Numero1832

In te, ci sono più domande

che ti vengono alla mente,

o più certezze che ti coltivi?

Chiedilo alla tua coscienza

e, nel caso che si verifichi

la seconda delle due ipotesi,

prendi seri provvedimenti:

il tuo cervello sta invecchiando.

Numero1799

Ho appena finito di guardare in TV la replica di una delle innumerevoli  puntate  della serie del Commissario Montalbano. L’avevo già vista, come tante altre; ma le rivedo volentieri perché mi piace ascoltare il dialetto Siciliano: trovo che, nelle sue coloriture, esprime, come pochi altri, il carattere della gente che lo parla.
Ma quello che mi interessa anche, è constatare la bravura del protagonista, Luca Zingaretti, fratello dell’attuale leader politico del Partito Democratico.
È certamente un validissimo attore ma, a parte le sue doti artistiche, quello che mi intriga, ogni volta che lo guardo, è la somiglianza della sua figura con quella di Benito Mussolini. Basterebbe aggiungervi l’espressione tronfia, l’atteggiamento borioso e la loquela drammatica e trionfalistica del “Duce” e sarebbe perfetto. Un regista, teatrale o cinematografico, lo arruolerebbe ad occhi chiusi: non esisterebbe, al mondo, un attore che, meglio di lui, potrebbe vestire i panni e dare il volto al Cavalier Benito.
E mi sono chiesto: se io fossi Zingaretti e mi fosse fatta la proposta di interpretare un tale personaggio, cosa farei? Accetterei o no?
Francamente non saprei risolvere il dilemma.
È talmente stridente la dicotomia fra la “persona” e il “personaggio” che io sarei in difficoltà a decidere. Non so lui.
Sappiamo tutti che un attore dovrebbe essere  in grado di interpretare qualunque ruolo gli venga proposto, almeno dal punto di vista tecnico: stiamo parlando di “fiction”. Ma è vero anche che un personaggio bisogna “sentirlo”, in qualche modo, come simile a sé, per darne una valida interpretazione. La sola  somiglianza fisica potrebbe essere necessaria ma non sufficiente.
Io non conosco le idee politiche di Luca Zingaretti, magari sono in linea con quelle del fratello; comunque, i tratti storici ed umani del “Duce” sarebbero anche in contrasto con il profilo del popolare Commissario, famoso in tutto il mondo. Penso che, proprio per opportunità e coerenza, potrebbe rifiutare.
E se, per pura ipotesi accademica, accettasse? Ci sarebbe una sollevazione popolare? O una interpellanza parlamentare?
Questo diventerebbe un caso, seppur in linea ipotetica, di vero e proprio OSSIMORO artistico.
Tutto sommato, alla fine di questa riflessione, per quanto fittizia e di “finzione”, io “mi sono fatto persuaso” che, se fossi in lui, rifiuterei.

Numero1651

 

Il Punto Interrogativo

è il simbolo del Bene.

Il Punto Esclamativo

è il simbolo del Male.

Quando, sulla strada, vi imbattete nei Punti Interrogativi, nei sacerdoti del Dubbio Positivo, allora andate sicuro che sono tutte brave persone, quasi sempre tolleranti, disponibili e democratiche. 
Quando, invece, incontrate i Punti Esclamativi, i paladini delle Grandi Certezze, i puri della Fede Incrollabile, allora mettetevi paura, perché la Fede, molto spesso, si trasforma in violenza.
E, badate bene, che io, qui, non sto parlando solo di Fede religiosa, ma anche di Fede politica e di Fede sportiva, di qualsiasi tipo di Fede, insomma.
Gli integralisti islamici, i tifosi di calcio, i brigatisti neri o rossi, appartengono tutti ad una stessa razza, quella che ritiene di essere la sola a possedere la Verità, come se poi potesse esistere davvero una Verità unica e incontrovertibile.
Il Dubbio, invece, è una divinità discreta, è un amico che bussa con gentilezza alla vostra porta. Il Dubbio espone con calma le proprie idee ed è pronto a cambiarle radicalmente non appena qualcuno gli dimostrerà che sono sbagliate.

Luciano De Crescenzo     Sono stato fortunato.

Numero1649

 

 

IL  DUBBIO  POSITIVO

“Il saggio non nega e non afferma,

non si esalta e non si abbatte,

non crede né all’esistenza di Dio,

né alla sua non esistenza.

Il saggio non ha certezze,

ha solo ipotesi, più o meno probabili”.

E, allora, che fa?

“Aspetta”.

Quale protocollo segue? Come procede?

“Primo, l‘epoché o sospensione del giudizio,

secondo, l’afasia o rifiuto del parlare,

terzo, l’atarassia o assenza dell’angoscia”.

Luciano De Crescenzo        Sono stato fortunato.

Numero1639

C’è chi vede le cose

come sono e dice

“Perché?”

Io, invece, sogno cose

mai esistite e dico

“Perché no?”.

G.B. Shaw.

Numero1304

A volte è meglio tacere

e sembrare stupidi,

che aprire bocca

e togliere ogni dubbio.

Oscar Wilde.

Numero1300

I dubbi servono

a farti crescere.

Cartesio.

Numero962

Di tutte le cose certe,

la più certa è il dubbio.

Bertolt Brecht.

Numero871

In dubiis, abstine.                 Nei casi dubbi, astieniti.

Numero758

Se un uomo parte con delle certezze,

finirà con dei dubbi;

ma, se si accontenta di iniziare con qualche dubbio,

arriverà, alla fine, a qualche certezza.

Francis Bacon.

Numero722

Il problema dell’umanità è che

gli stupidi sono strasicuri,

mentre gli intelligenti

sono pieni di dubbi.

Bertrand Russel.

Numero721

Non vorrei mai morire per le mie idee,

perché potrebbero essere sbagliate.

Bertrand Russel.

Numero720

Il compito degli uomini di cultura

è, più che mai, oggi,

quello di seminare dei dubbi,

non già di raccogliere certezze.

Norberto Bobbio.

Numero719

Quando insegni, insegna, allo stesso tempo,

a dubitare di ciò che insegni.

Ortega Y Gasset.

Numero718

Solo gli imbecilli sono sicuri di ciò che dicono.

Voltaire.