Numero1540

 

Lettere B, V .

La B e la V in spagnolo sono pronunciate nello stesso identico modo. Dopo una pausa o dopo una nasale (m, n) il suono è quello occlusivo della B italiana (/b/), all’interno di parola è un’approssimante ([β̞,] nell’alfabeto IPA; trascritto comunemente [β], il beta greco). Per rendere il suono in termini discorsivi, tale suono si rende accostando semplicemente le due labbra senza farle toccare fra di loro permettendo il passaggio di un sottilissimo filo d’aria, diversamente dall’italiano in cui il suono è più secco e deciso.

Attenzione: la perfetta pronuncia del suono [β̞]  è tuttavia considerata una sottigliezza che il più delle volte non viene nemmeno insegnata, in quanto la differenza con i suoni più decisi [b] e [v] tipici dell’italiano, è quasi impercettibile in una normale discussione. Rimane comunque certamente d’obbligo pronunciare la B e la V allo stesso modo.

Pronuncia in spagnolo della b e della v

I due suoni italiani b e v sono tra loro molto differenziati e probabilmente noi non li confondiamo da quando  vestivamo un grembiule a scuola. In spagnolo invece non è così, i suoni di b e v sono un mix tra b e v tendente molto alla b. Questo non è un problema solo di comprensione nostra ma anche degli stessi madrelingua che a volte confondono le due lettere (in questo senso gli errori ortografici in certe zone dell’america latina poco scolarizzate veramente si sprecano dando origine a dei veri rebus linguistici).

Alcune parole spagnole:

  • primo gruppo (ventana, ventaja, bengala, vuelo, valorar, belleza, bendición, voz, bien, vocal)
  • secondo gruppo (cambiar, averiguar, tambien, imbécil, cobrar, invariable, obedecer, oveja, abismo, aventura)

Altre parole dove la pronuncia B-V è intercambiabile. : Cuba (Cuva), Habana (Havana), caballo (cavallo), cabeza (caveza), bolsa (volsa), vamos (bamos), vivir (bibir) e molte altre.

Da anni sto dando la caccia al perché di questa curiosità linguistica della lingua spagnola. Veramente devo notare che questa “confusione” non esiste solo nello spagnolo. Anche altre lingue, specialmente lingue dell’est europeo, hanno alcune parole dove, anche nella scrittura (a caratteri cirillici), esiste un’equivocità tra l lettere V e B, e la pronuncia. Ad esempio, PRABDA (Pravda), (Verità), il giornale russo più conosciuto, prima della D ha la BETA cirillica, come quella greca, che non si può scrivere con la tastiera normale. Questa BETA si pronuncia V, come tutti sanno. Proprio ieri, guardavo in TV un incontro di tennis degli “Open” degli Stati Uniti. Una delle due tenniste, una Ucraina naturalizzata Americana, si chiama Varvara Lepchenko. Tutti capiscono che il nome corrisponde a Barbara. La identificazione fra B e V è evidente. Ho chiesto a destra e a manca se c’era una spiegazione plausibile di tale fenomeno. Non ho mai trovato chi mi desse soddisfazione.

Allora mi sono formulato io, senza voler darmi ragione da solo, un’ipotesi che potrebbe spianare la strada. Ipotesi che cerca conferma : chi può, o chi sa, dare una risposta, o solo fare un commento, è pregato di comunicarmelo.
Anticamente, le scuole non esistevano. Chi tramandava alle generazioni successive le parole, le scritture, le pratiche del linguaggio, le pronunce erano i genitori. O, in loro assenza, i nonni o altri consanguinei anziani delle tribù o dei clan che istruivano i bambini. Di solito, i genitori erano fuori casa a caccia o al lavoro e stavano poco in compagnia dei figli, come accade anche adesso, del resto. Gli anziani o i vecchi di un tempo, ma anche tuttora, nelle zone più misere della terra, hanno sempre avuto una caratteristica nel loro aspetto morfologico (ed anche estetico) : la mancanza dei denti. La scarsa igiene, in generale e, in particolare, quella orale, era la causa delle caduta dei denti anche in media età.
Ora la pronuncia di determinati fonemi, specialmente quelli labiali, in assenza di denti è un problema di non poco conto. Qui faccio appello a chi è in grado di verificare se quello che sto prospettando abbia fondamento o meno. I portatori di dentiera mobile (specialmente superiore) dovrebbero essere in grado di verificare se la pronuncia della lettera V , che si ottiene accostando la dentatura superiore  al labbro inferiore, in assenza dei denti superiori diventa una specie di B sfumato, che scaturisce dall’avvicinamento delle due labbra: il labbro superiore sostituisce la dentatura superiore mancante.
Allora, da dove nasceva la confusione o la fasulla identificazione della V con la B? Semplicemente dal fatto che i genitori, ancora, presumibilmente, forniti di denti pronunciavano una parola con la V, mentre la stessa lettera, nella stessa parola, veniva pronunciata dai vecchi come una B. Il problema è millenario ed irrisolto.
Devo essere sincero. Dubito che qualcuno mi darà una mano a chiarire il dilemma. 

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