Pape Satàn, pape Satàn, aleppe! Inferno VII
Numero839
Apri la mente a quel ch’io ti paleso
e fermalvi entro; ché non fa scienza,
sanza lo ritener, avere inteso. Paradiso V
Numero838
Vergine madre, figlia del tuo Figlio,
umile ed alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì che il suo Fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo, nell’etterna pace,
così è germinato questo fiore.
Qui se’ a noi meridiana face
di caritate e giuso, intra i mortali,
sei di speranza fontana vivace.
Donna, sei tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia ed a te non ricorre,
sua disianza vuol volar senz’ali.
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate,
liberamente al domandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate.
Bernardo di Chiaravalle ParadisoXXXIII
Numero716
Non men che saver, dubbiar m’aggrata. Dante InfernoXI
Numero693
Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende
prese costui della bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense”.
Queste parole da loro ci fur porte. (Paolo e Francesca) InfernoV
Numero692
Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disiato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.
Mentre che l’uno spirto questo disse,
l’altro piangea; sì che di pietade
io venni men così com’io morisse.
E caddi come corpo morto cade. (Paolo e Francesca) Inferno V
Numero691
E quella a me: “Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa il tuo dottore.
Ma s’a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò, come colui che piange e dice.
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse.
Soli eravamo e sanza alcun sospetto”. (Paolo e Francesca) Inferno V
Numero690
Poscia ch’io ebbi il mio dottore udito
nomar le donne antiche e ‘ cavalieri,
pietà mi giunse, e fui quasi smarrito.
I’ cominciai; “Poeta, volentieri
parlerei a quei due che insieme vanno
e paion sì al vento esser leggieri”. (Paolo e Francesca) Inferno V
Numero689
E ‘l Duca a lui: “Caron, non ti crucciare,
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole e più non dimandare. Inferno III
Numero688
Ed ecco verso noi venir per nave
un vecchio bianco per antico pelo
gridando: “Guai a voi, anime prave!
Non isperate mai veder lo cielo.
Io vegno per menarvi all’altra riva
nelle tenebre etterne, in caldo e in gelo. (Caronte) Inferno III
Numero687
Poscia ch’io ebbi rotta la persona
di due punte mortali, io mi rendei,
piangendo, a quei che volentier perdona.
Orribil furon li peccati miei
ma la bontà infinita ha sì gran braccia
che prende ciò che si rivolge a lei. (Manfredi di Svevia) Purgatorio IV
Numero686
Per me si va nella città dolente,
per me si va nell’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Giustizia mosse il mio alto fattore,
fecemi la divina potestate,
la somma sapienza e ‘l primo amore.
Dinanzi a me non fur cose create,
se non etterne e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate. Inferno III
Numero685
Le leggi son, ma chi pon mano ad esse? Purgatorio XVI
Numero684
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
Ahi, quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinnova la paura.
Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’io vi trovai,
dirò dell’altre cose ch’i’ v’ho scorte. Inferno I
Numero683
Godi, Fiorenza, poiche se’ sì grande
che,per mare e per terra,batti l’ali
e per lo ‘nferno tuo nome si spande. Inferno XXVI
