Numero1907

 

Gira sul WEB ai tempi del CORONAVIRUS

CRUCIVERBA

Malattia che si aggrava nel periodo di Natale                   Dia-be-te.

Piatto preferito dai magazzinieri                                             Tim-bal-lo.

Località turistica preferita dagli alcolizzati                         Cer-vi-no.

Piante che traforano le case                                                      Bu-gan-vil-le.

Località balneare piena di asiatici                                           Ter-ra-ci-na.

Località con il record di furti                                                       A-la-tri.

Donne che chiacchierano sui tetti                                           Pet-te-go-le.

Morì per la sorella di mamma                                                     Pe-ri-pe-zia.

Dita del piede in movimento                                                       Al-lu-ci-na-zio-ne.

La città della permanente                                                            A-ric-cia.

La nazione più lunga                                                                        L’  Un-ghe-ria.

Chi usa solo l’accendino                                                                No-ce-ri-no.

Inferriata riconoscente                                                                  Grata.

Calciatore che faceva tutto da solo                                        Tre-ze- guet.

 

Numero1906

 

CORONAVIRUS

 

Andrà tutto bene…..

tranne i jeans.

Numero1901

 

LO  CHIAMAVANO  VIRUS  CORONA

sull’aria di     BOCCA  DI  ROSA    di  Fabrizio de Andrè

 

Lo chiamavano Coronavirus, metteva timore, metteva timore,

lo chiamavano Virus Corona, purtroppo non era una cosa buona.

Appena sceso all’Areoporto, un tizio tornato da un viaggio in Cina,

tutti si accorsero con uno sguardo, che aveva bisogno dell’Amuchina.

Bisogna stare a una certa distanza, lavarsi le mani con molta frequenza

e non affollarsi in nessun locale, lo dice il decreto ministeriale.

 

Ma l’infezione spesso conduce a rinunciare alle proprie voglie,

niente più uscire  e andare a cena, né con l’amante né con la moglie.

E fu così che da un giorno all’altro, chiusero scuole, teatri e chiese,

il lavoratore ormai fuori sede, fece il biglietto per il paese.

Spesso i cretini e gl’irresponsabili  al loro dovere vengono meno

e quando hanno molta paura, si ammassano tutti davanti al treno.

 

Alla stazione c’erano tutti, dal commissario al sagrestano,

alla stazione c’erano tutti, con mascherina e cappello in mano,

a salutare chi, per un poco, senza pretese, senza pretese,

a salutare chi, per un poco, portò il contagio nel paese.

C’era un cartello giallo, con una scritta nera,

diceva “Addio terrone a Milano, con te se ne parte la quarantena”.

 

E alla stazione successiva, molta più gente di quando partiva,

chi manda un bacio, chi getta un fiore, chi si prenota per un tampone.

E, per concludere, cari Italiani, anche se siamo tutti allo stremo,

è necessario che stiamo uniti e sono convinto che ce la faremo.

 

 

Numero1880

 

Chi sono gli “untori”,

di manzoniana memoria,

in questi nostri giorni

di imperante “coronavirus”?

Forse io lo so… voi no?

Se volete, ve lo dirò:

per me, sono gli “influencer”.

Numero1847

“…..di madre lingua

e di padre ignoto…..”

…..sull’etichetta di una provetta

di produzione spermatica assistita.

Numero1841

Di questi tempi,

mi tocca di sentire

molti dissentire.

Si dissente a destra e a manca,

si dissente su e giù,

si dissente su ogni cosa.

Dissentire è diventato di moda.

C’è in giro un’epidemia

di dissenteria?

Numero1839

FALLO  FELICE

è il titolo di un libro di 207 pagine,

scritto da Linda Lou Paget.

 

È un libro che parla di come fare felice un uomo,

oppure di come un membro maschile è felice di suo?

 

Numero1838

Un giorno, a Montecarlo,

Charlie Chaplin partecipò

ad un concorso per trovare

un sosia di Charlie Chaplin.

Si classificò al terzo posto.

Numero1770

FILOSOFIA

I filosofi antichi avevano la tendenza a filosofeggiare, anche in modo paradossale, se non proprio, in modo finemente umoristico.

“L’umorismo può esistere solo là dove la gente distingue ancora il confine tra ciò che è importante e ciò che non lo è.
E questo confine, oggi, non si distingue più .           (Milan Kundera).

Preghiera di Sant’Agostino, da ragazzo, al Signore : “Fammi casto, ma non subito”.

Socrate, passando per i mercati stracolmi di merce di ogni genere, era solito esclamare: “Guarda quante cose….che non mi servono!”.

Al momento della sua condanna a morte, mentre la moglie Santippe piange, si dispera e non smette di ripetere che lo stanno uccidendo ingiustamente, Socrate se ne esce con la battuta : “Avresti preferito che mi uccidessero giustamente?”.

Alessandro Magno, chiede a Diogene, il cinico (significa. che conduce una vita da cane N.d.R.), se ha paura di lui, questi replica : “Dipende, tu sei un bene o un male?”. “Un bene, non ci sono dubbi”  risponde Alessandro.
Allora Diogene lo liquida, dicendo : “Allora, perché mai dovrei aver paura di te?”.

Un vasaio chiede a Socrate che cosa sia meglio : sposarsi o rimanere scapolo, lui risponde ; “Qualunque scelta farai, te ne pentirai!”.

Epimenide* di Creta (famoso per il paradosso “Tutti i Cretesi sono bugiardi”), andò in India e chiese a Buddha : “Sapresti dirmi qual è la domanda migliore che si possa fare e qual è la risposta migliore che si possa dare?”. Buddha gli rispose : “La domanda migliore che si possa fare è quella che mi hai appena fatto, e la risposta migliore che si possa dare è quella che ti sto dando io, ora”.

Epicuro si trova nel suo orto e, mentre impartisce una lezione a cinque suoi allievi, sta innaffiando filari di rape, carote e altre verdure che serviranno per un banchetto. In realtà, egli continua ad innaffiare le verdure, mentre la brocca è ormai vuota. Un allievo glielo fa notare e, anziché ammettere la distrazione, Epicuro ribatte  : “Se, veramente, continuassi ad innaffiare, il fatto che la brocca sia vuota non sarebbe rilevante. In realtà, non sto innaffiando, come tu hai detto, ma sto facendo soltanto il gesto di innaffiare. Insomma, sto facendo un innaffiamento “platonico”.

 

Il paradosso del mentitore: versione originale.

La prima formulazione del paradosso si trova nella Lettera a Tito di Paolo di Tarso:

Uno di loro, proprio un loro profeta, ha detto: «I Cretesi sono sempre bugiardi, brutte bestie e fannulloni». Questa testimonianza è vera.»
(Lettera a Tito)

Il “profeta” a cui allude Paolo sarebbe Epimenide di Creta (VI secolo a.C.), di cui non ci restano scritti.

Se assumiamo che l’affermazione sia vera, allora sarebbe vero che Epimenide, in quanto cretese, è un bugiardo. Ma allora la sua affermazione «i Cretesi sono sempre bugiardi» non sarebbe vera ed otterremmo una contraddizione. Se invece assumiamo che l’affermazione sia falsa, allora sarebbe vera la negazione di «i Cretesi sono sempre bugiardi», cioè sarebbe vero che alcuni cretesi dicono la verità e alcuni mentono. In questo caso non vi sarebbe alcuna contraddizione e potremmo identificare Epimenide come uno dei cretesi che mentono. Per quanto argomentato nel caso precedente, non può infatti esser vero che Epimenide dica la verità.

Numero1706

Avete mai notato che,

quando si fa una cosa bella,

si dice: “Ho fatto una figata”.

E, quando si fa qualcosa

di sbagliato, si dice:

“Ho fatto una cazzata”?

Numero1666

Apprezzami adesso,

eviterai la coda!

Numero1621

Ci sono delle tentazioni a cui

è, davvero, un peccato resistere.

Ci sono quelle di tipo sessuale

e quelle di tipo alimentare.

Sono, entrambe, molto allettanti.

Esse sono, tuttavia e, per sfortuna,

fra loro inversamente proporzionali.

L’interesse per gli eccessi a tavola

è antitetico ai successi a letto.

Mentre la pratica sessuale assidua

è un buon coadiuvante nella “dieta”

e per un buon equilibrio psicofisico.

Non dirò quale delle due preferisco.

Per il vero, come dice “Faber” De André:

“Si sa che la gente dà buoni consigli

se non può più dare cattivo esempio”.

Numero1447 (prosegue col Numero1446)

Questo testo, leggermente modificato, si trova anche al Numero1444.

P R E A M B O L O

 

Era meglio se mi tappavo la bocca,

ma ho ceduto alla tentazione,

ho composto questa filastrocca

e ve la canto a guisa di canzone.

 

Si, ve la canto e anche ve la suono.

Se la chitarra piange e ho poca voce,

in anticipo, vi chiederò perdono.

Siate buoni, non mi mettete in croce.

 

La cantata ha soltanto due accordi:

il MI settima alternato con il LA.

“Il Plevan di Malborghet”,se lo ricordi,

allora sai più o meno come fa.

 

È un po’ monotono e ripetitivo,

non c’è intermezzo e poche variazioni

ma tant’è, amici, questo è il motivo,

talvolta sono queste le canzoni.

 

La melodia s’impara molto presto,

così, se qualcuno di voi vuole cantare

insieme a me, vi ho dato il testo,

sarò felice di farmi accompagnare.

 

Imbraccio la chitarra per Graziella

voi, pazientemente, state ad ascoltare.

Spero che la cantata mia sia bella,

schiarisco la voce e vado a incominciare.

Numero1444 (il seguito al Numero1443)

P R E A M B O L O

 

Era meglio se mi tappavo la bocca,

invece ho ceduto alla tentazione,

ho composto questa lunga filastrocca

e ve la canto a guisa di canzone.

 

Si, ve la canto e anche ve la suono.

Se la chitarra piange e ho poca voce,

in anticipo, vi chiederò perdono.

Siate buoni, non mi mettete in croce.

 

La cantata ha soltanto due accordi:

il MI settima alternato con il LA.

“Il Plevan di Malborghet”, te lo ricordi?

L’abbiam cantata un’estate fa.

 

È un po’ monotono e ripetitivo,

non c’è intermezzo e poche variazioni

ma tant’è, amici, questo è il motivo,

talvolta sono queste le canzoni.

 

La melodia s’impara molto presto,

così, se qualcuno di voi vuole cantare

insieme a me, vi ho dato il testo,

sarò felice di farmi accompagnare.

 

Imbraccio la chitarra e butto la stampella,

voi, pazientemente, state ad ascoltare.

Spero che la cantata mia sia bella,

schiarisco la voce e vado a incominciare.

Numero1443 (leggere prima il Numero1444)

ALL’ AMICO ALBERTO IN PENSIONE

 

Così il nostro Albertone

finalmente è in pensione

da più di un mese

e da buon anfitrione

offre questa imbandigione

a proprie spese.

 

Siamo qui in riunione

e abbiamo l’occasione

per festeggiarlo.

Ma un piccolo sermone,

che gli serva un po’ da sprone,

vogliamo farlo.

 

Parlo a nome di persone

la cui vera propensione

è l’amicizia

e ogni raccomandazione,

pur se fa provocazione,

non è malizia.

 

Questa semplice canzone

non dà certo l’emozione

di un Battisti

e non ha la presunzione

di fornir la prestazione

dei grandi artisti.

 

Sarà solo un tormentone

per destare l’attenzione

del buon Alberto

sulla nuova situazione

e per la prosecuzione,

ne sono certo,

 

verso una trasformazione

ed una rivoluzione

copernicana,

che non sia una prigione

o una pura reclusione

all’italiana.

 

 

Devi darti uno scossone,

non restare in soggezione

dell’indolenza.

Abbi una motivazione

e di una occupazione

non stare senza.

 

E se hai predilezione

per qualcosa, una passione,

tu dacci dentro.

Ne farai una religione

e la migliore opzione:

sarà il tuo centro.

 

Se tu fai il fannullone

poi ti senti un coglione,

non ti conviene.

Se vivrai da pelandrone

poi cadrai in frustrazione

e non va bene.

 

 

Presta molta attenzione

al tuo amico beverone:

non è sincero.

Vuoi la nostra approvazione?

Usa la moderazione,

ma per davvero.

 

Ma è arrivata la stagione

che avrai la sensazione

di perder colpi.

Ti farò una confessione:

io non vedo un cialtrone

che te ne incolpi.

 

Devi aver la convinzione

che non c’è più paragone

coi bei vent’anni.

E devi avere il pannolone

per salvare il pantalone

dai noti danni.

 

 

Non aver la presunzione,

come un Napoleone,

di avere tutto.

E non fare il farfallone

coi problemi di erezione,

o sarà un lutto.

 

Far la parte del leone,

come uno scapolone,

non è più il caso.

E se cadi dall’arcione

non farai un figurone

siine persuaso.

 

Devi farti una ragione

se sei ciuco e non stallone

nel fare sesso:

lo zampillo non è sciacquone,

lo scopino non è scopone

ma fa lo stesso.

 

 

Tu as dit “Ma vammi in mone,

o soi stuf di là a Verone

in autostrade.

Al à dit ancje Gastone

che mi ven il mal de none

cun che menade”.

 

Meglio il buco che il taccone

come insegna la lezione

del ritornello.

E, come in televisione,

siamo a “striscia lo striscione”

di Militello.

 

Giunto al fin della tenzone,

con un piglio da guascone,

io do l’affondo.

Mi si passi l’irrisione,

perché ho fatto il buontempone,

non lo nascondo.

 

 

All’amico Albertone

una raccomandazione,

nel finale:

ti ci troverai benone

se tu prendi la pensione

per quel che vale.

 

Fa’ che sia un’inversione,

è una grande occasione:

non va fallita.

Forse è l’unica stagione

che darà soddisfazione

alla tua vita.

 

L’amicizia ce lo impone:

darti la benedizione

per i dì futuri.

E, con una acclamazione,

ti mandiamo un bel bacione

e tanti auguri.

 

Alberto Visintino

Ristorante “AL ZUC”,              Fontanabona di Pagnacco,           10 Febbraio 2018