Ricevo da mio figlio Alexis
E’ più facile ingannare la gente…
che convincere loro che sono stati ingannati…
(Mark Twain)

Cosa ci insegna la vita… testamento spirituale di un libero pensatore
Ricevo da mio figlio Alexis
E’ più facile ingannare la gente…
che convincere loro che sono stati ingannati…
(Mark Twain)
Segnalato da Alexis
La stampa non vuole
informare il lettore,
ma convincerlo
che lo sta informando.
Nicolàs Gòmez Dàvila.
Cosa ci dicono continuamente i commercianti
con le loro pubblicità ossessive e tampinanti?:
“Compra tanto, spendi poco!”.
Cosa, possiamo e dobbiamo fare tutti quanti
per non comportarci da ingenui ed ignoranti?:
“Compro meno, spendo meglio!”.
Segnalata da mio nipote Alan.
Questa è la magistrale lettera che il preside del il liceo Volta di Milano, Domenico Squillace, ha scritto a tutti gli studenti della scuola e pubblicata sul sito. Perdete qualche minuto per leggerla: è un capolavoro.
AGLI STUDENTI DEL VOLTA
“La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia…..”
Le parole appena citate sono quelle che aprono il capitolo 31 de “I Promessi sposi”, capitolo che insieme al successivo è interamente dedicato all’epidemia di peste che si abbatté su Milano nel 1630. Si tratta di un testo illuminante e di straordinaria modernità che vi consiglio di leggere con attenzione, specie in questi giorni così confusi. Dentro quelle pagine c’è già tutto, la certezza della pericolosità degli stranieri, lo scontro violento tra le autorità, la ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, le voci incontrollate, i rimedi più assurdi, la razzia dei beni di prima necessità, l’emergenza sanitaria…. In quelle pagine vi imbatterete fra l’altro in nomi che sicuramente conoscete frequentando le strade intorno al nostro Liceo che, non dimentichiamolo, sorge al centro di quello che era il lazzaretto di Milano: Ludovico Settala, Alessandro Tadino, Felice Casati per citarne alcuni. Insomma più che dal romanzo del Manzoni quelle parole sembrano sbucate fuori dalle pagine di un giornale di oggi.
Cari ragazzi, niente di nuovo sotto il sole, mi verrebbe da dire, eppure la scuola chiusa mi impone di parlare. La nostra è una di quelle istituzioni che con i suoi ritmi ed i suoi riti segna lo scorrere del tempo e l’ordinato svolgersi del vivere civile, non a caso la chiusura forzata delle scuole è qualcosa cui le autorità ricorrono in casi rari e veramente eccezionali. Non sta a me valutare l’opportunità del provvedimento, non sono un esperto né fingo di esserlo, rispetto e mi fido delle autorità e ne osservo scrupolosamente le indicazioni, quello che voglio però dirvi è di mantenere il sangue freddo, di non lasciarvi trascinare dal delirio collettivo, di continuare – con le dovute precauzioni – a fare una vita normale. Approfittate di queste giornate per fare delle passeggiate, per leggere un buon libro, non c’è alcun motivo – se state bene – di restare chiusi in casa. Non c’è alcun motivo per prendere d’assalto i supermercati e le farmacie, le mascherine lasciatele a chi è malato, servono solo a loro. La velocità con cui una malattia può spostarsi da un capo all’altro del mondo è figlia del nostro tempo, non esistono muri che le possano fermare, secoli fa si spostavano ugualmente, solo un po’ più lentamente. Uno dei rischi più grandi in vicende del genere, ce lo insegnano Manzoni e forse ancor più Boccaccio, è l’avvelenamento della vita sociale, dei rapporti umani, l’imbarbarimento del vivere civile. L’istinto atavico quando ci si sente minacciati da un nemico invisibile è quello di vederlo ovunque, il pericolo è quello di guardare ad ogni nostro simile come ad una minaccia, come ad un potenziale aggressore. Rispetto alle epidemie del XIV e del XVII secolo noi abbiamo dalla nostra parte la medicina moderna, non è poco credetemi, i suoi progressi, le sue certezze, usiamo il pensiero razionale di cui è figlia per preservare il bene più prezioso che possediamo, il nostro tessuto sociale, la nostra umanità. Se non riusciremo a farlo la peste avrà vinto davvero.
Vi aspetto presto a scuola.
Domenico Squillace
È sempre faticoso imparare,
è spesso difficile capire,
ma conoscere non basta mai
e credere è semplice assai.
IDEOLOGIE E UOMINI
Tutte le ideologie, di qualsivoglia genere e in qualunque epoca, hanno avuto ed hanno una parte di ragione, o di verità, nei loro contenuti, nei principi di base, nei messaggi che sono stati elaborati e diffusi. Religioni, sistemi politici, sociali, economici, movimenti letterari, artistici, scuole di pensiero, filosofie e correnti, fondative o scismatiche, tradizionali o eretiche: tutte hanno un nucleo di verità, percentualmente quantificabile in base alla credibilità del messaggio, e alla credulità dei destinatari.
Molto dipende dal livello di preparazione culturale, dallo stato di benessere, o di precarietà, dalla caratura evolutiva degli individui recettori a cui esse vengono indirizzate e si riferiscono.
Per quanto queste ideologie si sforzino di fornire una visione globale, pregnante e onnicomprensiva dei propri assiomi, per inquadrare univocamente la realtà esistente, tuttavia molta parte delle affermazioni apodittiche che da esse promanano, sono parziali, limitate, a volte poco o niente probabili, credibili con difficoltà, se non con un atto di fede, con una apertura di credito : da qui la tentazione di ricorrere, aprioristicamente, al dogma.
Dogma è calare dall’alto un principio che deve essere accolto per vero e per giusto, senza esame critico o discussione.
Orbene, il dogmatismo, cioè il ricorso sistematico, a volte capzioso, a volte truffaldino, a propinare una “verità” preconcetta, preconfezionata, imbastardita da molte pastoie di interessi, anche loschi e partigiani, per imporre le proprie ragioni, palesemente o surrettiziamente, è un procedimento ad uso e consumo degli uomini.
Il dogma è una millanteria, una pratica sporca e scorretta, tanto più esecrabile, quanto più si tenti di imporla con la forza, o con una sorta di “mobbing” strisciante, come una pece o un muro di gomma.
Ma la storia ci insegna che gli uomini sono ricorsi, spesso e volentieri, a questo metodo, in tanto in quanto essi hanno concepito l’intento di costituirsi come “casta” per la gestione, spregiudicata e senza scrupoli, della “fede” di cui il dogma è un atto.
Ed ecco, allora, che la “verità rivelata” viene manipolata, a cura degli uomini della “casta” : viene “interpretata” a seconda dei vantaggi che, in primis, possono discendere ad essi stessi.
È ben vero, infatti, che quando una ideologia scende dalla fase teorica, o teoretica, a quella della pratica attuazione, cioè quando un principio, dal generale, deve essere applicato al particolare, viene a crearsi una casistica infinita di problematiche diverse, per il fatto che la realtà materiale è talmente diversificata che, purtroppo facilmente, si rende necessaria una “mediazione”.
Per questa “funzione”, per gestire le “norme attuative” o i “decreti delegati”, si arroga il ruolo e il compito una categoria di uomini che ne fanno un “esercizio di potere”.
Due esempi storici, sotto gli occhi di tutti: la Chiesa Cristiana Cattolica e il Comunismo Sovietico.
Diffida della falsa conoscenza,
è molto peggio dell’ignoranza.
G.B. Shaw.
DEUS EX MACHINA (latino)
“Il Dio che parla o appare da una macchina”.
Nell’antico teatro greco classico, l’apparizione sulla scena della divinità, quasi sempre dall’alto, che veniva realizzata mediante un apposito meccanismo e che, di solito, costituiva l’elemento risolutore della tragedia; quindi, figurativamente, circostanza o persona che, inaspettatamente, interviene a risolvere una situazione difficile o è l’artefice del buon andamento di qualcosa.
Apò mechanés theòs (Greco antico) = divinità che scende dalla macchina.
E risolve la situazione. La frase trae origine dalla tragedia Greca: in tale ambito, quando era necessario far intervenire una o più divinità sulla scena, l’attore che interpretava il Dio era posizionato su una sorta di gru in legno, mossa da un sistema di funi e argani, chiamata, appunto, mechané. L’intervento “ex machina” degli dei veniva usato, soprattutto, dal tragediografo Euripide, per risolvere felicemente una situazione intricata e, apparentemente, senza possibile via d’uscita. Nel mondo antico un uso eccessivo del Deus ex machina era considerato prerogativa di autori poco raffinati e sbrigativi, che non sarebbero riusciti a sciogliere altrimenti trame complesse.
Questo è quanto, da sempre, viene detto, ripetuto, recensito nel l’ambito delle letterature e delle scuole di pensiero. Ma, non mi convince.
Sicuramente un tale accorgimento sarà stato adottato, nella pratica scenografica. Ma quel che non si è mai detto, anche perché dirlo sarebbe stato imbarazzante, sorprendente, inspiegabile, inammissibile, è che gli dei, ALIENI extraterrestri, scendevano veramente da machine volanti provenienti dal cielo. E, sulla scena, non si sarebbe mai adottata una riproduzione della realtà così improbabile, se la realtà non fosse stata veramente questa. E di dominio pubblico, comune, risaputa e scontata. Tanto da essere considerata praticabile e riproducibile, perfino per usi artistici o spettacolari.
È fuor di dubbio, ormai, che la razza umana ha compiuto i suoi passi in avanti più significativi, nel campo delle tecnologie che hanno migliorato la vita, con i suggerimenti, gli insegnamenti, il controllo di Entità Superiori, in qualsiasi ambito del sapere. Gli uomini hanno chiamato “Dei” queste Entità Superiori.
Nelle religioni, quasi tutte, le regole, le norme, i comandamenti, sono stati concepiti dagli uomini; ma la loro “autorità” applicativa, impositiva, punitiva è stata attribuita al “carisma” delle Entità Superiori. Queste si sono sempre ben guardate dall’intervenire, con dimostrazioni miracolistiche, nelle vicende umane. Sono stati sempre gli uomini, certe “caste” di uomini, che si sono artatamente arrogati il diritto religioso, morale, civile, giudiziario, politico/amministrativo di censurare, con metodi intimidatori, di controllare, con provvedimenti vessatori, gli altri uomini in nome di regole superiori. “Caste” sacerdotali, militari, finanziarie, politiche hanno esercitato prevaricazioni di ogni specie, nell’arco dei millenni, violando le regole, molto semplici e condivisibili, della natura e dell’umanità. Per avere una esemplificazione illuminante, rimando al seguente:
La prima religione nasce,
quando la scimmia A,
guardando il sole,
dice all’altra scimmia B:
“LUI mi ha detto che TU
devi dare a ME
la tua banana”.
Qual è l’obiettivo primario, assillante, pressante di tutte le “caste”? È quello di istituzionalizzare i propri strumenti di potere, mediante la ideologizzazione della “supremazia” di certi princìpi, concepiti e stabiliti da esse stesse, rendendoli metafisici e trascendenti, solo per salvaguardare i propri interessi. Questo porta a esercitare un controllo delle coscienze, con metodi di “advertising” (propaganda pubblicitaria) non molto lontani dal “lavaggio dei cervelli”. Si è trattato, e tuttora si tratta, di un colossale, eclatante, nauseabondo “millantato credito”. È mitologia dell’autoritarismo.
Viviamo in un periodo strano,
in cui la menzogna
viene creduta sulla parola,
mentre, per la verità,
non bastano i fatti.
Le convinzioni,
più delle bugie,
sono nemiche pericolose
della verità.
Friederich Nietzsche.
In me l’ateismo
non è una conseguenza,
né, tanto meno,
un fatto nuovo:
esso esiste in me per istinto.
Sono troppo curioso,
troppo incredulo,
troppo insolente,
per accontentarmi
di una risposta
così grossolana.
Dio è una risposta grossolana,
un’indelicatezza verso
noi pensatori:
anzi, addirittura,
non è altro che
un grossolano divieto
contro di noi:
non dovete pensare!
Friederich Nietzsche.
Ci sono due diversi tipi di persone nel mondo:
coloro che vogliono sapere,
e coloro che vogliono credere.
Friederich Nietzsche.
Qualunque cosa esiste,
se hai buoni motivi
per crederlo.
Prima c’è quello
che la gente vuole sentire,
poi c’è quello
che la gente vuole credere,
poi c’è tutto il resto……
e poi c’è la verità.
La verità non è quello che vedi,
la verità è quella in cui credi.
(L’occhio vede quello che
la mente vuole che veda).