Numero1883

… e, come disse agli amici,

per vantarsi del proprio

efficiente strumento genitale,

un ruspante giovinotto:

“Questa è roba che va a ruba!

Non gli serve la pillola blu:

perché questa è tutta roba

come il pane casereccio,

è a lievitazione naturale!”.

Numero1850

Ho letto “GENERAZIONE  SEX”, un testo divulgativo evidentemente in materia di sesso, scritto da Paul Joannides & Goofy Foot Press. Press vuol dire “stampa”; Foot vuol dire “piede” e Goofy è un aggettivo che significa “eccentrico, bizzarro, balzano”: Goofy Foot è un termine strettamente tecnico legato al mondo del surf. Così si definisce l’azione del surfista quando guida la tavola con il piede destro in avanti, anziché col sinistro (piede giusto). È un modo per orientarsi diversamente rispetto all’onda.
Insomma, Goofy Foot Press significa pressapoco Stampa Alternativa o Controcorrente. Tanto per dire che il taglio editoriale del libro è assolutamente anticonformista e bandisce i parrucconi della medicina e della morale, per dire tutto quello che si può sapere oggi sul sesso, senza peli sulla lingua e senza ipocrisia. Come piace a me.
È anche ben illustrato con espliciti ed eleganti disegni, più vicini all’arte che alla pornografia. Non è un libercolo, ha ben 700 pagine.

Riporto qualche curioso e, per me, interessante passaggio.

Ogni cultura ha la sua definizione di cosa sia maschile, femminile ed erotico.
Ecco alcuni esempi del modo in cui tali definizioni varino a seconda della cultura e dell’epoca.
Nei paesi mussulmani, le donne si coprono dalla testa ai piedi quando devono apparire in pubblico. A Hollywood, le donne appaiono in pubblico con indosso poche molecole di tessuto nero elesticizzato, che serve più a provocare che a coprire. Le donne di Hollywood ritengono che le loro controparti mussulmane siano prigioniere del sesso, mentre le donne mussulmane ritengono che le vere prigioniere siano quelle di Hollywood. Per un osservatore neutrale, potrebbe trattarsi di un pareggio. Una lettrice dice che nessuna delle due è prigioniera del sesso, perché entrambe usano il sesso per controllare le persone che le circondano!

In Giappone, è normale che la gente si spogli nuda e faccia il bagno assieme. Nessuno giudica erotico o scandaloso questo genere di nudità, ma Dio aiuti due giapponesi che osano baciarsi in pubblico.
Nella nostra società è esattamente l’opposto; non c’è nulla di male nel baciarsi in pubblico, mentre esibirsi nudi è un crimine perseguibile.
Kim Edwards è una donna che ha insegnato inglese per due anni in un paese islamico integralista, per poi trasferirsi in Giappone. Nei paesi islamici, un corpo femminile esposto viene considerato strumento del diavolo e, di conseguenza, le donne si coprono dalla testa ai piedi per salvare le anime degli uomini. Dopo due anni vissuti in quel paese islamico, la signorina Edwards riferisce di aver iniziato letteralmente ad odiare il proprio corpo.
Quando, finalmente, si trasferì in Giappone, rimase sconvolta nel constatare che veniva trattata come una persona normale, a prescindere da ciò che indossava. Poteva persino fare il bagno nuda ai bagni pubblici, cosa per cui sarebbe stata lapidata nel paese islamico in cui viveva prima.

Negli Stati Uniti, non è affatto insolito che una ragazza di 18 anni, non sposata, abbia rapporti sessuali. Tra i più tradizionalisti fra gli arabi mussulmani, cristiani, drusi ed ebrei di posti come la riva occidentale del Giordano, in Palestina, o nella Striscia di Gaza, una ragazza che fa una cosa del genere rischia di essere brutalmente assassinata dai suoi stessi parenti per aver danneggiato “l’onore della famiglia”. Questo genere di omicidio, detto “d’onore”, viene sostenuto dall’intera famiglia della ragazza, nonché dagli abitanti del villaggio. Persino la madre e la sorella sarebbero d’accordo, per proteggere il nome della famiglia.

In Africa, quasi 80 milioni di donne sono state mutilate da piccole con il taglio brutale del clitoride e delle labbra interne. Questo genere di “operazione chirurgica” viene considerata un passaggio importante per l’ottenimento dello status di donna e, in molti casi, viene praticata dalle madri stesse.
Nel mondo occidentale, se una madre facesse una cosa del genere a sua figlia, verrebbe messa in galera. Naturalmente, le donne africane potrebbero controbattere che l’infibulazione ha lo stesso valore, dal punto di vista cosmetico e della femminilità, della nostra inclinazione alle plastiche chirurgiche al seno e chissà cosa penserebbe una donna africana di interventi come la liposuzione.

Nei quartieri ispanici di Los Angeles, molti uomini non si sentono tali finché non hanno messa incinta una donna (le hanno “dato un figlio”). Allo stesso modo, molte ragazze di cultura ispanica non si sentono realizzate finché non hanno messo al mondo un figlio. Trenta chilometri più ad ovest, nei Pacific Palisades e a Malibù (in California), avere un figlio è l’ultima cosa che una giovane coppia desidera. Se la ragazza rimane incinta, in molti casi, si ricorre all’aborto. Inoltre, una donna di Malibù si preoccuperebbe del fatto che potrebbe perdere il fisico, in molti casi anoressico, mantenuto negli anni con tante fatiche e rinunce, mentre una donna di cultura ispanica sarebbe felicissima della sensazione di pienezza data dal pancione.

Gay e lesbiche.

Molti pensano che gli uomini gay e le donne lesbiche siano simili, solo perché sono entrambi omosessuali. Poveri sciocchi. Per darvi un’idea di quanto possano essere diversi, eccovi una statistica.
Negli Stati Uniti, la maggior parte degli uomini gay ha contatti sessuali con almeno 100 partner diversi nel corso di una vita, mentre la media delle donne lesbiche va da due a cinque partner.
Inoltre, fra gli uomini gay meno del 20 percento ha fatto sesso con una donna, mentre fra le donne lesbiche oltre l’80 percento ha fatto sesso con uomini.
Secondo la sessuologa Ira Reiss, è impossibile stabilire lo stereotipo della donna lesbica.
Fra gli uomini gay, sono stati scoperti tratti distintivi di personalità e percorsi comuni che conducono all’omosessualità, mentre, fra le donne lesbiche, la Reiss è riuscita a scoprirne ben pochi.
Nella nostra “normale” società, le donne si possono abbracciare, tenere per mano e ballare tra loro, e ciò non viene considerato sintomo di omosessualità.
E gli uomini?
“Tempora mutantur et nos mutamur in illis”.
“I tempi cambiano e noi cambiamo con loro”. (N.d.R.)

Numero1839

FALLO  FELICE

è il titolo di un libro di 207 pagine,

scritto da Linda Lou Paget.

 

È un libro che parla di come fare felice un uomo,

oppure di come un membro maschile è felice di suo?

 

Numero1806

Oggi, nella giornata contro la violenza sulle donne, sento e vedo sui telegiornali, che in Italia un Italiano su quattro pensa che la colpa della violenza dei maschi sulle donne è da attribuirsi al modo con cui queste si vestono, si atteggiano e si rendono disponibili.
Questa convinzione, per fortuna largamente minoritaria, fa ridere.
È una esecrabile panzana!
Per onestà intellettuale, riferisco che, un giorno, ho chiesto ad una gentile e ben agghindata rappresentante del sesso femminile se le donne si vestissero in modo “glamour” o provocatorio per eccitare le fantasie dei maschi o per far schiattare d’invidia le concorrenti femmine.
Indovinate cosa mi ha risposto l’interpellata!
Da parte mia, riporto la scritta che ho letto su un cartello di manifestanti femmine a Londra, comparsa su un reportage giornalistico :

A dress

is not

a “yes”.

 

Un vestito

non è

un “sì”.

Mi pare una considerazione obiettivamente intelligente!

Numero1797

L’organo sessuale più importante

non sta in mezzo alle gambe,

ma in mezzo alle orecchie.

Numero1755

Se mungi le mucche 

sei uno zoofilo

molestatore sessuale.

È questa la nuova lotta

delle attiviste femministe.

Numero1715

VIVA  LA  VITA    (RAP)         ( Epicureismo ironico. )

 

Leone o gazzella,

lupo o pecorella,

sì, la vita è bella:

godiamoci quella.

 

Godiamo adesso

che ci è concesso,

di ogni eccesso,

anche del sesso.

 

Se ci è permesso,

“‘o famo” spesso,

tanto è lo stesso

un gran successo.

 

Numero1708

In una piccola isola dell’Indonesia, per incentivare le nascite, che erano scarse, l’amministrazione locale aveva deciso di emettere un francobollo con l’immagine della vagina. Ma, a ragion veduta, furono costretti a rinunciare.
Pensarono che ci sarebbe stato il rischio che i maschi avrebbero leccato il francobollo dal lato sbagliato.

Numero1701

La calvizie può anche essere

un simbolo di virilità,

ma riduce la possibilità

di dimostrarlo.

Numero1595

Il piacere più grande

non è il sesso,

ma la passione con cui

viene praticato.

Chi è innamorato,

sta sempre

facendo l’amore,

anche quando non lo fa.

Paulo Coelho.

Numero1469

Quando sono nato,

era proibito essere gay;

dopo è stato tollerato,

ma di nascosto.

Poi è stato accettato

e pure in pubblico.

Oggi è un orgoglio.

Spero di morire prima

che diventi un obbligo.

Numero1452

La più grande poetessa dell’antichità è, fuor di dubbio, Saffo.

Saffo nacque ad Eresos, nell’isola di Lesbo, oggi Mitilene, in Grecia. La data di nascita non è certa: c’è chi dice nel 640 prima di Cristo e chi nel 610. E, comunque, a parte l’incertezza sulla datazione della nascita, molte altre cose non storicamente definite circondano la biografia della nostra, a causa dell’alone romanzesco che vi aleggia. Nasce da famiglia nobile ed ha tre fratelli. A causa delle faide da guerra civile che sconvolgevano l’sola per il predominio politico, è costretta all’esilio, con la famiglia, in Sicilia, probabilmente a Siracusa o Akragas (Agrigento). Torna nel luogo natio, dopo circa 10 anni. Si dedica a scrivere poesie, comporre versi sarà tutta la sua vita, assieme ad un’altra attività: dirige un “tìaso”, una sorta di collegio gineceo, dove le giovani fanciulle delle migliori famiglie aristocratiche dell’isola ricevono una educazione assolutamente particolare. Presso la scuola, le allieve vengono preparate alla vita matrimoniale, con lezioni di economia domestica, non solo, ma anche di educazione ai valori che la società aristocratica di allora richiedeva ad una donna: l’amore, anche quello fisico, la delicatezza, la grazia, la capacità di sedurre, il canto, la musica, la danza, l’eleganza raffinata dell’atteggiamento. Anche in Giappone, le Geishe, le moderne “escort” o “entraineuse”, ricevono una preparazione simile per esercitare il ruolo di accompagnatrici di uomini, nelle sale da tè, ma non certo per fini matrimoniali.
Archeanassa, Atthis, Arignòta, Dike, Eirène, Mègara, Girinno, Tenesippa, Mica: questi i nomi di alcune allieve del “tìaso”. che è anche centro religioso e culturale, dedicato al culto della dea Afrodite (dea della bellezza). Qui, gli strettissimi, quotidiani, rapporti fra l’insegnante e le allieve spiegano la “nomea” che vi si sviluppassero anche “licenziosità” di carattere omosessuale, che hanno avuto, da sempre, la denominazione di “lesbiche” o “saffiche”. Di Saffo ci è rimasto poco: un “Inno ad Afrodite” con il testo intero e circa 200 frammenti, molti dei quali solo interpretabili “ad sensum”.
Però, Saffo ha scritto molto, 8 o 9 libri di poesie, con diverse tipologie di metri poetici adoperati: odi in distici di pentametri, odi in distici saffici, odi in asclepiadei maggiori, carmi ed epitalami: questi erano composizioni destinate alla celebrazione dei matrimoni ed erano molto frequenti nella produzione poetica di Saffo. Infatti, a molte delle sue allieve che, terminato il percorso formativo/educativo, lasciavano la scuola per andare a sposarsi, la nostra poetessa dedicava canti epitalamici (in lode al matrimonio). In essi traspare, in forma lirica e struggente, un empito sentimentale, a volte ricambiato, a volte no, di passione e di amore per le fanciulle, che si allontanavano da lei, ma le descrizioni di atti fisici fra donne sono poche e oggetto di dibattito.
Probabilmente, il fatto va inquadrato secondo il costume dell’epoca e secondo i valori etici e sociali della cultura greca, come forma prodromica di un amore eterosessuale, cioè una fase di “iniziazione” per la futura vita matrimoniale.
Nel “tìaso”, si imparava e rispettava il culto della dea dell’amore, Afrodite. Ricordiamo, per chiarezza, che il sesso e tutto ciò che riguardava il piacere fisico e la sua soddisfazione, non era affatto esecrabile e condannabile, come secondo i dettami della nostra cultura cristiano cattolica, ma era considerata una manifestazione del tutto lecita e, addirittura, patrocinata da una dea, fra le più importanti, del mondo religioso greco. Il piacere fisico, ispirato dall’amore, di qualunque specie, veniva considerato una espressione naturale di vitalità e di gioia di vivere. Le relazioni amorose fra le fanciulle e con la maestra sono, dunque, da inserire in un quadro paideutico più ampio ed analogo a quello della pederastia maschile, che trovava nelle palestre del “Ginnasio”, il suo luogo di esercizio, di culto, di relazione. Il fatto è che, solo oggi, cominciamo a concepire come ammissibile uno stato o condizione abbastanza comuni all’epoca: la bisessualità.
Nell’Iliade, il pelìde Achille fu preso da “ira funesta” perchè gli fu sottratta Briseide, sua schiava ed amante, ma aveva come suo “amico del cuore”, che viveva con lui nella stessa tenda, il bellissimo Patroclo. Fu la morte di questi, per mano di Ettore, a scatenare l’accelerazione degli eventi, la discesa in campo di Achille per vendicarlo e, dopo 10 anni di inutile assedio, la disfatta di Troia.
Alessandro Magno, sposava  le eredi femmine ( almeno 3) dei regni che conquistava, si circondava di concubine e amanti, ma aveva accanto a sé un magnifico giovanotto, Efestione, ” di gran lunga, il più caro di tutti gli amici del re, allevato alla pari con lui e custode di tutti i suoi segreti”. La loro intensa amicizia, per diverse fonti, un vero e proprio amore omosessuale, durò tutta la vita e fu paragonata da altri, ma prima ancora, dai due diretti interessati, a quella, mitica, tra Achille e Patroclo. Alessandro Magno ed Efestione ebbero come precettore  un tale Aristotele!
Tornando a Saffo, la pratica di comunità, ravvicinata in tutti i sensi, delle fanciulle, fra loro e con la maestra, non era affatto immorale nel contesto storico e sociale in cui Saffo viveva:  per gli antichi Greci, l’erotismo, attenzione, si teneva ben lontano dalla pedofilia: tutelavano da frequentazioni estranee i bambini d’ambo i sessi che non avevano compiuto una certa età. Ma, esso si faceva canale di trasmissione di formazione culturale e morale nel contesto di un gruppo ristretto, dedicato all’istruzione e all’educazione delle giovani, qual era il “tìaso” femminile, pur preparando le giovani donne a vivere in una società che prevedeva una stretta separazione fra i sessi e una visione della donna, quasi unicamente, come fattrice di figli e signora del governo domestico.
A proposito di bisessualità, la Suda dice che Saffo sposò un certo Cercila di Andros e da lui ebbe una figlia di nome Cleide a cui dedicò alcuni teneri versi.
Qualcuno insinuò che si trattava di “fake news” e che Cleide fosse una sua allieva che ella amava. Altra “bufala” sarebbe quella della sua morte, avvenuta nel 570 avanti Cristo, (quindi all’età di 70 anni) per suicidio: si sarebbe gettata sugli scogli dalla Rupe di Lefkada (Leucade), perché esasperata dall’amore, non corrisposto, per il bellissimo, giovane battelliere Faone.
Un’altra leggenda riguarda la presunta passione amorosa per Saffo del poeta lirico conterraneo Alceo, che le avrebbe dedicato i seguenti versi: “Crine di viola, eletta dolceridente Saffo”. Questi versi si riferiscono veramente a Saffo o non sono, piuttosto, una idealizzazione non autobiografica? Se effettivamente i versi di Alceo si riferissero a Saffo, descritta come una donna bella e piena di grazia, dal fascino raffinato, dolce e sublime, verrebbe sfatata l’altra leggenda legata alla poetessa di Lesbo, quella della sua non avvenenza fisica. Sembra che fosse bruttina di viso, di bassa statura e con la pelle scura. Capisco bene che, a 70 anni, non si possa essere contenti del proprio aspetto fisico, ma questo non potrebbe essere un alibi per togliersi la vita.
Platone la nomina, chiamandola “Saffo , la bella”: intende dire “bella dentro”?
Pseudo-Platone nell’epigramma XVI scrive: “Alcuni dicono che le Muse siano 9. Guarda qua, c’è anche Saffo di Lesbo”.
Strabone, in età tardoellenistica, la definisce “un essere meraviglioso”.
Solone, suo contemporaneo, dopo aver ascoltato, in vecchiaia, un carme della poetessa, dice che, a quel punto, desidera due sole cose, ossia impararlo a memoria e morire.
Anacreonte, anche lui poeta, di una generazione posteriore a Saffo, parla di lei con una profonda ammirazione.

Anche un poeta di oggi, il bravissimo Roberto Vecchioni, ha scritto parole e musica di una canzone che io trovo bellissima e che invito tutti ad ascoltare: “Il cielo capovolto” che ha, come sottotitolo, “L’ultimo canto di Saffo”, proprio come l’ode di Giacomo Leopardi.
Ah, dimenticavo, Vecchioni ha, con altri 3, una figlia Francesca, che ha dichiarato pubblicamente di essere lesbica.
Ecco il testo di questa poesia di un padre, moderno e sensibile, che ama e rispetta una figlia, diversa ma sua.

Che ne sarà di me e di te,
che ne sarà di noi?
L’orlo del tuo vestito,
un’unghia di un tuo dito,
l’ora che te ne vai…
che ne sarà domani, dopodomani
e poi per sempre?
Mi tremerà la mano
passandola sul seno,
cifra degli anni miei…
A chi darai la bocca, il fiato,
le piccole ferite,
gli occhi che fanno festa,
la musica che resta
e che non canterai?
E dove guarderò la notte,
seppellita nel mare?
Mi sentirò morire
dovendo immaginare
con chi sei…

Gli uomini son come il mare:
l’azzurro capovolto che riflette il cielo;
sognano di navigare,
ma non è vero.
Scrivimi da un altro amore,
e per le lacrime
che avrai negli occhi chiusi,
guardami: ti lascio un fiore
d’immaginari sorrisi.

Che ne sarà di me e di te,
che ne sarà di noi?
Vorrei essere l’ombra,
l’ombra che ti guarda
e si addormenta in te;
da piccola ho sognato un uomo
che mi portava via,
e in quest’isola stretta
lo sognai così in fretta
che era passato già!

Avrei voluto avere grandi mani,
mani da soldato:
stringerti forte
da sfiorare la morte
e poi tornare qui;
avrei voluto far l’amore
come farebbe un uomo,
ma con la tenerezza,
l’incerta timidezza
che abbiamo solo noi…

gli uomini, continua attesa,
e disperata rabbia
di copiare il cielo;
rompere qualunque cosa,
se non è loro!
Scrivimi da un altro amore:
le tue parole
sembreranno nella sera
come l’ultimo bacio
dalla tua bocca leggera.

Francesca Vecchioni racconta di come suo papà Roberto le abbia “estorto” il suo orientamento sessuale.
“Andavo già all’università, ma con lui e mamma non trovavo il coraggio” ha spiegato, ricordando l’insistenza dei genitori nel sapere di chi fosse innamorata.  “Lui chiedeva: Perché non vuoi dirmi chi è? Non sarà un drogato? Sarà mica in galera?”
“Gli dissi che era una donna e lui: Ma vaffa…. mi hai fatto spaventare! Non potevi dirlo subito?”

Numero1451

Scopo, nella vita,

è indicativo presente,

in prima persona,

di un verbo da coniugare

il più spesso possibile.

 

(Inventata in proprio)

Numero252

L ‘ U C C E L L E T T O   I N   C H I E S A.

Poesia popolare erroneamente attribuita a Trilussa, ma scritta da un suo contemporaneo semisconosciuto, tale Natale Polci.

Ne esistono varie versioni.
Di quella originale è famosa la recita di Andrea Bocelli.
Eccola.

 

Era d’agosto e un povero uccelletto,
ferito dalla fionda di un maschietto,
andò, per riposare l’ala offesa,
sulla finestra aperta di una chiesa.

Dalle tendine del confessionale,
il parroco intravvide l’animale,
ma, pressato dal ministero urgente,
rimase intento a confessar la gente.

Mentre, in ginocchi alcuni, altri a sedere
dicevano i fedeli le preghiere,
una donna, notato l’uccelletto,
lo prese al caldo e se lo mise al petto.

D’un tratto un cinguettio:  a quel rumore,
il prete smise di fare il confessore
e, scuro in viso, peggio della pece,
s’arrampicò sul pulpito e poi fece:

“Fratelli, chi ha l’uccello, per favore,
esca fuori dal tempio del signore”.
I maschi, un po’ sorpresi a tal parole,
si accinsero ad alzar le suole.

Ma il prete, a quell’errore madornale,
“Fermi – gridò – mi sono espresso male!
Rientrate tutti e statemi a sentire:
solo chi ha preso l’uccello deve uscire”.

A testa bassa e la corona in mano,
cento donne si alzarono pian piano.
Ma mentre se ne andavan, ecco allora
che il parroco gridò: “Sbagliate ancora!”.

“Rientrate tutte quante, figlie amate,
io non volevo dir quel che pensate,
ma, mi rivolgo, non ci sia sorpresa,
solo a chi l’uccello ha preso in chiesa”.

Finì la frase e, nello stesso istante,
le monache s’alzaron tutte quante
e, con il volto pieno di rossore,
lasciavano la casa del Signore.

“O, Santa Vergine!” esclamò il buon prete,
“fatemi Voi la grazia, se potete”.
“Poi – dico – senza far rumore, piano piano,
s’alzi soltanto chi ha l’uccello in mano”.

Una ragazza che, col fidanzato,
s’era messa in un angolo appartato,
sommessa mormorò col viso smorto:
“Che ti dicevo, hai visto, se n’è accorto!”.

 

Io presento questa (parte 1), semplificata, riveduta, corretta e integrata.
Seguirà una parte 2 a commento e corollario.

P A R T E   1

Era d’Agosto e un povero uccelletto,
ferito dalla fionda di un maschietto,
si rifugiò, per riposare l’ala offesa,
nell’interno affollato di una chiesa.

Dalle tendine del confessionale,
il parroco intravvide l’animale,
ma, preso dal ministero urgente,
continuò a confessar la gente.

Mentre i fedeli stavano a sedere,
intenti a recitare le preghiere,
una donna, notato l’uccelletto,
lo prese e se lo mise dentro al petto.

D’un tratto un cinguettio: a quel rumore,
il prete smise di fare il confessore
e, scuro in volto, peggio della pece,
s’arrampicò sul pulpito e poi fece:

“Fratelli, chi ha l’uccello, per favore,
abbandoni la casa del Signore”.
I maschi, un po’ sorpresi a tal parole,
perplessi e lenti alzarono le suole.

Ma il prete, a quell’errore madornale,
“Fermi – gridò – mi sono espresso male!
Tornate indietro e statemi a sentire:
solo chi ha preso l’uccello deve uscire !”

A testa bassa e la corona in mano,
le donne tutte uscirono pian piano.
Ma, mentre andavan fuori, ecco allora
che il parroco gridò:”Sbagliate ancora!

Per l’amor del cielo, dove andate?
Io non volevo dir quel che pensate!
Dico, invece, e non vi suoni offesa,
che mi rivolgo a chi l’ha preso in chiesa !”

A capo chino e nello stesso istante
le monache si alzaron tutte quante
e, con il volto pieno di rossore,
lasciarono il tempio del Signore.

“Per tutti i santi, no ! -gridò il prete-
Sorelle, rientrate e state quiete.
Convien finire, fratelli peccatori,
l’equivoco e la serie degli errori :

esca soltanto chi è così villano
da stare in chiesa con l’uccello in mano”.
Una ragazza, col suo fidanzato,
nascosta in un angolo appartato

di una cappelletta laterale,
poco mancò che si sentisse male
e, con il volto pallido e smorto,
“Che ti dicevo -disse- se n’è accorto !”            (Quel che segue è un’appendice…..)

A questo punto, come Redattore,
pur nel rispetto del tempio del Signore,
per partecipare allo scherzo pure io,
ho pensato di metterci del mio.

Ho aggiunto una strofa maliziosa,
con una battutina licenziosa,
ma, per arrivare a conclusione,
chiedo la vostra collaborazione.

Completate la frase prontamente
proprio con quello che vi viene in mente,
in questo modo, la poesia sarà giocosa
e la risata ancor più fragorosa.                              (Ecco la strofa……)

Ma in un angolo ancora più appartato,
un’altra ragazza col suo fidanzato,
“Non se n’è accorto-disse-io non son sciocca,
perché l’uccello, io lo tengo in….. bocca !”.

 

P A R T E   2

Morale della storia, brava gente:
con sé, ciascuno, sia più indulgente,
perché, se far l’amore è peccato,
dalla natura è presto perdonato.

Se far l’amore piace, tuttavia,
fatelo, almeno, senza ipocrisia,
così che ogni figlio sarà nato
dall’amore e non certo dal peccato.

Ma voglio dire, prima che ci caschi,
a ognuno dei miei colleghi maschi,
che ogni uccello, chiuso in una gabbia,
presto o tardi, morirà di rabbia.

E, per finire coi titoli di coda,
visto anche che, adesso, va di moda,
dico alle donne : “Fate ‘na bella cosa !
Sopra la parte del corpo più pelosa,

sarà opportuno che vi tatuate :
“Lasciate ogne violenza, voi ch’intrate”.
Così, al padre Dante fate il verso
ed il bel gioco sarà molto diverso,

ché quella porta è, a mio avviso,
non dell’inferno ma del paradiso
e pur, senza meritar l’assoluzione,
godiamo, almeno, la soddisfazione.

Numero637

A woman is never sexier,

than when she feels

confortable in her clothes.

 

Una donna non è mai così sexy,

come quando si sente

comoda nei suoi vestiti