciando tanti episodi e tantissimi particolari, se pur di notevole importanza, voglio qui testimoniare come lui profetizzò che sarebbe morto il 15 gennaio dell’anno 2006 e che nello stesso giorno Majorana avrebbe messo a punto la quarta fase della sua teoria fisica (traslazione della materia in un’altra dimensione), mediante un esperimento che io dovevo condurre utilizzando la “macchina”.
Ebbene, se tutte le precedenti indicazioni e previsioni della mia “Entità” si avverarono, quest’ultima non lo fece. Alfonso morì l’8 gennaio di quell’anno, sette giorni prima di quanto preannunciato. In quello stesso giorno Ettore Majorana, impaziente di aspettare la data, tentava senza successo la prova sperimentale della quarta fase. Da qui la sua lettera datata 8 gennaio che esprime chiaramente la sua (per lui impensata) delusione e la mia risposta datata 11 gennaio che riferisce proprio della morte di Alfonso Salvi. Su questo fatto ne parlammo a lungo prima che lui accettasse di seguire spontaneamente quelli che volevano portarci via entrambi.
Negli ultimi tempi, se pur con minore frequenza, mi appare l’”Entità” sia in forma di visione sia come persona fisica. Ormai per la confidenza che ho nei suoi confronti, a volte mi rammarico con Lei per quanto mi sta ancora accadendo. Con calma mi rassicura dicendomi che tutto andrà per il meglio; invero sto ancora oggi aspettando che questo avvenga.
Ho voluto accennare a questi episodi, argomenti particolari e delicati sui quali avrei potuto soprassedere per non suscitare dubbi sulla veridicità degli altri fatti avvenuti, ma mi sono prefisso di narrare anche questi aspetti delle vicende riguardanti la “macchina” di Majorana, aspetti che solo poche persone a me vicine conoscono, sperando che ciò contribuisca a mostrare che esistono uomini mossi da fede e volontà tese solo a fare del bene, anche a costo di sacrificare tutti i loro affetti come abbiamo fatto io ed fatto Ettore
Majorana.

Numero1459 (dal Numero1465 al Numero1455: la serie completa)

 

Chi era (o é?) Ettore Majorana?

Il Prof. Antonio Carrelli, già vicepresidente dell’EURATOM, allora Preside dell’Istituto di Fisica dell’Università di Napoli, presso il quale, nel 1937, fu nominato, “per chiara fama”, Ettore Majorana alla cattedra di Professore Ordinario di Fisica Teorica, disse di lui:
“Era il più grande di tutti. Non oso dire dove sarebbe arrivato, se fosse vissuto”.

 

Emilio Segrè, premio Nobel per la Fisica, nel 1959, suo collega di studi e di lavoro, disse di lui:
“….aveva l’aria di chi, in una serata tra amici, si improvvisa giocoliere, prestigiatore, ma se ne ritrae appena scoppia l’applauso”.

 

….al mondo, ci son varie categorie di scienziati, gente di secondo e terzo rango, che fan del loro meglio, ma non vanno molto lontano. C’è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza.
Ma poi ci sono i geni, come Galileo e Newton. Ebbene Ettore era uno di quelli. Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha….

Enrico Fermi     1938

 

….capace, nello stesso tempo, di svolgere ardite ipotesi e di criticare acutamente l’opera sua e di altri; calcolatore espertissimo, matematico profondo, che mai, per altro, perde di vista, dietro il velo delle cifre e degli algoritmi, l’essenza reale del problema fisico, Ettore Majorana ha, al massimo grado, quel raro complesso di attitudini che formano il fisico teorico di gran classe. Ed invero, nei pochi anni (nemmeno 10 ndr), durante i quali si è svolta finora la sua attività, egli ha saputo imporsi all’attenzione degli studiosi di tutto il mondo, che hanno riconosciuto, nelle sue opere, l’impronta di uno dei più forti ingegni del nostro tempo e la promessa di ulteriori conquiste.

Enrico Fermi    Luglio 1938

Così scriveva, al Duce Benito Mussolini, sempre Enrico Fermi, Accademico d’Italia e, pochi mesi più tardi, Premio Nobel per la Fisica 1938, su pressione della famiglia di Majorana, al fine di far intensificare le ricerche, dopo la scomparsa del giovane scienziato.

 

Numero1458 (dal Numero1465 al Numero 1455: la serie completa)

A proposito della vicenda della scomparsa di Ettore Majorana, un fisico Russo ha formulato un’ipotesi illuminante: non sappiamo come abbia fatto, ma, in qualche modo strategicamente singolare, pare che Majorana abbia voluto lasciare, anche attraverso la testimonianza di diverse persone, degli indizi, dei tasselli, in ognuna delle possibili versioni ipotetiche della sua scomparsa (vedere in fondo).
E’ un po’ come il comportamento delle “particelle quantiche” infinitamente piccole ( i “quantum” della Teoria Quantistica di Max Planck). Queste particelle non vivono in un solo stato, ma in una sovrapposizione di stati e, solo quando le osserviamo, precipitano, o collassano, in un determinato preciso stato. Ma, finché non riusciamo ad osservarle, è come se, contemporaneamente, stessero in tutte le posizioni possibili o probabili (teoria della probabilità quantica), ma secondo un criterio di casualità (Principio di indeterminazione). Mettendo a fuoco l’osservazione, si determina una serie di “salti” da una orbita ad un’altra degli elettroni, che provoca una generazione di energia rilevabile e sfruttabile. In questo contesto si inquadra anche la formula famigerata di Einstein, secondo cui la massa si trasforma in energia.
E così è di Majorana, una sovrapposizione di stati, ma nel mondo macroscopico.
Sulle capacità di Majorana nel campo della Fisica Teorica, sentirete le valutazioni e gli apprezzamenti di altri che lo conobbero e capirono quello che stava facendo. Io ricorderò, soltanto, un paio di aneddoti che ci dicono delle sue doti di calcolatore e di stratega. All’età di quattro anni, in occasione delle visite di parenti ed amici in casa Majorana, era consuetudine porre al bimbo Ettore , delle domande sul calcolo di moltiplicazioni complesse, di numeri di 3 cifre per numeri di altre 3 cifre. Il bambino aveva l’abitudine, per concentrarsi, di sedersi sotto il tavolo, e da lì rispondeva esattamente a tutti i quesiti. Si racconta poi, che, all’età di 7 anni, partecipò ad un torneo di scacchi, nella città di Catania. Affrontò la sfida con molti giocatori adulti ed esperti, ma li sconfisse tutti brillantemente, senza sforzo alcuno. Non mi meraviglia affatto che lui abbia giocato una partita a scacchi, nella sua vita, con un piano strategico di grande respiro, ispirato al comportamento, nell’ infinitamente piccolo, delle particelle quantiche. Secondo la Fisica, che potremmo chiamare, del Terzo Millennio, fece della sua stessa vita un paradigma esemplificativo. Lui era, anche, molto appassionato al pensiero e alle opere di Luigi Pirandello, il cui fervore immaginativo era molto vicino alle sue tracce mentali: “Uno, nessuno, centomila”, “Così è, se vi pare”. La scomparsa di Ettore Majorana appare come un istrionico “colpo di teatro” pirandelliano, parzialmente casuale e parzialmente voluto, come accade nel personaggio de “Il fu Mattia Pascal”: in tale opera, il protagonista si cerca una nuova identità, dopo essere stato creduto morto, salvo, alla fine, inscenare il suicidio del suo “doppio” per tornare se stesso. Che Majorana abbia voluto emulare il suo eroe, modificando il finale della storia?
Ettore Majorana: un grandissimo genio dell’era moderna. Ha concepito le basi di una Fisica nuova e diversa da quelle accademiche e tradizionali, per traghettare il futuro dell’uomo nel Terzo Millennio.

Accenno, qui di seguito, sinteticamente alle varie piste, ipoteticamente possibili, sulla scomparsa di Majorana:

Pista suicidio (esaurimento nervoso, crisi esistenziale, sindrome di Asperger, omosessualità).

Pista Siciliana ( tale Tommaso Lipari, un barbone con il pallino della matematica, che andava i giro in quel di Mazara del Vallo, risolvendo i problemi di matematica agli studenti).

Pista Tedesca ( rapito dai Tedeschi per sfruttare le sue capacità nel campo nucleare).

Pista Argentina (dopo la fine della guerra potrebbe essere emigrato clandestinamente, come tanti Tedeschi, per rifugiarsi in questo paese, o direttamente dall’Italia).

Pista Venezuelana ( dall’Argentina potrebbe essersi spostato in Venezuela, negli anni 1955-59, ci sono varie testimonianze).

Pista conventuale (accreditata da Leonardo Sciascia e da altri).

Numero1457 (dal Numero1465 al Numero1455: la serie completa)

Venite verso l’orlo del dirupo.

Potremmo precipitare.

Venite verso l’orlo del dirupo.

E’ troppo alto!

VENITE VERSO L’ORLO DEL DIRUPO!

Ed essi vennero.

E lui li sospinse.

Ed essi volarono.

Christopher Logue.

 

IL CODICE DELLA MACCHINA DI MAJORANA

Il Codice, come lo chiama l’autore, consiste in una specie di guida scientifica con i principi della fisica del futuro. Una fisica a noi sconosciuta che, se applicata nella vita reale, potrebbe portare al superamento dell’era dell’energia prodotta da combustibili fossili. Niente più petrolio, né gas, né carbone. Una nuova epoca che, stante l’attuale situazione mondiale, i potentati economici farebbero di tutto per impedire. Il testo del Codice dovrebbe essere di circa 200 pagine, forse qualcosa di più o qualcosa di meno. E dovrebbe contenere, se i documenti in nostro possesso fossero veritieri, anche le istruzioni dettagliate per costruire e collaudare un’incredibile macchina per annichilire la materia trasformandola in energia pura, ma anche riscaldarla, trasmutarla o traslarla in altre dimensioni. Stiamo parlando del Codice Majorana, e cioè della guida che, se fosse vera la storia raccontata da Rolando Pelizza, egli avrebbe ricevuto dallo scienziato scomparso nel nulla il 27 marzo del 1938. Come ormai è noto, Pelizza sostiene che avrebbe conosciuto Majorana in un convento di clausura nel 1958 e ne sarebbe divenuto il discepolo. Per anni, egli afferma, avrebbe seguito gli insegnamenti del grande scienziato e avrebbe appreso da lui le nozioni della nuova fisica. Quello che Pelizza non dice (ma sono davvero tante le cose che egli non vuole rivelare in quanto afferma di essere vincolato da un segreto che per nessuna ragione può divulgare) è che il suo Maestro, come egli lo definisce, gli avrebbe consegnato un Codice da consultare ogni volta che avesse qualche dubbio di carattere tecnico-scientifico. L’unica prova che abbiamo di questa presunta operazione la possiamo trovare nella lettera che Majorana gli avrebbe inviato il 12 Ottobre 1968. In questa missiva, che come le altre è stata pubblicata nel sito www.Majorana-Pelizza.it, tra le altre cose si legge:

“Vai sul codice da pag. 11 a pag. 20, applica ogni singola formula seguendo l’ordine, una per ogni test, e vedrai che, forse, prima di arrivare alla fine, dovresti avere il risultato. Tieni presente (senza usare il tuo intuito) che ad ogni formula aggiunta ci sono X variabili da realizzare. Ripeto, non saltartene neanche una, seguendo il tuo istinto, per accelerare i tempi, perché, invece, potresti allungarli di molto, sai bene il perché”.

Dunque, anche se Pelizza continua a negare tutto quello che potrebbe servire a chiarire razionalmente l’impianto di questa incredibile e controversa storia, ci troveremmo di fronte ad un documento, appunto il Codice Majorana, che spiegherebbe in termini La sezione verticale della macchina di Pelizza in corrispondenza della zona centralescientifici il pensiero di uno dei più grandi scienziati che l’Italia abbia mai avuto nella sua storia millenaria. Dal momento che abbiamo la certezza che questa incredibile macchina sia esistita nel passato (ci sono prove, anche di carattere giudiziario, che ci confermano la presenza di questa tecnologia negli anni Settanta e Novanta del secolo scorso), si dovrebbe supporre che se c’era la macchina, c’era anche il Codice Majorana. Pelizza se lo terrà nascosto da qualche parte, magari nel fondo di un cassetto di chissà quale mobile, Dio solo sa dove. Ma deve pur esserci. Pensiamo per un solo istante, anche in via del tutto ipotetica, che effetto avrebbe la lettura di quel testo se dovesse finire sulle scrivanie di diversi docenti universitari. Ciò che oggi viene definita fantascienza, improvvisamente diventerebbe materia di studio e approfondimento. Con conseguenze del tutto imprevedibili.

Ma lasciamo stare le fantasie e torniamo con i piedi per terra. Visto che non ci è dato sapere quale sia questa insondabile fisica del futuro, cerchiamo di ipotizzare come e perché la macchina di Pelizza, ammesso e non concesso che nel presente esista, possa funzionare. L’unico indizio concreto ci viene dagli studi che Majorana fece negli anni Trenta, poco prima di sparire, sul monopolo magnetico. Infatti, in via del tutto teorica, la potenziale energia della macchina di Pelizza potrebbe trovare una qualche spiegazione scientifica se in qualche modo fosse correlata con le ricerche sul monopolo magnetico.

 

 

 

Numero1456 (dal Numero1465 al Numero1455: la serie completa)

Il mondo viene creato dai vostri sogni

Avete sognato fabbriche gigantesche,

altissimi palazzi, tante automobili quante

sono le gocce d’acqua di questo fiume.

Ora cominciate a riconoscere che

il vostro sogno è, in realtà, un incubo.

Affinché la vita possa continuare,

dovete insegnare ai vostri figli

a sognare un sogno nuovo.

Numi    sciamano dell’Equador.

 

UNA  NUOVA  FISICA  PER  IL  MONDO

Mi chiamo Rolando Pelizza, ho 78 anni, e vorrei spiegare perché ho dato l’autorizzazione a pubblicare su Internet i progetti relativi alla costruzione della mia “Macchina” in grado di intervenire sulla materia. Vorrei precisare che non ne sono l’inventore, bensì soltanto colui che la manovra. A ideare questo strumento, che può annichilire, riscaldare, trasmutare e traslare la materia, è stato, invece, lo scienziato Ettore Majorana, da me conosciuto casualmente in un convento, nell’ormai lontano 1958. Ne divenni l’allievo e, tramite lui, venni a conoscenza delle regole di una nuova fisica in grado di cambiare il mondo, come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi.
Majorana, tra l’altro, non usava calcolatrici o computer. Eseguiva, infatti, i sui calcoli basandosi su formule contenute in un programma/codice di cui solo lui (e, in parte, anche io) era a conoscenza.
Fu, dunque, grazie ai suoi studi sulla materia che elaborò il progetto della macchina che cominciammo a costruire, intorno agli anni Sessanta. In un primo tempo, ci furono dei problemi operativi, dovuti alla sperimentazione pratica. Ben 228 macchine andarono distrutte durante la fase operativa, e solo nel 1972 fu possibile arrivare al primo esperimento pienamente riuscito.
Questa macchina, della quale oggi pubblichiamo i disegni, è in grado di espellere particelle di antimateria selettiva che, a contatto con analoga materia, si distruggono, provocando l’emissione di grande energia.
L’attuale macchina è rivestita da un cubo di alluminio di circa 55 cm per lato e il meccanismo della struttura è alimentato da una piccola batteria d’automobile, che serve ad azionare il sistema interno. Quest’ultima genera le antiparticelle che poi vengono espulse da un condotto, la cui estremità termina con un foro a quadrifoglio sul frontale della macchina. Dall’esterno, dunque, la macchina appare come un perfetto cubo, senza alcuna estremità. Le antiparticelle hanno una vita di 5 millesimi di secondo e fuoriescono, per “motu proprio”, alla velocità della luce, fino ad una distanza massima di circa 1500 Km.
Per essere più precisi, la macchina è in grado di gestire tutti gli elementi della Tavola Periodica di Mendeleev e può emettere particelle per ogni singolo elemento, graduandone la distanza e le dimensioni, da 1 centimetro cubo, fino ad un volume di 20 metri per lato, pari a 8000 metri cubi. L’emissione è controllabile anche nell’intensità, andando dal solo riscaldamento della materia colpita (rallentando il flusso delle particelle), fino al completo annichilimento della stessa. Ponendo, quindi, l’oggetto che si vuole annichilire o riscaldare ad una certa distanza dalla macchina, l’uscita delle antiparticelle si esaurirà nel rispetto dei comandi impartiti.
Vorrei ricordare che, per far funzionare la macchina, è necessario adottare la formulazione che io ho depositato, affinché venga consegnata al momento dell’esperimento, previa sottoscrizione , da parte degli interessati, di un protocollo molto dettagliato, che garantisca l’uso della macchina esclusivamente per scopi civili.
Aggiungo che la macchina è, dal 2008, coperta da brevetto.
Per quanto riguarda la parte storica, questa macchina venne testata ufficialmente, per la prima volta, nel 1976, con un protocollo elaborato dal Prof. Ezio Clementel, Presidente del CNEN, su mandato del Governo Italiano (III Governo Andreotti). L’esperimento più significativo è quello che avvenne, sempre nel 1976, a Forte Baremone (BS), alla presenza di numerose persone, tra cui l’allora colonnello belga della NATO, Jacques Leclerc.
Successivamente, c’è stato l’interesse del Governo Americano, che mi aveva chiesto di abbattere un satellite geostazionario., e, quindi, del Governo Belga, i cui responsabili mi avevano proposto di distruggere un carro armato. Al mio netto rifiuto, motivato dal fatto che Ettore Majorana ed io non abbiamo mai voluto che la macchina fosse utilizzata per fini bellici, ho cominciato ad accusare i pesanti contraccolpi di quelli che possono essere  definiti “poteri forti”. Questa gente mi ha sottomesso al proprio volere, costringendomi, per decine d’anni, ad operare per loro conto ed, esclusivamente, nel loro unico interesse. Ora, arrivato alla soglia degli 80 anni,, lascio questi disegni alla conoscenza del mondo scientifico, perché qualcuno, dopo di me, possa continuare l’opera che mi è stata impedita.
Voglia il cielo che persone di buona volontà raccolgano il mio testimone, con la sola ed unica motivazione del bene dell’Umanità.

In fede
Rolando Pelizza                                                01.03.2016.

Numero1455 (dal Numero1465 al Numero1455: la serie completa)

Ci sono due modi per cadere in un tranello:

uno sta nel credere in ciò che non è vero,

l’altro è rifiutarsi di credere in ciò che è vero.

Soeren Kirkegaard   (1813-1855)

 

Il mistero Pelizza-Majorana
svelato al mondo accademico
in un congresso scientifico
internazionale in California

Gli studiosi Franco Alessandrini, ingegnere e docente universitario,
e Roberta Rio, storica austriaca, hanno partecipato
al convegno “Scienza e Coscienza” dal 5 al 10 Giugno 2017
a San Diego, con la relazione “La Fisica del Terzo Millennio,
Il ponte tra la scienza e l’Oltre”. Rivelati i segreti della macchina
“che annichilisce la materia, produce energia, trasmuta i metalli
e trasferisce cose e esseri viventi in altre dimensioni”

di Rino Di Stefano

(RinoDiStefano.com, Sabato 1 Luglio 2017)

Il   mondo accademico internazionale comincia a porsi domande sull’incredibile storia di Rolando Pelizza circa la vita e le scoperte scientifiche di Ettore Majorana, dopo la sua scomparsa nel 1938. A esporre pubblicamente quella che è stata definita la Fisica del Terzo Millennio, sono stati Francesco Alessandrini, ingegnere civile e docente di materie geotecniche presso l’Università di Udine, e Roberta Rio, storica austriaca di origini italiane, specializzata in Paleografia, Archivistica e Diplomatica, nonché membro dell’Associazione degli Storici della Germania. La presentazione pubblica della storia Pelizza-Majorana è avvenuta durante il convegno mondiale “The science of consciousness” (La scienza della coscienza), svoltosi a San Diego, in California, dal 5 al 10 giugno 2017. La relazione “Third Millennium Physics – The bridge between science and the Beyond” (La Fisica del terzo Millennio – Il ponte tra la scienza e l’Oltre) è stata presentata nel pomeriggio di giovedì 7 giugno nell’ambito della sessione C15 “Consciousness and Models of Reality” (Coscienza e Modelli della Realtà) direttamente dall’ingegner Alessandrini. In contemporanea con questo evento, in Italia e nel mondo usciva in autopubblicazione (Ilmiolibro self publishing) un volume in due versioni: “La macchina – Il ponte tra la scienza e l’Oltre” nell’edizione italiana, e “The Machine – The bridge between science and the Beyond”, nell’edizione inglese, sempre degli autori Roberta Rio e Francesco Alessandrini.
Ma cosa c’è di tanto inusuale nella presentazione della relazione al convegno scientifico mondiale di San Diego e nella pubblicazione di quel volume? La risposta è semplice: per la prima volta due studiosi accademici italiani hanno parlato in un contesto internazionale della storia di Rolando Pelizza e della famosa macchina, attribuita a Ettore Majorana, in grado di annichilire la materia trasformandola in energia pura, e non solo. Tra l’altro, questa relazione, sempre in inglese, è stata pubblicata sul sito scientifico mondiale ACADEMIA.EDU, che conta 53.084.680 accademici iscritti in tutto il mondo. Basterebbe questo numero per rendersi conto di quale sia stata la divulgazione della notizia a livello internazionale. L’evento, inoltre, è rilevante anche perché in Italia, nonostante la documentazione, le foto, le perizie e le prove inerenti l’esistenza e l’operatività della famosa macchina, la scienza ufficiale ignora volutamente la storia di Rolando Pelizza e non prende in alcuna considerazione l’ipotesi che, effettivamente, Ettore Majorana potrebbe davvero essersi nascosto in un convento di clausura quel 27 marzo del lontano 1938, appena sbarcato nel porto di Napoli dal traghetto Tirrenia proveniente da Palermo. Così come, vent’anni dopo, nel 1958, potrebbe aver conosciuto casualmente un giovane bresciano, rispondente al nome di Rolando Pelizza, e potrebbe averlo fatto diventare il suo discepolo insegnandogli le nozioni di una nuova e rivoluzionaria fisica. Quella stessa fisica che negli anni Settanta sarebbe poi diventata una macchina in grado di compiere operazioni che, alla luce di quanto sappiamo fino ad oggi, non può che apparire assolutamente fantascientifica. Il condizionale è d’obbligo, ovviamente, non essendoci alcun atto ufficiale o giudiziario che certifichi tale presunta realtà. Ma è pur vero che esiste una tale valanga di prove e indizi da far nascere il ragionevole dubbio che, se questa storia non è stata ancora ufficialmente indagata, forse è perché qualcuno non vuole che si conosca. Ma limitiamoci a prendere atto di quanto è accaduto e vediamo che cosa c’è scritto nella relazione presentata a San Diego. Con una premessa: quel documento altro non è che la sintesi di quanto c’è scritto nel libro del duo Rio-Alessandrini. Il volume, in pratica, costituisce un ulteriore approfondimento del messaggio che i due autori hanno voluto lanciare al mondo, cogliendo l’occasione del convegno scientifico californiano.
Già dal titolo, La Fisica del Terzo Millennio, si capisce che la relazione presenta un contenuto alternativo rispetto alla realtà attuale. E la premessa non è sbagliata, visto che fin dalla sinossi, viene spiegato che “La mente illuminata di Ettore Majorana, dal silenzio di un convento in cui si è volontariamente rinchiuso per decenni, ha prodotto una nuova matematica e una nuova fisica che alimentano un salto epocale nella conoscenza umana.
Qui si richiamano la sua teoria e alcuni aspetti salienti della costruzione di una macchina, realizzata da Rolando Pelizza, che ha dimostrato quanto esatte e reali fossero le ipotesi di Ettore.
Il mondo ha ora nuove grandiose possibilità: può annichilire la materia, può produrre energia infinita a costo zero, può trasmutare la materia e può spostarsi in altre dimensioni.
Ma questa conoscenza, da noi definita la Fisica del Terzo Millennio, non sarà subito disponibile all’umanità … è prima necessario un percorso di graduale presa di coscienza e di cambiamento degli atteggiamenti umani.”
.
E’ così, con questa presentazione che sposa in pieno la storia di Rolando Pelizza e il suo racconto su Ettore Majorana, che Rio e Alessandrini preparano il lettore a quanto di sconvolgente stanno per dire.
Secondo i due autori, la grande innovazione portata dalla scienza di Majorana consiste nell’interpretazione delle leggi della materia attraverso un nuovo modo di concepirle. “Ma, soprattutto, è una fisica che ‘fa pace’ tra Scienza e Spiritualità, riuscendo a colmare quell’enorme iato che l’uomo moderno, piuttosto scioccamente, ha aperto fra i due principali modi di percepire la realtà. La Scienza ha finalmente accesso alla comprensione di ciò che sta Oltre quel che è avvezza a considerare come mondo fisico, per penetrare un ambito dove è posizionato il vero ‘centro decisionale e organizzatore’ della vita nella Materia”.
Questo posto, aggiungono gli autori, avrebbe poco a che fare con la dimensione fisica alla quale siamo abituati, in quanto sarebbe sempre stato nascosto al nostro mondo puramente razionale. Ma che cosa avrebbe scoperto, di preciso, Majorana? “Una conoscenza grandiosa e nel contempo infinitamente semplice – risponde Pelizza – Oggi stiamo spendendo somme enormi di denaro negli acceleratori di particelle e nelle ricerche sulla fusione nucleare, tutti tentativi che cercano di violentare l’atomo per estrargli in modo estremamente forzato la grande energia che gli è stata racchiusa dentro”.
A quanto pare, invece, la fisica di Majorana seguirebbe il cammino della comprensione e della non violenza, per dirla alla maniera di Gandhi. “Ettore è entrato in contatto con ‘l’intimità’ della Materia – si legge nel documento – e a questo livello di ‘rapporto’, la Materia, se adeguatamente e pacatamente assecondata, è in grado di dare tutta sé stessa”.
Entrando nel dettaglio scientifico, Rio e Alessandrini illustrano ciò che, anche allo stato attuale delle cose, si conosce circa il pensiero del grande scienziato scomparso. “Le conoscenze principali di Ettore – viene spiegato – sono riconducibili alla ‘Teoria Generale degli Esponenti’ in cui si percepisce che ‘tutte le leggi della natura sono simmetriche rispetto ai due versi del tempo e che tutti i fenomeni dell’universo sono costituiti da onde sferiche le quali, per detta simmetria, possono essere non solo divergenti – fenomeni ‘entropici’ – come quelle comunemente osservate, ma anche ‘convergenti’ – fenomeni ‘sintropici’. In pratica si riconosce che il mondo non funziona solamente in maniera entropica, ovvero solo con un accrescimento del disordine come asserito dal secondo principio della termodinamica, ma anche in maniera sintropica, ovvero con un accrescimento dell’ordine. La sintropia viene introdotta non come ipotesi arbitraria, ma come conseguenza logica necessaria alla struttura quantistica (meccanica quantistica) e relativistica (relatività Einsteiniana) dell’universo. A valle di questo, casualità e finalità vengono portate sullo stesso piano logico, ‘come sono due le soluzioni di un’equazione di secondo grado’ ”.
Tutto questo, secondo l’esposizione di Rio e Alessandrini, porterebbe ad un nuovo modo, completamente diverso rispetto a quello attuale, di vedere la scienza e la realtà. “Ettore – sostengono – perviene alla formulazione di una teoria unitaria dove vengono riuniti i fenomeni fisici e biologici, introducendo nella scienza esatta il finalismo. Nella teoria assume un particolare rilievo un diverso approccio matematico rispetto a quelli classici. Si comprende che l’ordine matematico naturale non è quello sostenuto dalla base decimale elaborata dall’uomo, ma sottostà ad altre basi, come per esempio, in alcuni casi, a quella del funzionamento atomico a base otto (sistema numerico ottale)”.
Senza voler andare troppo nello specifico, la relazione racconta che, sempre secondo il presunto pensiero di Majorana, subito dopo la creazione dell’universo ci fossero undici dimensioni e nel momento del Big Bang sette dimensioni spaziali si sarebbero “arrotolate”, lasciandone “estese ed esplicite” le quattro che conosciamo: tre spaziali e una temporale. Tuttavia, “le sette dimensioni nascoste hanno un’influenza assolutamente fondamentale sul funzionamento delle altre quattro distese. Se non si considerano e conoscono queste dimensioni nascoste, il funzionamento delle altre 4 diventa solo parzialmente e impropriamente conoscibile”.
Insomma, Majorana sarebbe riuscito a comprendere, per via matematica, la presenza di questa realtà occultata alla nostra vista. Messa in altri termini: “La teoria di Ettore studia un sottoinsieme del Creato ed è in grado di portare una conoscenza ‘scientifica’ completa su ciò che presenta una qualche ‘dimensione’, ovvero ciò che indichiamo come Materia + Oltre Materia (11 dimensioni)”.
La conclusione dialettica è che “Tutta questa conoscenza è stata raggiunta, dunque, perché alla base del nostro Creato c’è una struttura geometrica e, dunque, matematica!”.
Il fatto eclatante è che questa “teoria fantastica” assume incredibili connotazioni reali quando diventa “teoria convalidata dalla sperimentazione”, grazie alla famosa macchina che Rolando Pelizza avrebbe costruito sotto la guida dello stesso Majorana.
Una piccola parentesi prima di continuare nell’esposizione della relazione scientifica che ormai ha fatto il giro del mondo: che la macchina di cui si parla sia stata un fatto reale e concreto tra gli anni Settanta e Ottanta, non c’è dubbio alcuno. Così come è altrettanto certo che nella storia di questa apparecchiatura siano stati coinvolti, a più riprese, i governi italiano, americano e belga. Esiste una tale documentazione a questo riguardo da non lasciare incertezze di sorta su come si svolsero effettivamente i fatti in quell’epoca. Il problema riguarda il presente: nessuno, infatti, ha la più pallida idea se quella macchina esista ancora, eventualmente dove sia nascosta e, nel caso, quali sarebbero gli eventuali interessi che girerebbero attorno ad essa. Detto questo, vediamo come funzionerebbe l’incredibile macchina, anche perché questa è la prima volta che una spiegazione completa viene proposta al mondo accademico e al grande pubblico. Cominciamo col dire che la macchina sarebbe in grado di operare su sei fasi diverse, ma fino ad oggi ne sarebbero state completate solo le prime quattro. La prima prevede l’eliminazione controllata della materia: “La macchina di Rolando riesce a liberare in forma organizzata dell’antimateria. Essa ‘proietta’ atomi uguali e contrari a quelli della materia in esame, ‘cancellandola’ ovvero annichilendola. Rolando riesce a provocare un’annichilazione selettiva, e cioè può decidere quale materiale annullare, anche selezionandolo tra diversi adiacenti o sovrapposti. Inoltre le antiparticelle si possono mescolare, in modo da annichilire oggetti costituiti da materiali diversi”.
Considerando che chi volesse può trovare nel mio sito i link per vedere i video della macchina in funzione nel 1976, non ci vuole molta immaginazione per comprendere che un simile meccanismo, se fosse utilizzato per fini bellici, potrebbe essere definito l’arma perfetta.
Vediamo adesso la seconda fase, cioè la produzione di energia. “La macchina di Rolando – è spiegato – in questa fase viene predisposta per rallentare lo spin delle particelle costituenti il materiale in esame. Tale rallentamento induce nella materia una sorta di attrito ‘interno’, un po’ come succede quando il freno rallenta la ruota della vostra bicicletta, il cui effetto evidente è un riscaldamento. Calibrando bene il rallentamento si può portare la materia trattata a una temperatura inferiore a quella che la farebbe sciogliere, diciamo dell’ordine del 40% di quella di fusione o di ebollizione. Questo in modo da stare sufficientemente lontani dalla fusione stessa che corrisponde, di fatto, alla sparizione della materia.
La particolarità è che si può così disporre di un corpo caldo, sempre alla stessa temperatura – le oscillazioni misurate sono minime – che non si riscalda ulteriormente, anche se il calore non viene assorbito dall’esterno.
Se il calore, viceversa, viene assorbito – per esempio con un sistema di circolazione d’acqua attorno al materiale riscaldato –, il corpo continua a rimanere alla stessa temperatura mentre si ha a disposizione dell’acqua calda a qualche centinaio di gradi per produrre energia. Ve la immaginate un’energia infinita, senza consumo di materia prima, a un costo praticamente zero!?”
.
Ci pensate a quanti potrebbero essere interessati a utilizzare questa fase? Ma siamo ancora lontani dal restare a bocca aperta per la sorpresa. Passiamo alla terza fase: la trasmutazione. In altre parole, trasformare un materiale in un altro, cambiandone il numero degli elettroni. Rio e Alessandrini sono molto chiari nella descrizione: “In questa fase, giunta a un livello di completa messa a punto già nel 1992, si può prendere un volume di materia, diciamo un blocco di polistirolo e trasformarlo in un blocco di oro, conservandone volume e forma. Qui lasciamo a voi immaginare cosa potrebbe rendere possibile questa fase; vi assicuriamo solo che questa possibilità può portare alla soluzione di molti dei problemi in cui il mondo si sta dibattendo attualmente. Siccome sappiamo che quello che stiamo dicendo potrebbe suscitare una certa perplessità, vi mostriamo nella figura 3 una sequenza di fotogrammi, ripresi da una telecamera, in cui si vede la trasmutazione di un blocco di gommapiuma in oro. Tutta la sequenza della trasmutazione che vi mostriamo si sviluppa in 25 centesimi di secondo”.
In questo caso è necessaria una spiegazione supplementare. I fotogrammi di cui parlano i due autori fanno parte di un filmato dell’ottobre 1992 quando Rolando Pelizza, che si trovava in un garage nei pressi di Barcellona, fece una ripresa televisiva di se stesso mentre trasformava in oro decine di cubi di gommapiuma. Il filmato dura 103 minuti, comprende due giorni di riprese, e mostra l’intraprendente bresciano con la sua riserva personale d’oro: 125 cubi del peso di circa 65 chili l’uno. E cioè 8 tonnellate e 125 chili di oro al 100%, una percentuale inesistente in natura. Tanto per avere un ordine di grandezza, nel 2007 l’oro valeva circa 18,35 euro al grammo. Quindi parliamo di quasi 150 milioni di euro dell’epoca. Oggi, invece, l’oro viene valutato circa 35,45 euro al grammo, quindi più o meno 288 milioni di euro. Pelizza avrebbe potuto essere l’uomo più ricco del mondo, con l’andazzo di quella produzione. Ma c’è un però: a quanto racconta egli stesso, pare che si fosse messo d’accordo con non meglio precisati “americani” per cedere quel tesoro, a un “prezzo di favore”: il 50% del valore effettivo. La consegna dei cubi avvenne alla fine del giugno 2007, alla presenza di un magistrato donna spagnolo, e venne redatto un verbale. Tutto regolare, quindi, ma quei soldi non vennero mai versati.
Ma non è finita qui. Quel video, da allora, è finito in diverse mani. Si sa per certo che copie del filmato sono finite in Svizzera e in Russia. E chissà in quante altre parti del mondo. Insomma, sono in tanti ormai a sapere che cosa quella macchina sia in grado di fare.
Adesso una copia è anche in mano di Roberto Giacobbo, il noto conduttore di Voyager su RAI2. Nell’intervista a Pelizza mandata in onda il primo agosto 2016, ha mostrato molto velocemente il fotogramma finale della trasmutazione in oro di un cubo di gommapiuma. Pare che a breve ci sarà un altro programma con una nuova intervista a Pelizza.
Ora veniamo alla parte più sconvolgente, e cioè alla quarta fase: il trasferimento dimensionale. “Con la macchina – infatti – è possibile trasferire persone e oggetti in altre dimensioni, nel tempo e nello spazio, e eventualmente ritornare al punto di partenza originale. Ciò significa, ad esempio, far scomparire qualcosa dal mondo fisico e portarlo in una dimensione invisibile. Ma significa anche ringiovanire un corpo di dieci, venticinque, trenta o settant’anni, mantenendo intatti l’intero pacchetto di conoscenze e ricordi: in breve, una volta invecchiati, potremmo far tornare i nostri corpi giovanili, mantenendo tutti i ricordi delle nostre esperienze così come la conoscenza di un’intera vita”.
Spiegata con parole semplici, ciò significa che una persona molto anziana potrebbe tornare agli anni della gioventù, mantenendo l’aspetto e lo stato fisico totale del giovanotto di una volta. A questo proposito, leggete quanto c’è scritto nel libro di Rio e Alessandrini a pagina 91: “Nel monastero dove si trovava Ettore, venne eseguito un primo esperimento conclusivo. Si trattava di ringiovanire un cagnolino, ormai anziano e morente, molto caro ai frati del convento. Essi gli avevano insegnato nel corso della vita a saltare attraverso i cerchi, cosa assolutamente non innata nell’animale. Usando la macchina, lo riportarono all’età di circa un anno. La cosa eccezionale è che, subito dopo l’esperimento, il cagnolino si mise a saltare attraverso i cerchi. Questo fatto fece luce su uno dei dubbi ancora aperti che avevano, ovvero sul fatto se, nel ringiovanimento del corpo fisico, si sarebbe conservata o meno la memoria e la personalità che l’essere aveva prima dell’esperimento. Il fatto di vedere saltare gioiosamente attraverso i cerchi fu la prova che li convinse che tutto era pronto e che si poteva fare il passo successivo. Rolando ricorda con gioia il momento in cui, dopo l’esperimento, lui ed Ettore si misero a giocare con l’animale giovane e vivace. Ma ricorda anche l’efficacia della strumentazione spionistica americana: qualche tempo dopo, infatti, gli venne fatta vedere una foto satellitare in cui si vedevano, in maniera nitida, Ettore e Rolando giocare con il cagnolino ringiovanito”.
A questo punto è ovvio domandarsi se l’anziano Majorana abbia o meno usufruito della sua macchina per ringiovanirsi. Pelizza non si pronuncia a questo riguardo e, comunque, almeno per il momento, non è disponibile alcuna documentazione in merito.
Concludendo la loro relazione per il pubblico mondiale, Rio e Alessandrini ammettono quanto sia difficile credere in tutto quello che hanno esposto. “Siamo consapevoli che la storia che vi raccontiamo possa suscitare in voi un certo scetticismo: è la naturale, potremmo dire biologica, reazione provocata dalla nostra mente razionale, che non può accettare l’esistenza di qualcosa che vada oltre l’ordine costituito – dicono – Anche noi all’inizio eravamo decisamente scettici ma poi, gradualmente, l’evidenza dei fatti ci ha costretti ad ammettere che tutto quello che vi abbiamo raccontato è vero e realmente sperimentato. Siamo di fronte a un ‘colossale’ avanzamento delle conoscenze, un vero salto quantico, come si dice oggi, senza ben sapere cosa voglia dire ‘quantico’. Questa grandiosa scoperta ha però un altrettanto grande limite, come tutta la conoscenza discesa in ambito umano: essa può essere usata per il bene dell’umanità o per il suo male. Siamo di fronte a qualcosa che può salvare un pianeta ormai sull’orlo del collasso o, viceversa, distruggerlo in poche ‘mosse’. Dipende dall’uso che ne facciamo. Ettore e Rolando si sono sempre strenuamente opposti a un uso nefasto della macchina, rendendo la propria vita certamente non semplice e in aperto contrasto con chi voleva farne un’arma. Ci auguriamo che essa diventi di pubblico utilizzo al più presto, operata esclusivamente da persone dedite solo al bene del mondo”.
E Pelizza? Oggi l’anziano bresciano, ormai sulla strada dell’ottantesimo compleanno, è un uomo solo e senza mezzi, che sopravvive grazie all’aiuto di alcuni amici. Non ha più la macchina e non può continuare i suoi amati esperimenti, ma continua a bussare alle porte dei suoi debitori per riscuotere quanto gli è dovuto per quei 125 cubi d’oro. Gli avrebbero fatto molte promesse dal 2007, ma continua a ripetere di non aver mai ricevuto un solo euro. L’unica soddisfazione è che la sua singolarissima storia ha suscitato l’interesse di due grandi università italiane che adesso sono in qualche modo coinvolte nello studio della misteriosa tecnologia. Non è molto, ma è pur sempre un buon inizio per fornire una spiegazione scientifica e razionale ad uno dei più grandi enigmi del Novecento.
Intanto, avvilito per tutte le inesattezze che sono state dette su di lui, alla fine Pelizza ha deciso di uscire allo scoperto inserendo la sua verità (foto, documenti, filmati e perizie) in un sito web dove racconta le esperienze di una vita (Majorana-Pelizza.it). Molti di questi contenuti sono assolutamente inediti, per esempio il filmato dove si vedono Pelizza e Majorana passeggiare nel parco. Oppure vari esperimenti effettuati con la macchina. Le lettere sono state periziate dalla dottoressa Chantal Sala, grafologa specializzata in ambito forense; immagini e filmati sono stati periziati dall’ingegner Michele Vitiello, titolare dello Studio Ingegneria Informatica Forense. Forse la cosa che colpisce di più è il titolo d’apertura di questo materiale: “Con grande amarezza pubblichiamo il contenuto di questo sito”. Infatti, Pelizza spiega che, nonostante tutti i suoi sforzi per far conoscere la nuova tecnologia e donarla allo Stato italiano per il benessere della nazione e del mondo, non c’è riuscito a causa degli intricatissimi giochi di potere in cui si è trovato. Da qui la sua amarezza. Adesso, stanco di combattere, fa conoscere i suoi antichi segreti e si ritira in buon ordine, ammettendo la sconfitta. La verità è che non basta voler cambiare il mondo, anche se ce ne sarebbe un gran bisogno. Qualcuno, e non è difficile immaginare chi, desidera che tutto resti com’è, macchina o non macchina. Con buona pace degli eventuali geni che, come Majorana, ogni tanto fanno capolino su questa piccola e tormentata terra.

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Articolo redatto da Francesco Alessandrini e Roberta Rio
per la presentazione a
The Science of Consciousness (TSC) 2017
a San Diego – CA
Giugno 2017

© 2017 Francesco Alessandrini e Roberta Rio

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