Numero1967

 

Segnalata da Rita, molto attenta a questi argomenti, perché sa che mi interessano.

 

Dopo la lunga monografia su Ettore Majorana (  i Numeri si possono trovare con il TAG “Fisica”), senza sorpresa, ma con soddisfazione, presento questo

 

AGGIORNAMENTO  SU  MAJORANA

 

I fisici del MIT (Massachusetts Institute of Technology) hanno scoperto prove dell’esistenza dei cosiddetti fermioni di Majorana, particelle che si teorizza siano al tempo stesso anche la loro antiparticella, sulla superficie di un metallo comune: l’oro. Questa è la prima volta che si riscontra la presenza di fermioni di Majorana su una superficie che può essere peraltro potenzialmente ingrandita. I risultati, pubblicati negli Atti della National Academy of Sciences, rappresentano un passo importante verso l’isolamento delle particelle come qubit stabili e a prova di errore per il calcolo quantistico.

I fermioni di Majorana sono particelle di materia che sono al tempo stesso la loro antimateria

Nella fisica delle particelle, i fermioni sono una classe di particelle elementari che include elettroni, protoni, neutroni e quark, che costituiscono tutti elementi fondanti della materia così come la conosciamo. Per la maggior parte, queste particelle sono considerate fermioni di Dirac, in onore del fisico inglese Paul Dirac, ( Monografia sempre sotto il TAG “Fisica”) che per primo ipotizzò che tutte le particelle fondamentali fermioniche dovrebbero avere una controparte, da qualche parte nell’universo, sotto forma di un’antiparticella: essenzialmente, un “gemello” del tutto identico ma con carica opposta.

Nel 1937, il fisico italiano Ettore Majorana ampliò la teoria di Dirac, ipotizzando che tra i fermioni dovessero esserci alcune particelle, chiamate poi fermioni di Majorana, indistinguibili dalle loro antiparticelle. Purtroppo, Majorana scomparve in circostanze misteriose durante un viaggio in traghetto al largo della costa italiana, appena un anno dopo aver annunciato la sua teoria. Da allora gli scienziati hanno cercato la particella di Majorana; fu in seguito suggerito, ma non dimostrato, che il neutrino potesse essere una particella di Majorana, ma d’altra parte i teorici avevano ipotizzato a loro volta che i fermioni potessero esistere anche in corpi solidi, in condizioni particolari.

La scoperta potrebbe essere fondamentale per lo studio del calcolo quantistico

Ora il team guidato dal MIT ha scoperto la presenza di fermioni di Majorana in un sistema materiale progettato e fabbricato da essi stessi, che consiste in nanofili in oro costruiti ​​su un materiale superconduttore, il vanadio, e punteggiati da piccole “isole” ferromagnetiche di solfuro di europio. Quando i ricercatori hanno scannerizzato la superficie vicino a queste “isole”, hanno notato picchi di segnale significativamente vicini all’energia zero sulla superficie dell’oro che, secondo la teoria, dovrebbero essere generati solo da coppie di fermioni di Majorana.

Queste particelle sono qualcosa di estremamente sfuggente, che sono state a lungo oggetto di studio e rimaste un sogno per molti scienziati. Ora abbiamo la possibilità di osservarle su un materiale molto comune: l’oro“, afferma Jagadeesh Moodera, ricercatore presso il Dipartimento di Fisica del MIT. “Il prossimo passo sarà quella di prendere questi oggetti e trasformarli in qubit, il che costituirebbe un enorme progresso verso il calcolo quantistico pratico“, aggiunge Patrick Lee, professore di fisica al MIT.

Numero1958

 

APPROCCIO  ALLA   FISICA  QUANTISTICA

 

Possiamo farci un’idea, per quanto grossolana, superficiale e sfumata, di questa materia così astrusa da essere definita “incomprensibile” persino da coloro che la trattarono per primi?
Tentiamo, buttando lì alcune frasi “flash”, dichiarazioni, pronunciamenti, enunciazioni solo verbali di formule fisiche, con il corollario di brevi spiegazioni, il più possibile semplificative.

QUANTUM – Che cos’è?  Einstein lo ha definito “un minuscolo grumo di energia”.
Quando parliamo di QUANTUM, ci riferiamo esclusivamente all’ “infinitamente piccolo”.
Nell’ “infinitamente piccolo”, a differenza della realtà fisica comune a noi nota, una cosa può trovarsi, contemporaneamente, in due posti diversi e il suo destino è dettato dal caso : questa realtà sfida il senso comune.

Max Planck trovò il legame matematico preciso tra il colore della luce, la sua frequenza e la sua energia, ma non ne capì la connessione. Accadeva alla fine dell’ ‘800.

C’è un famoso esperimento, detto “delle due fessure”, che dimostra questa situazione sconcertante.
Quando un singolo elettrone viaggia attraverso le fessure e colpisce uno schermo retrostante, la meccanica quantistica dice questo: non possiamo descrivere ciò che viaggia come un oggetto fisico. Possiamo solo parlare di dove potrebbe essere l’elettrone. Questa “ondata” di possibilità viaggia, in qualche modo, attraverso le fessure, creando interferenze, proprio come l’onda dell’acqua. Ma quando questa colpisce lo schermo, quella che poteva essere solo la “spettrale” possibilità di un elettrone, diventa, misteriosamente, reale.

Niels Bohr e colleghi inventarono la “Teoria Quantistica”, una “folle” ipotesi, senza curarsi che fosse del tutto incomprensibile.
Einstein diede il via a questa affascinante branca della fisica, ma poi si arenò, mettendosi a contestare le “devianti” ipotesi di Bohr  che affermava che “La realtà viene evocata nell’atto di osservarla”.
Ribatteva, infatti, Einstein: “La luna cessa, forse, di esistere, quando io non la guardo?”

Riporto qui un paio di frasi di Niels Bohr, per illustrare di cosa stiamo parlando.

“Tutto ciò che consideriamo reale è fatto di cose che non possiamo definire reali”.

“Chi non è shoccato dalla Teoria dei Quanti, non l’ha capita!”

E, dulcis in fundo, riporto una considerazione di un grande, e poco noto, fisico americano, John Bell, che, a proposito della diatriba feroce fra queste due “scuole di pensiero”, disse:
“Bohr era incoerente, poco chiaro, intenzionalmente oscuro, ….ma giusto.
Einstein era coerente, chiaro, concreto, ….e sbagliato”.

Numero1910

CURIOSITÀ

UNA  FORMULA  NELLA  STORIA  DELLA  FISICA

È stata chiamata “La formula dell’amore”.

(∂ + m) ψ = 0

Paul Adrien Maurice Dirac (Bristol, 8 agosto 1902 – Tallahassee, 20 ottobre 1984).

Paul Dirac è stato un fisico e matematico britannico considerato tra i fondatori della meccanica e della fisica quantistica.

La meccanica quantistica è la teoria fisica che descrive il comportamento della materia, della radiazione e delle loro reciproche interazioni.

La meccanica classica si dimostrò incapace di descrivere il comportamento della materia e della radiazione elettromagnetica a livello microscopico e su scale di lunghezza inferiori a quelle dell’atomo.

Come caratteristica fondamentale, la meccanica quantistica descrive la radiazione e la materia sia come fenomeno ondulatorio che come entità particellare, al contrario della meccanica classica, dove per esempio la luce è descritta solo come un’onda o l’elettrone solo come una particella.

Paul A.M. Dirac

Paul A.M. Dirac, premio Nobel per la Fisica nel 1933, come teorico viene annoverato tra i fondatori della meccanica quantistica ed è famoso per le sue equazioni.

(∂ + m) ψ = 0  è l’equazione forse più famosa di Dirac e significa che: “Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma in qualche modo, diventano un unico sistema. In altri termini, quello che accade a uno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce».

(N.d.R. : il “romanticismo” dell’equazione è spiegato per intero nella sola descrizione verbale. Infatti, dal punto di vista dell’ Analisi Matematica Superiore, per quanto semplice e concisa possa sembrare la formula, risulta oltremodo complesso darne una spiegazione “scientifica” e, dal punto di vista razionale, esprime una condizione praticamente “incredibile” nella realtà visibile. Si riferisce, infatti, al mondo subatomico ed è stata verificata ed applicata innumerevoli volte con successo. Su di essa si pongono le radici della meccanica quantistica e la credibilità dell’esistenza dell’antimateria: è il cosiddetto fenomeno quantistico dell’«entaglement», che fornisce la base per la nuova visione filosofica del mondo).

Dirac era un ricercatore solitario, taciturno, al punto che i suoi colleghi, scherzando, avevano coniato una nuova unità di misura, il Dirac, che equivaleva ad una parola all’ora, il minimo che una persona potesse pronunciare in compagnia.

(N.d.R. : oggi si direbbe che Dirac era affetto da “autismo”. Non sono infrequenti, nella storia della creatività umana, scienziati, inventori, artisti portatori, oltre che di autismo, di patologie della mente come Sindrome di Asperger, Bipolarità, Schizofrenia ecc.).

Ma, come succede spesso negli individui schizoidi, anche Dirac, dietro la sua apparente freddezza nascondeva una grande sensibilità.

La sua equazione  (∂ + m) ψ = 0  è ancora considerata la più “bella” della fisica.

(N.d.R. : qui si ferma la curiosità “scientifica/sentimentale” che volevo trasmettere. Quello che segue è riservato agli addetti ai lavori ).

 

L’equazione di Paul Dirac rappresenta l’energia di una particella elementare. Viene utilizzata per le particelle di spin ½, come ad esempio gli elettroni e i quark: Dirac la formulò nel 1928 alla “tenera” età di venticinque anni. Lo scopo di Dirac era quello di ovviare agli inconvenienti generati dall’equazione di Klein-Gordon la quale mostra difficoltà nell’interpretazione della funzione d’onda, portando a densità di probabilità che possono essere anche negative o nulle, ammettendo inoltre soluzioni ad energia negativa.

Senza entrare troppo in dettagli noiosi ed accademici diciamo semplicemente che l’equazione di Dirac descrive le particelle elementari con l’ausilio di uno spinore composto da quattro funzioni d’onda (lo spinore di Dirac), naturale estensione dello spinore a due componenti non relativistico. Quella di Dirac è stata una svolta fondamentale verso la teoria unificata dei principi della meccanica quantistica e della relatività ristretta: ha permesso infatti di definire una densità di probabilità sempre consistente ed ha spiegato la struttura fine dello spettro dell’atomo di idrogeno e il fattore giromagnetico dell’elettrone.

Proprio come l’equazione di Klein-Gordon anche quella di Dirac ammette soluzioni ad energia negativa ma, contrariamente dalla prima, Dirac ipotizzò l’esistenza di un mare infinito di particelle che occupano tali stati ad energia negativa. Di seguito, con lo sviluppo della teoria quantistica dei campi, gli stati ad energia negativa furono identificati con le antiparticelle e con l’introduzione di un nuovo numero quantico (+1 per le particelle e -1 per le antiparticelle) così da risolvere i paradossi originati dall’ipotesi del mare di Dirac.

La forma della formula è certamente errata: occorre porre un meno davanti alla massa, la quantità immaginaria davanti alla derivata e la derivata è tagliata:

(i∂̸ – m) ψ = 0

Dove la massa (m) ha il segno negativo, la derivata (∂) è tagliata ed è necessario aggiungere come primo termine una quantità immaginaria (i). Ogni singolo simbolo ha un significato ben preciso, ed è questo che ha permesso a Dirac di racchiudere in una sola formula un sistema di quattro equazioni.

(i∂̸ – m) ψ = 0. Il “taglietto” sulla derivata è di notevole importanza: non si tratta di un’equazione normale, quella di Dirac è un sistema di quattro equazioni.  Dirac si accorse dell’impossibilità nello scrivere un’equazione di particelle cariche con spin come l’elettrone, che necessita di due equazioni, senza avere anche due soluzioni ad energia negativa. Per risolvere il problema Dirac pensò ad un mare di particelle, ma negli anni successivi si capì che le altre due equazioni rappresentavano il positrone, l’antiparticella dell’elettrone.

Ed il quantum entanglement? Questo ha senso solo per i sistemi microscopici. Se una particella a carica nulla decade producendo due particelle di carica opposta ciascuna delle due particelle non ha carica determinata sino a che qualcuno non la misura, dunque impossibile prima determinare l’influenza dell’una sull’altra. Senza contare il fatto che concetti quantistici come il collasso della funzione d’onda o l’entanglement non entrano affatto nella costruzione dell’equazione di Dirac: equazione valida solo per una sola particella libera di muoversi nello spazio intergalattico e che non interagisce con altri campi o particelle!

 

 

Numero1898

L’ INTERA  MONOGRAFIA  SU  ETTORE  MAJORANA  E  ROLANDO  PELIZZA  È  PUBBLICATA  DAL  NUMERO1465  AL  NUMERO1455.

 

QUESTA  È  UNA  INTEGRAZIONE  DI  STRINGENTE  ATTUALITÀ

ETTORE  MAJORANA  E  LA  SFIDA  CLIMATICA

Francesco Alessandrini e Roberta Rio   
Dal loro libro “LA MACCHINA il ponte tra la scienza e l’Oltre”.

Sinossi

Via dalle pagine della storia ufficiale Ettore Majorana, non solo continuò a vivere, ma con le sue ricerche si spinse ben oltre i confini dell’allora conosciuto, penetrando i “segreti” della Materia e del Creato, come mai era stato possibile fare fino a quel momento in modo “scientifico”.
Ne sono discese una nuova matematica e una nuova fisica
 – la Fisica del Terzo Millennio– che alimentano un salto epocale nella conoscenza umana.
 Nell’ambito delle sue ricerche, egli ha anche valutato attentamente variazioni climatiche e ambientali indotte dall’inquinamento provocato dall’uomo
 e dalla sua tecnologia. La capacità previsionale di Ettore e la comprensione del fatto che nessun evento del nostro mondo è casuale, gli hanno permesso,
già negli anni ’70, di prevedere con estrema esattezza, le problematiche legate al clima e all’ambiente, che ora stiamo sperimentando. Le sue previsioni, in assenza di un intervento in grado di invertire la rotta, sono decisamente preoccupanti e, del resto, ci stiamo tutti rendendo conto delle trasformazioni climatiche non positive in atto. Ma Ettore ci fornisce anche una soluzione che potrebbe soccorrerci dall’imminente collasso ambientale.
1. Introduzione
La fisica attuale è molto lontana dalla conoscenza delle fondamenta dell’universo in cui viviamo.
Per raggiungerla è necessario un radicale cambio di paradigma, un vero e proprio salto conoscitivo“epocale”, che permetta di guardare il mondo della Materia dal di fuori, dall’Oltre Materia.
Qualcuno questo salto l’ha fatto. Ed è riuscito a costruire un“quadro” teorico dell’universo e delle sue modalità di funzionamento talmente preciso e affidabile da poter poi essere trasformato in una macchina, la macchina di Rolando Pelizza, in grado di sperimentare quella teoria e di compiere delle cose assolutamente impensabili per la scienza attuale.
Quest’uomo si chiama Ettore Majorana.
Nel corso della costruzione di una nuova matematica e di una nuova fisica, descritte nella sua “Teoria Generale degli Esponenti”, si è reso conto che tutti i fenomeni naturali seguono una logica e delle regole ben precise. In particolare Ettore ha compreso, a partire dall’osservazione dei fenomeni fisici,
l’inesistenza di una casualità dei fenomeni stessi. È riuscito anche a inquadrare le relazioni che governano alcuni “gruppi” di fenomeni che la fisica attuale considera caotici e originati dal caso. La matematica di Ettore descrive tutto questo. È diventata così lo strumento per prevedere lo sviluppo di fenomeni fisici finora considerati imprevedibili. Noi abbiamo tentato di comprendere questa nuova fisica e nuova matematica, ma gli elementi di riferimento che abbiamo non sono certamente completi né sufficientemente chiari. Il risultato che presentiamo è dunque solo la nostra comprensione e interpretazione di ciò che ci sembra sia il geniale lavoro di Ettore. Ma anche se tutto non è ancora definito, siamo convinti di essere sulla buona strada. In ogni caso la responsabilità di quanto affermiamo è solamente nostra e chiediamo scusa a Ettore, che certamente ci sta guardando da qualche “posto” di questo nostro grande Creato, se abbiamo grossolanamente frainteso le sue scoperte. In quanto segue analizziamo, in particolare, le sue considerazioni sul clima e sul fatto che, già negli anni ’70, aveva previsto ciò che stiamo affrontando ora in ambito climatico e ambientale e,soprattutto, ciò che ci accadrà se non interveniamo immediatamente.
 2. Ettore Majorana
Ufficialmente, Ettore Majorana, scienziato geniale del periodo della “grande fisica italiana”scomparve il 25 marzo 1938. Da allora si rifugiò segretamente in un monastero italiano. Nel corso dei successivi decenni di permanenza, poté sviluppare i suoi studi, tutti rivolti alla conoscenza delle reali fondamenta della materia e della vita. A chi volesse conoscere con maggior dettaglio la sua storia, indichiamo la lettura del nostro testo “ La macchina. Il ponte tra la
 scienza e l’Oltre”.
 3. Il cielo non può attendere
In una lettera di Majorana al Prof. Erasmo Recami del 20 dicembre 2000, Ettore si dimostra profondamente preoccupato per il futuro del nostro mondo legato in modo indissolubile al surriscaldamento del pianeta.
Nella stessa lettera si cita la documentazione spedita già nel 1976 a Rolando Pelizza, il suo allievo costruttore della “macchina”.
In essa era presente una «relazione dettagliata sul tema e le sue
conseguenza: dai primi sintomi, all’inizio del 2000, all’incremento del problema a partire dal 2010, in seguito al quale è lecito aspettarsi delle vere e proprie catastrofi ambientali».
Figura 1: Estratto della lettera di E. Majorana al prof. Erasmo Recami del 20 dicembre 2000.
Già nel 1976, dunque, Ettore aveva previsto che il pianeta sarebbe entrato in una fase di surriscaldamento anomalo ed eccessivo, che avrebbe iniziato a generare “delle vere e proprie catastrofi ambientali” tra il 2022 e il 2024.  In quel momento, ovvero tra pochi anni, la sopravvivenza della razza umana sulla Terra sarebbe stata in serio pericolo. Oggi gli esperti del clima sono giunti alle stesse previsioni, ma posticipate. Si parla alla peggio della decade 2030-2040, ovvero ci illudiamo di avere ancora molto tempo. Ma secondo Ettore non è così.
Sulla Terra si sono sempre verificate lente fluttuazioni climatiche, in un’alternanza di fasi di raffreddamento (glaciazioni) e surriscaldamento. Per quanto lente fossero, esse portarono regolarmente a drastiche riduzioni nel numero degli esseri viventi.
L’attuale pulsazione climatica è solo parzialmente frutto di fattori naturali.
A essi, come dimostrano gli studi di alcuni scienziati tra cui il glaciologo Claude Lorius, si sovrappongono delle cause antropiche, ovvero date dal comportamento dell’uomo.
Analizzando i risultati di centinaia di carotaggi di ghiaccio in Antartide, Claude Lorius, a metà degli anni ’80, rese noto che nel corso degli ultimi duecento anni, ovvero dall’inizio dell’industrializzazione, il livello di anidride carbonica 
(CO2) nell’atmosfera era drasticamente aumentato.La Terra non riesce più a regolarlo grazie ai suoi normali cicli di autodepurazione.
In altre parole, l’uomo, bruciando a dismisura carbone, petrolio e metano, si è inserito nel meccanismo di regolazione naturale del clima, modificandolo pesantemente.Tre sono le alterazioni ambientali che attualmente affliggono in maniera preoccupante il nostro pianeta: il“buco dell’ozono”, l’eccesso di  CO2  e l’effetto serra.
Analizziamole brevemente. Quello che viene definito “buco dell’ozono” è in realtà un fenomeno duplice. Da un lato stiamo assistendo a un generale assottigliamento dell’ozonosfera, ovvero di quella fascia della stratosfera,
posizionata tra i 15 e i 39 chilometri sopra la superficie della Terra. Essa ha il compito di trattenere e assorbire circa il 99% delle radiazioni solari nocive per la vita. Dall’altro, in alcune zone, come sopra l’Antartide per esempio, questa riduzione ha raggiunto dei livelli limite tanto da parlare di un vero e proprio “buco”, ovvero assenza completa di ozono.
Questi “buchi” sono qualcosa di pulsante con cicli naturali di durata stagionale, annuale o pluriennale. Si pensi che sopra l’Antartide sono state registrate variazioni primaverili del 70% rispetto alla stagione precedente, poi recuperate in quella successiva.
Talvolta si è avuta l’impressione che un buco si fosse chiuso naturalmente, mentre in realtà si trattava solo di una ridistribuzione dell’ozono nell’ozonosfera: la “chiusura” di un “buco” provoca una riduzione di spessore in altre zone, ma la quantità complessiva di ozono è sempre la stessa e, anzi, è in continua e irreversibile diminuzione.
Ma c’è ancora qualcosa di importante che la scienza non ci dice, o forse non sa, e che Ettore, invece, ha constatato essere in atto.
1  Secondo lui l’equilibrio dello strato dell’ozono è ormai compromesso nel senso che la sua diminuzione, alimentata inizialmente da agenti chimici
introdotti dall’uomo, ha assunto ora una specie di “vita propria”: essa progredisce anche se si riducono le sostanze inquinanti. Non c’è praticamente nulla che l’uomo e la scienza tradizionale possano fare per bloccare questo fenomeno, anche se qualche fonte, per smorzare i toni, afferma che il fenomeno è in regressione e che si esaurirà nel 2080.
2  L’anidride carbonica è la seconda sfida della nostra epoca. Essa ha mantenuto, nelle varie ere, livelli accettabili per la Terra che, per esempio tramite gli alberi, è sempre riuscita ad assorbirla,trasformarla e riutilizzarlaMa anche questo equilibrio si è ora spezzato.Soprattutto il grande consumo di combustibili fossili (tutti caratterizzati dalla presenza di carbonio) ha aumentato notevolmente il livello di COnell’atmosfera, portandolo a un livello tale da provocare gravi scompensi ambientali.
Anche se ne interrompessimo “all’istante” l’emissione, non riusciremmo comunque a ridurre in tempi brevi la presenza di CO2. Si pensi solo
che ha dei cicli naturali di vita nell’atmosfera di oltre cento anni.
In ogni caso essa è per noi molto importante perché partecipa alla realizzazione dell’effetto serra, necessario per la vita sulla Terra. Si tratta di un fenomeno che permette al pianeta di trattenere nella sua atmosfera le radiazioni, provenienti dal sole, responsabili dell’incremento termico. Il risultato è un aumento della temperatura terrestre, che senza questo effetto sarebbe più bassa di almeno trenta gradi. Tuttavia, se in eccesso, porta a un innalzamento tale della temperatura da rendere difficili le possibilità di vita, se non addirittura impossibili. In un documento del 1990, pietra miliare nello studio climatico, Lorius, Jim Hansen e altri scienziati scrissero che le variazioni nel contenuto di COe di CH(metano) hanno giocato un ruolo significativo nei cambiamenti climatici glaciali-interglaciali amplificandoli, insieme alla crescita e decadimento dei ghiacci continentali dell’emisfero nord […]».
 Queste considerazioni influenzarono la stesura e l’approvazione del protocollo di Kyoto, sottoscritto nel 1997 ed entrato in vigore nel 2005. Dal 1976, anno dei primi avvertimenti di Majorana, al 2005 si contano quasi trent’anni. Abbiamo perso un mare di tempo, in una follia suicida figlia in parte dell’avidità umana, che antepone la ricchezza e il potere personale alla ricerca di una soluzione per il bene comune e, in parte, della non conoscenza. E oggi, dopo oltre 40 anni, le nazioni stanno ancora discutendo sul da farsi, pur essendosi in gran parte rese conto del grandioso pericolo a cui siamo sottoposti. Ma ormai è troppo tardi. I calcoli di Ettore dimostrano che abbiamo già superato il punto di non ritorno e i primi effetti davvero“disastrosi” saranno visibili proprio tra il 2022 e il 2024. Le variazioni della temperatura e della posizione degli ingressi radiativi attraverso l’atmosfera terrestre modificheranno i movimenti
dei venti, le formazioni di nubi, lo scioglimento dei ghiacciai etc. La prima conseguenza di ciò si manifesterà – e in parte si sta già manifestando– 
 nei fenomeni temporaleschi e ventosi. Per esempio, secondo Ettore, la quantità di acqua di una singola goccia di pioggia diverrà pari a quella di un grosso bicchiere: si parla di gocce del volume di 250 cl, ¼ di litro! Significa che si verificheranno acquazzoni di una violenza inaudita: quelle che oggi chiamiamo “bombe” d’acqua, che già mettono in crisi tutti i sistemi di smaltimento idrico, faranno “sorridere” rispetto a quello che potrà accadere.

La grande quantità d’acqua in atmosfera verrà alimentata da un’evaporazione molto più veloce di quella attuale, generata sia dall’aumentato calore sia da una superficie delle acque molto più estesa, provocata dallo scioglimento dei ghiacciai e delle calotte polari. Lo scioglimento dei ghiacci provocherà un innalzamento delle acque di circa 80 m rispetto al livello attuale, sommergendo vaste zone costiere.Ma non solo. I venti aumenteranno di velocità fino a 400-600 km orari, ovvero molto più violenti delle peggiori trombe d’aria che si sono già verificate sulla Terra. Tanto per fare un paragone, il famoso e disastroso uragano Irma del 2017 ha raggiunto la velocità di “soli” 295 km/h, velocità mantenuta per ben 37 ore consecutive. Ma non ci sarà solo caldo. Il generale squilibrio che si genererà provocherà anche eventi estremamente freddi. Alcune zone del pianeta diventeranno presto invivibili e sarà pressoché impossibile soccorrere coloro che saranno colpiti da questi fenomeni atmosferici così estremi. Si avranno dei fenomeni migratori molto più accentuati di quelli attuali, che genereranno problemi sociali che non osiamo immaginare.

Oltre a ciò, l’eccesso di radiazioni, dovuto alla mancanza di ozono, porterà a una parziale inibizione della fotosintesi clorofilliana con un conseguente forte rischio di abbassamento delle possibilità alimentari per l’ecosistema.
Le radiazioni ci faranno ammalare, con gravi danni alla nostra pelle, perché di intensità superiore a quella che i nostri corpi sono in grado di sopportare. Insomma, la vita umana così come la sperimentiamo ora sul nostro pianeta, secondo Majorana sta per finire. E questo non accadrà tra migliaia di anni e nemmeno tra centinaia. Stiamo parlando di un arco di tempo molto, ma molto più breve! La Terra sta per diventare un luogo adatto solo per scarafaggi e altri animali, dotati di uno scheletro esterno che li ripara dalle radiazioni ultraviolette. E forse neanche per loro.
 4. Una soluzione esiste.
Ettore ci dice che la scienza tradizionale non può nulla! Questo, del resto, viene confermato anche dai nostri scienziati che dichiarano di non avere gli strumenti per ridurre efficacemente la presenza di COin atmosfera. Non ha le conoscenze e gli strumenti per farlo. Per quanto ne sappiamo, gli unici che possono salvarci da questa situazione sono la fisica e la matematica di Ettore, Rolando e la macchina.
Ci auguriamo che i governanti, di fronte all’evidente rischio di estinzione, si decidano finalmente a trascurare i propri desideri ed esigenze di potere per provvedere all’unica cosa prioritaria in questo momento: garantire la sopravvivenza della razza umana sulla Terra.
Il primo passo necessario sarebbe quello di avviare un grosso lavoro di mappatura dei “buchi dell’ozono”, utilizzando le risorse satellitari a disposizione.
Accanto alla posizione e struttura dei “buchi”, è altrettanto importante definire la quantità, la densità e il tipo di materiale gassoso, che si trova in essi e negli strati limitrofi, in assenza dell’ozono.
La macchina di Rolando, infatti, ha la possibilità di trasformare –  trasmutare – 
 i materiali, ma non può creare dal nulla: ha dunque bisogno di materia disponibile per poter attivare un processo di cambiamento di un gas in un altro. Sarebbe auspicabile che i “buchi” fossero riempiti di anidride carbonica, in modo da ottimizzare il lavoro di ripristino degli equilibri atmosferici. L’ozono manca, l’anidride carbonica è in eccesso: con un solo intervento si potrebbe trasformare l’anidride carbonica in ozono e si avrebbe così il duplice risultato desiderato, di aumento del primo e riduzione della seconda. Analogamente bisogna procedere anche a una mappatura più completa dell’anidride carbonica.
 Una volta raccolti tutti i dati, si potrà intervenire mettendo in azione la macchina di Rolando.
Essa ha la possibilità di trattare con un’unica “applicazione” e all’istante (in
circa 5 millesimi di secondo) un volume di circa 8 milioni di metri cubi, ovvero un cubo di 200 metri di lato. A detta di Rolando sarebbero facilmente costruibili delle macchine in grado di trattare dei volumi 1000 volte superiori (un cubo di 2 km di lato) e addirittura 1 milione di volte superiori (un cubo di 20 km di lato).Questa fase di lavoro dovrebbe essere svolta in due momenti distinti: per prima cosa il fenomeno dei “buchi nell’ozono” deve essere bloccato nella sua “virulenza”. Pertanto gli interventi saranno d’impatto e mireranno a trasformare rapidamente grossi volumi, senza tante raffinatezze.
Dopo di che si entrerà nel dettaglio, andando a rifinire il tutto secondo la quantità e la posizione che verranno ritenute più corrette ed equilibrate, sotto un controllo continuo dei rilevatori satellitari.
Una volta terminato lo scudo protettivo dell’ozono e riportata l’ozonosfera a quelle che sono le sue dimensioni e concentrazioni ottimali, ci si occuperà del problema dell’anidride carbonica, in parte già diminuita con l’intervento precedente.
 
Le zone a maggior densità verranno trasformate in ossigeno o in altri componenti dell’aria, eventualmente carenti: dalla “fastidiosa” anidride carbonica, si passerà a una piacevole aria pura.
 
La soluzione quindi c’è.
 L’importante è che venga data assoluta priorità alla risoluzione del problema.
 
 5. Conclusioni
Noi non siamo certamente dei catastrofisti. Ma abbiamo imparato a fidarci di Ettore Majorana e di Rolando Pelizza. Se loro dicono che la situazione è grave, siamo seriamente propensi a credere che abbiano ragione. E se poi ci dicono anche di avere la soluzione per questa complessa sfida climatica, non vediamo logico motivo per cui coloro che hanno in mano la tecnologia di Ettore e di Rolando non si diano da fare con la massima urgenza per risolvere la situazione. Se non lo faranno, avranno sulla coscienza le sofferenze e la scomparsa dell’intero genere umano, compresi essi stessi e le loro famiglie. Ma noi siamo molto fiduciosi che lo faranno. E così il genere umano potrà continuare a evolversi gradualmente e utilizzare le incredibili conoscenze che Ettore Majorana ha portato sulla Terra.
6. Il percorso
Questo articolo, pubblicato in occasione della conferenza “La fisica di Ettore Majorana e la sfida climatica, fa parte del programma di divulgazione della
Fisica del Terzo Millennio, una fisica assolutamente innovativa che parte dalla mente di Ettore Majorana. La sua conoscenza e accettazione non sarà immediata e l’umanità dovrà aspettare prima di viverla diffusamente nei suoi aspetti più pratici: sì, perché l’umanità, pur avendone un bisogno immediato legato alle appena descritte problematiche sul clima, non è ancora pronta per utilizzarla. È prima necessario un percorso di graduale crescita e di cambiamento degli atteggiamenti umani e dell’uso della scienza: sì, certo, anche la scienza deve evolvere nelle sue conoscenze ma soprattutto
nella coscienza del ruolo che è tenuta ad avere nell’ambito dello sviluppo della vita sul nostro pianeta. Ringraziamo con tutto il nostro cuore Ettore e Rolando per questa grande possibilità che hanno introdotto sulla Terra e, soprattutto, li appoggiamo incondizionatamente per essere sempre stati dalla parte del “bene”.

Numero1869

Contraria sunt complementa.

I contrari sono complementari.

 

Se ne sono accorti anche i Fisici. Materia e Antimateria, Energia Positiva ed Energia Negativa sono ormai pane quotidiano.

Numero1867

 

I’m not happy with all the analyses that go with just the classical theory, because nature is not classical, dammit, and if you want to make a simulation of nature, you’d better make it quantum mechanical.

Io non sono contento di tutte le analisi che vanno avanti secondo la teoria della Fisica classica, perché la natura non è classica, maledizione, e se tu vuoi fare una simulazione della natura, è meglio che segui la Fisica della Meccanica Quantistica.

 

Richard P. Feynman        1982

Department of Physics – California Institute of Technology.

Numero1857             (Approfondimenti al numero seguente)

MECCANICA  QUANTISTICA

Sessant’anni fa, quando io studiavo la fisica, questa era una materia abbastanza abbordabile e comprensibile con i criteri di apprendimento tradizionale, che consistevano nelle enunciazioni e formulazioni con modelli matematici, dei grandi principi fisici canonici e classici della storia della scienza. Studiosi eminenti, a cominciare da Galileo e Newton, erano i padri delle teorie più importanti che tentavano di spiegare i fenomeni fisici, quelli visibili.
Ma i fenomeni della fisica “invisibile”, il mondo atomico e subatomico, solo da non molti decenni aveva, allora, iniziato ad interessare una nuova generazione di giovani fisici. Era un campo molto difficile e tutte le teorie che, pian piano, venivano snocciolate erano di verificabilità parecchio ardua con gli strumenti, scarsissimi, della didattica tradizionale. Se, ad esempio, si parlava della struttura dell’atomo, chi mai avrebbe potuto verificare che gli elettroni girano attorno al nucleo, se nessun studente aveva mai osservato questo fenomeno. Si trattava di affermazioni che provenivano da “addetti ai lavori”, ai quali noi studenti, più o meno studiosi, dovevamo credere come per un atto di fede.
Ecco, la conoscenza della fisica cominciava a diventare una specie di religione.
Mentre certe equazioni delle formule fisiche come la “Legge di gravità universale”, potevano essere riscontrate e provate fisicamente, le leggi dell'”infinitamente piccolo” dovevano essere accettate come dogmi.
Gli scienziati del “microcosmo” dicevano e, anche oggi, ci dicono: “Credeteci, perché noi lo abbiamo sperimentato, in buona fede, con rigore e con metodo scientifico”, insomma con scienza e coscienza. Ma noi studenti, o la gente comune, sempre un atto di fede dovevamo e dobbiamo fare per imparare qualcosa di nuovo, ma , almeno secondo loro, di esatto.
Detto per inciso, non così hanno mai fatto le religioni. I dogmi, infatti, sono indimostrabili.
Usando termini oggi di moda, si può affermare che le religioni hanno realizzato una grande operazione di “marketing”, e di lavanderia cerebrale di massa. Non hanno mai dimostrato nulla, ma hanno sempre preteso di essere credute. E, per suffragare le loro apodittiche asserzioni hanno portato come prove dei “miracoli” che, per loro stessa natura e ammesso che siano tali, sono pur sempre delle eccezioni a regole di natura riscontrabili e verificabili, come sono quelle adoperate nei metodi di cui si avvalgono gli uomini di scienza.

Sessant’anni fa, nei programmi delle scuole superiori, non c’era la MECCANICA QUANTISTICA. Era materia di studio solo nei corsi delle Facoltà di Fisica nelle Università.  In questi ultimi tempi, non so come mai, m’ è venuta la curiosità di sapere qualcosa di più su questa branca della scienza, che sento dire, da diverse parti, essere molto importante.
Dopo molte ore di lettura, interessante, anzi, appassionante, e dopo aver filtrato quello che ho capito, vi premetto che non trascriverò, qui, la fase teorica di questa materia. Rimando i lettori alle informazioni reperibili su internet, che sono lunghe, approfondite e complete.
Mentre, invece, voglio trattare l’argomento, saltando subito alle possibili applicazioni tecnologiche, straordinariamente importanti, che sono comparse all’orizzonte del nostro futuro.
Lo farò, dopo aver riportato solo una breve definizione della materia in oggetto, ricavata da WIKIPEDIA:

La meccanica quantistica (o fisica quantistica o teoria dei quanti) è la teoria della meccanica attualmente più completa, in grado di descrivere il comportamento della materia, della radiazione e le reciproche interazioni con particolare riguardo ai fenomeni caratteristici della scala di lunghezza o di energia atomica e subatomica , dove le precedenti teorie classiche risultano inadeguate.
Come caratteristica fondamentale, la meccanica quantistica descrive la radiazione e la materia sia come fenomeno ondulatorio che come entità particellare, al contrario della meccanica classica, dove per esempio la luce è descritta solo come un’onda o l’elettrone solo come una particella. Questa inaspettata e controintuitiva proprietà della realtà fisica, chiamata dualismo onda-particella, è la principale ragione del fallimento delle teorie sviluppate fino al XIX secolo nella descrizione degli atomi e delle molecole. La relazione tra natura ondulatoria e corpuscolare è enunciata nel principio di complementarità e formalizzata nel principio di indeterminazione di Heisenberg .

Esistono numerosi formalismi matematici equivalenti della teoria, come la meccanica ondulatoria e la meccanica delle matrici; al contrario esistono numerose e discordanti interpretazioni riguardo l’essenza ultima del cosmo e della natura.

La meccanica quantistica rappresenta, assieme alla relatività, uno spartiacque rispetto alla fisica classica portando alla nascita della fisica moderna, e attraverso la teoria quantistica dei campi, generalizzazione della formulazione originale che include il principio di relatività ristretta, è a fondamento di molte altre branche della fisica, come la fisica atomica, la fisica della materia condensata, la fisica nucleare e subnucleare, la fisica delle particelle, la chimica quantistica.

Questi sono gli scienziati che, a partire dal 1900 hanno contribuito a fondare e sviluppare questa che sembra, sempre di più, la fisica moderna:
Max Planck, Albert Einstein, Niels Bohr, Werner Karl Heisenberg, Erwin Schroedinger, Paul Dirac, Wolfgang Pauli, Richard Feynman.

Mi rendo conto che l’argomento è ostico e poco invogliante, ma il mio scopo è quello di sapere cosa potremo fare di queste grandi novità, per poter migliorare la nostra vita di ogni giorno. In fondo, si tratta del progresso e non del pregresso.
Per questo, ho scelto una conferenza, tenuta da un giovane professore, Rosario Lo Franco, dell’Università di Palermo, che qui trascrivo.

LE  DIROMPENTI  CONSEGUENZE  TECNOLOGICHE  DELLA  MECCANICA  QUANTISTICA.

Consideriamo un corpo microscopico, delle dimensioni di un atomo, ovvero dell’ordine di un miliardesimo di metro.
Per darvi un’idea delle dimensioni, un pallone da calcio sta alla sfera terrestre, come un atomo sta ad una biglia di vetro del diametro di 1 centimetro.
Entriamo, adesso, nel cosiddetto MONDO QUANTISTICO e, da ora in poi, prendiamo la biglia come il nostro “oggetto quantistico”.
Innanzitutto, il nostro “oggetto quantistico” subisce il cosiddetto PRINCIPIO DI SOVRAPPOSIZIONE (Superposition Principle of quantum object) o PARALLELISMO QUANTISTICO, nel senso che esso si può trovare, simultaneamente, in diverse configurazioni possibili.
Se, ad esempio, siamo interessati alla proprietà “colore”, bene, questo significa che la nostra biglia quantistica può trovarsi contemporaneamente nel colore giallo, blu, rosso o arancione.
Questo è molto strano, perché se pensiamo ad una biglia ordinaria, si vede bene che questa biglia è verde, o gialla, o blu, dipende da come è stata preparata: non diremo mai che questa biglia è simultaneamente di tutti questi colori.
Invece, un “oggetto quantistico” può esserlo.
Ma ancora più strano è, probabilmente, il concetto dell’ ENTAGLEMENT, che significa INTRECCIO, CORRELAZIONE, che si viene a creare quando  due “oggetti quantistici”, chiamiamoli A e B, vengono preparati in una condizione in cui sono, simultaneamente, entrambi rossi ed entrambi blu. Attenzione che, non appena avete preparato questa condizione, essa vale indipendentemente dalla distanza di questi due oggetti. Supponiamo, quindi, di lasciare A sulla terra e di portare B sulla luna. La condizione di ENTANGLEMENT significa che, se osservo A rosso, anche B sarà rosso; se osservo A blu, anche B diventerà blu. Ma, ancora più sconvolgente, se decido di cambiare il colore di A in un colore nel quale nessuna delle due biglie era stata precedentemente preparata, per esempio giallo, allora anche B diventa giallo, senza che nessuno abbia fatto qualcosa sulla luna.

Questo è sconcertante, perché significa che io sto facendo, ora e qui, qualcosa su di un oggetto e questo ha un effetto su un oggetto molto lontano.
Il fenomeno dell’ ENTANGLEMENT è talmente strano che stupì lo stesso Einstein che lo definì AZIONE SPETTRALE A DISTANZA (Spooky action at a distance).
Tuttavia, sia il PRINCIPIO DI SOVRAPPOSIZIONE che l’ ENTAGLEMENT sono stati verificati in innumerevoli esperimenti e la MECCANICA QUANTISTICA rimane una delle teorie di maggior successo in tutta la storia della scienza.

Queste stranissime, bizzarre proprietà quantistiche hanno poi delle conseguenze inaspettate in campo tecnologico, con effetti potenzialmente dirompenti.
Possiamo, infatti, costruire un BIT QUANTISTICO (Quantum bit o QUBIT), associando il valore 0  (zero) al colore blu, e il valore 1 (uno) al colore rosso.
Quindi, il QUBIT è un oggetto quantistico che può trovarsi, contemporaneamente, nella configurazione 0 e 1.
Questo fa una grande differenza con un BIT DIGITALE classico, su cui si basano i nostri computer e smartphone classici, in cui un BIT classico può essere 0 oppure 1.
Se volete farvi un’idea di un BIT REALISTICO, potete pensare ad un atomo che può stare in due possibili livelli energetici, cioè due possibili orbite dell’elettrone attorno al nucleo, oppure pensate ad un FOTONE, che è il QUANTUM di luce, che può trovarsi in due possibili polarizzazioni diverse.
Polarizzazione è sostanzialmente la direzione in cui punta il campo elettromagnetico durante la propagazione.
Bene, ora che avete il QUBIT, potete costruire il computer quantistico (QUANTUM COMPUTER o Q.C.), il cui funzionamento si basa proprio su un assemblaggio di molti QUBIT. Facciamo N.

Le potenzialità in termini di calcolo di questo Q.C., rispetto ad un computer ordinario, sono potenzialmente enormi. Per capirlo, basta fare questo ragionamento: tutte le combinazioni possibili, in cui possono trovarsi gli N QUBIT, sono 2 elevato a N. Se avete due QUBIT, le combinazioni possibili sono 2 elevato alla seconda potenza , cioè 4:  00, 01,  10, 11.
A questo punto, il Q.C. grazie al PRINCIPIO DI SOVRAPPOSIZIONE, può sfruttare, per elaborare l’informazione, contemporaneamente, tutte le 2 elevato alla N combinazioni degli N QUBIT.
Un computer ordinario questo non può farlo, perché, ogni volta, può utilizzare soltanto una delle configurazioni dei BIT classici: 0 oppure 1.
Capite che si tratta di un vantaggio, in linea di principio, di 2 elevato a N rispetto a 1.
A questo punto, voi potete collegare tanti Q.C., per creare una RETE QUANTISTICA (Quantum Network) e, in questa, potete trasferire un’informazione ed elaborarla, sfruttando le proprietà e le potenzialità dei QUBIT. Bene, che cosa ci possiamo fare di bello? Ci possiamo fare, ad esempio, il TELETRASPORTO QUANTISTICO (Quantum teleportation). Attenzione, però, per TELETRASPORTO QUANTISTICO, s’intende trasferimento di informazioni, cioè di proprietà fisiche di QUBIT e non di materia. Non c’è nulla che viene smontato, smaterializzato da una parte e rimontato da un’altra parte.
Inoltre, non andremo mai ad osservare e misurare le proprietà fisiche del QUBIT che si vuole trasmettere, per non comprometterle. Questo significa, se ben ci pensate, che è come se volessimo comunicare l’ora che segna il nostro orologio, senza mai guardare l’orologio.

Questo tipo di TELETRASPORTO si può fare, ad esempio, se abbiamo due QUBIT, chiamiamoli A e B, uno, A, in un osservatorio a terra, e uno, B, in una stazione spaziale orbitante, a patto che questi due QUBIT siano, entrambi, nella condizione di ENTANGLEMENT che abbiamo descritta.
A questo punto, se voi avete un terzo QUBIT, chiamiamolo C, e volete trasferire le sue proprietà fisiche da esso a B, che è il QUBIT che sta sulla stazione spaziale orbitante, potete farlo, mettendo a punto opportune operazioni locali, nell’osservatorio e nella stazione spaziale. L’effetto finale è che B, ad esempio, è diventato blu, come lo era C, cioè ha assunto esattamente le stesse proprietà di C. Siamo contenti! A questo punto, bisogna rendersi conto che poter realizzare il TELETRASPORTO è essenziale per costruire delle efficienti RETI QUANTISTICHE.
E considerate pure che sono stati fatti moltissimi esperimenti di TELETRASPORTO, tra un laboratorio ed un altro, utilizzando i FOTONI, i QUANTUM di luce. Recentemente, un team di ricercatori cinesi ha, addirittura, realizzato un TELETRASPORTO tra un laboratorio sul pianeta terra ed un satellite in orbita.

Un altro aspetto interessante è la FATTORIZZAZIONE dei fattori primi.
Se voi prendete un numero molto grande, ad esempio di 300 cifre, il più potente calcolatore digitale, esistente ora sulla terra, impiegherebbe 600.000 anni per scomporlo in fattori primi.
Invece, un Q.C. ideale, tramite un opportuno algoritmo, ci metterebbe 1 secondo.
(N.d.R.) Io faccio una moltiplicazione, ad esempio, 3 X 5 = 15; in matematica, il suo contrario è la divisione, 15 : 3 = 5; in termini digitali è la scomposizione: 15 = 3 X 5. Ora, bisogna sapere che un computer digitale classico è molto veloce a fare la moltiplicazione, ma è lentissimo a fare la scomposizione in fattori primi.

Attenzione, però, che questo clamoroso vantaggio in termini di velocità di calcolo, andrebbe a compromettere i sistemi di sicurezza delle nostre carte di credito e delle password, che sono basate proprio sulla difficoltà di scomporre un grande numero in fattori primi.
Tuttavia, possiamo andare ad intervenire con la CRIPTOGRAFIA QUANTISTICA (Quantum Cryptography), che permette di trasmettere informazioni e dati in totale sicurezza, a prova di spia, tra un mittente e un ricevente. Di fatto, ogni intervento della spia all’interno della comunicazione, inevitabilmente andrebbe a modificare le proprietà fisiche dei QUBIT trasferiti. E queste modifiche verrebbero, immediatamente, rilevate dal ricevente che, a questo punto, può tranquillamente decidere di interrompere la comunicazione per riprenderla in seguito.
Anche in questo caso, sono stati fatti, in laboratorio, svariati esperimenti che realizzano la CRIPTOGRAFIA QUANTISTICA e la comunicazione sicura, tramite FOTONI, i Quantum di luce. Ci sono alcune compagnie che cominciano a commercializzare dispositivi che realizzano la CRIPTOGRAFIA  QUANTISTICA.

Ma, adesso, la vera, grande domanda è: quanto siamo distanti dall’avere un COMPUTER QUANTISTICO pratico, efficiente, da poter adoperare con le nostre mani?
Vi posso dire subito che i più grandi colossi dell’informatica come IBM, GOOGLE in collaborazione con la NASA, APPLE, INTEL, MICROSOFT  le industrie cinesi e russe e, da poco, anche l’Europa stanno investendo grandi risorse in questa direzione.
Ciascuna di queste compagnie ha un prototipo di Q.C. con un piccolo numero di QUBIT (circa una decina).
Ad esempio, l’IBM ha messo a disposizione, online e opensource, il proprio prototipo di Q.C. essenzialmente per finalità accademiche.
Ovviamente, lo scopo ultimo è quello di costruire un Q.C. con molti QUBIT, per sfruttarne le enormi potenzialità di calcolo, in campi, per esempio, come l’intelligenza artificiale, oppure la simulazione di sistemi molto complessi per poter prevedere e comprendere sempre meglio il loro comportamento.
Applicazioni molto importanti e clamorose sono previste in campo medico e per la progettazione di farmaci (personalizzabili?).

Capite bene che queste mostruose potenzialità hanno suscitato grandissimo interesse da parte dell’opinione pubblica, e anche dei governi, verso la MECCANICA QUANTISTICA e verso l’impatto tecnologico di questa.
Ci sono un sacco di notizie che circolano su questi argomenti, nei canali di comunicazione di massa, ma anche per quanto riguarda gli investimenti che vengono fatti in questo senso.
Per darvi un’idea di come la parola QUANTUM sia diventata di moda, adesso, vi informo che, nel quartiere “Palermo” di Buenos Aires, è stato eretto un bellissimo grattacielo che viene chiamato QUANTUM PALERMO.

Debbo dirvi una cosa importante.
I prototipi di Q.C. che abbiamo per le mani, fino ad ora, non riescono ancora a manifestare davvero i grandi vantaggi rispetto ai computer ordinari.
Rimangono, infatti, da risolvere importanti problemi pratici.
Innanzitutto, la SCALABILITÀ, nel senso che è difficile produrre Q.C. molto efficienti, con un numero sempre più grande di QUBIT.
Inoltre, c’è il problema della CORREZIONE degli inevitabili errori che avvengono durante i normali processi di calcolo e che richiedono ulteriori QUBIT, che vanno a complicare ancora di più il sistema.
E poi, c’è il problema del RUMORE dovuto alla inevitabile interazione dei QUBIT con l’ambiente circostante e che tende a distruggere, in tempi brevissimi, le proprietà quantistiche,come la SOVRAPPOSIZIONE E l’ENTAGLEMENT che noi vogliamo mantenere il più a lungo possibile, per sfruttarle per i nostri scopi.
La comunità scientifica sta facendo sforzi enormi per cercare di risolvere questi problemi. Possiamo sicuramente dire che passerà ancora del tempo prima di vedere una diffusione, su larga scala, dei Q.C..

Voglio adesso citare Richard P. Feynman, uno dei più grandi fisici del ‘900, ed un suo aforisma: “I learned very early the difference between knowing the name of something and knowing something”.
“Ho imparato molto presto la differenza fra conoscere il nome di qualcosa e conoscere questo qualcosa”.
Questa frase mi piace un sacco, perché sintetizza l’essenza del fare ricerca, perché fare ricerca significa approfondire, conoscere sempre di più come si comportano le cose che ci circondano, non limitandoci semplicemente al nome di queste cose. E, in più, questa bella frase mi permette di fare questa riflessione finale.
Viviamo in un periodo storico in cui si sta diffondendo una certa cultura antiscientifica. C’è molta gente che crede ad assurde teorie del complotto. Basti pesare che c’è ancora una certa quantità di persone, che è convinta che la terra sia piatta. È così, anche se basta mettersi sul molo di un porto per vedere una nave scomparire  all’orizzonte. La nave scompare  non perché la vista non ci aiuta; possiamo prendere un binocolo, un cannocchiale, un telescopio , non la vedrete più comunque, perché è scomparsa sotto la linea dell’orizzonte, a causa della curvatura terrestre. E si potrebbe continuare con chi afferma che non ci sarebbe mai stato lo sbarco sulla luna, quando ci sono state svariate missioni “Apollo”, ben 11 e ben documentate, che dicono il contrario. Per non parlare delle scie chimiche e dei discorsi sui vaccini.
Allora, permettetemi di concludere con questo messaggio.
Fidatevi, per favore,  degli scienziati che dedicano la loro vita per cercare di capire come funzionano veramente le cose. Lo fanno con rigore e metodo scientifico.
Questo non è un atto di debolezza, ma un atto di grande intelligenza.

 

Prof. Rosario Lo Franco
Dipartimento di Energia, Ingegneria dell’Informazione e Modelli Matematici.
Università degli Studi di Palermo.

 

Aggiungo alcune definizioni esplicative ricavate da WIKIPEDIA.

Quante informazioni possono essere rappresentate da un qubit?

Paradossalmente ci sono un numero infinito di combinazioni lineari della base ortonormale così da permettere, almeno in linea di principio, la rappresentazione in un unico qubit di tutto lo scibile umano.

Ma è una conclusione erronea in virtù del comportamento del qubit in fase di misurazione. Va tenuto presente, infatti, che l’esito della misurazione dello stato di un qubit può essere soltanto 0 o 1. Di più, la misurazione del qubit ne cambia inesorabilmente lo stato, riducendo la sovrapposizione in uno dei due specifici stati rappresentati dai vettori della base computazionale.

Quindi, dalla misurazione di un qubit, è possibile ottenere la stessa quantità di informazione rappresentabile con un bit classico. Questo risultato è stato dimostrato rigorosamente dal Teorema di Holevo.

Sovrapposizione e entanglement nell’informatica quantistica.

Mentre il bit classico è immaginabile come una moneta che, una volta lanciata, cadrà a terra mostrando inesorabilmente una delle due facce, il qubit è immaginabile come una moneta che, una volta lanciata, cadrà a terra continuando a ruotare su sé stessa senza arrestarsi finché qualcuno non ne blocchi la rotazione, obbligandola a mostrare una delle sue facce.

Tuttavia la natura continua dello stato del qubit (che permette l’esistenza degli stati di sovrapposizione) non è l’unica caratteristica distintiva del qubit rispetto al cugino classico.

Nel pieno rispetto delle leggi della meccanica quantistica, una combinazione di più qubit è soggetta ad una caratteristica chiamata entanglement.

Il termine inglese letteralmente significa “ingarbugliamento”, “intreccio”. Una buona traduzione potrebbe essere “legatura”: in condizione di entanglement, due qubit perdono la loro natura individuale per assumere una unità di coppia. In tale condizione lo stato di un qubit influenza lo stato dell’altro e viceversa.

Rappresentazione geometrica del qubit.

L’unico modo sinora individuato per fornire una efficace rappresentazione geometrica di un qubit consiste nella cosiddetta sfera di Bloch. Formalmente il qubit, in quanto punto di uno spazio vettoriale bidimensionale a coefficienti complessi, avrebbe quattro gradi di libertà, ma la condizione di completezza da un lato e l’impossibilità di osservare il fattore di fase dall’altro li riducono a 2.

Dunque un qubit può essere rappresentato come punto sulla superficie di una sfera di raggio unitario.

Numero1856

AD  ULTERIORE  INTEGRAZIONE  ED APPROFONDIMENTO  DEL  NUMERO  1857

Computer QuantisticoLo sviluppo dei computer quantistici affonda le sue origini negli anni ’80. Fu allora che i ricercatori cominciarono ad intravedere la possibilità di creare un super elaboratore in grado di sfruttare le leggi della meccanica e della fisica quantistica per oltrepassare finalmente i limiti dei cosiddetti super computer, spalancando di fatto le porte ai nuovi e interessantissimi orizzonti dell’Intelligenza Artificiale. Ad oggi, sono già stati creati sistemi avanzati basati su pochi qubit (bit quantistici), ma la vera sfida di scienziati e ricercatori è realizzare computer quantistici basati su migliaia di qubit entro pochi anni. Soltanto questa condizione consentirebbe un vero e proprio “salto quantico” nella qualità dei calcoli che un computer riesce ad eseguire. In sostanza, stiamo parlando di sistemi contenenti infiniti qubit (e non i bit utilizzati dai computer che conosciamo), capaci di effettuare centinaia di migliaia di calcoli al secondo. Gli studi tuttora in corso fanno sapere che ci vorranno almeno dieci anni per raggiungere una maturità tecnologica tale da poter realizzare una macchina di questo genere. A contendersi la partita al momento sono Google, IBM, Intel e Microsoft, ma anche alcuni centri specializzati come quello di Harvard e il MIT (Massachusetts Institute of Technology), che si scontrano con le ingerenze di alcuni studi russi e cinesi. Di recente, anche l’Unione Europea ha finalmente deciso di investire nella ricerca, destinando un miliardo di euro per i prossimi dieci anni.

Cos’è e come è fatto un computer quantistico?

Bit e QubitTutti i computer che usiamo si basano sulla logica binaria. Ogni unità (il bit) prevede due possibilità di scelta (0 e 1) e tutte le informazioni offerte (più o meno complesse) vengono elaborate con una stringa di valori composta da tanti 0 e 1. Questo non è il caso del computer quantistico, che punta a sfruttare le diverse proprietà della fisica e della meccanica quantistica, consentendo al sistema di ragionare in maniera profondamente diversa dai computer precedenti e, quindi, non lineare. Il bit, infatti, è stato sostituito con il qubit, in grado di analizzare qualsiasi query o problema in maniera simultanea, anziché binaria. Il computer quantistico, pertanto, non funziona in parallelo e la sua rapidità non dipende da una mera questione di potenza, ma è legata semplicemente a un modo totalmente nuovo di elaborare le informazioni. Se gli attuali computer seguono le regole della fisica classica, questo non è il caso dei computer quantistici, i quali grazie alla fisica quantistica sarebbero in grado di processare informazioni che con gli attuali sistemi richiederebbero migliaia di anni. Non si tratta di una tecnologia che darà vantaggi in ogni ambito, motivo per il quale i computer tradizionali non verranno accantonati. Ciò nonostante, questo nuovo approccio lascia intravedere possibilità di applicazione enormi e, già attualmente, esistono settori nei quali il salto sembra molto interessante. Tra questi la chimica, la fisica, la farmaceutica e la crittografia. Per adesso, queste macchine sono ancora in fase embrionale, soprattutto dal punto di vista dell’hardware. Malgrado gli investimenti effettuati negli ultimi anni da molte aziende attive nel settore informatico, la sperimentazione procede ancora a tentoni. Il motivo principale sta nella mancanza degli standard e, soprattutto, nella scarsità di specialisti in grado di lavorarvi, essendo questi poche centinaia in tutto il mondo. Per capire come la scienza sia arrivata alla realizzazione dei computer quantistici è necessario tirare in ballo la Legge di Moore e la miniaturizzazione dei circuiti: a partire dagli anni ’60, si è assistito a un miglioramento progressivo della potenza di calcolo dei Pc, incremento legato a doppio filo con la parallela e costante miniaturizzazione dei circuiti elettronici da cui deriva anche la celebre Legge di Moore. Secondo questa regola, la complessità dei microcircuiti, misurata attraverso il numero di transistor presenti in un chip (il processore) e la conseguente velocità di calcolo, raddoppiano ogni 18 mesi. Tuttavia, questa legge oggi non risulta quasi più applicabile e il motivo principale sta nel raggiungimento dei limiti imposti dalla meccanica, che rendono molto più difficile che in passato proseguire sulla strada della miniaturizzazione. Limite questo, che in un certo senso ha spalancato le porte a un netto cambio di paradigma, basato sulla necessità di sfruttare le potenzialità della meccanica e della fisica quantistica, allo scopo di raggiungere una maggior potenza e fluidità di calcolo. Ed ecco che i bit sono stati sostituiti dai qubit, non codificati medianti i simboli 1 e 0, ma relativi allo stato quantistico in cui si trovano le particelle o gli atomi impiegati. Questi ultimi possono avere contemporaneamente valore 1 e 0, tra l’altro in una varietà di combinazioni tali da produrre milioni di stati quantistici differenti. Una condizione che assume significati vastissimi se pensata in relazione alla progressione matematica: 2 qubit possono avere ben 4 stati contemporaneamente, 4 qubit corrispondono a 16 stati, 16 qubit a 256 stati e così via fino a quantità che nessuno strumento elettronico attuale è in grado di immaginare. Grazie a questi sistemi le capacità di codifica si amplierebbero talmente tanto da poter processare informazioni estremamente complesse, come quelle che regolano l’Intelligenza Artificiale. In poche parole, un computer quantistico sarebbe capace di elaborare nello stesso momento, in virtù delle sue capacità di calcolo parallelo, diverse soluzioni per un singolo problema, anziché semplici calcoli sequenziali come avviene attualmente per i pc tradizionali.

Come funzionano i computer quantistici?

Per il momento, a frenare gli scienziati che stanno lavorando a questi sistemi, è stata la manipolazione controllata degli atomi e delle particelle (finora realizzata con successo soltanto in presenza di pochi qubit ma mai per elaborazioni più complesse, che necessitano di centinaia o migliaia di qubit). La gestione degli atomi riguarda principalmente la loro comunicazione e connessione. Inoltre, è fondamentale uno sviluppo parallelo degli algoritmi dedicati. Il funzionamento di questi sistemi avanzati si basa essenzialmente su due delle leggi che regolano la meccanica quantistica:

  • il principio di sovrapposizione“, da cui ha origine la capacità delle particelle di trovarsi in più stati diversi contemporaneamente (dando la possibilità anche al qubit di poter essere sia 1 che 0 simultaneamente);
  • la correlazione quantistica” (entanglement), che indica il vincolo esistente tra due particelle e, in questo caso, due qubit; secondo tale principio, è possibile individuare lo stato di una particella (e di un qubit) osservando quella a cui è vincolata.

Dal punto di vista puramente pratico, il funzionamento dei computer quantistici prevede due approcci fondamentali:

  • il primo, che avviene attraverso il raffreddamento dei circuiti con il raggiungimento del cosiddetto zero assoluto(indicato con il valore di 0 gradi Kelvin, corrispondenti a -273,15 gradi Celsius). In questo modo i circuiti funzionano come conduttori senza alcuna resistenza che interferisca sulla corrente; in tal caso è possibile parlare di “punti quantici“, termine usato per indicare una nanostruttura dotata di uno speciale materiale semiconduttore, situata in un altro semiconduttore con un intervallo di energia più ampio;
  • il secondo metodo previsto, invece, ricorre ai cosiddetti ioni intrappolati, ovvero quegli atomi e molecole dotati di una carica elettrica e intrappolati in un campo elettromagnetico. Questi atomi vengono manipolati affinché il dislocamento degli elettroni sia in grado di produrre una trasformazione dello stato degli ioni e di conseguenza possa funzionare come qubit;

Seguendo tali principi, il computer quantistico è in grado di sfruttare i qubit per processare calcoli infinitamente complessi, a una velocità che attualmente risulta inimmaginabile (rispetto alle macchine odierne, sarebbero capaci di impiegare secondi anziché anni, garantendo risultati nettamente più affidabili). Come affermato in precedenza, esistono ancora molti ostacoli da superare, tra cui la manipolazione corretta delle particelle (particolarmente fragili e volatili, proprio perché soggette a cambiamenti di stato repentini), la creazione di infrastrutture hardware adeguate (attualmente per il raffreddamento di questi particolari sistemi viene impiegato l’elio e le macchine devono essere conservate in ambienti senza vibrazioni) e lo sviluppo di algoritmi espressamente dedicati al quantum computing.

La storia del computer quantistico

Murray Gell-Mann

Il primo a pensare ad un computer basato sull’uso delle particelle elementari fu Murray Gell-Mann (cui fu assegnato il premio Nobel per la fisica nel 1969). Il fisico statunitense, nel 1982, aveva già intravisto la possibilità di sfruttare talune proprietà degli atomi per dar vita a una tipologia innovativa di scienza informatica. Richard Feynman raccolse le idee di Gell-Mann e introdusse il metodo della sovrapposizione degli stati delle particelle elementari. Tre anni dopo, nel 1985, David Deutsch dimostrò l’assoluta validità di queste indicazioni e lavorò per metterle in pratica. Nel 1998 fu realizzato il primo prototipo di computer quantistico. A rendere realtà le intuizioni dei colleghi che l’avevano preceduto fu il fisico Bruce Kane, che realizzò un elaboratore basato su atomi di fosforo disposti su uno strato di silicio spesso soltanto 25 nanometri. Nel 2001, IBM ha realizzato uno dei primissimi elaboratori quantistici a 7 qubit, mentre nel 2013 è stato presentato al pubblico il computer quantistico D-Wave. Nel 2016, dopo che IBM ha messo pubblicamente a disposizione il primo computer quantistico in modalità cloud (Quantum Experience, dotato di un processore a 5 qubit), il governo cinese ha lanciato in orbita il satellite Micius, il primo della storia ad usare standard di comunicazioni quantistiche, avviando di fatto una competizione serrata tra Cina e Stati Uniti. Nel 2017, IBM ha aggiornato i suoi elaboratori quantistici via cloud, dotandoli di processori a 16 e a 20 qubit. Il primato di IBM, tuttavia, è durato soltanto pochi mesi, poiché nel marzo del 2018 a strapparlo all’azienda informatica americana ci ha pensato Google, con il suo nuovissimo Quantum AI Lab, dotato di un processore Bristlecone a 72 qubit. Sempre nel marzo del 2018 l’Istituto di Fisica e di Tecnologia di Mosca ha lanciato una nuova affascinante sfida, presentando al mondo intero un articolo relativo agli sviluppi di una connessione Internet quantistica ad alta velocità, un’innovazione che aprirebbe scenari inimmaginabili.

Gli ambiti interessati: chimica, biologia, farmaceutica e crittografia

Quantum Computing e Blockchain

Le future applicazioni dei computer quantistici cominceranno laddove le macchine tradizionali non sono in grado di arrivare. I computer del prossimo futuro, infatti, puntano a risolvere problemi estremamente complessi, sia definendo simulazioni basate sulle regole della natura, sia velocizzando in maniera esponenziale le operazioni richieste. Scendendo più nel dettaglio, una delle applicazioni future che pare maggiormente alla portata del quantum computing sembra essere quella relativa al settore chimico-biologico. In questo caso, le simulazioni possono essere utili per comprendere meglio le possibili interazioni tra le molecole da impiegare nello sviluppo dei farmaci. In futuro, potremmo produrre in maniera più efficiente e aderente alle nostre esigenze prodotti quali medicinali e concimi. E per ottenere quanto appena detto potrebbero bastare processori costituiti da 100/200 qubit. Oggi, le macchine più evolute ed affidabili raggiungono i 70-75 qubit. Qualora si riuscissero a creare computer quantistici animati da migliaia di qubit, potremmo accedere a simulazioni e informazioni sempre più complesse e, quindi, ad ulteriori applicazioni in grado di abbracciare un gran numero di settori diversi. L’altro campo interessato dalle sperimentazioni è la crittografia, ovvero la tecnologia che consente di cifrare i messaggi rendendoli incomprensibili a tutti coloro che non sono in possesso delle chiavi che permettono di renderli leggibili.

Oltre che per cifrare meglio le proprie informazioni, i computer quantistici potrebbero essere anche lo strumento per svelare e decifrare i messaggi di eventuali vittime o avversari. In teoria, con questi sistemi sarebbe possibile persino “bucare” una blockchain, oggi praticamente inattaccabili con i computer tradizionali. Al momento, soltanto i governi e le più importanti aziende di ricerca hanno accesso ad applicazioni di questo tipo, ma è ovvio che nel prossimo futuro andrà messa in piedi anche una discussione relativa al tema delle competenze, onde evitare spiacevoli inconvenienti.

I computer quantistici di IBM e Google

IBM è stata una delle prime realtà ad aver investito nello sviluppo del Quantum Computing e nella realizzazione di computer quantistici generalisti ed accessibili a tutti. Oggi, sono disponibili sistemi da 20 qubit pronti all’uso e, a breve, anche macchine dotate di processori da 50 e più qubit. I sistemi IBM Q online dotati di processori da 20 qubit, a partire dall’anno in corso vedranno miglioramenti nella progettazione degli stessi qubit, oltre che nel packaging, nell’hardware e nella connettività. I tempi di coerenza (ovvero la quantità di tempo necessaria per eseguire i calcoli) si attestano attualmente sui 90 microsecondi. Oltre che per l’elevata velocità di calcolo, questi sistemi di nuova generazione si differenziano anche per un’eccellente affidabilità. Su quantità di qubit infinitamente più elevate si attestano i computer quantistici realizzati in collaborazione da NASA e Google, presso uno dei poli di sviluppo informatico più noti al mondo: il Quantum Artificial Intelligence Lab in California. Il dispositivo realizzato più di recente prende il nome di D-Wave Two, un computer quantistico a 512 qubit derivato direttamente dal D-Wave, nato nel 2011 e dotato di un processore da 128 qubit. Il D-Wave Two è un computer quantistico in cui ogni qubit si presenta come un circuito superconduttore tenuto a temperature bassissime (circa -271 gradi Celsius), grazie all’impiego dell’elio e di alcuni dischi in rame che provvedono a schermare il sistema dalle interferenze elettromagnetiche e a dissipare il calore prodotto dalla macchina. Il problema principale che i computer quantistici sono chiamati ad affrontare riguarda l’ancora elevata percentuale di errore. Questi dispositivi funzionano a temperature bassissime e vanno schermati dall’ambiente circostante in quanto i bit quantistici usati attualmente risultano ancora molto instabili e ogni genere di rumore o cambio di temperatura può generare errori. Proprio per questo motivo, i qubit presenti nei processori quantistici non sono in realtà singoli qubit, ma spesso combinazioni di bit in grado di ridurre gli eventuali errori. Un altro fattore che limita la ricerca e la produzione di sistemi super intelligenti è relativo al fatto che la maggior parte di questi computer è in grado di conservare il proprio stato per meno di 100 microsecondi. I sistemi realizzati da Google hanno evidenziato tassi di errore ancora elevati, pari all’1% per quanto riguarda la lettura, allo 0,1% per i single-qubit e allo 0,6% nel caso delle porte a due-qubit. Ciascuno dei chip Bristlecone a basso errore realizzati da Google è munito di 72 qubit. Google, oltre che sui qubit, sta lavorando anche per migliorare la sincronizzazione di tutte le tecnologie presenti in un computer di questo genere (il software, l’elettronica di controllo e il processore stesso).

Il futuro dei computer quantistici

IonQ sta attualmente lavorando alla realizzazione di un computer quantistico che impiega il metodo degli ioni intrappolati. Secondo Christopher Monroe, fisico e fondatore di IonQ, la scienza si sta attualmente concentrando su due modelli distinti, ovvero i circuiti superconduttori (la strada percorsa da IBM e Google) e gli ioni intrappolati (sui quali sta lavorando il centro di ricerca di Harvard). Facendo delle comparazioni tra i due sistemi, Monroe è giunto alla conclusione che le prestazioni ottenute attraverso tali tecnologie siano molto simili. A fare la differenza, però, sarebbe il collegamento tra i qubit: tutti gli ioni intrappolati sono collegati fra loro mediante forze elettromagnetiche; nei circuiti superconduttori, invece, soltanto alcuni qubit sono connessi, condizione in grado di rallentare il passaggio delle informazioni. Sempre secondo Monroe, l’umanità potrà salutare la comparsa dei primi sistemi dotati di migliaia di qubit entro poco più di un decennio. Ovviamente, scienziati e ricercatori intuiranno meglio le possibili applicazioni man mano che questi sistemi verranno migliorati.

 

Numero1473

 

NikolaTesla nacque il 10 luglio 1856 come suddito dell’Impero austriaco a Smiljan vicino Gospić, nella regione della Lika-Krbava, facente parte allora della frontiera militare croata del Regno di Croazia e Slavonia. Il padre, Milutin Tesla, nato nel 1819, era un ministro del culto ortodosso e ricordava a memoria passi della Bibbia e poemi epici serbi. La madre, Georgina-Đuka Mandić, nata nel 1822, figlia di un prete ortodosso, pure se analfabeta, aveva talento nell’inventare oggetti d’uso casalingo. Nikola ebbe un fratello, che morì a 12 anni cadendo da cavallo, e tre sorelle.
Si racconta che, durante la notte in cui Nikola Tesla fu partorito (in casa, ovviamente), e precisamente nel momento in cui vide la luce, si scatenò un furioso, tremendo temporale con una quantità enorme di lampi, fulmini, saette e tuoni, come mai si ricordava, a memoria d’uomo, nella zona, con l’emissione di grande energia elettrica ed elettromagnetica nell’atmosfera. Questo aneddoto potrebbe farci intuire qualcosa.

Andò a scuola a Karlovac, quindi studiò ingegneria elettrica all’Università tecnica di Graz (Austria), a quel tempo considerata uno degli istituti migliori al mondo. Durante gli studi si interessò agli impieghi della corrente alternata. Frequentò solo fino al primo semestre del terzo anno, non raggiungendo quindi il conseguimento della laurea. Poi, per un’estate, seguì i corsi dell’Università di Praga, studiando fisica e matematica avanzata. Si dedicò alla lettura di molti lavori, imparando a memoria interi libri grazie alla sua memoria prodigiosa, e leggendo l’intera opera di Voltaire (circa 100 volumi). Tesla affermò, nella sua autobiografia, di avere avuto numerosi momenti di ispirazione.

Nei primi anni di vita egli fu spesso malato: gli apparivano lampi luminosi accecanti, spesso accompagnati da allucinazioni. Molte di queste visioni erano connesse a parole o idee.Tali sintomi oggi segnalerebbero una forma di sinestesia.

Nikola Tesla era alto 188 cm e di corporatura assai magra (sembra che il suo peso tra il 1888 e il 1926 sia rimasto attorno ai 64 kg).

Per il resto che c’è da sapere della sua vita e delle sue scoperte ed invenzioni, rimando alla consultazione di Wikipedia.

Nikola Tesla morì, all’età di 87 anni, il 7 Gennaio 1943.

A mio modesto avviso, egli può essere considerato uno dei più grandi geni dell’Umanità. Tuttora, noi stiamo godendo dei vantaggi, in termini di benessere di vita, derivanti dalle numerosissime scoperte da lui concepite e realizzate, e chissà quante ne conosceremo e apprezzeremo nel futuro, perché diverse applicazioni tecniche e tecnologiche, sono ancora da mettere a punto e da utilizzare opportunamente.
Qui, dopo averne elencate alcune fra le più importanti, a me interessa sottolineare la figura di Tesla dal punto di vista umano nel suo essere e nei suoi rapporti con il mondo del suo tempo.

Apparecchi elettromeccanici e principi sviluppati da Nikola Tesla
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  • Vari apparecchi che usano campi magnetici rotanti (1882)
  • Il motore a induzione, trasformatori rotanti, e alternatori ad “alta” frequenza
  • La bobina di Tesla, il trasmettitore d’amplificazione, e altri mezzi per incrementare l’intensità di oscillazioni elettriche (incluso trasformazioni di scarica di condensatori e oscillatori di Tesla).
  • Sistema di trasmissione di corrente alternata elettrica per lunghe distanze (1888) e altri metodi e strumenti per trasmissione di potenza
  • Sistemi per comunicazioni senza fili (prior art per l’invenzione della radio) e oscillatori a radio frequenza.
  • La prima implementazione della porta logica “AND
  • Correnti di Tesla per Elettroterapia
  • Trasferimento di elettricità senza fili e l’effetto Tesla
  • Il fenomeno dell’impedenza Tesla
  • Il campo elettrostatico Tesla
  • Principio di Tesla
  • Bobina bifilare
  • Telegeodinamica
  • Isolazione di Tesla
  • Impulsi di Tesla
  • Frequenze di Tesla
  • Scarica di Tesla
  • Forma di commutatori e metodi di regolazione di terze spazzole
  • Turbine di Tesla (p.e., turbine senza pale) per acqua, vapore e gas e pompe di Tesla
  • Iniettore di Tesla
  • Compressore di Tesla
  • Tubi a raggi X che usano il processo bremsstrahlung
  • Apparecchi per gas ionizzati e “Caldi Fuochi di S.Elmo”
  • Strumenti per emissioni di grandi campi
  • Apparecchiature per raggi di particelle cariche
  • Strumenti per raggi ‘fantasma”
  • Sistemi di luce ad arco
  • Metodi per procurare livelli di resistenza estremamente bassi al passaggio di corrente elettrica
  • Circuiti per la moltiplicazione di tensione
  • Apparecchi per scariche ad alta tensione
  • Strumenti per la protezione dalla luce
  • Aeromobili a decollo verticale VTOL
  • Teoria dinamica della gravità
  • Concetti per veicoli elettrici
  • Sistemi polifase

 

Personalità eccentrica e giudizio dei contemporanei
A causa della sua personalità eccentrica e delle sue affermazioni talvolta apparentemente bizzarre e incredibili, negli ultimi anni della sua vita Tesla fu ostracizzato e considerato una sorta di “scienziato pazzo“, pur attribuendogli talora curiose anticipazioni di sviluppi scientifici successivi. Molti dei suoi risultati sono stati usati, spesso polemicamente, per appoggiare diverse pseudoscienze, teorie sugli UFO e occultismo New Age. Ciò è dovuto al fatto che Tesla lasciò scarsa documentazione sui risultati ottenuti, e anche questa spesso sotto forma di appunti, non di lavori organizzati e comprensibili a tutti . Pertanto è stato relativamente facile attribuirgli le idee più strampalate, o la paternità di invenzioni mirabolanti non accettate dalla “scienza ufficiale“. Negli anni seguenti alla sua morte, molte delle sue innovazioni, teorie e affermazioni furono usate per sostenere varie voci, ipotesi e teorie non scientifiche. Molti dei lavori di Tesla erano conformi ai principi e ai metodi accettati dalla comunità scientifica, ma la sua stravagante personalità e le sue pretese talvolta irrealistiche, combinate con il suo indiscutibile genio, lo hanno reso una figura popolare tra i teorici delle cospirazioni dell’occulto. Alcuni di essi, in effetti, credevano addirittura che lo scienziato fosse un essere angelico mandato sulla Terra da Venere per rivelare la conoscenza scientifica all’umanità.

Negli anni centrali della sua vita, Tesla strinse una forte amicizia con Mark Twain, il quale trascorreva molto tempo insieme a lui, anche nel suo laboratorio. Tesla era rimasto molto amareggiato dalle ripercussioni del suo battibecco con Edison; tanto che, il giorno dopo la morte di quest’ultimo, il New York Times conteneva numerosi encomi della vita del ricercatore, con un’unica opinione negativa scritta da Tesla:

«… Non aveva hobby, non apprezzava alcun divertimento di qualunque tipo e viveva trascurando completamente le più elementari regole d’igiene. … Il suo metodo era estremamente inefficiente, a tal punto che egli dovette coprire un immenso campo di ricerche per giungere assolutamente a nulla, finché la cieca fortuna intervenne e, dapprima, io fui quasi uno spettatore dispiaciuto per ciò che lui faceva, sapendo che appena un po’ di teoria e calcoli gli avrebbero evitato il 90% della fatica. Ma egli nutriva un autentico disprezzo per la cultura dei libri e la conoscenza matematica, fidandosi interamente del suo istinto di inventore e del suo senso pratico da americano.»

Quando Edison era già molto vecchio, giunse al punto di dire che, guardandosi indietro, il più grande errore che avesse mai commesso era quello di non aver mai rispettato Tesla o il suo lavoro. Questo giovò davvero poco ai loro rapporti pressoché inesistenti.

Tesla conosceva bene anche Robert Underwood Johnson. Aveva rapporti di amicizia con Francis Marion CrawfordStanford White, Fritz Lowenstein, George Scherff e Kenneth Swezey. Ciononostante, era considerato dai più un cinico.

Sessualità e relazioni

Tesla non fu mai sposato. Era celibe e asessuale e sostenne, come Newton, che la sua castità era molto utile alle sue doti scientifiche. Alla domanda se credesse nel matrimonio rispose:

«Per un artista, sì; per un musicista, sì; per uno scrittore, sì; ma per un inventore no. I primi tre possono prendere ispirazione dalla presenza femminile ed essere condotti dal loro amore verso risultati migliori. Un inventore possiede una natura così intensa, ricca di caratteristiche così selvagge e passionali che, nel dare sé stesso a una donna che potrebbe amare, perderebbe tutte le sue qualità. Credo che non siate in grado di citare alcuna grande invenzione fatta da un uomo sposato.»

Eccetto per le cene formali, egli mangiava sempre da solo, e mai, in alcuna circostanza, avrebbe cenato di sua spontanea volontà con una donna. Al Waldorf-Astoria e al famoso ristorante Delmonico’s selezionava sempre particolari tavoli in disparte, che erano riservati a lui. Anche se veniva sempre descritto come una persona attraente quando interagiva con gli altri, Tesla spesso fingeva nel suo comportamento. L’unica donna con cui ebbe un rapporto di affetto intenso, seppur platonico, fu Katharine MacMahon Johnson, moglie del suo amico Robert Underwood Johnson.

Vegetarianismo e animali

Negli ultimi anni della sua vita Tesla divenne integralmente vegetariano, nutrendosi solo di lattepanemielefrutta e succhi vegetali. Nel 1900 si era così espresso:

«Come principio generale, l’allevamento del bestiame come mezzo per fornire cibo è discutibile, perché, nel senso di cui sopra, indubbiamente porta all’aumento di una popolazione di una “velocità inferiore”. È certamente preferibile coltivare vegetali, e credo quindi che il vegetarianismo sia un allontanamento raccomandabile dalla radicata barbara abitudine. Che si possa vivere di alimenti vegetali e compiere il proprio lavoro ancora meglio non è una teoria, ma un fatto ben dimostrato. Molte razze che vivono quasi esclusivamente di verdure sono di corporatura e forza superiori. Non c’è dubbio che alcuni alimenti vegetali, come la farina d’avena, sono più economici della carne, e superiori ad essa per prestazioni meccaniche e mentali. Tali cibi superiori, inoltre, gravano decisamente meno sui nostri organi digestivi, e, rendendoci più contenti e socievoli, producono una quantità di bene difficile da stimare. Alla luce di questi fatti tutti gli sforzi dovrebbero essere fatti per fermare lo sfrenato e crudele massacro di animali, che è distruttivo per il nostro morale.

Era affascinato dagli animali, specialmente dai gatti (fu il gatto di famiglia che gli accese, da ragazzo, l’interesse verso l’elettricità statica e i fenomeni elettrici, dopo aver visto le scintille che si sprigionavano dal pelo quando veniva accarezzato), e dai piccioni domestici.

Eugenetica e visione del futuro

Come tanti in questo momento storico, Tesla, scapolo a vita, divenne un acceso sostenitore di una versione, autoimposta con la riproduzione selettiva, dell’eugenetica. In un’intervista del 1937, egli affermò:

«[…] il nuovo senso di compassione dell’uomo iniziò ad interferire con lo spietato meccanismo della natura. L’unico metodo compatibile con le nostre nozioni di civilizzazione e di razza è quello di impedire la proliferazione degli esseri non adatti per mezzo della sterilizzazione e della guida consapevole dell’istinto riproduttivo […]. Fra gli eugenisti, è opinione comune che bisognerebbe rendere più difficile il matrimonio. È innegabile che, a chiunque appaia come un genitore poco raccomandabile, dovrebbe essere proibita la generazione di figli. Nel giro di un secolo, il caso di una persona normale che si unisca con una eugeneticamente non adatta, sarà improbabile quanto il caso che la veda sposata ad un criminale incallito.»

Sosteneva che in futuro il mondo sarebbe stato dominato dalle donne, governato da “api regine”.

Disinteresse per il denaro

Lo scienziato mise da parte il suo primo milione di dollari all’età di 40 anni, ma donò quasi tutti i suoi diritti d’autore e di proprietà industriale sulle invenzioni future. Era poco concentrato nel gestire le sue finanze, completamente incurante della ricchezza materiale. Egli strappò addirittura un contratto con Westinghouse, che lo avrebbe reso il primo miliardario in dollari del mondo, in parte a causa delle implicazioni che questo avrebbe avuto sulla sua visione futura dell’energia libera, e in parte perché avrebbe escluso Westinghouse dal trattare gli affari direttamente, e Tesla non aveva alcuna intenzione di avere rapporti diretti con i clienti e i creditori.

Ossessioni e disturbi

«Diciotto tovaglioli di lino puliti erano come sempre impilati accanto al suo piatto. Nikola Tesla non sapeva spiegare la sua preferenza per i numeri divisibili per tre, più di quanto non riuscisse a spiegare la sua paura morbosa dei germi, né per quale motivo fosse perseguitato da una moltitudine di altre strane ossessioni che gli tormentavano la vita.»

Tesla, affetto da disturbo ossessivo-compulsivo, aveva numerose quanto inusuali abitudini e idiosincrasie. Era particolarmente fissato con il numero “tre” e i suoi multipli, ed esigeva che la camera d’albergo dove alloggiava avesse un numero divisibile per tre.

Si sa che egli era contrario alla gioielleria, specialmente, per motivi sconosciuti, alle collane di perle: nel 1893 gli fu presentata la sua ammiratrice Anne Morgan, figlia di J.P. Morgan. Tesla affermò poi che avrebbe avuto piacere di parlare con lei, ma quando vide i suoi orecchini di perle ne fu così disgustato che cominciò a digrignare i denti e da allora cercò sempre di evitarla

Era inoltre infastidito in maniera fobica dalle persone in sovrappeso o con obesità; pur essendo solitamente un uomo gentile e affabile, quando una delle sue segretarie, che era sovrappeso, urtò un tavolo facendo cadere a terra un oggetto, Tesla la licenziò in tronco, non cambiando idea nemmeno quando lei lo supplicò di riassumerla.

Soffriva di insonnia, e dormiva al massimo due ore per notte senza che questo gli causasse difficoltà nel lavoro, e di sinestesia, un disturbo neurologico per cui in corrispondenza di un’idea vedeva lampi di luce e a volte anche allucinazioni. Nel 1890 ebbe una crisi di amnesia a causa dello stress della guerra delle correnti tra Edison e Westinghouse, nonostante fosse nota la sua memoria eidetica prodigiosa. Mostrava anche, a detta di alcuni, caratteristiche tipiche della sindrome di Asperger, come la sua tendenza all’isolamento, la grande memoria, l’udito sviluppato, i suoi interessi specifici e ripetitivi, e il suo disinteresse per la sessualità] Tesla era anche molto severo circa l’igiene e la pulizia, in un periodo in cui un comportamento così estremo era visto come una stranezza. Era altamente meticoloso e organizzato, sovente lasciava note e appunti per gli altri, per evitare di dover riorganizzare i suoi lavori.

I piccioni di Tesla

Tesla era particolarmente ossessionato dai piccioni: ordinava speciali semi per i volatili che nutriva nel Central Park, portandone alcuni nella sua stanza in hotel; a volte i piccioni entravano dalla finestra aperta. Per sua volontà, visse gli ultimi anni della sua vita in una suite di due stanze al 33º piano del New Yorker Hotel, nella Room 3327, dove avrebbe chiesto di esser visitato quotidianamente da un particolare piccione femmina di colore bianco, di cui esiste anche una fotografia. Egli avrebbe affermato che il volatile era molto prezioso per lui. L’aneddoto racconta che un giorno del 1922, il piccione si ammalò; Nikola tentò di soccorrerlo per rimetterlo in salute, ma esso morì tra le sue braccia. L’inventore aveva posizioni contrastanti verso la religione; pur ammirando apertamente cristianesimo e buddhismo, credeva infatti che dovesse esserci una spiegazione scientifica per ogni cosa. Ma quando quel piccione bianco morì, Tesla giurava di aver visto una luce molto chiara venir fuori dai suoi occhi, così luminosa che nemmeno lui sarebbe riuscito a crearne una di pari intensità. Questo episodio lo portò a dichiarare, negli ultimi anni di vita, secondo alcuni in uno stato mentale ormai alterato, che il candido uccello fosse in origine qualcosa di spirituale. Tesla dichiarò: «Amavo quel piccione come un uomo ama una donna e anche lei mi amava. Finché è stato con me, la mia vita aveva uno scopo». Molti biografi annotano che Tesla considerò la morte del piccione come il “colpo finale” per lui e per il suo lavoro, che considerò ormai come finito.

Guerra

Lo scienziato credeva che la guerra non potesse essere evitata finché la causa del suo ritorno non fosse stata rimossa, ma si opponeva alle guerre, in generale. Egli cercava di ridurre le distanze, come nella comunicazione per una miglior comprensione, così nei trasporti e nella trasmissione dell’energia, come un modo per stringere amichevoli relazioni internazionali.

Egli predisse che:

«un giorno l’uomo connetterà il suo apparato con i moti originari dell’universo… e le vere forze che spingono i pianeti sulle loro orbite e li fanno ruotare spingeranno i suoi macchinari.»

Istruzione

Tesla era un poliglotta. Accanto al serbo e al croato, conosceva perfettamente altre sette lingue: il ceco, l’inglese, il francese, il tedesco, l’ungherese, l’italiano e il latino.

Lauree e diplomi universitari

Tesla studiò matematicafisica e ingegneria alla Scuola Politecnica di Graz, in Austria, l’odierna Technische Universität Graz. Due fonti sostengono che egli ricevette la laurea magistrale dall’Università di Graz. L’Ateneo nega di avergli conferito tale titolo e informa che egli non proseguì mai gli studi oltre il primo semestre del suo terzo anno, durante il quale Tesla smise di seguire le lezioni. Altri affermano che l’inventore fu espulso senza aver conseguito la laurea per il mancato pagamento delle tasse universitarie del primo semestre del primo anno da matricola.] Secondo un suo compagno di stanza nel college, egli non ottenne alcun titolo universitario. Tesla fu persuaso più tardi dal padre ad iscriversi all’Università Carolino-Ferdinandea di Praga, che egli frequentò per la sessione estiva del 1880. Dopo la morte del padre, si trasferì a Budapest nel gennaio del 1881, dove trovò un impiego come progettista e disegnatore all’Ufficio telegrafico centrale.

Doctor Honoris Causa

Per il suo lavoro Tesla ricevette numerose lauree honoris causa da molti Atenei, tra i quali: Columbia UniversityTechnische Universität GrazUniversità di ZagabriaIstituto Politecnico di BucarestUniversità di BelgradoUniversità di BrnoUniversità di GrenobleUniversità di ParigiUniversità di PoitiersUniversità Carolina di PragaUniversità di SofiaTechnische Universität Wien, e Yale University.

Interessi culturali

Grande appassionato di letteratura fin da ragazzo, nella sua autobiografia cita in particolare il romanzo Abafi (“Il figlio di Aba”) dell’ungherese Miklós Jósika come una delle letture più importanti della sua vita, e che avrebbe comportato una svolta nettissima nella sua esistenza, ispirandogli il suo celebre “autocontrollo”.

Numero1465 (dal Numero1465 al Numero1455: la serie completa)

Sulla supposta scomparsa di Ettore Majorana si sono scritti decine e decine di libri e sono presenti, su YOUTUBE, innumerevoli documentari, conferenze, interviste, recensioni. Ma, in questi ultimi anni, sono affiorate delle verità, a dir poco, sconvolgenti e che riguardano, molto da vicino, la soluzione di problemi di stringente attualità, come quelli delle condizioni biologiche e climatiche della terra. Il personaggio tramite, fra Ettore Majorana e il mondo è Rolando Pelizza. Nato nel 1938 a Chiari, nel Bresciano, di buona famiglia benestante di commercianti, nel campo delle calzature, ebbe modo di essere avvicinato, nel 1958, quasi per caso, in un convento della Sila Calabrese, la Certosa di Serra San Bruno (Provincia di Vibo Valentia), da un frate certosino, che frate non era, ma che vestiva il saio, per dissimulare la propria condizione laicale: si trattava di Ettore Majorana. Su come si sono svolte le cose, da quell’incontro in poi, ci sono, anche qui, decine di racconti, di libri, di filmati, di dichiarazioni e di sviluppi, che niente hanno da invidiare ai più immaginifici parti della fantasia, o della fantascienza vera e propria. La realtà è sempre, come dice Dostojevski, più inverosimile della fantasia. Invito chi è curioso di approfondire, a guardarsi, con santa pazienza, (si tratta di filmati che durano ore) su YOUTUBE, tutto ciò che concerne la vicenda del rapporto Majorana- Pelizza. In particolare, quello che riguarda la messa a punto e la realizzazione della cosiddetta “Macchina” di Majorana. Annuncio, senza clamore, ma molto sommessamente, che chi vorrà documentarsi resterà sbalordito. Io stesso, che seguo questo argomento da almeno 5 anni, ogni volta che leggo un aggiornamento, resto esterrefatto.
Qui, di seguito, riporto una dichiarazione di Rolando Pelizza, che non mancherà di suscitare, se non scalpore, almeno interesse e curiosità.

Sono Rolando Pelizza e questa vicenda ebbe inizio nel 1958, quando avevo venti anni.

Dopo un breve periodo di frequentazione con il Prof. Majorana e di apprendimento dei “Suoi” rivoluzionari principi di matematica e fisica, Egli mi disse: “se decidi di seguire i miei insegnamenti, sappi che dovrai lavorare intensamente, ed a risultato raggiunto potresti avere molti problemi”.

Accettai senza tentennamenti e riserva alcuna: ero entusiasta e lusingato di quanto mi stava accadendo.

Oggi sono trascorsi 59 anni e la predizione di Ettore si è pienamente avverata.

Con grande amarezza dichiaro quanto segue…

Oltre mezzo secolo di studi da parte di Ettore Majorana e di mie sperimentazioni hanno permesso la realizzazione di una macchina che avrebbe potuto portare benessere ed incalcolabili benefici all’Umanità.

Essendo la realizzazione pratica di nuovi principi di matematica e di fisica che tuttora non trovano riscontro nelle conoscenze ufficiali, questa scoperta è in grado di produrre calore praticamente a costo zero (essendo alimentata solamente da una batteria da 12 volt) e successivamente utilizzarlo per produrre energia elettrica. Inoltre può trasmutare qualsiasi elemento della materia in un altro. Gli impieghi, come ben si può immaginare, sarebbero innumerevoli, basti pensare che potrebbe eliminare l’anidride carbonica nell’atmosfera e ricostruire lo strato di ozono, che ormai sappiamo essere insufficiente per la protezione del nostro pianeta dai raggi solari. Devo purtroppo usare il condizionale in quanto l’Umanità è stata privata di tutti questi possibili benefici a causa del volere di pochi.

Nel rendere pubblici gli esperimenti da me eseguiti per mettere a punto la “macchina”, mi sono sempre raccomandato che fossero evidenziati gli scopi di questa mia scelta, ossia

  • che questo fosse l’unico modo per rendere tutti consapevoli delle grandi opportunità che la realizzazione della macchina offriva
  • che il grande merito scientifico dell’elaborazione della teoria fisica sulla quale si basa la “macchina” non è dovuto a me, bensì a Ettore Majorana
  • che, ancor prima che uno “strumento”, questa è da considerarsi un grande dono che Dio ha concesso a tutta l’Umanità, dono che non dovrà mai essere utilizzato per accrescere il potere di questo o quell’altro “grande” della Terra, inteso come Stato o Centro di potere. Al contrario, dovrà essere gestito a vantaggio di tutti gli esseri del creato, proiettandoli verso un futuro migliore o meglio garantendo loro un futuro, visto che il nostro è seriamente messo a grave rischio.
    Purtroppo questo straordinario ritrovato tecnologico, la “macchina”, già dai primi esperimenti non fu considerato come strumento utile all’Umanità intera, ma pressoché unicamente come “arma” dagli effetti sconvolgenti, in grado di modificare gli equilibri mondiali. Il risultato fu che si crearono bramosie, si configurarono intrighi e furono messi in atto veri e propri ricatti nei confronti miei e del mio Maestro. Oltretutto, siamo stati oggetto di reiterati e sistematici furti di documenti, materiali, prototipi e “macchine” già completate.
    La mia conoscenza e frequentazione, sia pur saltuaria, con Ettore è stata dimostrata sia direttamente tramite foto, filmati e documenti eccezionali presenti in questo sito (e ancora di più nel libro “2006: Majorana era vivo!” , che riprende e amplia i precedenti due libri “Il Dito di Dio”, “Il Segreto di Majorana, due uomini una macchina“). A questi si aggiungono una serie di esperimenti da me eseguiti su indicazione del mio Maestro, che restano ancora oggi incomprensibili ai più preparati fisici.
    Fin dall’inizio, siamo stati costantemente ostacolati ed è stata impedita qualsiasi nostra iniziativa o applicazione pratica della ”macchina” per il beneficio collettivo. Non solo, anche le mie iniziative imprenditoriali sono state sistematicamente boicottate, anche se nulla avevano a che vedere con questa. Un esempio: già nel 1972 avevo messo a punto una spugna idrorepellente e oleofila in grado di assorbire in modo ecologico eventuali versamenti di idrocarburi nelle acque in caso di disastri ambientali; profondamente immerso nei miei esperimenti sulla “macchina” in quegli anni non ebbi modo di commercializzarla. Nel 2007 gli stessi che mi osteggiavano nei miei progetti umanitari mi proposero, in cambio dei materiali che avevo prodotto, un pagamento dell’ordine del 50% del valore. Per giustificare questo pagamento proposero di notiziare il know how della spugna creando così il contesto per giustificare il pagamento. Venne così organizzata, da miei conoscenti, una mia intervista con il giornalista Dott Colavolpe sull’argomento “spugna”, andata in onda su RAI2, che non mi procurò nient’altro che un’ulteriore inutile attesa del mantenimento di tante promesse.L’ultimo episodio di vera e propria vessazione nei miei confronti è avvenuto quando un gruppo armato si presentò a noi intimandoci di seguirli per una destinazione non specificata; Ettore si oppose fermamente temendo per la probabile separazione dalla mia famiglia e si offrì di seguirli spontaneamente in cambio della mia libertà. Così avvenne e in quell’occasione ci furono sottratte due macchine complete ed una in costruzione, oltre agli scritti del maestro riportanti i suoi progressi nel perfezionamento della IV fase dell’utilizzo della “macchina”.Nell’anno 2000, Majorana in una lettera mi esortò ad abbandonare ogni progetto riguardante la “macchina” poiché temeva per la mia incolumità e pensava che di fronte a certe potenze tutto sarebbe stato vano. Io proseguii per la mia strada seguendo la mia coscienza, che non mi permetteva di abbandonare un progetto così importante per l’Umanità che ora, con il senno di poi, devo considerare ahimè solo come un enorme insieme di problemi e traversie che hanno costellato la mia vita, impedendomi di vivere a fondo il rapporto con i miei cari, un diritto di cui ogni uomo dovrebbe poter godere. Nel 2014 ho rivolto un pubblico appello a tutti gli uomini liberi e di buona volontà. Ho divulgato l’esistenza di questa tecnologia di cui ho dato ampia dimostrazione a ben 3 stati (gli USA, l’Italia, il Belgio di fronte alla stessa Nato), ho anche spiegato le sue applicazioni concrete che potrebbero migliorare, o meglio, salvaguardare l’esistenza dell’Umanità, come voleva Ettore Majorana e come voglio io che l’ho costruita. Non chiedevo finanziamenti, ma la possibilità di metterla a disposizione per tutti i possibili usi pacifici e a vantaggio innanzitutto del mio Paese, dell’Europa e di tutto il resto del mondo, ma questo mio appello, probabilmente per contrari interessi superiori, è rimasto “lettera morta”. Ora sono logorato da tanti anni di ricatti e battaglie con i maggiori gruppi di potere, i quali hanno già avuto e vorrebbero continuare a pretendere di avere gli esclusivi benefici dell’uso di questa “macchina”. D’ora in poi mi dedicherò solo allo sviluppo ed alla commercializzazione di altre mie invenzioni tecnologiche a cominciare dalla “spugna”. Lo devo innanzitutto ai miei cari, a me stesso e anche a Ettore Majorana che già mi aveva esortato di abbandonare il progetto “macchina”. Con oggi ho deciso quindi di non fare più nulla che sia inerente a questa scoperta e ho distrutto tutto ciò che mi era rimasto del progetto, compresi alcuni codici indispensabili per l’utilizzo della “macchina”.

Con tanta amarezza, Rolando Pelizza

P.S.: I documenti, filmati e fotografie sono copie degli unici originali di esclusiva proprietà di Rolando Pelizza. Tutto il materiale pubblicato e stato periziato da esperti qualificati che ne confermano l’origine, senza aver subito alterazioni. Chi volesse copiare o riprodurre il materiale in questione può farlo solo a condizione di citarne la fonte, non alterarne in nessun modo il contenuto e non utilizzarlo per fini commerciali. Questo è l’unico sito ufficiale di Rolando Pelizza, e qualsiasi pubblicazione presente nel web non può essere a lui attribuita, né direttamente riconducibile.

Il sito non ha personale che cura e risponde agli eventuali quesiti che porrete, e quindi ci scusiamo fin d’ora se non riceverete puntuale risposta ai vostri post.
Nei limiti del possibile potremo eventualmente rispondere solo ad alcuni di essi.

 

Numero1464 (dal Numero1465 al Numero1455: la serie completa)

I   RAGAZZI  DI  VIA  PANISPERNA

Il gruppo nacque grazie all’interessamento di Orso Mario Corbino, fisico, già ministro, senatore e direttore dell’Istituto di Fisica dell’Università di Roma, in Via Panisperna, il quale riconobbe le qualità di Enrico Fermi e si adoperò perché fosse istituita per lui, nel 1926, la prima cattedra italiana di Fisica Teorica. Per il settore sperimentale, Fermi potè contare su un gruppo di giovani  fisici, a partire dal 1929: Edoardo Amaldi, Franco Rasetti, Emilio Segrè, ai quali, nel 1934 si aggiunsero Bruno Pontecorvo, il chimico Oscar D’Agostino e, nel campo teorico., spiccava la figura di quello che ,oggi, viene considerato il più grande scienziato dell’era moderna, nel campo della Fisica teorica: Ettore Majorana.

Una curiosità: quasi tutti avevano dei nomignoli, mediati in gran parte dalla gerarchia ecclesiastica.
Enrico Fermi era “Il Papa”.
Franco Rasetti, che spesso sostituiva Fermi, era “Il Cardinale Vicario”.
Orso Mario Corbino, il fondatore dell’Istituto, era “il Padreterno”.
Emilio Segrè, per il suo carattere mordace, era “Il Basilisco”.
Edoardo Amaldi, dalle delicate fattezze femminee, era chiamato “Gote rosse” o “Adone”.
A Ettore Majorana, per il carattere critico e scontroso, ma, allo stesso tempo, autocritico e modesto, fu affibbiato il nomignolo di “Il grande Inquisitore”.

Numero1463 (dal Numero1465 al Numero1455: la serie completa)

Cosa è capace di fare la “Macchina” di Majorana- Pelizza:

Molto schematicamente, la macchina progettata teoricamente da Ettore Majorana e realizzata, praticamente da solo, da Rolando Pelizza è in grado di concretizzare 4 fasi:

FASE 1

Annichilazione selettiva della materia, mediante emissione di un fascio di positroni. Si lavora sull’antimateria. Energia richiesta per attivare la macchina: una batteria da automobile utilitaria (circa 40 watt). Scorie prodotte: zero. Emissioni radioattive (raggi gamma, ad esempio): zero.

FASE 2

Riscaldamento della materia ad una temperatura controllabile, attraverso la taratura dello “spin” delle particelle, per gli utilizzi tecnologici più svariati (pensiamo, ad esempio, alle centrali termoelettriche).

FASE 3

Trasmutazione della materia, di qualunque tipo (tutti i 96 elementi chimici della tabella di Mendeleev). Nei filmati, prodotti come prove, si realizza la trasformazione di cubi di polistirolo espanso, la comune gommapiuma, (peso specifico circa 15 g/dm cubo), di 15 cm di lato e, quindi di peso di circa 50 grammi, in cubi di oro delle stesse dimensioni, del peso di 65 Kg ciascuno (il peso specifico dell’oro è 19,25 Kg/dm cubo).

FASE 4

Traslazione di qualunque corpo fisico materiale in una, o più, altre dimensioni. Noi ne conosciamo 4: 3 sono quelle “spaziali”, 1 è quella “temporale”. Ebbene, è possibile spostare, ad esempio anche cronologicamente, un corpo, anche umano, avanti e indietro nel tempo.
La “Nuova Fisica” di Majorana contempla l’esistenza di ben 11 dimensioni. 

Vi chiederete: questa è scienza , fantascienza o fantascemenza?

Datevi una risposta da soli, dopo, però, esservi documentati meglio, sulle vicende di questo stupefacente “giallo” storico/scientifico che è ancora in atto.

Numero1462 (dal Numero1465 al Numero1455. la serie completa)

 

LA MACCHINA

La “Macchina”: le origini nella sintesi dell’unica realtà storica.

Nell’anno 1972, dopo tanto lavoro personale e notevolissimo impegno finanziario (ben 228 prototipi di macchine andarono distrutte nelle numerose prove), Rolando Pelizza ebbe finalmente la conferma del funzionamento della sua “macchina”, che aveva realizzato applicando concretamente quei principi di fisica elaborati da Ettore Majorana, il quale ne aveva costantemente supervisionato gli sviluppi.

Il primo esperimento pratico al di fuori del suo laboratorio venne eseguito da Rolando in gran segreto ed in piena solitudine, in montagna, dove nel raggio di molti chilometri non era presente alcun essere umano, ed il fascio che uscì dalla macchina, nel punto dove era stato diretto, provocò una fiammata di notevole intensità ed un grande foro nella roccia: dopo qualche secondo, tutto era gradatamente tornato alla normalità, ma l’impressione e lo sgomento furono fortissimi, tanto che Egli si rese conto che la macchina necessitava ancora di laboriosi interventi di regolazione e messa a punto.

Successivamente, in occasione di una singolare ed assurda vicenda anche giudiziaria nella quale era stato incolpevolmente coinvolto, dalla quale uscì comunque indenne, Rolando ebbe la percezione che qualcuno avesse scoperto il risultato del suo primo esperimento segreto, e quindi di essere stato controllato e poi “incastrato”.

Nel 1976, il funzionamento della macchina per la prima fase era ormai a punto, Rolando decide di riunire le persone che riteneva a Lui più vicine: Pietro Panetta, Antonio Taini, Mario Calvi e Massimo Pugliese, con l’intento di renderli partecipi alla sua scoperta e segnalare le sue sensazioni in merito a quanto a lui accaduto.

Comunica loro l’esistenza della sua macchina e cosa in quel momento era in grado di fare, precisando tuttavia che non era disposto ad alcun accordo per il suo sfruttamento, fino al momento in cui fosse riuscito ad evolvere i poteri della macchina da distruttivi alla sola generazione di energia. In altre parole, essa non doveva essere utilizzata come arma. Imponeva quindi ai partecipanti di impegnarsi a questo fine, ed a non prendere nessuna iniziativa, senza aver preventivamente concordato una strategia operativa.

La riunione fu sciolta con stupore innanzitutto, unito ad una entusiastica soddisfazione, ma comunque con l’impegno di tutti alla massima riservatezza.

Tutti rispettarono l’impegno assunto, ad eccezione di Massimo Pugliese, il quale, si venne a sapere poi solo molto tempo dopo, era segretamente assegnato ai Servizi Segreti Italiani, all’epoca comandati dal gen. Santovito ed asserviti a quelli americani. Tale divieto per lui equivalse a dire: “parti come un missile e vai all’Ambasciata Americana”. La conferma dell’operato di Pugliese viene dimostrata dai documenti segreti che provano il coinvolgimento degli USA in questa vicenda, ormai diffusi dal  sito WikiLeaks di Julian Assange, laddove si rinvengono tre documenti con oggetto “Possibile generatore ad alta energia” (Vedi allegati).

Subito dopo Rolando Pelizza, ignaro della duplice veste di spia dell’amico Pugliese, si faceva convincere a fornire la prova delle capacità della macchina, tanto che venivano concordati ed eseguiti i seguenti esperimenti:

  1. Il 16 giugno 1976 viene tele tramesso sul canale CH, dal monte Baremone, un esperimento su di una lastra di ferro di oltre un centimetro di spessore, di circa 90 Kg, il cui effetto è stato quello di produrre un foro delle dimensioni di più di 10 cm. La trasmissione fu vista a distanza a Brescia da due postazioni: in una erano presenti Antonio Taini, Mario Calvi e l’allora Sindaco di Brescia Guido Boni; nell’altra Piero Panetta, Massimo Pugliese e il collega d’arma Guido Giuliani. Non sono state eseguite registrazioni audio e neppure video.
  2. Il 18 agosto 1976 viene eseguito un secondo esperimento – vedi allegato (Film_01_01h264.mp4), che finisce nelle mani di John Louis Manniello, consulente per gli affari scientifici e tecnologici dell’ambasciata Usa a Roma. I dettagli sono documentati sul sito WikiLeaks (Vedi i documenti).
  3. Il 26 novembre 1976 si eseguono le prove indicate dal Prof. Ezio Clementel, allora Presidente del CNEN vedi allegato (Film_02_01h264.mp4). Quanto al loro esito vedi (Esito-Clementel).

Infatti, tra agosto e novembre, Pugliese cerca in tutti i modi di rientrare in scena dopo gli insuccessi con gli americani. Si fa accreditare dall’On. Flaminio Piccoli che lo indirizza al Presidente del CNEN (Comitato Nazionale per l’Energia) Ezio Clementel. A dare manforte viene interessato anche l’Onorevole Loris Fortuna. Inizia così l’interessamento del Governo Italiano, Tramite il Ministro Plenipotenziario Antonio Mancini incaricato di seguire gli sviluppi.

Contestualmente, propone ad un imprenditore sardo, Giuseppe Piras, di investire in questa ricerca prospettandogli che con qualche centinaio di milioni (di vecchie lire) avrebbe acquisito una partecipazione che gli avrebbe fruttato svariati miliardi (sempre di vecchie lire): Piras, per poter finanziare l’operazione, ricorre a suoi conoscenti in Belgio.

Questa è un’estrema e quindi frammentaria sintesi dei fatti fino al 1976, ormai inutili ai nostri attuali fini, ma utile per comprendere il susseguirsi della vicenda fino ai giorni nostri. Per coloro che volessero approfondire possono consultare il libro “Il Dito di Dio” di Alfredo Ravelli.

Il successivo e quarto esperimento, documentato e filmato alla presenza di un Notaio, si tenne il 29/30 aprile 1977, nel laboratorio di Rolando in Chiari, e consisteva nel riscaldare una lastrina di rame e portare ad ebollizione l’acqua contenuta in un vaso. Il 29 aprile, in tarda serata, il notaio Leroy, Pelizza e Panetta, mostravano la macchina alimentata da una batteria ed i materiali che si sarebbero utilizzati (vedi Film_03_01h264.mp4 a un minuto e 35). Il giorno successivo, la prova vera e propria avvenne in presenza di Roger Goeders, delegato in sostituzione del notaio Leroy, Giuseppe Piras, Pierluigi Bossoni, Pietro Panetta, Antonio Taini e Rolando Pelizza che operava sulla macchina. La prima prova andò bene, nel senso che la macchina portò ad immediato riscaldamento la lastrina di rame, mentre la seconda prova sull’acqua, per un errore di Piras che dette l’impulso in ritardo, fu inevitabile l’implosione. (Si consiglia di vedere i filmati ripresi da due prospettive diverse: la prima andata a buon fine (Film_03_01h264.mp4 a minuti 2:40), e la seconda che ha causato l’implosione della macchina (Film_04_01h264.mp4). La nota importante di questo episodio consiste nella conferma del funzionamento della fase “DUE”, ossia il riscaldamento della materia senza usura e/o radiazioni.

Contemporaneamente erano state avviate le trattative con emissari del Governo belga.  Il 9 giugno 1977, sul monte Baremone, in un vecchio e abbandonato forte alpino ebbe luogo un esperimento che consisteva nell’indirizzare il fascio distruttivo su un grosso pezzo di cemento armato a considerevole distanza. La prova ebbe esito positivo alla presenza di Piras, Taini, Bossoni, Panetta e l’emissario belga, tecnico di raggi laser, Colonnello Jack Leclerc, che con cura posizionava le bombolette di vernice spray a meno di un metro ai lati del masso di cemento. Finita la prova le bombolette sono rimaste al loro posto senza subire nessun spostamento d’aria. A quel punto Leclerc commentò: “dirò a Bastogne di buttar via i carri armati”. Il filmato ripreso e realizzato da Leclerc fu consegnato alle Autorità belghe.

Si arriva all’accordo col Governo del Belgio del 5 agosto 1977, che fu sottoscritto dall’allora presidente Tindemans, da Rolando Pelizza, dall’Avvocato dello Stato Belga Jean Ronse, e da Pierluigi Bossone, per conto della “Exclusive”, società fiduciaria di Rolando costituita per l’occasione.

Il contratto prevedeva la costituzione di una nuova società mista tra Belgio ed Exclusive, dove, in sintesi, il Belgio avrebbe conferito la somma di cinque miliardi di franchi belgi, oltre all’impegno di finanziare la necessaria ricerca per il perfezionamento della macchina, acquisendo così il 50% di partecipazione: il tutto condizionato all’esito positivo di una serie di esperimenti da eseguirsi in Belgio entro maggio 1978.

Fin dai primi accordi veniva chiaramente precisato che la macchina non avrebbe potuto essere in alcun modo utilizzata ai fini bellici, e ulteriore impegno, da parte dello stato, a non applicare la clausola di confisca per pubblica utilità.

Veniva quindi dato corso al deposito dei documenti descrittivi della costruzione della macchina presso una cassetta di sicurezza nella Banque General del Belgio, con due chiavi per accedere ed una password di 4 cifre, di cui due a conoscenza di Pelizza.

Riesaminando attentamente il contratto, stilato in lingua francese, ci si rendeva tuttavia conto che con una clausola piuttosto “ambigua”, lo Stato Belga non rinunciava alla facoltà di confisca per pubblica utilità, ma veniva pattuito come “impegno tra gentiluomini” con i Ministri firmatari. Lasciando così aperta la possibilità di una potenziale utilizzazione per quei fini che Rolando voleva fermamente escludere.

Ne nasce un contenzioso “informale”, in conseguenza del quale, dopo vari incontri tra Piero Panetta che deteneva il 95% delle quote della Exclusive, ed il prof. Avv. Jean Ronse, si giungeva alla conclusione che non essendo possibile per motivi “politici” ritrattare e modificare il contratto firmato, si sarebbe dato egualmente corso alla sua esecuzione, ma laddove l’esperimento non avesse avuto esito positivo questo sarebbe stato “annullato”.

Il giorno della prova erano presenti: Pelizza, il ministro Mancini, Adonnino, Bossoni e Panetta da una parte, e Piras, Loroy, Leclerc dall’altra, unitamente ad altri osservatori da parte belga ed italiana, compreso il Prof. Ezio Clementel. Dopo alcune prove, che dettero esito positivo, nell’eseguire il programmato protocollo la macchina implose, generando un gran fumo bianco nel bunker dove era stata posta. Subito dopo arrivava il Prof. Avv. Jean Ronse, con la lettera in mano “già pronta” che annullava il contratto e qualsiasi trattativa. Nella consueta stretta di mano di commiato, Egli, rivolgendosi in disparte a Pelizza e Panetta, aggiungeva “per voi la porta è sempre aperta”.

Si chiuse così questa vicenda, con la grande delusione di chi già pregustava lauti incassi, e certamente con un certo rammarico anche da parte di Rolando per essere stato oggetto di un tentato “raggiro”, ma con la soddisfazione di aver evitato il peggio!

Alcuni anni dopo, il 21 marzo 1981, con Mancini, Adonnino e Panetta, Rolando sperimentava positivamente la seconda fase di riscaldamento nel laboratorio di Chiari, portando in ebollizione l’acqua in circolo in tubi di PVC. Il Ministro Mancini, entusiasta, scriveva sulla macchina: “Inizio nuova era” controfirmato da tutti i presenti. Egli, fervido sostenitore del progetto, comunicava ai suoi “capi” l’esito positivo di quanto era stato testimone oculare con Adonnino. Tuttavia, dall’alto, gli consigliavano di riportare le funzioni della macchina allo stato distruttivo per impieghi più “immediati”. Seppur contrariato, riportava il messaggio a Rolando e questi costruisce la macchina visibile nell’allegato filmato (Film_05_01h264.mp4), la quale, portata in montagna per l’ennesima prova, viene puntata sul monte opposto con l’effetto di provocare un visibile bagliore e un foro di circa due metri di lato. Tutto ciò alla presenza di Mancini che verificava gli effetti con un binocolo e di Panetta. Tornati poi in sede, il mattino seguente Rolando consegnava a Mancini la mannaia da egli fornita ed il mattone usato per la prova di laboratorio: entrambi erano stati “bucati” (vedi Mattone e Mannaia). Questa era la risposta e l’avvertimento di Rolando al messaggio pervenuto dai “capi” di Mancini, ovvero la conferma che la macchina poteva tornare in ogni momento ad essere distruttiva come richiesto, ma sarebbe stata a sua volta distrutta dopo le prove.

Sempre nel 1981 seguirono altre prove in montagna alla presenza del Dott. Carlo Rocchi (CIA) e del suo collaboratore Daniele Brunella, ma i filmati e le fotografie sono rimaste in loro possesso.


P.S.: Il Film_dvd_stanley_productions, citato nella perizia per esigenze di server è stato posto su YouTube. Ripropone i filmati già trattati sopra, ma più completi. Precisiamo che tutti i filmati sono stati adattati alla migliore visione sul WEB.

Numero1461 (dal Numero1465 al Numero 1455: la serie completa)

 

Chi è Rolando Pelizza.

PELIZZA: LE ATTIVITÀ

Le “altre” molteplici attività imprenditoriali di Rolando Pelizza.

Si può dire senza tema di smentite che egli si dedicò ed ebbe come unico scopo della sua vita e della sua attività (pur nel turbinio delle vicende e delle difficoltà) la costruzione della macchina ideata da Ettore Majorana. Tutto il suo tempo e la sua genialità erano rivolti a questo scopo.

Per il raggiungimento di questo grande obiettivo impiegò ogni mezzo economico a sua disposizione. Ogni attività fu concepita esclusivamente per avere i mezzi economici necessari a realizzare il suo primario obiettivo.

All’inizio nel 1964 iniziò ad utilizzare le cospicue risorse finanziarie familiari, ben 875 milioni di lire, una cifra ingentissima per quei tempi. Ben presto, esaurite queste riserve, ricorse alla sua imprenditorialità per generare altri introiti.

Così, già intorno negli anni ’63/64 del secolo scorso, Rolando ebbe la genialità di produrre, per primo, tomaie per scarpe in materiale plastico, con vari colori, che applicò a sandali e calzature da mare. Fu il primo a dare a questi prodotti colori vivaci e diversificati, impiegando una sua particolare tecnica, divenuta in seguito di dominio pubblico.

Brevettò e applicò la stessa tecnica di colore ai palloni di plastica prima, e poi anche a quelli in cuoio, usati nel calcio professionale.

Sempre nel campo delle calzature, preparò una particolare suola di “gomma a scatola” per scarpe normali. Si deve a lui se, ancor oggi, in questo settore si può risparmiare sui costi di produzione.

Nell’ambito delle calzature sportive brevettò invece le prime suole di gomma per calciatori.

Brevettò inoltre un particolare filo di acciaio ricoperto in PVC sintetico, utilizzabile per coperture mimetiche.

Brevettò una particolare resina che poteva inglobare edifici, principalmente storici, al fine di proteggerli da possibili crolli durante la fase di manutenzione.

Mise a punto una nuova mescola che poteva essere utilizzata anche per pavimenti, rendendo il tutto quasi indistruttibile al consumo.

In Spagna, come compenso per la cessione di un suo brevetto nell’ambito delle materie plastiche, acquisì la collezione d’Arte Cobo di Siviglia, composta da 193 quadri antichi, opere interessantissime e di notevole valore, che gli venne tuttavia in gran parte sottratta durante le traversie di quegli anni.

La sua imprenditorialità non venne mai meno anche nei momenti più difficili.

Fino al 1979 aveva gestito lo sviluppo e la valorizzazione delle sue tecnologie mediante la società Test-Uno spa; intestò poi alle società produttive dell’organigramma le varie opportunità tecnologiche di cui disponeva e di cui si sentiva sicuro per i brevetti che aveva già trattato.

Una di queste società instaurò una collaborazione con la Montedison, da cui derivò la produzione, per la consociata Rol Oil, di un contenitore monoblocco in plastica dalla capacità inusuale, per quei tempi, di mille litri. Questo manufatto sopportava altri due contenitori sovrapposti, naturalmente carichi, senza cedimenti.

A Brescia, in via Reverberi 36, Rolando aprì, con un’altra società, uno stabilimento che risultava essere all’avanguardia nel settore in cui andava ad operare. Riusciva a produrre PVC di qualità attingendo a materia di scarto, che non solo non costava nulla, anzi i grandi produttori come la Montedison pagavano le Imprese il suo smaltimento.

Strinse un accordo con la Montedison, tramite la consociata Marco Polo, per il trattamento e il recupero dei fanghi in PVC, altamente inquinanti, rilasciati nelle vasche di decantazione a Porto Marghera e poi recuperati come riutilizzabili anche per attività in cui necessitavano materie di prima qualità.

Rolando, tramite il Prof. Luigi Brolio, fece un accordo con la Lys Fusion spa di Hone (Aosta), la quale partecipava alla realizzazione di parti di autoveicoli nel progetto denominato VSS, riguardante parti in plastica per le autovetture. In tale ambito fu fornito dalla società aostana un cofano anteriore dell’autovettura Ritmo, in lamiera, e dopo soli otto giorni fu restituito un cofano identico in materiale plastico, frutto dell’ingegno di Rolando, che il centro controllo FIAT sottoponeva alle prove di torsione e resistenza, il cui esito superava di cento chilogrammi la prova di trazione comparata rispetto al cofano di lamiera.

Altro grande ed attualissimo ritrovato tecnologico di Rolando Pelizza è la “spugna”, risalente al 1972, che è in grado di assorbire gli idrocarburi che si siano riversati in acqua. Le sue caratteristiche sono spiegate nei filmato allegato, ed in merito a questo innovativo prodotto già nel 2007 Rolando era stato intervistato dal giornalista RAI Dott. Giulio Colavolpe.

Più di recente, congiuntamente all’amico Dott. Giuseppe Peroni, esperto e già consulente di importanti aziende nel settore della plastica. E da Peroni che Rolando ha appreso, fin dagli anni ’60, le importanti conoscenze sui materiali plastici. Oggi Peroni e Rolando hanno brevettato questo straordinario ritrovato sotto il nome della Test 1 s.r.l. Basti pensare che questa “spugna” ha una grande capacità di assorbimento: un chilo di spugna può assorbire 30 chilogrammi di idrocarburi versati nelle acque, i quali possono poi essere interamente recuperati mediante un processo di semplice “strizzatura” della spugna medesima!

Ebbene, nonostante questo prodotto sia in grado di risolvere anche i grandi disastri ambientali causati dalla perdita dei pozzi di petrolio e delle gigantesche petroliere, e nonostante le attestazioni altamente positive di laboratori qualificati e indipendenti al massimo livello, nonché di Enti come ad esempio l’ENI, ogni tentativo di commercializzazione su larga scala, dopo i preliminari ed entusiastici accordi con i grandi gruppi interessati si “dissolve” inspiegabilmente nel nulla di fatto.  Il motivo?

Sta nei fatti precedentemente esposti e soprattutto in quelli che seguono.

Numero1460 (dal Numero1465 al numero1455: la serie completa)

 

Qui, di seguito, una straordinaria comunicazione di Rolando Pelizza. Sul contenuto del “messaggio” pretendo da tutti i lettori il massimo rispetto
umano e la più completa, incondizionata, onestà intellettuale.

Oltre la scienza
Nei miei incontri con Ettore Majorana, ho ricevuto da lui insegnamenti riguardo
la sua “nuova” matematica e sulla base di questa ho potuto costruire la
“macchina” da lui progettata, ma anche raggiungere sperimentalmente la terza fase della sua teoria: la trasmutazione della materia.
Ora mi preme evidenziare che l’insegnamento che ho ricevuto non è stato completato e questo non tanto per le vicissitudini della mia vita (chi ha letto la parte della mia biografia finora pubblicata se ne renderà ben conto), ma soprattutto per un preciso “vincolo” che era stato dato al Maestro. Dunque, le nozioni matematiche che mi ha trasmesso si sono limitate al 66% della sua conoscenza; che ci fosse questo vincolo ne ho piena certezza, non solo per quanto mi disse Ettore, ma anche per un altro avvenimento che accadde
nell’anno 2006. Anche per un solo breve accenno di questo episodio devo dare alcune spiegazioni.
Non è stato semplice costruire la “macchina”, si trattava pur sempre di agire
sull’antimateria! Basti pensare che ne ho distrutte ben 228 nel periodo attorno agli anni ’70 prima di ottenere per la prima volta l’annichilazione degli elementi.
Le difficoltà tecniche erano enormi, risolto un problema ne sorgeva un altro e ogniqualvolta mi capitava di addormentarmi con la preoccupazione di non riuscire a risolverlo, immancabilmente il mattino la soluzione era lì chiara, nella mia testa. All’inizio pensai che di notte la mia mente, pur nel riposo notturno, lavorasse alla risoluzione del problema. Poi ebbi, e non dormivo, delle fugaci visioni. Non riuscivo neppure a interloquire con queste presenze che subito svanivano, ma già nella mia mente c’era la soluzione del problema tecnico riguardante la “macchina”. Al mattino tutto veniva risolto, i suggerimenti erano
esatti. Raccontai questi eventi al mio confessore spirituale, Don Galli, che a Chiari aveva fama di santità per via della vita che conduceva. Per niente stupito, lui mi esortò ad avere fede. In seguito durante queste apparizioni incominciai a dialogare con quella che decisi di chiamare “Entità” sempre su argomenti attinenti la “macchina” e il progetto umanitario collegato ad essa.
Nel 1998 la mia “Entità” mi annunciò che si sarebbe mostrata non più come visione, ma come persona fisica in carne e ossa. Conobbi così questo mio singolare aiuto nel giovane Alfonso Salvi. Tralasciando tanti episodi e tantissimi particolari, se pur di notevole importanza, voglio qui testimoniare come lui profetizzò che sarebbe morto il 15 gennaio dell’anno 2006 e che nello stesso giorno Majorana avrebbe messo a punto la quarta fase della sua teoria fisica (traslazione della materia in un’altra dimensione), mediante un esperimento che io dovevo condurre utilizzando la “macchina”.
Ebbene, se tutte le precedenti indicazioni e previsioni della mia “Entità” si avverarono, quest’ultima non lo fece. Alfonso morì l’8 gennaio di quell’anno, sette giorni prima di quanto preannunciato. In quello stesso giorno Ettore Majorana, impaziente di aspettare la data, tentava senza successo la prova sperimentale della quarta fase. Da qui la sua lettera datata 8 gennaio che esprime chiaramente la sua (per lui impensata) delusione e la mia risposta datata 11 gennaio che riferisce proprio della morte di Alfonso Salvi. Su questo fatto ne parlammo a lungo prima che lui accettasse di seguire spontaneamente quelli che volevano portarci via entrambi.
Negli ultimi tempi, se pur con minore frequenza, mi appare l’”Entità” sia in forma di visione sia come persona fisica. Ormai per la confidenza che ho nei suoi confronti, a volte mi rammarico con Lei per quanto mi sta ancora accadendo. Con calma mi rassicura dicendomi che tutto andrà per il meglio; invero sto ancora oggi aspettando che questo avvenga.
Ho voluto accennare a questi episodi, argomenti particolari e delicati sui quali avrei potuto soprassedere per non suscitare dubbi sulla veridicità degli altri fatti avvenuti, ma mi sono prefisso di narrare anche questi aspetti delle vicende riguardanti la “macchina” di Majorana, aspetti che solo poche persone a me vicine conoscono, sperando che ciò contribuisca a mostrare che esistono uomini mossi da fede e volontà tese solo a fare del bene, anche a costo di sacrificare tutti i loro affetti come abbiamo fatto io ed fatto Ettore
Majorana.