Numero1982

 

Lo sapevate?

(N.d.R.    Se leggete questo elenco sul telefonino, vi consiglio di tenerlo in orizzontale)

 

Questa è la composizione dell’attuale Governo  ITALIANO

 

R U O L O                  N O M E                      C I T T À

 

Presidente               Mattarella                  Palermo
Repubblica

 

Premier                       Conte                           Foggia

Esteri                            Di Maio                        Avellino

Interni                           Lamorgese               Potenza

Economia                   Gualtieri                      Roma

Giustizia                       Bonafede                  Trapani

Lavoro                          Catalfo                         Catania

Agricoltura                 Bellanova                   Brindisi

Scuola                           Azzolina                      Siracusa

Ambiente                    Costa                            Napoli

Affari Europei            Amendola                  Napoli

Mezzogiorno              Provenzano               Caltanissetta

Affari Regionali         Boccia                          Bisceglie

Università                     Fioramonti                 Roma

Salute                            Speranza                      Potenza

Cultura                          Franceschini               Ferrara

Sport                             Spadafora                     Napoli

Vice Interni                 Crimi                               Palermo

 

Ma, siamo sicuri che QUESTI rappresentano TUTTI  GLI  ITALIANI ?-

 

Ad onor del vero, c’è anche qualche ministro al di sopra del PO:

Ministro dell Difesa   Lorenzo Guerini di Lodi,

Ministro dello Sviluppo Economico   Stefano Patuanelli di Trieste,

Ministro delle Infrastrutture e Trasporti   Paola De MIcheli di Piacenza (a sud del Po),

Ministro dei Rapporti con il Parlamento e delle Riforme   Federico D’Incà di Belluno.

Ma hanno Ministeri di scarsa importanza.

 

 

 

 

 

 

 

 

Numero1976

 

Pubblico, così come l’ho letta, questa lettera aperta mandata da Alan.

Ricordo, per inciso, di aver giocato, in gioventù, contro l’Avv. Prof. Sergio Kostoris (del Tennis Club Triestino), un match di Coppa Italia sui campi di Padriciano, uscendone sconfitto. Bel giocatore, aveva una classifica troppo alta per me.

 

Camera Penale di Trieste
Prof. Sergio Kostoris
Presidenza
giadrossi@studiolegalegiadrossi.it
tel. 040/360232 – fax 040/660322
34122 TRIESTE Via Santa Caterina da Siena 5

Sentinella, quanto resta della notte? (Isaia 21,11)

L’Italia è alle prese con un’importante emergenza sanitaria. In modo diverso da
altri paesi europei, altrettanto coinvolti dalla pandemia da Covid 19, a due mesi dalle prime notizie di un’emergenza sanitaria nel lodigiano, continuano a essere mantenuti in vigore provvedimenti eccezionalmente limitativi delle libertà fondamentali dei cittadini.
La popolazione nelle prime settimane ha accolto le nuove regole con grande
senso civico. Si è dimostrata partecipe degli eventi luttuosi che stavano colpendo in particolare la Lombardia rimanendo nelle proprie abitazioni, sventolando bandiere e riorganizzando la propria vita familiare e lavorativa, in attesa di un segnale di conclusione dell’emergenza. La dubbia costituzionalità delle forme di decretazione assunte dal Governo e l’assenza di logicità e proporzionalità tra le esigenze sanitarie e le limitazioni imposte ai cittadini, a molti sono apparse evidenti. Incomprensibili erano e sono le ragioni di impedire ai cittadini di frequentare luoghi isolati e di consentire ai genitori di accompagnare i loro figli, con i quali convivono l’intera giornata, ad esempio a fare la spesa.
Ora tutto ciò non può essere più accettato. La creazione volontaria di stati di
emergenza permanenti è divenuta una prassi degli Stati contemporanei, anche di quelli che si definiscono democratici.
Vogliamo ricordare come Giuseppe Dossetti, giurista e uno dei componenti più
attivi nell’Assemblea che predispose il testo della nostra Costituzione, propose un articolo che doveva prevedere che “quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalle Costituzione, la  resistenza all’oppressione è un diritto e un dovere del cittadino”. L’articolo non fu approvato ma questo rimane un monito in uno Stato di diritto.
I provvedimenti più recenti che il Governo e le Regioni in queste settimane hanno adottato, invece di ripristinare le regole di vita quotidiana, hanno ulteriormente ristretto, con dettagli propri del peggiore burocratismo, le maglie dello spazio di libertà concesso agli individui, imponendo comportamenti, quali ad esempio l’obbligo di circolare, anche
in assenza di altre persone, pena una pesante sanzione pecuniaria, con mascherine che le autorità si sono dimostrate persino incapaci di fornire ai cittadini. Misure incomprensibili laddove si consideri che, nel pieno dell’emergenza, non erano state ritenute necessarie e che la gran parte del mondo scientifico le ha ritenute inutili ove si mantenga l’opportuno distanziamento per far rispettare queste norme, essenzialmente a carattere di
prudenza, invece di essere declinata con le forme di un orientamento o invito delle persone ad assumere comportamenti più consoni alla situazione sanitaria del paese, si è trasformata, di ora in ora, in una caccia all’untore, una gara delle forze dell’ordine a contestare il maggior numero possibile di sanzioni, instaurando un inaccettabile controllo capillare di polizia che non ha precedenti nella storia repubblicana. Un clima che ha avuto il suo epilogo durante le feste pasquali che hanno visto il dispiegamento da parte
delle forze dell’ordine e dell’esercito di uomini e mezzi, anche di elicotteri e droni, allo scopo di individuare persone ree solamente di essersi allontanate di qualche centinaio di metri dalla loro abitazione in città e luoghi pressoché deserti. Ciò ha fatto riemergere, in una seppur minima parte della popolazione, pruriti delatori che ci si augurava rimossi in una società incline alla solidarietà e alla convivenza, piuttosto che infestata da elementi psicologicamente turbati, e come tali funzionali al sistema di controllo. Una condizione questa che sembra essere stata artatamente favorita per celare le evidenti falle nel sistema della prevenzione, emergendo d’ora in ora, la sottovalutazione, se non il deliberato occultamento, dei luoghi di diffusione del contagio.
E’ stato fermato un intero paese, le sue attività economiche, la vita sociale in tutte le sue forme, la pubblica amministrazione, sono stati chiusi i palazzi di giustizia, interdicendo persino l’accesso ai luoghi di culto e agli spazi naturali, a conforto dell’anima e del corpo, senza che venissero adeguatamente individuate e isolate, informando la popolazione, quelle che erano le prevedibili aree di maggiore pericolosità di contagio.
L’epidemia sembra stia divenendo un laboratorio per sperimentare forme nuove di governo contrarie ai principi costituzionali. Un esempio per tutti è quello di rivedere il sistema processuale, in particolare quello più delicato che ha la funzione di accertare la responsabilità penale dell’individuo, allontanando dalle aule gli avvocati, favorendo soluzioni di partecipazione ai processi che lascino gli imputati privi di un’effettiva difesa. Società infetta, diritto penale corrotto.
La proposta di utilizzo di app volte al contact tracing, poi, deve necessariamente fare i conti con il principio di proporzionalità della misura che si vuole adottare e passa attraverso una preliminare verifica dell’insufficienza degli ordinari metodi utilizzati dalla scienza epidemiologica ove correttamente attivati, pena il pericolo di un’inutile quanto invasiva imposizione diffusa di una sorta di braccialetto elettronico.
I penalisti italiani, per il ruolo che nella storia hanno avuto, in particolare in
questo momento dominato da derive populistiche e bassi opportunismi politici, devono insorgere contro regole liberticide e la brutalizzazione del sistema e dei rapporti sociali, ricordando come le ragioni di una filosofia liberale siano quelle di ogni consociato.
Penalisti italiani, dobbiamo chiedere di uscire subito da questo preteso stato di
eccezione!
Trieste li 20 aprile 2020
La Camera Penale di Trieste
Alessandro Giadrossi

Numero1947

 

Mandata da Alan

Gira sul WEB

Anno 2030…Nonno raccontami quando l’Italia divenne una nazione così bella !
E il nonno cominciò: ….era il 2020, dieci anni fa. All’improvviso una epidemia investi tutto il mondo, proveniva dalla Cina …ma era stata portata da altri, forse da militari americani…ma non si seppe mail la verità ! L’Italia fu colpita prima di tutti in Europa, tanti morti, tutti chiusi in casa….paura, diffidenza, gli ospedali erano pieni di gente. Durò alcune settimane….fu dura…tanto! il governo dopo un primo momento di incertezza reagì bene, con forza e coraggio. Tutti gli Italiani dettero prova di grande esempio e spirito di sacrificio. Le persone riscoprirono il valore dell’aiutarsi a vicenda.
Purtroppo la chiusura delle fabbriche e di tantissimi negozi fu il vero problema che dovemmo affrontare. Una crisi spaventosa, alla quale non eravamo preparati. Chiedemmo aiuto all’Europa. All’epoca avevamo una Comunità…così si chiamava: Comunità Europea. Doveva servire per fare un grande Nazione, come gli Stati Uniti. Ma altre Nazioni, come la Germania e l’Olanda….dissero che dovevamo fare da soli. Oppure dargli le nostre aziende, gli aereoporti, le autostrade, l’oro della Banca d’Italia…i nostri risparmi…ma come…dopo quello che avevano combinato, proprio loro!
E allora nonno cosa accadde…..?
Accadde che ci rendemmo conto che dovevamo fare da soli: il Presidente della Repubblica chiamò tutte le aziende e la Banca d’Italia emise un prestito solo per gli Italiani di 100 miliardi…. si chiamava SALVA ITALIA e doveva servire per risollevare le sorti del Paese. Successe l’incredibile… i politici rinunciarono ai loro stipendi per 6 mesi; tutti i dirigenti d’azienda fecero allora la stessa cosa……ed anche tutti coloro che potevano …..investirono la metà dei loro risparmi…..quindi le aziende sane comprarono così tanti titoli che lo Stato Italiano raccolse 300 miliardi in poche settimane. A quel punto chiamarono un grande banchiere…un certo Draghi!
Con quei soldi, non solo superò la crisi del momento, ma ricomprò anche una parte del debito estero che avevamo. Diminuì le tasse per consentire di produrre a costi più bassi….Dopo 4 mesi appena, eravamo la Nazione più in forma del momento, mentre le altre ci stavano a guardare sperando che non c’è la facessimo. Alcune aziende che avevano spostato le loro produzioni all’estero, come la Fiat, tornarono in Italia. A quel punto per far lavorare tutti diminuirono l’orario di lavoro così da non perdere il tempo da passare assieme alla famiglia. Il maggior fatturato consenti di ricomprare ancora i debiti che avevamo fatto negli anni passati.
Eravamo così orgogliosi di essere Italiani, furono anni di grande intensità emotiva e riscoprimmo di essere un grande popolo, fortunato….perché vivevamo nel paese più bello del mondo !
Grazie Nonno …… domani me la ripeti ?
È una storia così bella !!!!! ??

Numero1935

 

Segnalata da Rita

Gira su WHATSAPP.     30 Marzo  2020.

Anche se mi sembra, un po’, una autocelebrazione consolatoria, non me la sento di tralasciarne la pubblicazione, per aderire ad un sincero incoraggiamento.

 

IN ITALIA… ??

??Siamo Italiani perché i camici monouso li fanno Armani e Calzedonia.
??Siamo italiani perché i respiratori li ingegnerizza la Ferrari a Maranello.
??Siamo italiani perché le mascherine le fanno Gucci e Prada.
??Siamo italiani perché il gel disinfettante lo fanno Bulgari e Ramazzotti.
??Siamo italiani perché Cracco cucina per l’ospedale di Milano.
??Siamo Italiani perché la fabbrica d’armi Beretta ingegnerizza e costruisce le valvole per le maschere modificate.
??Siamo Italiani perché l’ospedale da campo più grande d’Europa lo costruiscono gli Alpini.
??Siamo italiani perché riusciamo a ricavare respiratori dalle maschere subacquee della Decathlon.
??Siamo italiani  perché all’appello per una task force di 300 medici volontari, hanno risposto in piu di 1500, e anche i medici ottantenni non si sono tirati indietro. E perché all’appello per 500 infermieri volontari, hanno risposto in 8000!
??Siamo italiani perché l’Europa l’hanno unita gli Antichi Romani, ed era solo una provincia di Roma. (N.d.R. però, conquistata con le armi e sottomessa con la forza).
??Siamo italiani.  DAI ITALIA!

Avremo mille difetti e limiti,
ma che Paese meraviglioso siamo.

GRAZIE ALLE ECCELLENZE ITALIANE,
CE LA CAVIAMO TRANQUILLAMENTE DA SOLI.

 

 

Numero1917

 

CORONAVIRUS

 

Sull’aria di                 “La canzone di Marinella”          di Fabrizio de André

 

E adesso abbiamo proprio la certezza:

questo “coronavirus” è una schifezza.

Staremo chiusi in casa, per settimane,

mentre la vita se ne andrà a puttane.

 

Ci roderemo il fegato di rabbia,

chiusi come leoni in una gabbia.

Ci stiamo rovinando l’esistenza,

frustrati da un senso d’impotenza.

 

Negli ospedali, in tanti stan morendo,

sono stroncati da ‘sto male orrendo

che si diffonde come uno “tsunami”

e che ti porta via quelli che ami.

 

Stavolta ce l’han fatta troppo grossa,

e in molti finiranno nella fossa,

perché finisca ‘sta maledizione

non basterà cantare una canzone.

 

E questo è un ricorso della storia

di cui abbiamo perso la memoria,

non ci voleva anche questa guerra

che porterà sterminio sulla terra.

 

E come prima non sarà più niente,

chissà come farà tutta la gente,

con questa malattia contagiosa:

dovremo inventarci qualche cosa.

 

Però, se il coraggio non si smorza,

in qualche modo, ci faremo forza:

bando ai piagnistei e alle lagnanze,

non perderemo anche le speranze.

 

Bando ai piagnistei e alle lagnanze,

non perderemo anche le speranze.

 

Tricesimo,   21  Marzo  2020                 Primo giorno di Primavera.

Numero1901

 

LO  CHIAMAVANO  VIRUS  CORONA

sull’aria di     BOCCA  DI  ROSA    di  Fabrizio de Andrè

 

Lo chiamavano Coronavirus, metteva timore, metteva timore,

lo chiamavano Virus Corona, purtroppo non era una cosa buona.

Appena sceso all’Areoporto, un tizio tornato da un viaggio in Cina,

tutti si accorsero con uno sguardo, che aveva bisogno dell’Amuchina.

Bisogna stare a una certa distanza, lavarsi le mani con molta frequenza

e non affollarsi in nessun locale, lo dice il decreto ministeriale.

 

Ma l’infezione spesso conduce a rinunciare alle proprie voglie,

niente più uscire  e andare a cena, né con l’amante né con la moglie.

E fu così che da un giorno all’altro, chiusero scuole, teatri e chiese,

il lavoratore ormai fuori sede, fece il biglietto per il paese.

Spesso i cretini e gl’irresponsabili  al loro dovere vengono meno

e quando hanno molta paura, si ammassano tutti davanti al treno.

 

Alla stazione c’erano tutti, dal commissario al sagrestano,

alla stazione c’erano tutti, con mascherina e cappello in mano,

a salutare chi, per un poco, senza pretese, senza pretese,

a salutare chi, per un poco, portò il contagio nel paese.

C’era un cartello giallo, con una scritta nera,

diceva “Addio terrone a Milano, con te se ne parte la quarantena”.

 

E alla stazione successiva, molta più gente di quando partiva,

chi manda un bacio, chi getta un fiore, chi si prenota per un tampone.

E, per concludere, cari Italiani, anche se siamo tutti allo stremo,

è necessario che stiamo uniti e sono convinto che ce la faremo.

 

 

Numero1900

 

SUCCISA  VIRESCIT

La traduzione di questo motto latino è “Recisa alla base, torna a rinverdire”.

Le parole, che ornano lo stemma dell’abbazia di Montecassino, che mostra una quercia tagliata al piede, dal cui ceppo vanno spuntando rami nuovi, vengono anche usate in riferimento a tutto ciò che, dopo la distruzione, trova in sé la forza di tornare a nuova vita.

Si tratta di un simbolo (o di una allegoria, se considerata dal punto di vista delle figure retoriche) di rigenerazione, forza interiore, capacità di riscatto.

Ha funzione conativa, ovvero il suo scopo è quello di spingere l’individuo a reagire, a risollevarsi anche dopo un avvenimento tragico, distruttivo, che ha quasi annientato il suo essere.

“Quasi”, appunto, non del tutto.

E’ quell’avverbio a fare la differenza, a invitare a chiedersi di che pasta si è fatti, a spronare all’autorigenerazione.

L’icona dell’albero tagliato è metafora della straziante perdita (di una persona cara, di tutti i beni, della propria integrità corporea), ma i rami verdi che nonostante tutto iniziano a spuntare, generando le foglie, lo sono della capacità di affrontare anche i più grandi dolori, le più grandi perdite e rimettersi in piedi, ancora vivi, ancora fecondi di progetti, di idee, di giorni da affrontare con energia.

E’ simbolo della forza della vita che non dipende dall’energia personale, ma che senza la collaborazione e la volontà di chi aspira a rialzarsi non potrebbe comunque agire.

Contiene in sé l’implicazione di un passato pieno e rigoglioso, la presupposizione che si è subito un feroce attacco, l’antitesi tra la perdita quasi totale e la rinascita, il paradosso che un albero reciso possa germogliare e infine l’inferenza generata dai concetti di ceppo e rami verdi: la vita non muore mai, si rigenera in forme nuove e inaspettate.

Insomma, un vero albero della vita.

Queste, che ho riportato, sono le parole, le più espressive possibili, che ho trovato a titolo esplicativo riguardanti l’aforisma.
Le faccio pienamente e convintamente mie, nell’ estendere il mio augurio a tutti gli Italiani di ritrovare la forza di risollevarsi e rinascere da questo “Tsunami” dell’ Epidemia di Coronavirus che ci sta passando sulla testa.
È un’occasione storica: mostriamo al mondo di cosa siamo capaci.
Sono sicuro che ce la faremo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Numero1732

L’Italia ha un grande elemento di esportazione,

che è il suo marchio, il suo stile di vita, il suo gusto.

Luca Cordero di Montezemolo.

( N.d.R. : il marchio si può esportare; il gusto, nei manufatti e nelle idee, anche, ma lo stile di vita, quello che gli altri chiamano Italian Way of Life, e anche “Il Dolce Far Niente”, detto in parole Italiane, non possiamo esportarlo, lo possiamo godere solo qui da noi. Non si sa ancora per quanto tempo. Ho paura per poco.)

Numero1731

In Italia abbiamo perso

la capacità di sentire il bello,

quel bello che, per secoli,

abbiamo dato al mondo

e che, adesso, non sentiamo più.

Riccardo Muti.

Numero1730

Vertù contra furore

prenderà l’arme, et fia il combatter corto,

ché l’antiquo valore,

ne li Italici cor, non è ancor morto.

Francesco Petrarca        Italia mia, benché il parlar sia indarno.

 

Numero1729

La marea umana, che si sposta dal Sud e dall’Est del mondo, non può essere, materialmente, fermata; ci cambierà i connotati, come già adesso, ci permette di sostenere le nostre economie traballanti, risollevare i nostri indici di natalità e di riempire le scuole. l’Italia è, geograficamente, un luogo di passaggio e di attraversamento; siamo così da sempre e continueremo ad esserlo, a dispetto di qualunque arcigno e distratto governante.

Erri De Luca.

Numero1728

All’estero, quando un politico è

coinvolto in un reato, sparisce lui.

In Italia, sparisce il reato, il processo,

e, a volte, anche il magistrato.

Marco Travaglio.

Numero1727

L’Italia è un paese pronto a piegarsi ai peggiori governi. È un paese dove tutto funziona male, come si sa. È un paese dove regna il disordine, il cinismo, l’incompetenza, la confusione. E, tuttavia, per le strade, si sente circolare l’intelligenza, come vivido sangue. È un’intelligenza che, evidentemente, non serve a nulla. Essa non è spesa a beneficio di alcuna istituzione che possa migliorare di un poco la condizione umana. Tuttavia, scalda il cuore e lo consola, seppure si tratta di un ingannevole, e forse insensato, conforto.

Natalia Ginzburg.

Numero1726

È questa l’Italia,

un’Italia che c’è,

anche se viene zittita,

o irrisa o insultata;

guai a chi me la tocca,

guai a chi me la invade.

Oriana Fallaci.

Numero1725

In Italia, la linea più breve

tra due punti è l’arabesco.

Viviamo in una rete di arabeschi.

Ennio Flaiano.

(N.d.R. : per arabesco, si intende un segno decorativo curvilineo e arzigogolato, mediorientale o barocco, che complica, con gusto ridondante e ampolloso, uno spazio, un concetto, un’idea, un’azione).