Numero1905

 

Coronavirus: c’è chi aveva previsto tutto.

 

Venerdì 18 ottobre 2019, tra le 8,45 e 12,30, ebbe luogo nell’hotel Pierre di New York una intrigante sceneggiata: la simulazione di una pandemia da coronavirus. Erano circa due mesi prima dello scoppio dell’epidemia a Wuhan in Cina.
Il Johns Hopkins Center for Health Security, il World Economic Forum e la Bill & Melinda Gates Foundation organizzarono un dibattito tra 15 opinion leader mondiali per discutere della risposta politica da dare a una ipotetica epidemia mondiale da coronavirus, denominata Evento 201.
Solo 130 invitati avevano potuto partecipare al dibattito in diretta ma un live streaming è stato reso disponibile a tutti (qui).
Lo scopo dell’evento era di aiutare i responsabili politici mondiali a comprendere meglio gli effetti di un evento sanitario epidemico a livello mondiale che non solo causerà grandi malattie e perdite di vite umane, ma innescherà anche importanti conseguenze economiche e sociali a cascata.
Qual era lo scenario di riferimento della Johns Hopkins e Bill Gates?
Usando le loro parole ufficiali:
‘L’evento 201 simula lo scoppio di un nuovo coronavirus zoonotico trasmesso da pipistrelli e maiali a persone che alla fine diventa efficacemente trasmissibile da persona a persona, portando a una grave pandemia. L’agente patogeno e la malattia che causa sono in gran parte modellati sulla SARS, ma è più infettivo soprattutto perché trasmissibile tramite persone con sintomi lievi’.

La capacità previsiva lascia senza fiato: quando si ebbero le prime notizie del dramma cinese (il 31 dicembre 2019, più di due mesi dopo) l’organizzazione mondiale della sanità usò praticamente le stesse parole per descrivere il nuovo virus.
La genesi della malattia era stata però prevista in modo leggermente diverso, forse per non allarmare il governo cinese prima del tempo:
‘La malattia inizia negli allevamenti di suini in Brasile, inizialmente in silenzio e lentamente, ma poi inizia a diffondersi più rapidamente negli ambienti sanitari. Quando inizia a diffondersi efficacemente da persona a persona nei quartieri a basso reddito e densamente affollati di alcune delle megalopoli del Sud America, l’epidemia esplode. Viene prima esportato per via aerea in Portogallo, negli Stati Uniti e in Cina e poi in molti altri paesi’.
Sulla capacità di diffusione sull’esito dei controlli non sappiamo ancora se gli ‘esperti’ abbiano o no avuto ragione:
‘Sebbene all’inizio alcuni paesi siano in grado di controllarlo, continua a diffondersi e a essere reintrodotto, e alla fine nessun paese può mantenere il controllo’.
Non è possibile che un vaccino sia reso disponibile nel primo anno. Potrebbero esistere farmaci antivirali in grado di aiutare i singoli malati ma non in grado di limitare in modo significativo la diffusione della malattia.
Poiché l’intera popolazione umana è sensibile, durante i primi mesi della pandemia, il numero cumulativo di casi aumenta esponenzialmente, raddoppiando ogni settimana. E man mano che i casi e le morti si accumulano, le conseguenze economiche e sociali diventano sempre più gravi’.

Certo anche qui si resta senza fiato per la chiaroveggenza degli esperti: i contagi raddoppiano ogni settimana! È descritto esattamente quello che sta accadendo in questi giorni, a circa due mesi dall’esplosione della malattia.

Ma ecco le previsioni su come andrà a finire:
‘Lo scenario termina dopo 18 mesi, con 65 milioni di morti. La pandemia inizia a rallentare a causa della diminuzione del numero di persone sensibili ma continuerà, in una certa misura, fino a quando non vi sarà un vaccino efficace o fino a quando l’80-90% della popolazione mondiale non sarà stata immunizzato. Da quel momento in poi, è probabile che si trasformi in una malattia endemica dell’infanzia’.

E, dato che si trattava di un forum politico, il meeting si conclude con ‘raccomandazioni’ su come le autorità devono gestire l’epidemia, che peraltro non sono particolarmente originali.
Per minimizzare i danni è necessaria una ‘collaborazione senza precedenti tra i governi, le organizzazioni internazionali e il settore privato’. Il che significa che i governi debbono pagare e investire ma lasciare il comando ai privati. È quindi auspicabile una gestione mondiale del problema, in mani private, che provvederà a destinare le risorse verso la produzione dei vaccini e la loro equa distribuzione.
Paesi, organizzazioni internazionali e società di trasporto globali dovrebbero collaborare per evitare la chiusura delle frontiere durante gravi pandemie. I viaggi e il commercio sono essenziali per l’economia globale, nonché per le economie nazionali e persino locali, e dovrebbero essere mantenuti anche di fronte a una pandemia.
Una grave pandemia interferirebbe notevolmente con la salute della forza lavoro, le operazioni commerciali e la circolazione di beni e servizi. Un focolaio di livello catastrofico può anche avere effetti profondi e duraturi su interi settori, economia e società in cui opera. Mentre i governi e le autorità sanitarie pubbliche fungono da prima linea di difesa contro i focolai in rapida evoluzione, i loro sforzi sono cronicamente sottofinanziati e mancano di sostegno duraturo. I leader aziendali globali dovrebbero svolgere un ruolo molto più dinamico in quanto sostenitori che partecipano a una maggiore preparazione alla pandemia.
Molti settori della società potrebbero aver bisogno di un sostegno finanziario durante o dopo una grave pandemia, tra cui istituti sanitari, imprese essenziali e governi nazionali.
I governi e il settore privato dovrebbero assegnare una priorità maggiore allo sviluppo di metodi per combattere la mis- e disinformazione prima della prossima risposta alla pandemia. I governi dovranno collaborare con le società tradizionali e dei social media per ricercare e sviluppare agili approcci per contrastare la disinformazione. Da parte loro, le aziende dei media dovrebbero impegnarsi a garantire che i messaggi autorevoli siano prioritari e che i falsi messaggi vengano eliminati anche attraverso l’uso della tecnologia.

Certo stupisce che gli ‘esperti’ mondiali, dopo aver così accuratamente previsto la pandemia da coronavirus, non risultino altrettanto convincenti nelle ‘raccomandazioni’ che si limitano alla stanca riproposizione di vecchie ricette: assalto alle casse degli stati, soldi verso i vaccini, anche se non esistono, promozione di un governo mondiale in mani private e ripristino della censura, per evitare che il pubblico sia informato di quello che accade realmente.
Davvero poco originale.

Sorgono quindi spontanee alcune considerazioni.

Come facevano gli ‘esperti’ a sapere che una pandemia da coronavirus si sarebbe sviluppata da lì a poco?
Forse erano stati informati che erano pronte le scorte di laboratorio per poter liberare il virus? O forse avevamo direttamente collaborato alla sua creazione?
Altrettanto incognito è come facessero a conoscere così bene le caratteristiche del nuovo virus, che produce meno morti della SARS ma che è più infettivo. Chi mai glielo poteva avere detto?
E come facevamo a sapere che il virus proveniva dai pipistrelli? Non rileva che l’epidemia sia supposta nascere in Brasile per poi diffondersi in Cina. In Brasile non mangiano pipistrelli ma in Cina sì.

Se Johns e Bill conoscevano tutto ciò forse bisogna dare loro credito anche su come la pandemia si evolverà in futuro.
I 65 milioni di morti in 18 mesi sono una possibilità reale?

Certo è che, se le loro raccomandazioni saranno seguite alla lettera, se si lasceranno aperte le frontiere, i viaggi e i commerci, se si investiranno le risorse in vaccini che non esistono, i 65 milioni di morti sembrano più che realistici. In pratica gli ‘esperti’ propongono che l’epidemia faccia il suo corso per minimizzare i danni all’economia.

Però finora le cose non sono andate secondo le loro raccomandazioni. La Cina ha chiuso le frontiere, anche quelle interne (e anche l’Italia, in sfregio ai diktat dei globalisti).
Il danno economico è stato e sarà in futuro enorme ma ciò riuscirà a fermare la pandemia?

Se la Cina ci riuscisse in questo modo, cioè facendo l’esatto contrario di quanto consigliato da esperti così bene informati, la dovremmo proprio ringraziare.

Ma dovremmo anche approfondire accuratamente il perché tali ‘esperti’ sapessero, con più due mesi di anticipo, così tante cose.

 

 

Numero1900

 

SUCCISA  VIRESCIT

La traduzione di questo motto latino è “Recisa alla base, torna a rinverdire”.

Le parole, che ornano lo stemma dell’abbazia di Montecassino, che mostra una quercia tagliata al piede, dal cui ceppo vanno spuntando rami nuovi, vengono anche usate in riferimento a tutto ciò che, dopo la distruzione, trova in sé la forza di tornare a nuova vita.

Si tratta di un simbolo (o di una allegoria, se considerata dal punto di vista delle figure retoriche) di rigenerazione, forza interiore, capacità di riscatto.

Ha funzione conativa, ovvero il suo scopo è quello di spingere l’individuo a reagire, a risollevarsi anche dopo un avvenimento tragico, distruttivo, che ha quasi annientato il suo essere.

“Quasi”, appunto, non del tutto.

E’ quell’avverbio a fare la differenza, a invitare a chiedersi di che pasta si è fatti, a spronare all’autorigenerazione.

L’icona dell’albero tagliato è metafora della straziante perdita (di una persona cara, di tutti i beni, della propria integrità corporea), ma i rami verdi che nonostante tutto iniziano a spuntare, generando le foglie, lo sono della capacità di affrontare anche i più grandi dolori, le più grandi perdite e rimettersi in piedi, ancora vivi, ancora fecondi di progetti, di idee, di giorni da affrontare con energia.

E’ simbolo della forza della vita che non dipende dall’energia personale, ma che senza la collaborazione e la volontà di chi aspira a rialzarsi non potrebbe comunque agire.

Contiene in sé l’implicazione di un passato pieno e rigoglioso, la presupposizione che si è subito un feroce attacco, l’antitesi tra la perdita quasi totale e la rinascita, il paradosso che un albero reciso possa germogliare e infine l’inferenza generata dai concetti di ceppo e rami verdi: la vita non muore mai, si rigenera in forme nuove e inaspettate.

Insomma, un vero albero della vita.

Queste, che ho riportato, sono le parole, le più espressive possibili, che ho trovato a titolo esplicativo riguardanti l’aforisma.
Le faccio pienamente e convintamente mie, nell’ estendere il mio augurio a tutti gli Italiani di ritrovare la forza di risollevarsi e rinascere da questo “Tsunami” dell’ Epidemia di Coronavirus che ci sta passando sulla testa.
È un’occasione storica: mostriamo al mondo di cosa siamo capaci.
Sono sicuro che ce la faremo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Numero1878

 

Segnalata da mio nipote Alan.

Questa è la magistrale lettera che il preside del il liceo Volta di Milano, Domenico Squillace, ha scritto a tutti gli studenti della scuola e pubblicata sul sito. Perdete qualche minuto per leggerla: è un capolavoro.

AGLI STUDENTI DEL VOLTA

“La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia…..”

Le parole appena citate sono quelle che aprono il capitolo 31 de “I Promessi sposi”, capitolo che insieme al successivo è interamente dedicato all’epidemia di peste che si abbatté su Milano nel 1630. Si tratta di un testo illuminante e di straordinaria modernità che vi consiglio di leggere con attenzione, specie in questi giorni così confusi. Dentro quelle pagine c’è già tutto, la certezza della pericolosità degli stranieri, lo scontro violento tra le autorità, la ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, le voci incontrollate, i rimedi più assurdi, la razzia dei beni di prima necessità, l’emergenza sanitaria…. In quelle pagine vi imbatterete fra l’altro in nomi che sicuramente conoscete frequentando le strade intorno al nostro Liceo che, non dimentichiamolo, sorge al centro di quello che era il lazzaretto di Milano: Ludovico Settala, Alessandro Tadino, Felice Casati per citarne alcuni. Insomma più che dal romanzo del Manzoni quelle parole sembrano sbucate fuori dalle pagine di un giornale di oggi.

Cari ragazzi, niente di nuovo sotto il sole, mi verrebbe da dire, eppure la scuola chiusa mi impone di parlare. La nostra è una di quelle istituzioni che con i suoi ritmi ed i suoi riti segna lo scorrere del tempo e l’ordinato svolgersi del vivere civile, non a caso la chiusura forzata delle scuole è qualcosa cui le autorità ricorrono in casi rari e veramente eccezionali. Non sta a me valutare l’opportunità del provvedimento, non sono un esperto né fingo di esserlo, rispetto e mi fido delle autorità e ne osservo scrupolosamente le indicazioni, quello che voglio però dirvi è di mantenere il sangue freddo, di non lasciarvi trascinare dal delirio collettivo, di continuare – con le dovute precauzioni – a fare una vita normale. Approfittate di queste giornate per fare delle passeggiate, per leggere un buon libro, non c’è alcun motivo – se state bene – di restare chiusi in casa. Non c’è alcun motivo per prendere d’assalto i supermercati e le farmacie, le mascherine lasciatele a chi è malato, servono solo a loro. La velocità con cui una malattia può spostarsi da un capo all’altro del mondo è figlia del nostro tempo, non esistono muri che le possano fermare, secoli fa si spostavano ugualmente, solo un po’ più lentamente. Uno dei rischi più grandi in vicende del genere, ce lo insegnano Manzoni e forse ancor più Boccaccio, è l’avvelenamento della vita sociale, dei rapporti umani, l’imbarbarimento del vivere civile. L’istinto atavico quando ci si sente minacciati da un nemico invisibile è quello di vederlo ovunque, il pericolo è quello di guardare ad ogni nostro simile come ad una minaccia, come ad un potenziale aggressore. Rispetto alle epidemie del XIV e del XVII secolo noi abbiamo dalla nostra parte la medicina moderna, non è poco credetemi, i suoi progressi, le sue certezze, usiamo il pensiero razionale di cui è figlia per preservare il bene più prezioso che possediamo, il nostro tessuto sociale, la nostra umanità. Se non riusciremo a farlo la peste avrà vinto davvero.

Vi aspetto presto a scuola.
Domenico Squillace

 

Numero1543

 

GIOCO  DI  PAROLE   (casualmente caotico)

 

Il caos, messo in ordine,

nasce dal caso?

avviene per caso?

esiste a caso?

finisce nel caso?

Oppure è il caso,

messo in disordine,

che provoca il caos?

Ebbene, in tal caso,

è tutto un casino.

(inventata in proprio).