Numero1983

 

Mandato da Alan

 

HO  VIAGGIATO  FISICAMENTE  NEL  TEMPO  E  POSSO  PROVARLO
Dr. Andrew Basiago

 

Sebbene molti scienziati affermino che viaggiare nel tempo “ancora” non è possibile, un avvocato di Washington, Andrew Basiago, afferma di averlo fatto decine di volte, come parte di un progetto segreto, durante il periodo della Guerra Fredda.
I portali che si collegano ad altri punti nel tempo e nello spazio sono apparsi in molti libri, film e videogiochi. Alcuni di essi si collegano a luoghi lontani, altri viaggiano indietro o avanti nel tempo e, il più potente, a diverse dimensioni.

La maggior parte della gente presume che queste voci esistano solo nel regno del misticismo e della fantascienza, ma ci sono molte persone, inclusi diversi scienziati, che credono fermamente che i portali siano stati aperti in tempi antichi e, molto probabilmente, anche oggi.
Secondo due informatori, il Dipartimento della Difesa U.S.A. ha sviluppato il Progetto Time Travel Technology, più di 40 anni fa. Già nel 1967, il Governo degli Stati Uniti avrebbe utilizzato un’installazione dedicata a questo e costruita sulla base dell’accesso quantico di Tesla.
Questa tecnologia è stata utilizzata per mantenere segreta la costruzione di installazioni militari, oltre che per offrire vantaggi politici ed economici, sapendo, in anticipo, cosa riservava il futuro.
Alcuni dicono che la CIA ha confiscato, tra gli altri, i documenti di Nicola Tesla sul teletrasporto, poche ore dopo la sua morte.
Uno di questi due informatori è Michael Relfe, ex dipendente delle Forze Armate Statunitensi, che sosteneva di essere stato membro di un’operazione militare americana TOP SECRET. Dice Relfe che fu reclutato nel 1976 e trascorse i successivi 20 anni, collaborando a mantenere ed espandere una delle due, o più, colonie statunitensi su Marte.
Queste basi servivano da punti strategici di difesa e, per preservare la loro segretezza, furono costruite nel futuro.

Il dott. Andrew D. Basiago partecipò al Progetto “DARPA Pegasus”, dal 1968 al 1972, incentrato sul viaggio nel tempo, nell’ologramma di tempo e spazio. Sosteneva che la CIA stava attivamente formando gruppi di studenti americani “dotati” per diventare la prima generazione di esploratori.
I bambini erano i più adatti a questa missione, per diversi motivi.
In primo luogo, erano considerati candidati ideali, per le loro menti chiare, non contaminate da impressioni o esperienze.
Il Governo degli Stati Uniti era interessato a studiare e conoscere gli effetti dei viaggi nel tempo nei giovani corpi e nelle menti vergini. I volontari adulti, di solito, dopo diversi viaggi, cadevano nella pazzia. Fortunatamente, invece, i bambini ingenui avevano poche esperienze e convinzioni precedenti che potevano influire negativamente sul loro stato.

Un altro uso della tecnologia quantistica, è stato adottato nel controllo politico. Secondo il Dott. Basiago, le persone  di interesse per il futuro, sarebbero state informate, in una fase iniziale, delle funzioni che avrebbero dovuto svolgere, anni dopo.
Ha detto anche, che negli anni ’70, ad Albuquerque nel New Mexico, era presente durante un pranzo, in cui George H.W. Bush (padre) e George W. Bush (figlio) erano stati informati delle loro future presidenze.
Basiago racconta, anche, che nel 1971, vide le immagini dell’attacco alle Twin Towers, avvenuto l’11 Settembre 2001. Erano state ottenute osservando il futuro e riportate all’analisi del presente di allora.
Ciò implica che il Governo degli Stati Uniti conoscesse, trent’anni prima, quello che sarebbe successo l’11 Settembre 2001.
Secondo gli informatori e i loro sostenitori, questa tecnologia è tenuta segreta nonostante sia finanziata dai contribuenti americani. Non è la prima volta che questo genere di programmi sono stati secretati, a causa del loro immenso potenziale.
Dicono che le persone hanno il diritto di sapere cosa sta realmente accadendo: la verità sull’esplorazione dello spazio e sulla presenza di esseri umani o viventi su altri pianeti.
Ma, accade tutto il contrario.

Il teletrasporto potrebbe risolvere i problemi di trasporto in tutto il mondo, consentendo alle persone e alle merci di muoversi istantaneamente.
Aiuterebbe, anche, a distruggere, immediatamente, la piramide dell’attuale potenza tirannica, che controlla il mondo.
Ed è proprio per tale motivo, che questa informazione non viene rivelata e divulgata.

Numero1982

 

Lo sapevate?

(N.d.R.    Se leggete questo elenco sul telefonino, vi consiglio di tenerlo in orizzontale)

 

Questa è la composizione dell’attuale Governo  ITALIANO

 

R U O L O                  N O M E                      C I T T À

 

Presidente               Mattarella                  Palermo
Repubblica

 

Premier                       Conte                           Foggia

Esteri                            Di Maio                        Avellino

Interni                           Lamorgese               Potenza

Economia                   Gualtieri                      Roma

Giustizia                       Bonafede                  Trapani

Lavoro                          Catalfo                         Catania

Agricoltura                 Bellanova                   Brindisi

Scuola                           Azzolina                      Siracusa

Ambiente                    Costa                            Napoli

Affari Europei            Amendola                  Napoli

Mezzogiorno              Provenzano               Caltanissetta

Affari Regionali         Boccia                          Bisceglie

Università                     Fioramonti                 Roma

Salute                            Speranza                      Potenza

Cultura                          Franceschini               Ferrara

Sport                             Spadafora                     Napoli

Vice Interni                 Crimi                               Palermo

 

Ma, siamo sicuri che QUESTI rappresentano TUTTI  GLI  ITALIANI ?-

 

Ad onor del vero, c’è anche qualche ministro al di sopra del PO:

Ministro dell Difesa   Lorenzo Guerini di Lodi,

Ministro dello Sviluppo Economico   Stefano Patuanelli di Trieste,

Ministro delle Infrastrutture e Trasporti   Paola De MIcheli di Piacenza (a sud del Po),

Ministro dei Rapporti con il Parlamento e delle Riforme   Federico D’Incà di Belluno.

Ma hanno Ministeri di scarsa importanza.

 

 

 

 

 

 

 

 

Numero1976

 

Pubblico, così come l’ho letta, questa lettera aperta mandata da Alan.

Ricordo, per inciso, di aver giocato, in gioventù, contro l’Avv. Prof. Sergio Kostoris (del Tennis Club Triestino), un match di Coppa Italia sui campi di Padriciano, uscendone sconfitto. Bel giocatore, aveva una classifica troppo alta per me.

 

Camera Penale di Trieste
Prof. Sergio Kostoris
Presidenza
giadrossi@studiolegalegiadrossi.it
tel. 040/360232 – fax 040/660322
34122 TRIESTE Via Santa Caterina da Siena 5

Sentinella, quanto resta della notte? (Isaia 21,11)

L’Italia è alle prese con un’importante emergenza sanitaria. In modo diverso da
altri paesi europei, altrettanto coinvolti dalla pandemia da Covid 19, a due mesi dalle prime notizie di un’emergenza sanitaria nel lodigiano, continuano a essere mantenuti in vigore provvedimenti eccezionalmente limitativi delle libertà fondamentali dei cittadini.
La popolazione nelle prime settimane ha accolto le nuove regole con grande
senso civico. Si è dimostrata partecipe degli eventi luttuosi che stavano colpendo in particolare la Lombardia rimanendo nelle proprie abitazioni, sventolando bandiere e riorganizzando la propria vita familiare e lavorativa, in attesa di un segnale di conclusione dell’emergenza. La dubbia costituzionalità delle forme di decretazione assunte dal Governo e l’assenza di logicità e proporzionalità tra le esigenze sanitarie e le limitazioni imposte ai cittadini, a molti sono apparse evidenti. Incomprensibili erano e sono le ragioni di impedire ai cittadini di frequentare luoghi isolati e di consentire ai genitori di accompagnare i loro figli, con i quali convivono l’intera giornata, ad esempio a fare la spesa.
Ora tutto ciò non può essere più accettato. La creazione volontaria di stati di
emergenza permanenti è divenuta una prassi degli Stati contemporanei, anche di quelli che si definiscono democratici.
Vogliamo ricordare come Giuseppe Dossetti, giurista e uno dei componenti più
attivi nell’Assemblea che predispose il testo della nostra Costituzione, propose un articolo che doveva prevedere che “quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalle Costituzione, la  resistenza all’oppressione è un diritto e un dovere del cittadino”. L’articolo non fu approvato ma questo rimane un monito in uno Stato di diritto.
I provvedimenti più recenti che il Governo e le Regioni in queste settimane hanno adottato, invece di ripristinare le regole di vita quotidiana, hanno ulteriormente ristretto, con dettagli propri del peggiore burocratismo, le maglie dello spazio di libertà concesso agli individui, imponendo comportamenti, quali ad esempio l’obbligo di circolare, anche
in assenza di altre persone, pena una pesante sanzione pecuniaria, con mascherine che le autorità si sono dimostrate persino incapaci di fornire ai cittadini. Misure incomprensibili laddove si consideri che, nel pieno dell’emergenza, non erano state ritenute necessarie e che la gran parte del mondo scientifico le ha ritenute inutili ove si mantenga l’opportuno distanziamento per far rispettare queste norme, essenzialmente a carattere di
prudenza, invece di essere declinata con le forme di un orientamento o invito delle persone ad assumere comportamenti più consoni alla situazione sanitaria del paese, si è trasformata, di ora in ora, in una caccia all’untore, una gara delle forze dell’ordine a contestare il maggior numero possibile di sanzioni, instaurando un inaccettabile controllo capillare di polizia che non ha precedenti nella storia repubblicana. Un clima che ha avuto il suo epilogo durante le feste pasquali che hanno visto il dispiegamento da parte
delle forze dell’ordine e dell’esercito di uomini e mezzi, anche di elicotteri e droni, allo scopo di individuare persone ree solamente di essersi allontanate di qualche centinaio di metri dalla loro abitazione in città e luoghi pressoché deserti. Ciò ha fatto riemergere, in una seppur minima parte della popolazione, pruriti delatori che ci si augurava rimossi in una società incline alla solidarietà e alla convivenza, piuttosto che infestata da elementi psicologicamente turbati, e come tali funzionali al sistema di controllo. Una condizione questa che sembra essere stata artatamente favorita per celare le evidenti falle nel sistema della prevenzione, emergendo d’ora in ora, la sottovalutazione, se non il deliberato occultamento, dei luoghi di diffusione del contagio.
E’ stato fermato un intero paese, le sue attività economiche, la vita sociale in tutte le sue forme, la pubblica amministrazione, sono stati chiusi i palazzi di giustizia, interdicendo persino l’accesso ai luoghi di culto e agli spazi naturali, a conforto dell’anima e del corpo, senza che venissero adeguatamente individuate e isolate, informando la popolazione, quelle che erano le prevedibili aree di maggiore pericolosità di contagio.
L’epidemia sembra stia divenendo un laboratorio per sperimentare forme nuove di governo contrarie ai principi costituzionali. Un esempio per tutti è quello di rivedere il sistema processuale, in particolare quello più delicato che ha la funzione di accertare la responsabilità penale dell’individuo, allontanando dalle aule gli avvocati, favorendo soluzioni di partecipazione ai processi che lascino gli imputati privi di un’effettiva difesa. Società infetta, diritto penale corrotto.
La proposta di utilizzo di app volte al contact tracing, poi, deve necessariamente fare i conti con il principio di proporzionalità della misura che si vuole adottare e passa attraverso una preliminare verifica dell’insufficienza degli ordinari metodi utilizzati dalla scienza epidemiologica ove correttamente attivati, pena il pericolo di un’inutile quanto invasiva imposizione diffusa di una sorta di braccialetto elettronico.
I penalisti italiani, per il ruolo che nella storia hanno avuto, in particolare in
questo momento dominato da derive populistiche e bassi opportunismi politici, devono insorgere contro regole liberticide e la brutalizzazione del sistema e dei rapporti sociali, ricordando come le ragioni di una filosofia liberale siano quelle di ogni consociato.
Penalisti italiani, dobbiamo chiedere di uscire subito da questo preteso stato di
eccezione!
Trieste li 20 aprile 2020
La Camera Penale di Trieste
Alessandro Giadrossi

Numero1974

 

È meglio la peggiore delle democrazie

della migliore di tutte le dittature.

Numero1966

 

In politica, se vuoi che

qualcosa venga detto,

chiedi ad un uomo;

se vuoi che venga fatto,

chiedi ad una donna.

Numero1921

 

Sul  FATTO  QUOTIDIANO leggo oggi un articolo che mi piace.
Anche se i miei interessi sono molto lontani dalla politica.

 

Maurizio Montanari

Psicoanalista

POLITICA– 22 MARZO 2020

I leader di oggi sono affetti da narcisismo: il loro riferimento sono loro stessi.

 

Si sprecano in questi tempi le discussioni para-cliniche attorno alle sindromi narcisistiche che interesserebbero i nostri politici. La questione è ben altra: il narcisismo partitico nostrano non è un abito indossato da veri capi (alla De Gaulle o alla Churchill, grandi statisti portatori di ego ipertrofici) quanto la maschera pacchiana di minuscole figure autoreferenti e di scarso peso politico.

Diciamoci la verità, l’italiano ha sempre avuto un debole per l’uomo forte, simbolo totipotente capace di proteggere e mascherare le tante anime di una nazione cucita a forza, priva di un identità condivisa. Dietro l’ombra del condottiero era possibile celare, sia a destra che a sinistra, i micragnosi interessi, gli individualismi pelosi da cortile, i feroci e banali desideri violenti e inconfessabili dell’italiano medio.

Oggi questa tipologia di ometto medio è paradossalmente libera di autorappresentarsi e fare ‘outing’ (N.d.R. esternazione, rivelazione pubblica)  senza più l’affanno del Grande Padre da seguire o accoppare. Sbandierare la propria volgarità come titolo di studio, vantarsi dell’ignoranza come valore aggiunto, abusare di luoghi comuni sono di questi tempi caratteristiche che fanno curriculum. Il leader contemporaneo cavalca banalissimi e triti cliché usurati come la pace nel mondo, l’eliminazione dell’odio, il bene che trionfa sul male, le buone parole contro l’hate speech (N.d.R. discorso di odio). Tutto per un giorno illuminato dai riflettori.

Oggi non esiste più il capopopolo, mutato in capobranco. O, per meglio dire, il capo claque (N.d.R. seguaci che applaudono) di un pubblico preselezionato tra i propri ammiratori, eletto a platea unica di riferimento, sprezzante del fatto che ne esistano altre. L’epoca attuale è quella del ‘narcisisimo territoriale’ nella quale il leader autofabbricato si contraddistingue per una marcata allergia alle regole, che vuole tuttavia ferree per gli altri. Inadatto ai regolamenti, incline al capriccio personale e sempre in cerca di adepti graditi da arruolare, al momento del redde rationem (N.d.R. resa dei conti) con la realtà preferisce fuggire altrove per garantirsi un’ingiudicabilità nel tempo, per poi dedicarsi a ricreare nuovi gruppi con adepti che passino il vaglio della sua adorazione.

La scomparsa dei grandi partiti del secolo passato ha fatto sì che da forti mani si sia passati ad oscuri funzionari vestiti da capo, che arrancavano nella stanza dei bottoni esibendo una cultura politica assente, mancanti di qualsiasi velleità educativa. Goffamente millantano titoli, scopiazzano tesi, sbianchettano il loro curriculum. Il loro riferimento sono loro stessi. Pensate al fenomeno mediatico delle Sardine, sul quale ha egregiamente scritto Francescomaria Tedesco, tratteggiandone l’inconsistenza politica e il vuoto pneumatico.

Nel cosiddetto ‘campo progressista’ abbiamo assistito in questi anni ad uno smantellamento delle idee e delle battaglie della sinistra storica, calpestate da una nuova generazione di politici ‘trendy’ (N.d.R.  in voga,alla moda) provenienti da realtà artefatte o nicchie di privilegio, i quali mai hanno masticato il lessico delle battaglie storiche e popolari, dunque costretti ad abbozzare con narrazioni messianiche nelle quali la virtù e la pace nella galassia erano i mantra utili a sfondare.

Chi non ha capito il veltronismo non può spiegarsi il renzismo. Questi padri, che dal terrazzo delle loro ville blindate agitavano le forchette e i tovaglioli griffati contro le diseguaglianze e le turpitudini del mondo, hanno figliato una generazione di pargoli che si baloccava nei giardini recintati a battagliare contro i draghi con il cappello di carta e la spada di cartone.

Evaporata in fretta questa classe politica dopo il terrificante incontro col mondo reale la notte del 4 dicembre, i loro figli si sono sentiti autorizzati ad andare in piazza, convinti di doverne proseguire le mirabolanti narrazioni. Festosi e divertenti hanno invaso le città con le loro spade laser roteanti contro il male.

Finché i media hanno dato sponda alla costruzione del Movimento Impegnato per la Bontà (N.d.R. leggi SARDINE), tutto reggeva perché stava su di un piano mediatico virtuale e immaginario.
Le pietre hanno iniziato a piovere quando, andando per strada, hanno fatto incontri inaspettati. Hanno incrociato quella gente fatta di carne, lavoro e disgrazie che la notte del 4 dicembre ha preso a pedate i loro genitori e le loro storytelling (N.d.R. narrazioni).

Cercando spasmodicamente Salvini e le telecamere, si sono imbattuti in figure perturbanti: operai licenziati, insegnanti alla fame, cassintegrati, precari, pensionati.
Mentre erano intenti a eliminare l’odio si sono trovati a fare i conti con quegli strani figuri del mondo reale dai quali i loro genitori li hanno protetti per anni, prima di essere politicamente polverizzati. “Papà, ma cosa ci fa tutta questa gente nel nostro giardino? E perché ha così tanta fame?”.

PER  APPROFONDIRE

Sono andato a leggermi l’articolo di Francescomaria Tedesco, filosofo della politica, che così recita :

LE  SARDINE  MI  FANNO  ORRORE.

Le Sardine hanno finora goduto di una narrazione progressista encomiastica al limite del parossismo.

Cercherò invece di spiegare il mio orrore politico-intellettuale per le Sardine stesse e per i media che le stanno parassitando (e loro ben contente di farsi parassitare).

Se lo scopo delle Sardine, questa versione progressista, à la page bon ton dei 5S, è riportare verso il Pd i voti dei delusi del MoVimento, è vero anche che Santori & Co. lo fanno incarnando la quintessenza della demagogia e del populismo. Non che fossero caratteristiche aliene già al MoVimento, eppure qui si tratta di un significante vuoto che si serve della piazza piena come contenuto. Le Sardine non devono esprimersi su niente poiché ciò che le legittima è la piazza. E questo, paradossalmente, le avvicina non tanto ai 5S, quanto al loro odiato nemico, Salvini. Anche Salvini usa l’argomento della piazza, compresa quella virtuale: gli italiani sono con me, gli italiani dicono, gli italiani vogliono. Le Sardine non hanno bisogno di sottolinearlo a ogni pie’ sospinto, ce lo ricordano i media progressisti al posto loro.

Tuttavia – non è un giudizio di valore – sia il MoVimento che Salvini hanno irrobustito questa loro dimensione plebiscitaria con dei contenuti. Esecrabili? Non è questo il punto. La questione è che le Sardine non hanno detto niente finora (se escludiamo, anche con una certa benevolenza, le sciocchezze esternate sui media-parassiti: il programmino in sei punti che è più una netiquette inquietante per i social, l’equiparazione illiberale e totalitaria tra violenza fisica e violenza verbale, il Daspo, il bambino autistico e il pallone da basket, l’Erasmus a Catanzaro Lido, la giustificazione delle foto con Benetton, le risposte alle domande su Bibbiano di Selvaggia Lucarelli, e via discorrendo).

Dunque, si diceva, le Sardine come quintessenza del populismo, come ‘significante vuoto’ (che, intendiamoci, per il populismo di sinistra di Mouffe-Laclau è un elemento positivo di aggregazione delle domande eterogenee della società). Non c’è nessun contenuto, il contenuto sono le Sardine stesse, e tanto deve bastare. La critica sull’assenza di un programma viene respinta (“è solo un movimento, non un partito”), la critica all’assenza di impegno diretto per ottenere legittimazione democratica anche (“perché dovrebbero candidarsi? Hanno solo risvegliato le coscienze sopite della sinistra”). Non c’è nessuna idea democratica della contendibilità degli spazi politici, nell’ideologia sardinista: non bisogna ‘scalare’ un partito, non bisogna presentare degli argomenti, non bisogna esporsi alla discussione pubblica, perché tutto ciò viene bypassato dalla presenza in piazza. E dalla presenza nei media, che ne è ormai lo specchio legittimante (e anche su questo l’analogia è fortissima più con Salvini, ‘costruito’ ampiamente dalla sovraesposizione mediatica, che con i 5S, storicamente avversi – almeno nella prima fase – a comparire in tv e anzi fortissimamente critici del sistema dell’informazione).

E allora solo a me fa orrore che in una specie di distopia demagogica la leadership si produca come in Oltre il giardino? Fa specie solo a me questa produzione immediata del consenso, immediata nel senso letterale di non mediata da alcunché che abbia potuto rappresentare una sorta di dispiegamento della ragione pubblica? Si dirà che la politica non è solo elezioni e istituzioni. Tuttavia, essa si alimenta del discorso pubblico, della pubblicità. E invece un flash mob è l’esatto opposto di tutto questo: gesto, mobilitazione istantanea, immediata nel senso di cui sopra, che produce anche consenso immediato, direi anche – la parola che occorre cominciare a dire — potere. Potere immediato. C’è la gente in piazza, vero. Ma nello schema plebiscitario-populistico-demagogico, la piazza ratifica, non decide, ha a disposizione il grado zero della ragione pubblica. Interviene a leadership già prodotta. Il popolo non discute, ma alza la mano avendo la possibilità di dire solo sì o no (e dice sì, sempre sì).

Ecco: produzione di potere dall’alto, meccanismi completamente topdown di produzione del consenso e della leadership, assenza di luoghi pubblici di sviluppo analisi e decisione ex ante. Siamo di fronte al grado massimo del populismo. La leadership qui è auto-investitura certificata da un lato dalla piazza, dall’altro dalle televisioni. Come tutto questo non disturbi il ceto intellettuale è una cosa che mi lascia meravigliato, anzi sbalordito.

Numero1885

In politica, nulla succede per caso.

Se succede, potete scommetterci

che era stato pianificato così.

 

Franklin Delano Roosevelt

Numero1799

Ho appena finito di guardare in TV la replica di una delle innumerevoli  puntate  della serie del Commissario Montalbano. L’avevo già vista, come tante altre; ma le rivedo volentieri perché mi piace ascoltare il dialetto Siciliano: trovo che, nelle sue coloriture, esprime, come pochi altri, il carattere della gente che lo parla.
Ma quello che mi interessa anche, è constatare la bravura del protagonista, Luca Zingaretti, fratello dell’attuale leader politico del Partito Democratico.
È certamente un validissimo attore ma, a parte le sue doti artistiche, quello che mi intriga, ogni volta che lo guardo, è la somiglianza della sua figura con quella di Benito Mussolini. Basterebbe aggiungervi l’espressione tronfia, l’atteggiamento borioso e la loquela drammatica e trionfalistica del “Duce” e sarebbe perfetto. Un regista, teatrale o cinematografico, lo arruolerebbe ad occhi chiusi: non esisterebbe, al mondo, un attore che, meglio di lui, potrebbe vestire i panni e dare il volto al Cavalier Benito.
E mi sono chiesto: se io fossi Zingaretti e mi fosse fatta la proposta di interpretare un tale personaggio, cosa farei? Accetterei o no?
Francamente non saprei risolvere il dilemma.
È talmente stridente la dicotomia fra la “persona” e il “personaggio” che io sarei in difficoltà a decidere. Non so lui.
Sappiamo tutti che un attore dovrebbe essere  in grado di interpretare qualunque ruolo gli venga proposto, almeno dal punto di vista tecnico: stiamo parlando di “fiction”. Ma è vero anche che un personaggio bisogna “sentirlo”, in qualche modo, come simile a sé, per darne una valida interpretazione. La sola  somiglianza fisica potrebbe essere necessaria ma non sufficiente.
Io non conosco le idee politiche di Luca Zingaretti, magari sono in linea con quelle del fratello; comunque, i tratti storici ed umani del “Duce” sarebbero anche in contrasto con il profilo del popolare Commissario, famoso in tutto il mondo. Penso che, proprio per opportunità e coerenza, potrebbe rifiutare.
E se, per pura ipotesi accademica, accettasse? Ci sarebbe una sollevazione popolare? O una interpellanza parlamentare?
Questo diventerebbe un caso, seppur in linea ipotetica, di vero e proprio OSSIMORO artistico.
Tutto sommato, alla fine di questa riflessione, per quanto fittizia e di “finzione”, io “mi sono fatto persuaso” che, se fossi in lui, rifiuterei.

Numero1795

OSSIMORO

L’ossimoro (dal greco ὀξύμωρον, composto da ὀξύς, «acuto» e μωρός, «ottuso») è una figura retorica che consiste nell’accostamento di due termini di senso contrario o comunque in forte antitesi tra loro.

Esempi: disgustoso piacere, illustre sconosciuta, silenzio assordante, lucida follia, ghiaccio bollente.
 Dato l’etimo del termine, anche la stessa parola ossimoro è a sua volta un ossimoro.

DEMOCRAZIA  CRISTIANA : è stato un palese, furbesco, subdolo OSSIMORO STORICO nelle vicende politiche di casa nostra, nel dopoguerra e per oltre cinquant’anni.

“DEMOCRAZIA” significa “Potere del Popolo”.

DEFINIZIONE
  1. Forma di governo in cui il potere viene esercitato dal popolo, tramite rappresentanti liberamente eletti (democrazia indiretta o rappresentativa)
  2. Paese ordinato e retto da un’organizzazione democratica del potere.
    Struttura ideale di governo di una società che si fonda sul principio della sovranità popolare, sulla garanzia delle libertà e su di una concezione egualitaria dei diritti civili, politici e sociali dei cittadini.
  3. L’insieme ideale delle forze politiche che si oppongono alle forme di governo dittatoriali.

    “CRISTIANA” significa “Relativa al Cristianesimo”.

    DEFINIZIONE
    Il cristianesimo è una religione a carattere universalistico, originata dal giudaismo nel I secolo, fondata sulla rivelazione ovvero sulla venuta e predicazione, contenuta nei Vangeli, di Gesù di Nazareth, inteso come figlio del Dio d’Israele e quindi Dio egli stesso, incarnatomorto e risorto per la salvezza dell’umanità, ovvero il Messia promesso, il Cristo.

    Dare una definizione unitaria del cristianesimo è difficile, poiché esso – più che una singola religione in senso stretto – si può considerare una serie di correnti religiose, devozionali e/o metafisiche e/o teologico-speculative, modi di comportarsi, abitudini quotidiane spesso eterogenee, aventi sì un comune nucleo di valori e credenze religiose, ma differenti tra loro a seconda del modo in cui interpretano la tradizione e la sua letteratura religiosa, e a seconda di quale aspetto diviene oggetto di focalizzazione per le singole correnti.

    Nella realtà sociale, civile, religiosa e politica dell’Italia, “CRISTIANA” è ciò che si riferisce alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana, istituzione a struttura verticistica (cioè monarchica) con a capo indiscusso e assoluto il Papa.

    Tutto il contrario che “DEMOCRAZIA”.

     

    “GUERRA  SANTA” : è un altro stridente OSSIMORO STORICO.

    Così, storicamente, sono state considerate, ad esempio, le CROCIATE.

    Così, anche oggi, viene intesa la “JIHAD” :

    DEFINIZIONE
    1. ~Nel linguaggio religioso dei popoli musulmani, la “GUERRA SANTA” contro gli infedeli.
      • Denominazione di gruppi terroristici che si ispirano all’integralismo islamico.

        C’è qualcuno che mi spiega, in piena onestà intellettuale, come fa una “GUERRA” ad essere “SANTA”?

        Dello stesso attributo di “SANTA” si è ammantata, per secoli la perla del magistero religioso  Cristiano Cattolico e anche Protestante : l’INQUISIZIONE.
        Di quante persecuzioni, imprigionamenti, torture, roghi, decollazioni, impiccagioni, a vario titolo e contro un vasto ventaglio di vittime, si sia macchiata la “SANTA” INQUISIZIONE, nell’arco di svariati secoli, sono pieni gli archivi e i libri di storia, con precise documentazioni.
        Ma non se ne parla poi tanto…..

 

Numero1709

Faccio riferimento al Numero1637, che qui riporto:

Noi diventiamo saggi

non col ricordare

il nostro passato,

ma con la responsabilità

del nostro futuro.

G.B.Shaw.

per sviluppare meglio la mia adesione a questo concetto.

Ebbene, sono proprio coloro che non hanno la volontà, o non sono in grado, di prendersi la responsabilità del nostro futuro, che non fanno altro che resuscitare, continuamente e ossessivamente, suggestioni emotive di nefandezze disumane perpetrate nel passato.
A supporto delle proprie idiosincrasie politiche, a sinistra si riscoprono campi di sterminio e stragi di inermi popolazioni.
A destra, si rievocano le foibe e le eliminazioni sommarie di prigionieri ed avversari politici.
Tutto questo, in nome di un assioma,  che è anche uno spauracchio, ripetuto come un mantra: “Il popolo che non ricorda il suo passato, è destinato a ripeterlo.”
Ma, un concetto non ha fondamento e verifica nella realtà, solo perché è espresso suggestivamente, come uno slogan.
Le condizioni storiche e politiche e la maturità e la consapevolezza delle persone, per fortuna, cambiano e si ripropongono in altri e diversi termini.
Uno schieramento politico, di qualunque colore sia, non può accampare credibilità e autorevolezza, per realizzare programmi futuri, richiamando sempre alla memoria i torti subiti, in un lontano passato, dalla parte avversa.
Non ci azzecca una beata fava.
Se l’ideologia che supportava, fino a ieri, un partito politico è scaduta e non è più attuale, questo non può riqualificarsi, millantando un credito obsoleto e non più incassabile, in una moneta che non ha più corso per il futuro.
Perciò, basta! È ora di finirla!
Da ambedue gli schieramenti ideologici, diametralmente opposti, mi aspetto un “dècalage”, un passo indietro, per mettere una pietra sopra tutti gli episodi continuamente incriminati e ricordati.
Non più rievocazioni!  Di qualunque provenienza e natura. Con buona pace di tutti i morti. Basta rimestare il coltello nella piaga, per tenerla sempre aperta e sanguinante: è diventata putrida e nauseabonda!
Stendiamo un velo pietoso sul passato e dedichiamoci, se ne siamo capaci, a costruire un buon futuro. Soprattutto per i nostri giovani.

Numero1695

DICHIARAZIONE  DEI  REDDITI  730.

Alla domanda: “Avete persone a vostro carico?”,

un cittadino ha risposto  :

a)   2,1 milioni di immigrati illegali,

b)   4,4 milioni di disoccupati,

c)   90.000 criminali in 85 carceri,

d)   650 cretini in Parlamento….più quelli della Comunità Europea.

Gli è stata restituita la Dichiarazione, con la motivazione che non era accettabile.

Il cittadino ha chiesto :

“Perché, ho dimenticato qualcuno?”

Numero1647

Nei totalitarismi (regimi comunisti, dittature politiche o militari di destra o di sinistra, governi ispirati  o controllati da dogmatismi religiosi), esiste la certezza, la sicurezza, la garanzia che tu sarai uno dei tanti, uguale a tutti gli altri, sparso e indistinto in mezzo al gregge: una pecora, in un grande recinto, destinata a mangiare la stessa erba delle altre pecore. L’erba, magari, non ti mancherà, ma non avrai, mai, altro che quella.

Nei sistemi liberal democratici, tu avrai l’opportunità, la probabilità, ma anche il rischio, se non ci riuscirai, di diventare, con il tuo impegno, la tua responsabilità e le tue capacità, migliore e diverso dagli altri (primus inter pares = primo fra i pari ), vedendo premiate le tue doti e i tuoi sacrifici, in modo più rilevante, proporzionalmente alle energie profuse per raggiungere i tuoi traguardi. E diventando migliore non degli altri soltanto, ma, soprattutto, di te stesso e dei tuoi limiti. Il merito non è un privilegio di casta: è il riconoscimento di una conquista.

Tutti nasciamo uguali, (anche se alcuni sembrano più fortunati, altri meno favoriti): è la vita che ci può rendere diversi. Dipende da noi. Ma dipende anche dal regime sociale e politico in cui ci troviamo a vivere ed operare. Facciamo tutti in modo che ci sia la possibilità di scegliere fra una pluralità di opportunità, per vivere, con il nostro impegno, una vita degna di essere vissuta. E, per morire, dopo una vita ben spesa, migliori di come eravamo quando siamo comparsi in questo mondo.
È la soddisfazione più grande che la vita ci offre. È l’unico merito di cui ci possiamo vantare, è il solo buon ricordo che possiamo lasciare.

Numero1644

Un governo 

che ruba a Peter

per dare a Paul,

può contare sempre

sull’appoggio di Paul.

G.B. Shaw.

Numero1632

Comunismo:

un’uguaglianza

di aquile e passerotti,

di colibrì e pipistrelli,

che consisterebbe

nel mettere tutte le ali

 nella stessa gabbia

e tutte le pupille

sullo stesso crepuscolo.

Non ne voglio sapere.

Victor Hugo.

Numero1631

Il Comunismo non è il contrario della Democrazia.

Il Comunismo e il Capitalismo sono sistemi economici.

Il Totalitarismo e la Democrazia sono sistemi politici.

Ci sono comunisti democratici,

e capitalisti totalitari.

David Spitz.